«C’era una volta…
– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze».

Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino“: quando sul finire dell’800 scrisse questo romanzo per ragazzi, Carlo Collodi (pseudonimo del giornalista toscano Carlo Lorenzini) non poteva certo immaginare che sarebbe diventato uno dei più importanti testi della letteratura italiana, ispirazione per le arti dei secoli successivi e per la crescita di intere generazioni del futuro. La prima parte dell’opera comparve a puntate tra il 1881 e il 1882, mentre nel 1883, a Firenze, il libro venne pubblicato per intero. Una data assolutamente memorabile che ha consegnato un vero e proprio capolavoro, tradotto in oltre duecentocinquanta lingue, utilizzato come romanzo di formazione e punto di riferimento per innumerevoli trasposizioni in teatro, al cinema, in tv, in musica e non solo. Insomma, una di quelle storie destinata a restare impressa per sempre; nonostante sia passato del tempo dalla sua prima apparizione, quella “Storia di un burattino” è più recente e viva che mai. E il merito va attribuito anche a coloro che continuano a raccontare Pinocchio con diversi linguaggi. Quello cinematografico, per esempio: dopo la trasposizione filmica dal titolo “Pinocchio” (2002), diretta e interpretata da Roberto Benigni con le musiche di Nicola Piovani, e una serie di altri adattamenti, sarà Matteo Garrone a riportare sul grande schermo il famoso burattino. Le riprese del film sono in corso e intanto si pensa già alla versione in live action del classico Walt Disney e a un adattamento per Netflix firmato da Guillermo Del Toro in arrivo nei prossimi anni. Possiamo stare tranquilli, quindi: anche le prossime generazioni conosceranno le avventure e gli insegnamenti del classico di Collodi!

«In questo mondo, quando si può, bisogna mostrarsi cortesi con tutti, se vogliamo esser ricambiati con pari cortesia nei giorni del bisogno».

Ma cosa ha reso “immortale” questa storia? Certamente il suo protagonista, burattino dal corpo di legno di cui lo scrittore ha voluto raccontare le bizzarre avventure che, lungi dall’essere semplici espedienti narrativi, sono validi insegnamenti educativi e formativi. «Il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità»: così si espresse Benedetto Croce in merito. E di fatto lui è umano nei desideri, nelle esperienze, negli sbagli, al punto da diventare un simbolo (si pensi all’espressione “non dire le bugie o ti crescerà il naso come Pinocchio”).

Nella sua parabola di vita, Pinocchio nasce come un tronco che il falegname Mastro Ciliegia decide di regalare all’amico Geppetto, anche lui falegname, che chiede un pezzo di legno per costruire un burattino. Tra i due ne nasce subito uno stretto rapporto: Geppetto lo considera suo figlio, gli insegna persino a camminare, ma Pinocchio – questo il nome del bimbo di legno – è un piccolo furfante e si caccerà in marachelle e piccoli guai, degni della sua fanciullezza. Accanto a Pinocchio, tanto importanti sono gli altri personaggi: Geppetto, padre premuroso e apprensivo, che gli prepara un vestito di carta e, nonostante il gelo invernale, vende la sua giacca per comprargli un abbecedario; il Grillo-parlante filosofo, che lo ammonisce per il suo comportamento disubbidiente; il burattinaio Mangiafuoco, che gli regalerà cinque zecchini d’oro, ceduti in seguito ai due loschi individui, il Gatto e la Volpe, che lo imbroglieranno in diversi modi; la Fata turchina che lo aiuta con fare materno quando si trova nei guai. Perché Pinocchio si trova spesso in situazione assurde. Finisce in galera per furto, diventa cane da guardia quando viene scoperto a rubare uva in un campo, fa a botte con i compagni nel tentativo di raggiungere la spiaggia per vedere il terribile Pesce-cane; quando ritorna dalla Fata le promette di comportarsi bene così da poter essere trasformato in un ragazzino vero. Ma la promessa dura ben poco: nel Paese dei Balocchi con i suoi amici, il burattino si darà al divertimento sfrenato salvo ritrovarsi con le orecchie di un asino e addirittura venduto ad un circo per cui impara uno spettacolo. Dopo una serie di traversie ritrova Geppetto e, in una situazione ribaltata, inizia a prendersi cura di lui fino a trasformarsi in un ragazzino in carne e ossa, responsabile e per bene.

«Dire le bugie, il più brutto vizio che possa avere un ragazzo».

Oltre al protagonista, alle sue incredibili avventure e al resto dei personaggi nati dal genio di Collodi, a rendere immutato il successo del romanzo è il suo valore pedagogico: le crudeltà descritte, i tipi umani incarnati in personaggi dalle sembianze animali (ed esempio il Gatto e la Volpe a indicare persone inaffidabili, il Grillo Parlante come colui che dispensa consigli ad altri ma non li segue), le morali che si ricavano dagli episodi negativi conferiscono rilevanza didattica all’opera. Tanti commentatori, non a caso, hanno parlato del romanzo non come “favola” ma come “allegoria della società moderna”: per questo si presta ad essere letto anche in ottica satirica, ben oltre il racconto per l’infanzia.

Il libro incontrò da subito un successo popolare di difficile paragone. Persino altri autori scrissero di Pinocchio, consegnando riscritture letterarie, illustrazioni, adattamenti per il cinema e per il teatro, brani musicali. Dunque, la storia di Collodi e del suo Pinocchio continua a conservare il suo fascino immutato, e anzi accresciuto nel corso del tempo. Un burattino-bambino incredibile, amato dai bambini quanto dagli adulti di tutte le epoche.

«I ragazzi che assistono amorosamente i propri genitori nelle loro miserie e nelle loro infermità, meritano sempre gran lode e grande affetto, anche se non possono esser citati come modelli d’ubbidienza e di buona condotta».

Angelica Sicilia