“Quando inizia la felicità” di Gianluca Gotto

Quando inizia la felicità, Gianluca GottoQuando inizia la felicità. Di domande, nascite e rinascite
di Gianluca Gotto
Mondadori

«La domanda che ho sentito più spesso frequentando il mondo buddhista in Oriente non è “Come stai?” né “Sei felice?”, o “Cosa posso fare per te?”. Entrando in templi maestosi, con decorazioni e statue in oro, così come in templi più modesti, costruiti con assi di legno in mezzo alla natura, oppure dialogando con monaci, partecipando a seminari e ritiri di meditazione, quasi sempre arrivava il momento in cui qualcuno mi chiedeva: «Cosa ti ha portato qui?».

Le prime volte rimanevo spiazzato. Soprattutto quando, nel Nord della Thailandia, il maestro zen che mi accolse nella sala di meditazione me lo chiese con una tale presenza e intensità nello sguardo da portarmi alle lacrime. […]

Alla fine fui costretto ad ammetterlo: era stata la sofferenza ad avermi portato lì, al suo cospetto. E la mia unica speranza era di poter lasciare quel tempio, presto o tardi, con qualche risposta a cui aggrapparmi per riemergere dal luogo oscuro in cui era sprofondata la mia mente. […]

Un buon mentore, così come un bravo psicologo, un buon genitore, un buon partner e un buon amico, non ti dà delle risposte definitive e certe, perché ognuno di noi è un essere umano unico e ogni vita è una storia irripetibile. Difficilmente un consiglio può essere giusto al tempo stesso per un ricco businessman statunitense, un bambino cambogiano, una donna congolese, un anziano cinese, un malato terminale brasiliano o una donna incinta islandese. E anche quando viene rivolto alla stessa persona, in una fase della sua vita potrebbe essere corretto, ma sbagliato, se non addirittura dannoso, in un’altra.

Sono le domande a essere universali. Si trovano al di sopra di ogni dualismo. Infatti, se è vero che esistono risposte giuste o sbagliate, non esistono domande buone o cattive. Le domande sono strumenti che chiunque può utilizzare, in qualsiasi situazione, per arrivare a delle risposte che varranno solo per quelle persone, in quel momento. E allora, se un maestro, uno psicologo, un genitore, un partner o un amico vogliono agire con saggezza, devono limitarsi a porre le giuste domande. Quelle che spesso risultano scomode, addirittura impertinenti, ma sono necessarie per far emergere dal tuo caos interiore uno spunto, una consapevolezza, un frammento appuntito di verità da maneggiare con cura. […]

Pensavo al mio percorso, a tutto quello che ero riuscito a ottenere di buono. Ed effettivamente nessun grande cambiamento positivo era iniziato con una risposta assoluta. Non avevo mai ascoltato chi mi diceva: fai questo, non porti domande e vedrai che starai bene. Ogni mia grande rivoluzione personale, che fosse professionale, relazionale o spirituale, era nata proprio a partire da una domanda a cui solo io potevo rispondere. Era l’unico modo per riconoscere la verità. E, quando non ci riuscivo, l’incapacità di trovare una risposta mi aveva costretto a partire per cercarla. Nel mondo, dentro me stesso, nelle altre persone.
Questo era stato vero soprattutto negli ultimi anni, da quando avevo realizzato il mio grande sogno di vivere viaggiando e mantenendomi con la scrittura. Una volta raggiunto quell’obiettivo, non potevo chiedere altro alla vita. Da un punto di vista pratico, di mera sopravvivenza, ce l’avevo fatta. Tuttavia, c’era tutto un altro mondo che non avevo mai esplorato, ed era quello della mia interiorità. Non ero più concentrato sulla ricerca della felicità, perché ero pienamente felice della mia vita. Ora mi interessava la ricerca di un senso, un significato profondo. La ricerca dell’equilibrio e della consapevolezza. Desideravo avere un rapporto sano con me stesso e con gli altri. E in questo senso non erano stati dei consigli a guidarmi, ma delle domande. Fermarmi a meditare su certe domande era l’attività che più di tutte mi aveva permesso di definire la mia storia e il mio destino.

Questo libro è una raccolta di quelle che più di tutte hanno smosso qualcosa di profondo nel mio cuore e nella mia mente. Non sono le grandi domande esistenziali che si sono posti tutti i più importanti filosofi, ad esempio: “Chi sono veramente?”, “Qual è il senso della vita?”, “Esiste davvero il libero arbitrio?”. Sono quesiti ampi, questi, ed è molto difficile per l’uomo comune trovare una risposta. Il rischio è che ci portino a pensare, pensare e pensare senza che arriviamo da nessuna parte, finché lo stress mentale diventa insostenibile. Le domande che ho condiviso in queste pagine sono inusuali, talvolta molto specifiche, in altri casi bizzarre. Portano alla riflessione, ma anche al desiderio di agire per cambiare le cose.

La prima di queste domande è quella che mi sono sentito rivolgere da molti monaci buddhisti. Ed è la stessa che rivolgo a te, chiunque tu sia: cosa ti ha portato qui?

Forse, come nel mio caso quando giunsi al cospetto del maestro zen, è la tua sofferenza. Forse invece è semplice curiosità. Magari è il tuo desiderio di essere felice. Oppure stai indagando il senso della vita. Hai un cuore spezzato, oppure no, il tuo cuore è pieno di amore. Sei in ottima forma, o sei nel punto più buio della tua vita. Forse c’è lo zampino del destino.

Queste sono risposte, e le risposte non costituiscono questo libro, ma sono il risultato del lavoro che farai su di te dopo aver meditato sulle domande. […]

Prendendo in mano questo libro, hai iniziato un viaggio. Sei alla ricerca di qualcosa e hai scelto di indagare, andare a fondo. Invece di continuare a ignorare il richiamo che senti in profondità dentro di te, hai deciso di assecondarlo. E allora, come mi disse un uomo molto saggio alcuni anni fa, forse ora bisogna solo avere il coraggio di proseguire su questa strada.»

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