“Plaza de Mayo” di Mariangela Pinnavaia

Plaza de Mayo, Mariangela Pinnavaia«Quando iniziai le superiori, cominciai a guardarmi intorno con occhi diversi: mi pareva che fuori casa succedessero molte cose interessanti e che stare dentro invece fosse noioso».

Violeta ha quattordici anni quando comincia a scoprire che fuori dalle mura di casa c’è un mondo molto più grande di quello che conosce. È il 1972 e l’Argentina sta vivendo una fase di forti tensioni politiche e sociali. La famiglia, il quartiere, la scuola e le prime esperienze fuori dall’ambiente domestico diventano per Violeta il punto di partenza per conoscere una realtà sempre più complessa. Nel giro di pochi anni arriveranno l’amore, l’impegno politico, la violenza e la repressione.

È la storia raccontata da Mariangela Pinnavaia in Plaza de Mayo, pubblicato da Echos Edizioni nel 2025. Il romanzo segue Violeta e la sua famiglia negli anni che precedono il colpo di Stato del 24 marzo 1976 e nei due anni successivi, quando la repressione della dittatura entra direttamente nelle loro vite. Sullo sfondo ci sono i cambiamenti politici dell’Argentina, il ritorno di Perón, le speranze suscitate dalle elezioni del 1973 e il progressivo aggravarsi dello scontro politico e sociale.

La famiglia è il vero centro del romanzo. Il padre di Violeta, Raúl, lavora in fabbrica ed è membro della CGT (Confederazione Generale del Lavoro) mentre sua madre Mariana è insegnante e lavora soprattutto nei quartieri più poveri. Entrambi sono impegnati sul piano sociale, ma con sensibilità diverse. Mariana partecipa alle attività della parrocchia di San Pedro Gonzales e al lavoro di padre Enrique, seguendo famiglie in difficoltà, occupandosi di alfabetizzazione e di sostegno ai bambini. Raúl vive invece in maniera più diretta il conflitto politico. Il loro rapporto è importante proprio perché non presenta una famiglia idealizzata. Quando le scelte di Raúl diventano sempre più radicali, Mariana teme che l’impegno politico finisca per mettere a rischio ciò che hanno costruito insieme. Il contrasto tra loro nasce quindi anche da una domanda molto concreta: fino a che punto si può mettere in pericolo la propria famiglia per difendere un ideale?

Rispetto al personaggio di Violeta, il romanzo si presenta come romanzo di formazione perché Pinnavaia ne segue la crescita, dalla nascita all’adolescenza fino all’età adulta. All’inizio Violeta vive soprattutto all’interno della famiglia e del quartiere; con il tempo comincia a guardare con maggiore curiosità quello che accade fuori casa e a costruire una propria identità. Il rapporto con Roberto occupa una parte significativa di questo percorso. Studente riflessivo e politicamente impegnato, insieme a Roberto, Violeta scopre una dimensione nuova della propria vita. La loro relazione accompagna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, anche nella scoperta della propria sessualità. In una delle scene più significative, Violeta si guarda allo specchio durante le prove di un vestito e scrive: «Quel giorno, guardandomi allo specchio durante le prove, vidi tante me stessa e non sapevo quasi quale ero io fra quelle». È un momento che restituisce bene l’incertezza di una ragazza che sta ancora cercando di capire chi vuole diventare.

Anche i luoghi hanno un ruolo importante nel romanzo, ma soprattutto lo hanno le piazze, che nel corso della storia diventano spazi in cui la dimensione privata dei personaggi incontra quella pubblica e politica del Paese. Piazza Dorrego è uno degli spazi più riconoscibili della quotidianità dei personaggi: la fiera domenicale, i negozi di antiquariato, i caffè, le orchestrine che suonano il tango restituiscono l’atmosfera del quartiere. Nel 1973, però, la piazza diventa anche uno dei luoghi delle celebrazioni per il ritorno del peronismo al governo, con la gente che si raduna per ore, canta e balla al suono dei tamburi. La piazza conserva così la sua funzione di luogo d’incontro e di socialità, ma assume progressivamente anche un significato politico. È un elemento che ritorna nel titolo stesso del romanzo. Plaza de Mayo non indica soltanto un luogo, ma diventa il simbolo di una trasformazione, uno spazio pubblico che finisce per diventare teatro della storia collettiva.

Fuori da San Telmo, il romanzo si sposta in altri luoghi che permettono di allargare lo sguardo sulla realtà argentina. Córdoba è legata soprattutto alla storia di Raúl e al Cordobazo del 1969: il viaggio, le proteste, la repressione mostrano una frattura sociale che attraversa l’intero Paese. È proprio attraverso questi luoghi che si può seguire anche il progressivo cambiamento del clima in cui Violeta cresce. Se all’inizio la politica arriva soprattutto attraverso le esperienze degli adulti e gli avvenimenti che si svolgono nelle strade della città, con il passare degli anni diventa sempre più difficile considerarla qualcosa di distante dalla vita privata. La crisi economica e sociale del 1975, l’aumento della violenza e della repressione segnano un ulteriore passaggio. Il golpe del 24 marzo 1976 porta, infine, questa trasformazione a un livello diverso: la violenza non appartiene più soltanto allo scontro fra gruppi politici, ma diventa una pratica esercitata direttamente dallo Stato.

La seconda parte del romanzo si concentra sulle conseguenze della repressione e sull’esperienza di Violeta, costretta a confrontarsi direttamente con la violenza del regime. Il racconto si fa più duro e claustrofobico, mentre cambiano anche la percezione del tempo, dello spazio e della realtà. La vicenda personale della protagonista si inserisce così nella storia più ampia delle persone colpite dalla dittatura, mostrando quanto profondamente la repressione possa intervenire nelle vite individuali. Parallelamente, il romanzo segue anche il percorso di Mariana, che non intende rassegnarsi al silenzio. La sua esperienza porta in primo piano il tema della ricerca dei propri cari e, più in generale, quello della memoria e della denuncia.

Lo stile segue da vicino questa struttura. Quando il racconto è affidato a Violeta e alla sua voce più intima, la scrittura diventa emotiva e attenta alle sensazioni. Negli altri momenti prevale invece una prosa asciutta, precisa e scorrevole. Anche i dettagli sensoriali assumono importanza, fino a quella che il romanzo definisce una «mappa uditiva, tattile e olfattiva» dei luoghi.

Plaza de Mayo è un romanzo sulla famiglia, sulla solidarietà e sulla responsabilità verso gli altri, ma anche sulla difficoltà di scegliere quando ogni scelta comporta un rischio. La storia dell’Argentina entra nelle pagine attraverso una famiglia, i rapporti tra i suoi componenti, le amicizie, l’amore e la crescita di una ragazza. È proprio questa prospettiva personale a rendere il romanzo più vicino e concreto.

Giorgia Carta

L’Autrice

Sono nata a Torino, ho studiato al Liceo Classico Cavour e ho poi conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia. Sono successivamente approdata al mondo dell’Odontoiatria, specializzandomi all’Università di Torino. Esercito nel mio studio e, nel tempo libero, coltivo la passione per la scrittura. Ho già pubblicato, nell’agosto 2024, per Golem Edizioni, il racconto Millenovecentosettantaquattro, nella raccolta “Parole d’Ordine”. A seguire, a settembre 2025, ho pubblicato per Echos Edizioni, il romanzo Plaza de Mayo.