Professor Savonardo, Lei è autore del libro Pop music, media e culture giovanili. Dalla Beat Revolution alla Bit Generation, pubblicato per i tipi di Egea: qual è oggi l’influenza della popular music sulle culture giovanili?
Pop music, media e culture giovanili. Dalla Beat Revolution alla Bit Generation Lello SavonardoLa pop music è strettamente connessa allo sviluppo dei media, alla cultura di massa, all’universo giovanile e ai suoi linguaggi espressivi. Le nuove generazioni si rivelano portatrici di una spinta rivoluzionaria che esplode alla fine degli anni Sessanta assumendo la forma di movimento. Una spinta che favorisce l’emergere di una vera e propria cultura giovanile. La musica pop/rock (e i suoi sottogeneri) determina nuove tendenze ed è a sua volta influenzata dai fermenti culturali, sociali e di costume della nostra epoca. Rappresenta la colonna sonora di intere generazioni, accompagnando non solo le diverse forme di intrattenimento ma anche l’impegno sociale, la necessità di appartenenza e l’esigenza di riconoscibilità e di protagonismo dei giovani. La pop music riflette l’universo giovanile, nei suoi riti e miti, oltre a rappresentare un significativo strumento di aggregazione e socializzazione. Oggi, come ieri.

In che modo le nuove tecnologie e i new media influenzano le giovani generazioni?
L’industria culturale e i mass media svolgono un ruolo sempre più determinante nei processi di produzione e di fruizione musicale, influenzando le forme di ascolto e di consumo giovanile e non solo. Tuttavia, i mass media, da un lato, tendono a determinare l’omologazione dei consumi culturali e l’appiattimento dei gusti del pubblico e, dall’altro, consentono alla musica pop, anche quando propone nuove tendenze e linguaggi, di svilupparsi e consolidarsi, raggiungendo un pubblico sempre più vasto. In particolare il volume “Pop music, media e culture giovanili” si concentra sulle principali trasformazioni che, dall’avvento dei media elettronici all’era digitale, hanno investito il rapporto tra musica e tecnologia, determinando significativi mutamenti socio-culturali e favorendo processi di ibridazione tra i diversi linguaggi musicali oltre che nuove modalità creative. Con l’introduzione delle tecnologie digitali e dei new media, le potenzialità espressive e creative delle produzioni artistiche e le modalità di fruizione musicale stanno subendo significative trasformazioni, producendo conseguenze spesso ambivalenti. I mezzi di comunicazione di massa hanno profondamente messo in crisi le tradizionali dimensioni del tempo e dello spazio, ma hanno anche ridefinito i confini del rapporto tra sfera pubblica e privata, determinando, al tempo stesso, processi di omologazione e di differenziazione. Le tecnologie digitali della musica, inoltre, hanno moltiplicato i momenti di aggregazione e socializzazione collettiva, favorendo, allo stesso tempo, dimensioni di ascolto privato, nella sfera domestica e individuale. Effetti sociali che nell’era digitale esplodono, attraverso l’interattività e la connettività, investendo ogni forma di linguaggio e comunicazione. I giovani del Terzo Millennio comunicano, creano, socializzano, si nutrono attraverso le tecnologie digitali, contribuendo alla definizione di inediti linguaggi artistici e creativi.

Come si sono evoluti i gusti musicali delle giovani generazioni?
I giovani del terzo millennio, sempre di più, «mettono in scena» se stessi e il proprio mondo interiore sui social media e sui blog, accessibili a tutti gli utenti della Rete. Immersi nelle tecnologie digitali, in una dimensione spazio-temporale sempre più dissolta le nuove generazioni vivono in un’epoca caratterizzata dall’accelerazione. In una società complessa che cambia a grande velocità, che vive significative trasformazioni e che è caratterizzata anche da profonde differenze territoriali, la comprensione dell’universo giovanile risulta, per le scienze sociali, particolarmente rilevante nell’interpretare il mutamento.
I linguaggi musicali, oltre a rappresentare i principali modelli espressivi in cui si riconoscono le nuove generazioni, sembrano caratterizzare in modo significativo la contemporaneità. Figli della «società dell’incertezza», i giovani – che, quasi per definizione, sono sempre stati caratterizzati dalla scarsa propensione alle certezze o, comunque, da un vago senso di «indefinitezza» nella percezione della propria identità e della propria collocazione sociale – rappresentano, con le loro manifestazioni, il loro linguaggio, la loro cultura, uno straordinario indicatore della tarda modernità.
Le nuove generazioni vivono in una realtà costruita ed ereditata da altri, spesso avvertita come estranea, ma che non è l’unica possibile. Giovani troppo spesso precari, incerti, spaesati, disorientati e senza punti di riferimento stabili. Giovani che, come afferma Franco Ferrarotti, hanno un bisogno primario di appartenenza a un branco riconoscibile e che nella musica hanno trovato la «casa» che sentono di non avere più altrove. Dietro il «rumore organizzato» dei grandi concerti rock si nasconde una forte spinta verso l’utopia, un antico desiderio di trascendenza in grado di abbracciare questo «popolo di sfrattati». Lo status di sfrattati è una condizione non solo fisica, sconvolge l’animo, coinvolge la mente e fa sentire in una specie di terra di nessuno, da dove si parte per cercare altri luoghi, altri spazi, nuovi riferimenti. La musica è un linguaggio che aggrega e che accoglie i giovani sfrattati, aiutandoli a trovare luoghi nuovi. «Abitare» la musica vuol dire cercare un posto diverso dai tradizionali spazi di socializzazione. Un luogo dove il ritmo del rock, spesso criticato come «evanescente», «effimero», non dà elementi per la progettazione, ma certo la ispira, a differenza della politica dei partiti che non contengono i germi dell’utopia di cui i giovani hanno sete.

