Anche le elencazioni, i lunghi elenchi nerudiani sono opera di uno sguardo che scopre le cose prima ancora di vederle, «occhi che esplorano come palombari, sotto una coltre di sonno, l’interno misterioso dell’oggetto», stando alla felice espressione di Pablo Antonio Cuadra. Attenzione agli oggetti che costituiscono la vocazione tattile, materiale dello sguardo poetico di Neruda, una specie di materialismo mistico che dovremmo considerare tra le cifre determinanti della sua poesia, ad onta di un certo materialismo ideologico che talvolta le ha tolto respiro.»
Chiedo silenzio
Adesso lasciatemi in pace.
Adesso imparate a fare a meno di me.
Io ho intenzione di chiudere gli occhi.
E voglio solo cinque cose,
cinque radici predilette.
Una è l’amore senza fine.
La seconda è vedere l’autunno.
Non posso esistere senza le foglie
che volano e ritornano alla terra.
La terza è l’inverno grave,
la pioggia che ho amato, la carezza
del fuoco nel freddo silvestre.
Al quarto posto l’estate
rotonda come un’anguria.
La quinta cosa sono i tuoi occhi,
Matilde mia, beneamata,
non voglio dormire senza i tuoi occhi,
non voglio esistere senza il tuo sguardo:
offro in cambio la primavera
perché tu continui a guardarmi.
Amici, questo è quanto voglio.
È quasi niente e quasi tutto.
Adesso se volete, andatevene.
Ho vissuto tanto che un giorno
dovrete dimenticarmi per forza,
cancellandomi dalla lavagna:
il mio cuore è stato interminabile.
Ma perché chiedo silenzio
non pensate che abbia intenzione di morire:
mi capita l’esatto contrario:
succede che ho intenzione di vivere.
Succede che sono e vado avanti.
In definitiva, sarà solo che dentro
di me cresceranno cereali,
prima i grani che rompono
la terra per vedere la luce,
ma la madre terra è oscura:
e dentro di me io sono oscuro:
sono come un pozzo nelle cui acque
la notte lascia le sue stelle
e va avanti sola per la campagna.
Il fatto è che ho vissuto tanto
e intendo vivere altrettanto.
Mai mi sono sentito tanto sonoro,
mai ho ricevuto tanti baci.
Adesso, come sempre, è presto.
Vola la luce con le sue api.
Lasciatemi solo con il giorno.
Chiedo il permesso di nascere.
– Pablo Neruda



