Rivoluzione pacifica e Unità. Celebrazioni e culture della memoria in Germania (1990-2015), Costanza CalabrettaDott.ssa Costanza Calabretta, Lei è autrice del libro Rivoluzione pacifica e Unità. Celebrazioni e culture della memoria in Germania (1990-2015) edito da Viella: cosa ha significato per la Germania la riunificazione del paese?
Con la crisi della Repubblica Democratica Tedesca, e il suo crollo nel 1989, la Germania entra in una fase convulsa, in cui gli eventi si susseguono veloci e a tratti inaspettati. La riunificazione avviene così, come ha scritto lo storico tedesco-statunitense Konrad Jarausch, “in una strana fretta”. Come se si dovesse chiudere al più presto la vicenda della RDT e si dovesse dare una sistemazione definitiva alla questione tedesca, anche a livello internazionale.

La riunificazione, o unificazione, se consideriamo che la Germania che si unisce è uno Stato nuovo, diverso, e diversi sono i suoi confini rispetto alla Germania che l’ha preceduta, rappresenta un momento sicuramente duplice. Da un lato è il trionfo del sistema occidentale, della Germania federale che accoglie fra le sue braccia le regioni dell’Est. La Costituzione tedesca, infatti, le istituzioni statali, il federalismo, il modello economico, tutto resta inalterato ad Ovest. Neanche gli elementi simbolici mutano: inalterata rimane la bandiera, inalterato il nome dello Stato. L’unico elemento a mutare è il giorno di festa nazionale, come analizzo nel mio volume, proprio perché si sceglie come festa il 3 ottobre, il giorno in cui nel 1990 i Länder dell’Est si unirono a quelli dell’Ovest ed entrò in vigore il Trattato statale dell’Unificazione. Dall’altro lato la riunificazione rappresentò senz’altro, e senza che all’epoca ce ne fosse una chiara consapevolezza, l’avvio di una fase nuova e ricca di problemi, più di quanti il paese se ne aspettasse. Mi riferisco alla situazione economica delle regioni orientali, che andarono incontro ad una rapida deindustrializzazione, che persero moltissimi posti di lavoro e videro crescere i tassi di disoccupazione e quelli di emigrazione verso l’Ovest.

Infine la riunificazione ha un segno differente, cambia se guardiamo ai cittadini dell’ex RDT e a quelli della Germania federale. Per i cittadini che avevano vissuto nella RDT fu una sfida e un momento di confusione e cambiamento radicale: dovettero riconvertire le loro carriere lavorative, i loro titoli di studio e con la fine del comunismo cambiò il loro universo culturale e simbolico di riferimento. I cittadini dell’Ovest si accorsero poco di tutto questo processo in atto, convinti che per loro non cambiasse molto, e non riconobbero gli sforzi compiuti dai loro connazionali.

Quali nuove celebrazioni ha introdotto tale evento?
La festa nazionale, stabilita a livello legislativo, è il Tag der Deutschen Einheit, ossia il Giorno dell’Unità tedesca, il 3 ottobre. Nel 1990 in questa data entrò in vigore il Trattato statale dell’Unificazione, che stabiliva i fondamenti giuridici dell’adesione dell’ex Repubblica democratica tedesca alla Repubblica federale. Per essere più precisi ad aderire alla RFT erano i cinque Bundesländer che si erano ricostruiti nel territorio della Germania orientale (ossia Mecklenburg-Vorpommern, Brandeburgo, Sachsen-Anhalt, Sassonia e Turingia, più Berlino). Dal 3 ottobre 1990 anche queste regioni venivano regolate dalla Costituzione adottata nel 1949 dalla Repubblica federale. La nuova festa nazionale celebrava, dunque, un atto formale, burocratico e per questo è rimasta distante dalla popolazione, poco sentita, senza una carica emotiva forte. Inoltre fu un caso che fosse scelta la data del 3 ottobre per quest’adesione: serviva un giorno che fosse dopo il 2 ottobre, quando a New York si ratificarono gli accordi internazionali «2+4» (fra Francia, Gran Bretagna, Unione Sovietica e Stati Uniti, ossia le potenze vincitrici della Seconda Guerra mondiale). Si scelse la data anche perché cadeva prima del 7 ottobre, quando la Repubblica democratica tedesca celebrava la sua festa nazionale, il Tag der Republik.