A metà degli anni Ottanta, nel mondo esplode una nuova forma di espressione e di denuncia sociale che ha origine negli anni Settanta e parte da sonorità musicali come il rap e l’hip hop, per assumere, in Italia, con il movimento delle posse, inedite e sorprendenti connotazioni, contaminate dai suoni, dalle parole e dai ritmi della realtà urbana. Il rap diviene il linguaggio e lo strumento più efficace per comunicare il malessere e il disagio giovanile, attraverso temi come l’emarginazione, la disoccupazione, la lotta alla mafia, il razzismo. I rapper, inoltre, per rendere più diretti e dirompenti i loro testi impegnati socialmente e politicamente, recuperano il dialetto riscoprendo la memoria musicale e culturale del nostro paese, in un processo di ricostruzione di un’identità territoriale e di un senso di appartenenza, che si esprime anche attraverso la contaminazione con culture «altre». Il rap, espressione della cultura hip hop, prende origini dalle sonorità del reggae giamaicano e si sviluppa negli Stati Uniti, per poi diffondersi in tutto il mondo, dal Bronx a Scampia, assumendo ancora oggi caratteristiche inedite nei diversi contesti e dando vita a molteplici forme di ibridazione musicale. Inoltre, i linguaggi del hip hop sono il risultato di evoluzioni tecnologiche e di processi artistici e sociali che, dal reggae al funk, dal rock alla dance, hanno favorito lo sviluppo di nuove tendenze creative che stanno caratterizzando anche le sonorità del Terzo Millennio.
Il rap rappresenta uno dei tanti linguaggi espressivi dei giovani dalle «differenti identità» o sempre alla ricerca di un’identità, protagonisti di una sorta di «nomadismo culturale» e figli del «villaggio glocale». Figli della cosiddetta società dell’incertezza, di tutte le realtà possibili e di nessuna, di uno spaesamento sempre più insistente, i giovani trovano nella musica uno strumento di identificazione, di aggregazione e, talvolta, di liberazione dalle ansie e dai conflitti. Conflitti inevitabili in chi, cercando le proprie radici sempre più difficili da individuare, vive percorsi inediti verso nuove coordinate culturali e genera nuovi modelli espressivi. Le ibridazioni musicali e artistiche rappresentano un significativo indicatore delle trasformazioni socio-culturali in atto in una società sempre più meticcia, in cui lo sviluppo delle comunicazioni, dei media e delle tecnologie digitali ha provocato un’accelerazione violenta dei processi di contaminazione tra le diverse forme di linguaggio.
I nuovi «poeti urbani», i rapper di ultima generazione che si nutrono della contaminazione dei diversi linguaggi artistici e delle tecnologie digitali, danno vita e voce alla Bit Generation, che si esprime, comunica, socializza, crea anche attraverso i social media e un’inedita narrazione sonora della realtà urbana e sociale.

