Rosa. Storia culturale di un fiore, Claudia GualdanaDott.ssa Claudia Gualdana, Lei è autrice del libro Rosa. Storia culturale di un fiore edito da Marietti 1820: in che modo la rosa ha accompagnato la storia della nostra cultura sul piano letterario, figurativo, favolistico e del costume?
È stata con noi fin dal principio della nostra civiltà, a quanto si sa da quando Omero nell’Iliade scrisse che Venere unse il cadavere di Ettore con olio di rosa, perché i cani non lo dilaniassero. Ma bisogna distinguere i livelli di lettura: dapprima sorge il significato mitologico e simbolico, da cui discendono a cascata le rappresentazioni figurative e letterarie. Si può affermare che è accaduta la stessa cosa nella cultura materiale, perché il clima occidentale favorisce la crescita spontanea della rosa selvatica, dunque la si è sempre utilizzata per la produzione di oli e profumi: la Campania era all’avanguardia ai tempi dell’impero. Ma era stata preceduta dalle isole greche. Era coltivata intensivamente perché i patrizi romani l’amavano alla follia. Cicerone per canzonare Verre scrisse che questi si faceva trasportare in lettiga mentre odorava rose appena colte per non dover sopportare gli afrori della plebe. Non a caso si dice che la decadenza romana procedeva di pari passo con l’infatuazione per il bel fiore. Nel medioevo monaci e monache la coltivavano nei chiostri e con l’acqua di rose curavano una serie indefinita di malanni. Ildegarda di Bingen in questo fu insuperabile. Nello stesso periodo il nostro fiore entra nelle leggende e nelle favole: si pensi a Rosaspina prima di tutto. Dal Rinascimento in poi fu il trionfo definitivo: l’essenza di rosa entra a far parte di molti profumi e addirittura si imbottiscono i cuscini con petali essiccati.

Da dove origina l’importanza che la rosa ha assunto nella cultura occidentale?
Difficile da stabilire, anche perché i primi a cantarne sono appunto Omero e Saffo. Nell’isola di Rodi si coniavano monete con la sua effigie: l’etimo Rodi deriva da rosa, ed era in effetti l’isola di questi fiori. Può essere che la fioritura spontanea della rosa canina abbia giocato un ruolo in questo, probabilmente l’estro dei poeti ha fatto il resto. Sta di fatto che la rosa è il fiore per eccellenza del simbolismo europeo.

Quali significati aveva la rosa nel mondo classico?
La rosa era uno degli attributi di Afrodite/Venere e aveva spazio nel culto della dea: le rose ornavano i suoi altari. Era il fiore dell’erotismo, della vita e della generazione. A Roma fu anche segno di trionfo militare: non dimentichiamo che Giulio Cesare, appartenente ad una delle più antiche famiglie di Roma, sosteneva di essere un discendente di Venere. Non ostante questi segni solari al contempo era utilizzata, con le viole, per onorare i defunti. Era crisantemo eppure fiore d’amore e di giubilo. La rosa è come la giovinezza, incantevole, estremamente seducente, ma dura un battito di ciglia. Questo è forse, in estrema sintesi, il senso della rosa nel mondo pagano: l’eterna giovinezza non esiste, dunque la rosa, sua sintesi, si rovescia in un cupo memento mori.

Di quali simbologie si caricò la rosa nel mondo cristiano?
Con il cristianesimo diventa un simbolo potente nel culto mariano e nella Passione di Cristo. Di lì si è diramata in tutte le arti, dalla poesia alla pittura, con le straordinarie pale d’altare che conosciamo: chi non ha mai visto una Madonna nel roseto? La rosa rossa in particolare ha una valenza fortissima, essa significa il sangue versato da Gesù nella Passione per la nostra salvezza. Perciò la rosa forse è, ovviamente dopo la croce, il più importante simbolo cristiano.

Quale ruolo ebbe nella letteratura medievale?
Eva spina, Maria rosa, scrisse San Bernardo di Chiaravalle, e in poche parole non ha detto tutto, eppure molto. Ma non dobbiamo dimenticare che il simbolo per sua stessa natura è ambivalente. Perciò è il fiore della letteratura cortese, ma anche di molti testi sacri, proprio per le ragioni cui ho fatto cenno sopra. Ci sono poi il Roman de la Rose e del Dolce stil novo, per non dire di Dante, che nel XXXI canto del Paradiso dispone i beati in forma di rosa: “In forma dunque di candida rosa mi si mostrava la milizia santa che nel suo sangue Cristo fece sposa”.

Quali simbologie erotiche ha incarnato la rosa?
La rosa era la dama, la donna amata spesso irraggiungibile. Per traslato, era alla fin fine anche l’organo di riproduzione femminile. Ma a quel tempo le cose non si strillavano, si suggerivano con affascinanti iperboli e simbologie, con notevole vantaggio per l’arte.

Quali sono i significati moderni del «loto dell’Occidente»?
Passione, rimembranza, nostalgia, impermanenza: ricopre una vasta gamma di stati d’animo e di emozioni. Ora che viviamo in un mondo individualista e desacralizzato, è l’estro del poeta a definirne il senso più profondo, che corrisponde al suo personale sentire. Anche se i millenni per fortuna non si cancellano con un colpo di spugna e il nostro fiore, in un certo senso, è tornato ai significati classici: eros e thànatos.

La rosa compare nel titolo di uno dei maggiori bestseller di questi anni, Il nome della rosa di Umberto Eco: quale valore riveste, a Suo avviso, il simbolismo floreale nel romanzo di Eco?
Indirettamente, lo stesso, enorme, che riveste nella civiltà medioevale. In verità nel libro Eco occupa lo spazio di una citazione, com’è giusto che sia. Il nome della rosa è appunto un best seller, Eco un ottimo scrittore, ma ci sono altri a mio avviso di peso specifico maggiore, soprattutto per il tema del mio libro. Tra gli italiani moderni, compaiono Ada Negri, poetessa eccellente ricordata troppo di rado, Pasolini e Caproni che in due versi racchiude il mistero della rosa. Ma non voglio aggiungere altro: la storia del nostro fiore è lunga, complessa, stratificata, non si può riassumere in un articolo. Meritava un libro e sono onorata di averlo scritto. Spero solo di essere stata all’altezza di questa sfida.

Claudia Gualdana è una saggista italiana. Ha scritto su Il Sole 24 Ore, Il Corriere della Sera, Il Giornale, Libero e Il Foglio occupandosi soprattutto di filosofia, storia e religioni. Ha curato Il catechismo buddhista di Shubadra Bhikshu e scritto Eva e la rosa, storia di donne e regine di fiori per Vallecchi. Rosa storia culturale di un fiore è uscito alla fine di ottobre.