Nella Germania riunificata si celebrano, però anche altre due date, legate alla fine della Repubblica democratica tedesca. Sono il 9 novembre, giorno del “crollo del Muro” di Berlino, quando la frontiera fra le due parti della città fu aperta, e il 9 ottobre, giorno in cui nel 1989 a Lipsia si tenne una massiccia manifestazione cittadina contro il regime, che per la prima volta fu lasciata sfilare senza essere repressa dalla polizia, come era avvenuto in precedenza. Il 9 novembre è una data internazionale, e il Muro di Berlino è diventato un’icona della fine della Guerra fredda riconosciuta a livello globale. È una data molto sentita dalla popolazione, anche dai cittadini dell’Ovest, perché, soprattutto a Berlino, scesero in piazza e accolsero i cittadini della Repubblica democratica. È però una data complessa, dalle molte stratificazioni: nel 1918, con la sconfitta nella Prima guerra mondiale, finì il Kaiserreich; nel 1923 Hitler tentò un putsch a Monaco; nel 1938 i nazisti organizzarono un pogrom contro negozi ebraici e sinagoghe. Proprio il peso del 9 novembre 1938, la sua memoria luttuosa e tragica, ha impedito che la data del crollo del Muro diventasse festa nazionale.

Il 9 ottobre, invece, è rimasta, nonostante gli ampi sforzi degli organizzatori, una data legata alla storia dei cittadini dell’ex Repubblica democratica, poco riconosciuta dai connazionali dell’Ovest. Ha un portato locale e regionale, legato alla città di Lipsia e alla regione della Sassonia.

Va aggiunto che all’inserimento di queste tre nuove date nel calendario civile si è accompagnato un processo di rimozione delle date legate alla Repubblica democratica tedesca, e una rimodulazione di quelle della Repubblica federale. La fine della RDT trascinò con sé, infatti, anche il suo calendario civile, che era particolarmente ricco di date celebrative: il 1° maggio, festa internazionale del Lavoro, vissuto come celebrazione della classe operaia; l’8 maggio, giorno della fine della Seconda Guerra mondiale, che celebrava l’amicizia con l’URSS; il 7 ottobre, la fondazione della Repubblica democratica tedesca nel 1949. Inoltre si celebravano molte altre date: il 15 gennaio, anniversario della morte di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht; il 7 novembre, anniversario della rivoluzione d’Ottobre nell’URSS… Queste occasioni costituivano un importante momento di propaganda per lo Stato.

La fondazione della Repubblica federale, invece, si accompagnò ad una difficoltà a livello simbolico. Paradossalmente la festa nazionale, che cadeva il 17 giugno, ricordava un evento avvenuto ad Est: la sollevazione del 1953 contro il regime, che fu stroncata con l’intervento sovietico. Letta come una sollevazione anche per rivendicare l’unità nazionale, divenne festa nazionale nella Repubblica federale, come Tag der deutschen Einheit. Molto compromessa con la Guerra fredda e il suo clima di divisione e competizione, con la riunificazione tedesca questa data ha smesso di essere festa nazionale dal 1990.

Come si sono sviluppati, dal 1990 al 2015, le modalità celebrative e l’effetto mediatico di queste tre date?
Le tre date del 3 ottobre, del 9 novembre e del 9 ottobre sono celebrate in modo differente. Il 3 ottobre, l’unico giorno di festa nazionale, è celebrato a livello federale: ognuno dei sedici Bundesländer, a rotazione, organizza la festa nel suo capoluogo. Si cominciò nel 1991 da Amburgo, per poi seguire con Schwerin nel Mecklenburg-Vorpommern, Saarbrücken nel Saarland… finché non furono toccate tutte le regioni e non si cominciò nuovamente il giro. Questa modalità celebrativa, se da un lato rendeva visibile il federalismo e la tradizione regionale della Germania, dall’altro rendeva più difficile fissare una tradizione, proprio perché mancava un luogo stabile di celebrazione della festa nazionale. La giornata del 3 ottobre, poi, si articola in tre momenti differenti: una messa ecumenica; una cerimonia ufficiale in cui si alternano discorsi delle figure istituzionali e esibizioni musicali e teatrali; una festa cittadina, Bürgerfest, in cui i diversi Länder allestivano degli spazi con cibo, musica e spettacoli (Ländermeile), e anche le istituzioni parlamentari e governative si mettevano in mostra in padiglioni appositi (Bundesmeile).