Come sta cambiando il panorama musicale in seguito alla diffusione delle tecnologie digitali?
La tecnologia digitale influenza, condiziona, propone nuove prospettive di realizzazione e di fruizione del prodotto musicale e determina inedite opportunità creative. Il progresso tecnologico, inoltre, non solo modifica la distribuzione, la funzione e il significato di opere già esistenti ma, come sostiene Middleton, stimola anche nuove tecniche artistiche, nuovi modi produttivi e nuove relazioni sociali, spostando l’arte dall’ambito della contemplazione rituale o disinteressata all’ambito della vita quotidiana.
L’era del bit ha favorito l’evoluzione di ciò che l’elettronica aveva introdotto nella musica attraverso il sintetizzatore e, successivamente, il campionatore, un computer che converte il suono in numeri. In particolare, quest’ultimo, è stato il protagonista indiscusso della produzione musicale negli anni Novanta, caratterizzando le sonorità di fine millennio. Agli inizi veniva impiegato soprattutto come «macchina per citazioni», uno strumento che serviva a copiare segmenti di musica preregistrata poi suonati su una tastiera nella tonalità e scansione ritmica desiderate. Tuttavia, poiché il suono, attraverso tale operazione, viene convertito in dati digitali, l’informazione può essere facilmente ri-arrangiata. Ciò implica la possibilità di alterare la fonte fino a renderla irriconoscibile e apre un campo quasi sconfinato di possibilità d’intervento sul suono. L’hip hop, la techno, il pop, per fare solo qualche esempio e, comunque, la musica elettronica, si «nutrono» di brevissimi frammenti sonori che vengono «rubati», ovvero campionati da dischi già registrati, decontestualizzati e poi «risuonati», creando inediti prodotti musicali, in cui diluiscono i contorni e le identità dei brani originali. Inoltre, anche con l’ausilio di particolari software di diversa natura (commerciali e non, complessi o meno) e un semplice pc, oggi è possibile manipolare i frammenti di un file (audio ma anche video), estrapolarli dal testo musicale di appartenenza e, attraverso un procedimento di «copia e incolla», riposizionarli all’interno di nuovi prodotti sonori. Un processo creativo che favorisce la contaminazione e il melting pot delle diverse esperienze musicali e che, in un’ottica postmoderna, ridefinisce e ricompone materiali artistici già esistenti, determinando inediti percorsi culturali.

La maggior parte di tali software rende già disponibili brevi sound, campioni sonori digitali di pochi secondi (un colpo di cassa, un giro di chitarra, una tromba) che l’utente/producer può montare e rimontare all’infinito attraverso il ricorso al loop, ovvero la pratica che consiste nel riprodurre pochi secondi di un suono a ripetizione, in modo circolare. Tali tecnologie favoriscono la possibilità, per chiunque, di creare musica, senza possedere particolari conoscenze teorico-musicali. Nell’era digitale, infatti, ognuno può tendenzialmente essere, al tempo stesso, artista, produttore, discografico e distributore di se stesso. Oggi, sempre di più, l’home studio recording, ovvero la cameretta e la scrivania del musicista/compositore/producer, rappresenta il «luogo» principale di ogni produzione musicale, sostituendo, almeno in parte, i tradizionali studi di registrazione. Tali possibilità creano un nuovo tipo di utente-artista, fortemente interattivo e multimediale, che utilizza i materiali audio-video della propria esperienza sonora per esprimersi e raccontarsi, anche attraverso il Web. Le attività di produzione digitale rappresentano, infatti, sempre di più, il veicolo attraverso cui gli individui, in particolare i giovani, affermano la propria esistenza: «trasmetto, dunque esisto». L’editing digitale consente di rimaneggiare audio e video con semplicità, offrendo infinite combinazioni di montaggio agli ascoltatori-artisti, rimescolando e ridefinendo i materiali estetici che, a loro volta, contribuiscono alla costruzione delle identità individuali e collettive. Le tecnologie digitali favoriscono anche inedite modalità di fruizione musicale.

Quali sono le caratteristiche della Bit Generation?
Con l’espressione Bit Generation si intende, in modo non certamente esaustivo, quel mondo giovanile che si nutre e si esprime tendenzialmente attraverso la «software culture» che caratterizza l’esperienza digitale. Tale espressione richiama esplicitamente la Beat Generation, il movimento artistico letterario e musicale che si è sviluppato tra gli anni Cinquanta e Sessanta negli Stati Uniti. Un movimento che ha contribuito a determinare forme espressive, culturali, sociali e politiche caratterizzanti l’universo giovanile di quegli anni, influenzando in modo significativo le generazioni successive e il dibattito sociologico sui giovani. Beat era ribellione, battito, ritmo. Quello della musica jazz, del be-bop, della cadenza dei versi nelle poesie. Beat era la scoperta di sé stessi, della vita on the road, della libertà sessuale, della droga, dei valori umani, della coscienza collettiva. Oggi, Bit è connessione, condivisione, partecipazione. La Bit Generation, con i suoi linguaggi espressivi e creativi, sta caratterizzando le società contemporanee così come i giovani protagonisti della rivoluzione Beat hanno contraddistinto, sul piano culturale, sociale ed artistico il periodo storico che va dagli anni Quaranta ai Settanta. La Beat Generation si esprimeva attraverso i media tradizionali e, anche grazie ad essi, riesce a diffondere le proprie produzioni artistiche e culturali, la visione del mondo e le istanze politiche e sociali di cui è stata portatrice. Oggi, la Bit Generation si esprime, sempre di più, attraverso i media digitali. I giovani del terzo millennio sono tra i principali fruitori delle nuove tecnologie. Navigano, creano, comunicano, si esprimono, danno vita a produzioni artistiche inedite che si nutrono – inconsapevolmente – di passato, presente e futuro, attraverso i nuovi strumenti interattivi. I «figli dei fiori virtuali», navigati navigatori di internet, per cui il «mutamento accelerato» non è una semplice realtà ma un dato prestabilito, sembrano conoscere bene tali strumenti tecnologici e le diverse opportunità offerte dalla Rete, anche se talvolta ne ignorano i rischi.

