“Ricordatemi come vi pare” di Michela Murgia

Ricordatemi come vi pare, Michela Murgia, riassunto, trama, recensioneEra l’8 maggio 2023 quando Michela Murgia e Beppe Cottafavi, già editor del precedente romanzo Tre ciotole, hanno maturato l’idea dell’autobiografia. E infatti Ricordatemi come vi pare questo è: l’autobiografia graffiante, schietta e senza veli di Michela Murgia, la più visionaria intellettuale e attivista che la contemporaneità abbia vantato.

Disponibile in libreria dallo scorso 30 aprile, Ricordatemi come vi pare, edito da Mondadori, è il secondo libro postumo della scrittrice sarda. Si tratta della trasposizione scritta della lunga chiacchierata avvenuta tra Murgia e l’amico Cottafavi durante gli ultimi mesi di vita della scrittrice: è questo il motivo per cui “alcune parti del testo conservano l’immediatezza, l’energia e le caratteristiche di un testo orale, registrato e non scritto”.

Non stupisce che le pagine di questa autobiografia siano sfacciate e dinamiche. Michela Murgia era sfacciata e dinamica. Ma era anche una grande pensatrice, una lucidissima critica del mondo e di tutte le sue ombre. Ecco perché in Ricordatemi come vi pare episodi di vita personale si mescolano a riflessioni filosofiche sulla morte, meditazioni sull’amore, considerazioni sulla famiglia queer e molto altro.

«Chi vive all’interno di una famiglia tradizionale pensa: “Ma questi vanno a letto tutti insieme!”. E invece non è così. Io posso dire anche molto di più di queste persone, anche senza andarci a letto.»

A queste si aggiungono, disseminati nel testo, alcuni racconti inediti mai pubblicati dall’autrice, esilaranti e delicati al tempo stesso. Ciascuna di queste componenti rende impossibile imprigionare il libro entro i confini di una morfologia di genere univoca e riduttiva: Ricordatemi come vi pare è un’autobiografia personale, sì; ma è anche un elaborato intellettuale e politico e, soprattutto, un manuale di sopravvivenza emotiva. Uno scrigno da cui il lettore può attingere parole di comprensione e conforto; di vitalità e resistenza.

L’altro giorno, piangendo, [Claudia] mi ha detto: «Sono stata una madre migliore perché c’eri anche tu». E io le ho risposto: «Io sono stata una madre perché tu me lo hai consentito»”.

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La ricostruzione di “ciò che Michela Murgia riteneva importante e utile far sapere della sua vita”, prende avvio dall’infanzia della scrittrice. Le figure femminili della sua vita, nonna, madre e zia: generazioni e indoli a confronto. E poi il padre, una presenza-assenza dolorosa e violenta.

«A diciotto anni è successo che me ne sono andata di casa. […] Vivevo una situazione di violenza. Non è mai uno solo dei genitori quello violento, perché uno fa e l’altro guarda, se non interviene. Non potevo parlarne con nessuno. Neanche coi professori. […] Mia madre era vittima e carnefice insieme. Complice di sicuro. Nel senso che mio padre picchiava anche lei. Solo che lei aveva dei meccanismi di negazione fortissimi. «Non è che nelle altre famiglie è diverso» diceva. «È così per tutti. Non è che se ne parli possa cambiare.» Un atteggiamento ipocrita quello di mia madre.»

La fuga da casa è l’atto di eversione nella vita di Michela Murgia. È il momento madre che spalanca le porte di tutte le meravigliose strade che l’autrice imboccherà nel corso della vita. Tra cui quella verso la famiglia queer.

«Ringrazio mio padre per avere creato quelle condizioni di costrizione e di violenza. Insopportabili. Se non ci fosse stato un limite alla tollerabilità di quella situazione, oggi sarei una persona diversa».

Da questo momento Michela Murgia sarà tante personalità, sfaccettature e professioni diverse. Ma sarà soprattutto una persona felice, o che almeno cercherà sempre di esserlo. Perché questa era per lei l’essenza della vita, e questa è, di conseguenza, anche l’essenza di Ricordatemi come vi pare. Non un viaggio verso una qualche realizzazione professionale o famigliare; una sorta di approdo “materiale” a cui giungere. La vita per lei era un insaziabile desiderio di felicità personale. Un costante affinamento della propria persona e del proprio benessere, che esula, tra le altre, dalla situazione lavorativa. Ecco perché Michela Murgia avrebbe potuto insegnare religione anche per tutta la vita – una delle tantissime professioni da lei svolte –, e sarebbe comunque stata una persona felice. Per lei a contare era il come, non il cosa. Un approccio alla vita dal quale, forse, dovremmo tutti imparare a prendere spunto.

Ilaria Prazzoli

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