Prof. Silvano Fuso, Lei è autore con Alex Rusconi del libro Quando la scienza dà spettacolo. Breve storia (scientifica) dell’illusionismo edito da Carocci: che rapporto esiste tra scienza e illusionismo?
Quando la scienza dà spettacolo. Breve storia (scientifica) dell’illusionismo, Silvano Fuso, Alex RusconiA prima vista scienza e illusionismo possono sembrare discipline piuttosto lontane. La prima cerca infatti di comprendere come la realtà sia fatta, il secondo, al contrario, manipola la realtà in modo da farla apparire diversa da come è e simula addirittura fenomeni che non esistono e che non possono esistere.

Le due discipline sono tuttavia più affini di quanto si possa pensare. Innanzi tutto hanno in comune il senso di meraviglia. La capacità di provare stupore e sorpresa è la molla che spinge l’uomo a ricercare continuamente nuova conoscenza e quindi caratterizza ogni forma di ricerca scientifica di base. Stupore e sorpresa caratterizzano però anche ogni forma d’arte e tra le varie manifestazioni artistiche che l’uomo ha saputo produrre nel corso dei secoli, l’illusionismo è quella che deve la sua stessa esistenza proprio alla sua capacità di creare meraviglia.

Oltre a questo, un altro elemento comune è l’immaginazione. Essa gioca un ruolo fondamentale nella scienza: tanti grandi scienziati hanno posseduto la capacità di visualizzare le proprietà di oggetti semplicemente immaginati, senza averli mai osservati direttamente. Ovviamente però nella scienza l’immaginazione deve poi essere sottoposta al controllo sperimentale. Anche l’illusionismo deve moltissimo all’immaginazione. Se la scienza si limita a immaginare realtà possibili per cercare di interpretare il mondo che ci circonda, l’illusionismo si spinge oltre. Esso cerca di simulare realtà palesemente impossibili. Per fare questo, esso sfrutta ampiamente le debolezze della mente umana. Quindi l’illusionismo deve conoscere bene le caratteristiche della nostra mente. E questo lo avvicina alle neuroscienze e alla psicologia.

Lo spettatore che assiste a uno spettacolo di illusionismo sospende la propria incredulità per abbandonarsi al mondo fantastico della magia. Questa sospensione dell’incredulità tuttavia non è affatto incompatibile con il senso critico che deve costantemente essere esercitato nella scienza. Si tratta infatti di una sospensione momentanea e consapevole che deriva proprio dalla conoscenza dei limiti e dei punti deboli della propria mente. Consapevolezza che è estremamente importante anche nella scienza, per evitare di cadere vittime di inganni e trabocchetti. Gli stessi illusionisti, sia pure su basi empiriche, hanno fornito in tal senso utilissimi contributi alla scienza. Reciprocamente gli illusionisti hanno usato e utilizzano conoscenze scientifiche per realizzare le proprie performance.

Con l’amico Alex Rusconi, che è un illusionista professionista e grande esperto di storia della propria disciplina, abbiamo cercato di mettere in evidenza tutti questi aspetti che accomunano scienza e illusionismo, attraverso racconti, aneddoti, curiosità e scoperte tratti dalla storia di entrambe le discipline.

In che modo la storia dell’illusionismo consente un viaggio nella mente umana e nelle sue modalità percettive?
Proprio per i motivi cui accennavo. La scienza è una creazione della mente umana. Noi non sapremo mai come è fatta la realtà. La scienza si limita a creare modelli interpretativi della realtà. Modelli tanto più efficaci quanto più riescono a tenere conto dei dati sperimentali che noi otteniamo, in definitiva, attraverso i nostri organi di senso (eventualmente mediati da strumenti di misura). I nostri sensi e soprattutto il nostro stesso cervello sono però ingannevoli e la scienza ne deve tenere conto. Una delle principali funzioni che la scienza deve esercitare è proprio quella di controllare l’attendibilità delle nostre percezioni: percepire è infatti una cosa ben diversa dal conoscere. L’illusionismo sfrutta proprio i nostri limiti percettivi e quindi deve avere, al pari della scienza, una profonda conoscenza di essi.

Quindi entrambe le discipline ci consentono di effettuare un affascinante viaggio nella mente umana, straordinario strumento in grado di produrre affidabili conoscenze sulla realtà, ma anche incredibili illusioni capaci di farci sognare a occhi aperti.

