«Com’è brutto esser poveri! – sospirò Meg, guardando il suo vecchio abito. – Non è giusto che alcune ragazze abbiano ciò che desiderano ed altre niente; aggiunse Amy con un po’ di amarezza nella voce.  Abbiamo babbo e mamma e tra noi sorelle ci vogliamo tanto bene, – disse Beth dolcemente. I quattro visetti illuminati dalla fiamma si rasserenarono per rabbuiarsi poi subito quando Jo osservò tristemente: Il babbo non c’è e chi sa quando lo vedremo.»

Attorno all’intimità di questo quadretto famigliare, Louisa May Alcott tesse le fila delle avventure delle sorelle March, protagoniste di uno dei capisaldi della letteratura per ragazzi, Piccole donne. Molto apprezzato anche dal pubblico adulto, questo romanzo resta ancor oggi uno dei libri da consigliare in assoluto alle lettrici in erba, sebbene sia stato pubblicato nel lontano 1898.

La storia è ambientata nel mezzo della Guerra di Secessione Americana ed è incentrata sulle piccole donne di casa March, Meg, Jo, Amy e Beth, che conducono una vita tranquilla fino a quando il padre non è costretto a partire per il fronte, lasciandole sole con la moglie e la domestica. Sebbene si trovino presto a dover rinunciare a gran parte delle proprie aspirazioni, a causa delle ristrettezze economiche, le quattro ragazze riescono a non soccombere alle difficoltà che si presentano quotidianamente, aggrappandosi all’unica certezza che sembra non vacillare: il profondo legame che le unisce.

La solidità di questo rapporto è il risultato di una combinazione perfetta tra personalità completamente differenti. Meg, in quanto primogenita, è il riferimento principale per le altre sorelle. Si contraddistingue per la sua dolcezza e per il suo essere socievole, pur peccando ogni tanto di vanità e di superficialità. Decisamente l’opposto è la secondogenita, Jo: anticonformista, impavida, testarda e impulsiva. Il suo temperamento irrequieto fa di lei il vero “maschiaccio” della famiglia. Considerata l’eroina indiscussa del romanzo e alter ego della stessa Alcott, Jo nutre passione per la letteratura, sognando di diventare un giorno scrittrice. Inseparabile da lei è Beth, ragazzina timida e altruista, sensibile ed eccessivamente schiva, tanto da non riuscire a socializzare con nessuno al di fuori della famiglia. L’ultima delle sorelle è la piccola Amy, bambina tutto pepe, la cui vanità la porta ad apparire a tratti spocchiosa e altezzosa.

Chi fa da collante tra le quattro piccole donne è la signora March, madre sempre vigile e presente, capace di lasciare spazio e autonomia alle proprie figlie, permettendo loro di vivere liberamente le proprie esperienze senza interferire in alcun modo. Completano la storia altri personaggi come la bisbetica zia March, il burbero signor Laurence e suo nipote Laurie, vicino di casa e amico fidato delle sorelle March.

«L’inverno sarà difficile per tutti e non dovremmo spendere denaro in cose futili, quando i nostri uomini stanno soffrendo in guerra. Noi non possiamo fare molto, ma possiamo contribuire con qualche piccolo sacrificio e dovremmo farlo volentieri.»

In questa frase pronunciata dalla saggia Meg è racchiuso tutto il senso del romanzo: crescere con sani valori. È questa l’educazione che la signora March ha trasmesso alle proprie figlie, consentendo loro di affrontare le avversità della vita con maturità, aiutandosi reciprocamente, nonostante la diversità del loro carattere. Le giornate di queste piccole donne si alternano tra momenti di pura spensieratezza, che trovano il loro culmine in passeggiate, giochi, feste, spettacoli, e momenti di profonda preoccupazione per le sorti dell’adorato padre e per gli innumerevoli sacrifici che sono costrette ad affrontare.

In particolar modo, sono due gli episodi che minano maggiormente la tranquillità in casa March. Il primo è rappresentato dall’arrivo di una lettera dal fronte che informa la famiglia del ferimento del padre. Il secondo ha come protagonista Beth, che contrae la scarlattina in maniera acuta per aver prestato aiuto a una famiglia povera. Come ogni storia che si rispetti, il lieto fine tende a prevalere su tutto o almeno in modo parziale: il signor March ritorna dal fronte e la giovane Beth si riprende dalla malattia, anche se le sue condizioni di salute ne resteranno compromesse in maniera permanente.

Per la varietà e l’importanza dei temi trattati, il libro della Alcott appare decisamente all’avanguardia rispetto all’epoca in cui è stato scritto. L’attenzione posta sul nucleo famigliare e sui valori che derivano, lascia trasparire il desiderio di affermazione personale. Nonostante le difficoltà economiche, ognuna delle quattro sorelle tenta di coltivare le proprie passioni come la musica, la pittura e la scrittura, soprattutto in un’epoca non affatto progressista e piuttosto incline a supportare un mondo “fatto di soli uomini”.

«Gli uomini devono lavorare e le donne si sposano per denaro. È un mondo orribilmente ingiusto.»

Questa volontà di ribellarsi alle convenzioni trova la sua realizzazione nel personaggio di Jo. Anticonformista per eccellenza, è lei che più di tutte combatte contro la volontà comune nel vedere le donne relegate a un ruolo secondario.

Attraverso la descrizione di un affresco famigliare qualunque, l’autrice offre al lettore numerosi personaggi in cui potersi rispecchiare e notevoli spunti di riflessione, come il rifiuto degli stereotipi femminili, le restrizioni sociali e le disuguaglianze tra i generi. In altre parole, questo romanzo rivela dall’inizio alla fine l’attualità di quei sentimenti e di quei valori che resistono allo scorrere del tempo.

Federica Nitti