Nel corso del tempo, soprattutto a partire dal decennale del 2000 celebrato a Dresda, la festa cittadina allestita per il 3 ottobre è cresciuta, contando sempre più stands, prolungandosi nel tempo fino a coprire tre giorni, e arricchendosi con momenti di intrattenimento, pensati per un pubblico variegato, dai giovani alle famiglie. La cerimonia ufficiale, che avviene a porte chiuse, ha mantenuto al centro gli interventi istituzionali, ma ha visto ampliarsi i momenti di intrattenimento. La cerimonia è trasmessa in diretta tv dalle reti pubbliche e questo ha fatto sì che si sviluppasse un format con un linguaggio via via più vicino a quello di uno show. Soprattutto i giubilei, come il ventennale celebrato a Brema nel 2010 e il venticinquennale celebrato a Francoforte nel 2015, hanno evidenziato un grande interesse mediatico, che si è concentrato sugli eventi serali. A Francoforte, ad esempio si mise in scena uno spettacolo complesso, che rievocava la divisione e la riunificazione, con attori, coreografie, proiezioni e giochi di luce, che fu trasmesso in diretta tv.

Bisogna aggiungere che per compensare questa tradizione itinerante, che continua a distinguere il 3 ottobre, già negli anni Novanta si cominciò ad organizzare nel centro di Berlino una festa con stands, e concerti. Inoltre, negli anniversari tondi, almeno per il 2010 e il 2015, si tenne anche a Berlino una cerimonia di fronte al Reichstag, con il discorso del presidente del Bundestag e momenti di intrattenimento.

Il 9 novembre e il 9 ottobre hanno seguito uno sviluppo simile a quello del 3 ottobre: le celebrazioni sono diventate sempre più ampie e più seguite dai media, anche internazionali. Il 9 novembre è però, a differenza del 3 ottobre, celebrato solo negli anniversari tondi, a partire dal decennale del 1999. I primi anni dopo la riunificazione, inoltre, la data ha tardato ad imporsi con celebrazioni pubbliche ampie, proprio per le difficoltà, soprattutto economiche e sociali della riunificazione. Dal ventennale del 2009, poi nel quindicinale del 2014, fino al trentennale del 2019, la data è stata sempre più celebrata a Berlino, con spettacoli serali presso la Porta di Brandeburgo, ma anche con delle istallazioni che ricordavano il confine e la divisione della città. Nel 2009, ad esempio, nel centro della città, lungo il percorso del confine, furono disposte delle tessere che formavano un lungo domino, che fu fatto cadere dai protagonisti del’89, Gorbaciov in testa. Nel 2014, invece, lungo lo stesso percorso furono disposti dei palloncini luminosi, fatti volare la notte del 9 novembre. I media internazionali hanno dato ampio risalto alle iniziative della città di Berlino, che sono organizzate di concerto dalla città e dal governo federale.

A Lipsia, invece, la festa del 9 ottobre è stata organizzata inizialmente da un’associazione (Initiative “Tag der Friedlichen Revolution”) nata per ricordare la Rivoluzione pacifica a partire dai suoi protagonisti, cioè quanti si opposero al regime della RDT. Il riconoscimento dell’importanza del 9 ottobre nel percorso della Rivoluzione pacifica fu progressivo, e crebbe soprattutto negli anni Duemila. La giornata prevede degli eventi pubblici come un discorso sulla democrazia tenuto dalle figure istituzionali; una preghiera per la pace (Friedensgebet) nella Nikolaikirche, ossia una cerimonia religiosa ma aperta alle istanze sociali, che aveva costruito un momento aggregativo per le opposizioni alla RDT. Il rafforzamento dell’importanza del 9 ottobre nella coscienza collettiva, però, è avvenuto solo con l’introduzione di una nuova forma di celebrazione, che si tenne dal 2007 tutte le sere del 9 ottobre. I cittadini di Lipsia erano invitati, in quella che fu chiamata la Nacht der Kerzen, a disporre assieme migliaia di candele, che ricordavano quelle usate dai manifestanti dell’89 nella loro protesta pacifica. Per il ventennale del 2009 fu previsto un evento più ampio, il Lichtfest (festa delle luci): oltre a disporre le candele nella piazza principale, lungo l’ampio viale del Ring, proprio quello percorso dai manifestanti nell’89, venivano allestite performance artistiche e video mapping. La popolazione, dunque, era invitata a partecipare all’anniversario tornando ad occupare le strade e le piazze della città. L’iniziativa, che ebbe molto successo, è stata ripetuta negli anniversari successivi, diventando una tradizione. La sera del 9 ottobre viene seguita con attenzione anche dai media locali, ma è relativamente presente su quelli nazionali.