Quali conoscenze scientifiche sfrutta l’illusionismo per destare meraviglia e credulità?
Oltre alla conoscenza dei limiti percettivi e dell’ingannevolezza della mente umana, gli illusionisti possono fare ampio uso di conoscenze scientifiche. Nel libro vi sono tre capitoli dedicati rispettivamente ai rapporti tra l’illusionismo e la matematica, la chimica e la fisica. Tutte e tre le discipline possono infatti fornire all’illusionista strumenti per destare stupore e meraviglia, mostrando eventi che contrastano le nostre aspettative. Illustriamo a tale proposito diversi esempi storici. Da Giuseppe Pinetti che millantava conoscenze scientifiche che in realtà non possedeva, a Jean Eugène Robert-Houdin che invece aveva una solida preparazione tecnico-scientifica e che rivoluzionò l’arte magica. Fino a Georges Méliès che sfruttò le proprie conoscenze illusionistiche e la propria abilità tecnica per applicarle alla neonata tecnica cinematografica dei fratelli Lumière, creando quelli che ancora oggi chiamiamo “effetti speciali”. Un altro illusionista, il trasformista Leopoldo Fregoli, contribuì poi in maniera determinante alla diffusione del cinema, come forma artistica e di intrattenimento.

Quali sono le basi psicologiche dell’inganno perpetrato dagli illusionisti?
Alla psicologia dell’inganno dedichiamo un intero capitolo. Senza ovviamente svelare i “trucchi” di cui gli illusionisti sono giustamente gelosi (ma che sono comunque accessibili a chiunque voglia dedicarsi seriamente allo studio di tale disciplina), in questo capitolo illustriamo le principali strategie psicologiche che possono essere usate per realizzare performance apparentemente magiche. Dalla cold reading all’effetto Barnum, dalla memoria selettiva alla misdirection, cerchiamo di illustrare in che modo si possano far apparire reali cose che invece non esistono. A tale proposito dedichiamo anche un capitolo all’importante ruolo che gli illusionisti hanno avuto e hanno tuttora nello smascheramento delle pseudoscienze.

Queste ultime sono quelle discipline che si presentano come scientifiche, ma che in realtà non lo sono. Sono in pratica false discipline scientifiche che esistono proprio a causa dell’ingannevolezza della mente umana. Un esempio classico è la parapsicologia che presuppone l’esistenza di particolari fenomeni psichici quali la percezione extrasensoriale, che comprende la telepatia, la chiaroveggenza e la precognizione. In passato non sono mancati scienziati, anche illustri, che hanno creduto all’esistenza di tali fenomeni. In realtà questi scienziati erano vittime di autoinganni, originati dal proprio desiderio di credere, o di imbrogli belli e buoni perpetrati da personaggi privi di scrupolo che usavano trucchi più o meno sofisticati.

Le indagini in questo settore hanno enormemente beneficiato del contributo degli illusionisti. Conoscendo bene i trucchi del mestiere, infatti, gli illusionisti riescono a individuare gli imbroglioni molto più facilmente degli scienziati, non abituati a essere ingannati. Un esempio celeberrimo, che descriviamo nei dettagli nel libro, è rappresentato da grande Harry Houdini, che diede fondamentali contributi allo smascheramento di molti sedicenti medium.

Dalla collaborazione tra scienziati e illusionisti sono poi nati i cosiddetti comitati scettici (cui dedichiamo un altro capitolo specifico) di cui è un esempio lo stesso CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze), fondato nel 1989 da Pietro Angela, di cui facciamo parte sia io che Alex Rusconi.

Scienza e illusionismo possono convivere?
Assolutamente sì. Io e Rusconi ne siamo un esempio vivente: siamo entrambi appassionati sia di scienza che di illusionismo. E vi sono numerosi altri esempi ben più illustri di noi, cui dedichiamo un altro capitolo. Martin Gardner è stato un grande appassionato di matematica e di illusionismo e ha dato grandi contributi a entrambe le discipline. Ray Hyman è un importante psicologo, grande cultore anch’egli di illusionismo. Per non parlare poi di James Randi, grande illusionista che ha messo le sue conoscenze al servizio della comunità scientifica e ha dedicato buona parte della sua vita allo smascheramento di bufale pseudoscientifiche. Vi sono poi numerosi altri personaggi, che ricordiamo nel libro: persino un premio Nobel per la fisica, William Bradford Shockley, che una volta stupì i membri dell’American Physical Society facendo apparire dal nulla un mazzo di rose, al termine di una conferenza. Vi è infine una figura particolare, cui dedichiamo un capitolo a sé, che, pur non essendo né uno scienziato né un illusionista, ha saputo coniugare sapientemente scienza e illusione. Si tratta dell’artista olandese Maurits Cornelis Escher. Nelle sue singolari e originalissime opere grafiche, Escher ha realizzato una mirabile sintesi di arte, scienza e illusione, sfruttando sapientemente i meccanismi percettivi umani per creare effetti di raro fascino e bellezza.

La convivenza tra passione per la scienza e per l’illusionismo non deve affatto stupire: entrambe le discipline si basano infatti sulla razionalità e sul senso critico ma, allo stesso tempo, sono mosse da una forte tensione emotiva animata dalla curiosità intellettuale e dal sentimento di meraviglia.

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