Qual è attualmente il ruolo sociale delle popstar?
Sin dalla seconda metà del secolo scorso, i concerti di musica pop hanno rappresentato, sempre di più, veri e propri rituali collettivi a carattere internazionale (dalle prime esibizioni di Elvis o dei Beatles ai più recenti fenomeni di divismo espressi da Madonna, Michael Jackson o Lady Gaga) e le diverse espressioni musicali hanno spesso assunto valori politici e sociali ispirati a una nuova solidarietà. Si pensi, in tal senso, ai concerti a favore dei paesi in via di sviluppo, come il Live Aid del 1985, promosso dall’artista Bob Geldof, o a quelli per la salvaguardia dell’ambiente, come il Live Heart del 2007, ideato da Al Gore, ex vicepresidente degli Stati Uniti, o alle diverse forme di solidarietà del mondo della musica a favore delle popolazioni colpite da calamità naturali, solo per fare alcuni esempi. In tal senso, è utile citare l’attivismo di molti artisti italiani come il cantautore Luciano Ligabue che, per il ministero dell’Ambiente, nel 2007, promuove, con la sua interpretazione della canzone «Eppure soffia» di Pierangelo Bertoli, la campagna di sensibilizzazione per la salvaguardia delle aree protette o che, in qualità di testimonial di Amnesty International, con il brano «Il mio nome è mai più» (1999), sostiene una campagna di beneficenza contro la guerra, insieme ai colleghi Piero Pelù e Lorenzo Jovanotti. Non vi è dubbio che ognuno degli eventi citati abbia scatenato dibattiti e conflitti tra sostenitori e detrattori, per motivi ideologici, politici, sociali, culturali o economici legati a gruppi di potere, di pressione e di interesse contrapposti. Tuttavia, tali eventi e le star che vi hanno partecipato sono stati celebrati dai media internazionali, generando una produzione di simboli e di significati che, attraverso i linguaggi delle emozioni, hanno suscitato reazioni su larga scala e su pubblici differenti che, tendenzialmente e con modalità diverse al loro interno, hanno subito il fascino, il carisma e il potere di seduzione degli artisti coinvolti.

Il ruolo delle popstar del campo della musica, in qualità di testimonial e attraverso i contenuti delle loro canzoni, assume sempre di più un peso rilevante nella promozione di prodotti di consumo e in relazione a specifiche campagne di comunicazione sociale, istituzionale e politica: ciò dimostra come il potere simbolico che esprimono e il consenso che producono sia sempre più pervasivo, in relazione ai pubblici di riferimento e ai contesti socioculturali cui si rivolgono. Si pensi, per esempio, agli artisti che negli Stati Uniti scendono in campo nelle campagne presidenziali a sostegno dell’uno o dell’altro candidato, orientando il consenso; all’uso delle pop star e delle loro canzoni nella pubblicità, indirizzando il consumo; all’impegno sociale e civile a favore della salvaguardia dell’ambiente di artisti come Sting; oppure alle iniziative per la cancellazione del debito pubblico dei paesi del Terzo Mondo promosse da Bono Vox degli U2, solo per citare altri casi internazionali particolarmente significativi. Tali attività suscitano tra i diversi pubblici molteplici reazioni – consenso e dissenso, approvazione e critica, sostegno e boicottaggio – in relazione ai diversi interlocutori a cui, direttamente o indirettamente, si rivolgono e in riferimento ai diversi interessi in campo.
In quest’ottica, in accordo con Middleton, la rockstar rappresenta «il centro di quello che possiamo denominare la sfera dell’identificazione». I giovani di diverse epoche e contesti si riconoscono e si identificano nella popstar a cui fanno riferimento, seguendo uno specifico genere o sottogenere musicale, che sia espressione della cultura dominante o di quella «alternativa».