“Quando il cielo si squarcia. Il Corano come Evangelo per i cristiani” di Kurt Appel

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Quando il cielo si squarcia. Il Corano come Evangelo per i cristiani, Kurt AppelSi apre su uno scenario decisamente suggestivo Quando il cielo si squarcia. Il Corano come Evangelo per i cristiani, il saggio di Kurt Appel, professore di Teologia fondamentale e di Filosofia della religione all’Università di Vienna, edito da EDB: «I cristiani in quanto cristiani possono far parte della Umma islamica e credere nel Corano?» Presupposto ne è il fatto che il Corano «è Evangelo perché corregge alcune possibili unilateralità che si possono trovare nella tradizione cristiana – quindi, non solo di un ipotetico cristianesimo della penisola araba nel VI e VII secolo, ma appunto della tradizione cristiana nel suo complesso.» Dal canto suo, «il Corano, a differenza della tradizione islamica successiva, sembra conoscere una tale possibilità; per il cristianesimo questo sembra qualcosa di assurdo.»

La questione si pone in maniera più stringente in seguito alla firma, il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi, del Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune da parte di papa Francesco e del Grande Imam Ahmad Mohammed Al-Tayyeb, Grande Sceicco della Moschea di Al-Azhar al Cairo; in esso, il più importante rappresentante della fede cristiana e il più significativo ministro dell’islam «si rivolgono insieme all’umanità nel nome di Dio»: «Nella misura in cui il nome esprime l’essenza più intima di Dio, si deve affermare che, con le parole di apertura del documento «Nel nome di Dio…», si stabilisce una piena comunione di fede – infatti, che cosa può essere l’oggetto della fede di cristiani e musulmani se non il nome di Dio? Questa fede è stata condivisa nel momento storico della firma della dichiarazione congiunta, ma la sua portata non è ancora pienamente percepita dall’opinione pubblica – sia a livello politico che teologico.»

Secondo l’Autore, «i cristiani devono cominciare a comprendere il Corano come una parte indispensabile della propria fede. Si dovrà cioè riconoscere in esso, nel senso più profondo della parola, una buona notizia, un Evangelo di Dio. Non si tratta di seguire l’onda di un pluralismo religioso alla moda, o di un sincretismo che non rende giustizia alla fede dei cristiani e dei musulmani, e neanche di relativizzare le pretese di verità, ma di apprendere che la verità del Corano dà un contributo decisivo all’autocomprensione del cristianesimo.»

Per Appel, «il Dio biblico è fondamentalmente un Dio della storia»: «Dio opera per mezzo dello Spirito Santo nella storia, che non deve mai essere considerata priva di una sua dimensione spirituale. […] Come minimo, si deve cercare di cogliere la portata storica irrevocabile di un evento come opera dello Spirito. Una tale forma di forza storica si rende sicuramente presente con la rivelazione coranica. Nessuno suppone che l’islam scomparirà dalla scena storica, piuttosto si deve constatare la sua crescente importanza in essa. Biblicamente, l’idea della forza storica trova espressione nelle parole del fariseo Gamaliele davanti al Sinedrio di Gerusalemme […]: «Se infatti questo piano o quest’opera (l’annuncio dell’Evangelo di Gesù) fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerla. […]» (At 5,38-39). Se l’islam è davvero opera di Dio, c’è comunque la difficoltà per il cristianesimo legata al fatto che esso appare cronologicamente dopo Gesù e si riferisce anche esplicitamente a esso. L’islam non avanza la pretesa di abrogare Cristo, ma certo quella di una giusta (non necessariamente completa) interpretazione del suo evento, mediante la quale la tradizione cristiana precedente deve essere corretta.»

Secondo il teologo tedesco, «la necessità di comprendere il Corano come parte della propria rivelazione darà anche un nuovo impulso all’ordinamento del cristianesimo verso il giudaismo e l’amore per Israele […]. Questo perché le sfide teologiche centrali che il giudaismo pone al cristianesimo corrispondono alle sfide teologiche da parte dell’islam. Si tratta di cogliere la confessione trinitaria di Dio […] in modo strettamente monoteista.» La riflessione sul nome biblico di Dio evidenzia «fino a che punto il cristianesimo debba rileggere la propria tradizione dogmatica sul suo sfondo» e «cosa possa imparare mediante il Corano».

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