“Psicologia di un suicidio” a cura di Cristian Romaniello

Psicologia di un suicidio, Cristian RomanielloPsicologia di un suicidio. Elementi di studio del fenomeno suicidario
a cura di Cristian Romaniello
Armando Editore

«Parlare di suicidio è quanto di più difficile ci possa essere quando si voglia cercare di comprendere il malessere di coloro che lo hanno agito. Lo vediamo dalle pagine dei quotidiani in cui, quando il cronista non specifica la causa di morte, subito si accende la lampadina che ci porta a pensare al suicidio. La strumentalizzazione mediatica è sempre dietro l’angolo e la narrazione dettagliata, spesso dura e cinica, avviene solo quando il suicidio può dare spazio a una discussione sociale o politica, spesso unicamente finalizzata alla ricerca di responsabilità. L’evento eccezionale che illude di poter identificare le colpe della società, della scuola o della famiglia. Purtroppo, il suicidio è tutto tranne che un evento straordinario: in Italia ci sono più di 4000 suicidi all’anno, in altre parole ogni giorno una decina di persone decidono di togliersi la vita. I numeri aumentano in modo esorbitante se consideriamo le persone che ammettono di aver avuto nella vita pensieri suicidari. […]

Il suicidio ha cause e motivazioni diverse: patologie croniche, fisiche o mentali, incapacità di vedere il futuro e di vedersi nel futuro, paura del giudizio altrui, presa di coscienza dell’illusione giovanile di poter sempre controllare la propria vita.

Il suicidio è un fenomeno multiforme. È una delle prime cause di morte in adolescenza, fase in cui l’individuo si affaccia alla vita con la ricerca di una propria identità; c’è la voglia di distacco dalla famiglia ma anche la comprensione che scegliere da soli non è facile, che accettare le proprie debolezze è un lavoro lungo e complesso, che non avere qualcuno che ci indica la strada è un passaggio faticoso. Quel sentirsi soli, quel vedere le difficoltà come insormontabili lo ritroviamo in tutti i momenti di crisi della nostra vita. Le difficoltà, siano esse legate alle fasi di transizione, alla vita lavorativa, famigliare o relazionale, fanno parte della vita di tutti, ma non tutti sono uguali, e non tutte le difficoltà comportano la stessa fatica. […]

Il suicidio, un suicidio, ma tante motivazioni, tanti pensieri che sono accomunati dalla scelta di una solitudine estrema. Decidere da soli, essere da soli e non accettare più l’aiuto e la vicinanza di chi si ha vicino. […]

Come comportarsi di fronte al suicidio? Come trovare le strategie giuste? Domande che si pongono sia che si tratti di politiche sociali, di prospettive terapeutiche, del rapporto medico-paziente, psicologo-paziente, o nella dolorosa quotidianità di un amico, un famigliare, un genitore o un figlio.

Si discute spesso dell’opportunità di parlare di suicidio, dato che il solo parlarne è stato ritenuto da alcuni uno stimolo per tentativi di emulazione. Certo, è una possibilità e non va sottovalutata, soprattutto se il tema viene affrontato con spettacolarizzazioni inopportune, con la ricerca di facili strumentalizzazioni e l’inconsapevolezza di inammissibile superficialità. Ma sarebbe anche illusorio pensare che non parlarne possa eliminare il problema, ridurne la frequenza e rimuoverlo dai pensieri di chi non trova più la forza di andare avanti.

È giusto parlarne, confrontarsi per individuare le strategie sociali, culturali e cliniche per affrontare un malessere che, in qualche fase della vita, è di tutti noi. La necessità più grande è però l’ascolto di chi affronta questa emergenza tutti i giorni nel proprio lavoro: la competenza degli operatori e la conoscenza profonda di questo fenomeno sono indispensabili per poter valutare le migliori strategie di prevenzione e intervento. La conoscenza dei meccanismi mentali con cui le nostre emozioni ci mettono in contatto con la vita di tutti i giorni è un prerequisito senza il quale ci troveremmo ad affrontare il vissuto della persona di fronte alla morte senza gli strumenti adeguati.

Questo volume raccoglie i contributi di alcuni dei più grandi esperti a livello nazionale sul tema del suicidio. Medici e psicologici che affrontano questa emergenza nella loro pratica quotidiana, professionisti che si sono trovati a fare grande esperienza del suicidio per la realtà drammatica in cui lavorano, sia essa il contesto detentivo o l’assistenza in reparti ospedalieri dove la morte è sempre una compagna di strada.

Non ci sono soluzioni, ma c’è il tentativo di progredire nella conoscenza in un ambito dove troppo spesso ci si trova a pensare che le proprie sensazioni o l’esperienza personale siano sufficienti a comprendere le difficoltà altrui.

Questo testo nasce dalla volontà del curatore – Cristian Romaniello, psicologo e già deputato – di portare in discussione parlamentare una proposta di legge che possa aiutare a comprendere le cause del fenomeno suicidario, migliorare le strutture cliniche di riferimento, facilitare l’assistenza ai pazienti e alle loro famiglie. Conoscere la realtà del suicidio in Italia è il primo strumento per poter intervenire con equilibrio e competenza, senza soluzioni di comodo o espedienti di facile consenso politico. Fornire aiuto per la prevenzione, che è forse l’unica possibilità di intervento che abbiamo e, al contempo, avere uno strumento aggiornato di riflessione che possa aiutarci a confrontare la realtà italiana con quella dei Paesi a noi vicini, capire le differenze nelle patologie e nelle strategie di intervento, integrare gli approcci clinici e accrescere il ruolo che le strutture sociali e assistenziali possono avere nella gestione di questo fenomeno.»

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