Quale posto hanno trovato, nella memoria pubblica del paese, la Rivoluzione pacifica del 1989 e la riunificazione?
Nel corso di questi trent’anni la Rivoluzione pacifica e la riunificazione hanno occupato uno spazio sempre maggiore nella memoria pubblica. Gli anniversari, soprattutto quello del 9 novembre e quello del 9 ottobre, hanno contribuito a spostare il focus sulla Rivoluzione pacifica, ricordando come la spinta verso la libertà dei cittadini dell’ex Repubblica democratica fosse venuta prima di quella all’unificazione. In questo modo si riequilibrava quella narrazione che si era centrata sul successo diplomatico della riunificazione e che vedeva nel cancelliere Kohl il suo principale artefice. Gli attivisti che furono impegnati nei movimenti civili dell’89 si sono sforzati per far sì che la loro memoria entrasse a far parte della memoria pubblica, che trovasse una collocazione stabile nella master narrative sul biennio 1989-90, ricordando il lungo percorso di opposizione che portò al crollo del Muro e alla fine della Repubblica democratica tedesca. Non è stato semplice, anche perché c’è stata una certa chiusura da parte delle istituzioni, nel tentativo di non promuovere figure che potessero sottolineare le difficoltà della riunificazione e aprire a nuovi conflitti. Ricordiamo che molti attivisti dell’ex RDT non volevano una riunificazione rapida con la Repubblica federale, ma il varo di una nuova Costituzione, e non erano dei sostenitori del sistema capitalistico. La loro voce fu sconfitta molto presto, quando la maggioranza della popolazione scelse nelle elezioni di premiare Kohl e la via ad una rapida riunificazione. Ha prevalso, così, una lettura degli eventi dell’89 meno conflittuale, che si situa più nei termini di un racconto classico di emancipazione, che si conclude con la vittoria del popolo e dello Stato democratico. L’89, inoltre, è stato presentato come il riscatto delle aspirazioni fallite dei moti democratici del 1848, come è stato collegato alla rivolta del 1953, riuscendo dove questa aveva fallito. In questo modo si è cercato di promuovere una narrazione armonica, in cui la storia di successo della Repubblica federale, con la sua democrazia stabile e il suo benessere, si univa con quella della Repubblica democratica, che si era ribellata alla dittatura del partito socialista. Le difficoltà del post riunificazione venivano espunte dalla narrazione o minimizzate quanto meno. Si enfatizzava così un’identificazione con gli aspetti più positivi della storia tedesca ed uno spostamento verso la storia più recente, che pure non ha significato un oblio dell’Olocausto e della dittatura nazista. Il cantiere della memoria pubblica resta aperto ed in evoluzione.

Costanza Calabretta, nata nel 1986, ha frequentato l’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’, dove, dopo la laurea in storia contemporanea, ha conseguito un dottorato, con un progetto sulla festa nazionale del 3 ottobre e la memoria dell’89 nella Germania riunificata. La sua tesi è diventata una monografia dal titolo Rivoluzione pacifica e Unità. Celebrazioni e culture della memoria in Germania (1990-2015). I suoi principali interessi sono la storia della Germania contemporanea; l’uso pubblico della storia, le dinamiche identitarie e i processi di memoria. Si è occupata di musei, memoriali, onomastica stradale, anniversari e commemorazioni; ha scritto numerosi articoli e partecipato a conferenze nazionali ed internazionali.

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