Odissea: riassunto

L’Odissea (Odýsseia) è un poema epico attribuito a Omero, suddiviso in ventiquattro libri. Esso racconta il ritorno di Odisseo dopo l’assedio di Troia a casa sua, a Itaca, e la vendetta contro i pretendenti di sua moglie Penelope. Varie indicazioni interne al testo suggeriscono che l’Odissea sia posteriore all’Iliade, pur appartenendo allo stesso periodo. A differenza che nell’Iliade, qui gli dei non parteggiano per nessuno, anche se Poseidone ed Elio esigono la punizione delle offese subite; Atena, che nella versione originaria della storia ostacolava il ritorno dei Greci, qui protegge Odisseo e assume un ruolo attivo nel promuoverne il ritorno. I fatti narrati nel poema occupano sei settimane.

Al principio del racconto sono già trascorsi dieci anni dalla caduta di Troia a opera dei Greci. Tutti i comandanti greci sono tornati in patria o sono morti, tranne Odisseo, che si trova da sette anni nell’isola Ogigia, trattenuto dalla dea Calipso. Penelope, moglie di Odisseo, non ha notizie di lui ma, nella speranza che sia ancora vivo, ha rimandato continuamente la scelta di un secondo marito fra i numerosi principi dell’isola suoi pretendenti, col pretesto di dover prima finire di tessere un sudario per Laerte, padre di Odisseo; ma la notte disfaceva di nascosto ciò che tesseva durante il giorno. Ora il trucco è stato scoperto, e la regina è costretta a decidere. Nel frattempo i pretendenti si sono insediati nel palazzo di Odisseo, soggiornandovi sontuosamente a sue spese. Nella speranza di raccogliere notizie di Odisseo, suo figlio Telemaco va a trovare Nestore a Pilo e Menelao ed Elena a Sparta; i pretendenti decidono di tendere un’imboscata e uccidere Telemaco al suo ritorno (libri I-IV). Zeus ordina a Calipso di lasciar andare Odisseo; quest’ultimo si fabbrica una zattera e vi naviga per diciassette giorni, fino a giungere in vista di Scheria, l’isola dei Feaci. Il dio Poseidone, che odia Odisseo perché ha accecato suo figlio Polifemo, suscita una tempesta e distrugge la zattera. Odisseo, sballottolato per due giorni fra le onde, tenuto a galla da una fascia datagli dalla dea marina Ino, è spinto dalle onde sulla costa di Scheria (libro V). Viene ritrovato da Nausicaa, figlia del re dei Feaci Alcinoo, e grazie a lei è accolto ospitalmente a palazzo (libri VI e VII). Qui Odisseo è intrattenuto con i canti dell’aedo Demodoco (la contesa fra Achille e Odisseo: VII.75-82; gli amori di Ares e Afrodite: 266-366; il cavallo di Troia: 499-520) e dalle competizioni atletiche dei Feaci.

Odisseo rivela la propria identità e narra le sue avventure a cominciare dalla partenza da Troia: la spedizione piratesca contro i Ciconi a Ismaro (sulla costa meridionale della Tracia), la sosta nella terra dei Mangiatori di Loto e quindi in quella dei Ciclopi, dove ha incontrato Polifemo (libro IX). In seguito racconta del proprio soggiorno presso Eolo e del dono dell’otre contenente i venti sfavorevoli (poi liberati dai suoi compagni), delle avventure presso i Lestrigoni, giganti cannibali che distruggono undici delle sue dodici navi, e infine l’approdo all’isola Eea, dove la maga Circe muta i suoi compagni in porci; Odisseo, invece, reso immune dall’erba mòly datagli dal dio Ermes, ottiene anche la salvezza dei compagni. Dopo un anno Circe lo lascia andare e gli indica il cammino per consultare Tiresia nell’oltretomba (libro X). Odisseo racconta il suo viaggio nel mondo dei morti, dove incontra le ombre di molti eroi defunti, delle rispettive figlie e delle loro mogli, e conversa con alcune di esse, fra cui sua madre Anticlea; Tiresia gli predice le vicende del suo ritorno (libro XI). Odisseo racconta inoltre come ha navigato oltre le Sirene e fra Scilla e Cariddi, e della sosta in Trinacria (Sicilia) dove, nonostante l’avvertimento di Tiresia, i suoi compagni hanno ucciso gli armenti del dio-sole, Elio. Per questo sacrilegio Zeus ha distrutto con la sua folgore la nave con tutto l’equipaggio. Soltanto Odisseo è stato trasportato sul relitto fino a Ogigia, dove Calipso l’ha accolto amichevolmente ma per molto non gli ha permesso di andar via (libro XII). Qui il racconto di Odisseo si ricollega con la situazione all’inizio del libro I del poema.

Al termine del suo racconto (che presso i Greci posteriori divenne proverbiale per indicare una lunga storia), Odisseo viene portato a Itaca da una nave dei Feaci (al ritorno a Scheria la nave è mutata da Poseidone in una roccia). La dea Atena traveste Odisseo da anziano mendicante (libro XIII). Dal fedele guardiano di porci, Eumeo, egli viene a sapere del comportamento insolente e dello sperpero dei suoi beni da parte dei pretendenti di Penelope. Quando Telemaco torna sano e salvo da Sparta, scampato all’agguato, Odisseo gli rivela la sua identità. Insieme essi tramano la strage dei pretendenti (libri XIV-XVI). Odisseo si reca quindi a palazzo, dove viene riconosciuto dal suo vecchio cane Argo, ma nelle sue sembianze di mendicante viene picchiato e insultato dal capraro Melanzio e dai pretendenti Antinoo ed Eurimaco, e combatte col mendicante Iro (libri XVII e XVIII). Odisseo è riconosciuto dall’anziana nutrice Euriclea, alla quale egli ordina di tener segreta la notizia. Penelope comunica a Euriclea la sua decisione di sposare colui che il giorno successivo avesse teso l’arco di Odisseo e tirato una freccia attraverso dodici scuri allineate (libro XIX). L’indovino Teoclimeno ha una visione circa la fine dei pretendenti (libro XX). Il giorno dopo soltanto Odisseo riesce a incurvare e tendere l’arco, e tira una freccia attraverso le scuri. Quindi colpisce Antinoo e con l’aiuto di Telemaco, Eumeo e di un altro servo fedele, uccide tutti gli altri pretendenti. Le serve che sono state amanti dei pretendenti vengono impiccate. Penelope si convince infine, poiché l’eroe conosce la particolare costruzione del loro letto nuziale, che lo straniero è proprio Odisseo (libri XXI-XXIII). Odisseo si fa riconoscere dal padre Laerte. I parenti dei pretendenti tentano di vendicarsi, ma vengono respinti, e la dea Atena pone fine alla catena di sangue (libro XXIV).

tratto da Dizionario delle letterature classiche, diretto da Margaret C. Howatson, edizione italiana a cura di Maurizio Bettini, traduzione di Giovanna Aquaro, Einaudi editore

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