Riassunto capitolo 10 de “I Promessi Sposi”

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I promessi sposi, Capitolo 10: trama riassunto

Il principe, padre di Gertrude, comprende dai toni della lettera di Gertrude che lo stato d’animo della ragazza è quello adatto per indurla a fare ciò che ritiene opportuno. La manda quindi a chiamare e, alle sue lacrime e suppliche di perdonarla, risponde che il suo comportamento ha reso chiaro quanto poco sia adatta per la vita laica, così piena di insidie e pericoli, e che il suo perdono va meritato con un adeguato comportamento. “- Ah sì! – esclamò Gertrude”, e quel timido sì viene astutamente interpretato dal padre come un sì alla vita monastica. L’annuncio della volontà di Gertrude a entrare in convento è dato subito alla madre e ai fratelli, tutti si felicitano con la ragazza che è così frastornata da non riuscire a controbattere nulla.

L’appuntamento con il vicario per l’esame di ammissione al noviziato viene quindi subito fissato, di lì a due giorni.

Nel mentre Gertrude viene mantenuta continuamente impegnata – la madre le acconcia i capelli, vengono imbanditi pranzi con parenti pronti a complimentarsi con lei per la decisione presa, si organizza una passeggiata in carrozza, la cameriera sua “carceriera” viene allontanata e rimproverata – tanto da non essere in grado di riflettere su quanto le sta accadendo e sulle conseguenze.

Il mattino seguente, di buon’ora, la ragazza viene condotta dalla badessa del convento a cui deve domandare di essere ammessa nel monastero. Questa la accoglie attorniata da monache ed educande e Gertrude, “al punto di proferir le parole che dovevano decider quasi irrevocabilmente del suo destino, esitò un momento, e rimase con gli occhi fissi sulla folla che le stava davanti”. Ma l’esitazione è di breve durata e subito, anche spinta dallo sguardo del padre, rivolge alla badessa la supplica di essere ammessa al convento. La badessa si complimenta con lei per la decisione presa e, in attesa della decisione definitiva che sarà presa collegialmente, offre a lei e ai suoi famigliari dei dolci. Poi, preso da parte il padre, gli ricorda che nel caso in cui si forzasse una ragazza a entrare in convento si incorrerebbe nella scomunica. Ma il suo tono è così incerto, la risposta del principe così decisa e definitiva, che la suora si scusa subito per aver sollevato la questione e non insiste oltre.

Gertrude rientra con la famiglia nella casa paterna e a cena il padre introduce la questione della madrina, ossia della dama che dovrà accompagnare la ragazza fino all’ingresso in convento. Gertrude sceglie una donna che le è sembrata cortese, senza sospettare che anche questa cortesia è in realtà frutto di calcolo sia da parte della dama, che mira a far sposare a sua figlia il fratello di Gertrude, sia da parte del principe. E d’altra parte ogni giorno che passa e ogni ulteriore scelta non fanno che rendere sempre più inevitabile l’ingresso in monastero.

Il giorno del colloquio con il vicario ben presto arriva, e a Gertrude viene fatto notare che non può certo rovinare tutto mostrando una vocazione non sincera: a questo punto getterebbe disonore sulla famiglia.

Nel corso del colloquio il vicario è tenuto a domandare se abbia subito minacce o lusinghe e la ragazza, che pure vorrebbe dirgli la verità, finisce per sostenere di avere una sincera vocazione; l’alternativa consisterebbe nel rivelargli fatti che la imbarazzano troppo. Al termine del colloquio Gertrude trova il padre pronto a complimentarsi; dopo di che inizia un periodo di apparente tranquillità in cui viene coinvolta in ricevimenti, spettacoli, visite, tutte occasioni che invece di allietarla le rendono sempre più chiaro a quale vita sia obbligata a rinunciare.

Trascorsi i dodici mesi di noviziato previsti la ragazza pronuncia i voti e diventa quindi monaca a tutti gli effetti. Senza trovare alcuna consolazione nella fede, Gertrude continua a detestare sia le altre monache, che in qualche modo sono responsabili dei raggiri che l’hanno condotta a questa scelta obbligata, sia la vita che è costretta a condurre. È sgarbata con le consorelle e prova invidia per le educande a cui è stata assegnata come insegnante, perché sa che loro sono destinate a quella vita laica che a lei è ormai preclusa per sempre.

Tra i vari privilegi che le sono concessi c’è quello di risiedere in un quartiere a parte del convento che confina con l’abitazione di un giovane scapestrato, Egidio, che un giorno, ignorando le regole del convento, rivolge la parola a Gertrude. “La sventurata rispose”, e inizia così una relazione clandestina con il giovane che la porterà poi a commettere un terribile delitto. Una consorella, durante una lite con Gertrude, si lascia sfuggire di essere a conoscenza della sua relazione segreta; di lì a poco sparisce nel nulla e, anche se voci fanno supporre che sia scappata all’estero, Gertrude sospetta invece che sia stata uccisa da Egidio o da qualcuno dei suoi sgherri e l’immagine della povera monaca continua a perseguitarla.

È ad un anno da quei fatti criminosi che Lucia arriva al monastero chiedendo la protezione della monaca di Monza. “La signora moltiplicava le domande intorno alla persecuzione di don Rodrigo, e entrava in certi particolari, con una intrepidezza, che riuscì e doveva riuscire più che nuova a Lucia, la quale non aveva mai pensato che la curiosità delle monache potesse esercitarsi intorno a simili argomenti”. Nonostante questa bizzarra curiosità, Gertrude è intenzionata davvero ad aiutare la ragazza, i cui pericoli non sono affatto finiti.

Nel frattempo, infatti, Don Rodrigo è nel suo palazzotto in attesa di notizie sul tentato rapimento di Lucia.

Silvia Maina

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