Dove vanno a finire le «anime trapassate»? Piazza della Morte. Novelle dal Limbo di Francesco Paolo Colangelo è una raccolta di racconti che si snodano tra il ricordo e il rimpianto, tra l’illusione della libertà e l’inevitabilità della morte. Sei voci di uomini ormai defunti narrano le loro storie con una lucidità priva di filtri, sospesa in un limbo che gli concede l’ultimo atto di parola. Ogni racconto si configura come un testamento esistenziale, un diario conclusivo che rielabora il senso della propria vita e delle proprie scelte.Il fulcro tematico del libro è la consapevolezza postuma, quella che si affaccia solo quando tutto è ormai compiuto. Nei racconti, i protagonisti si guardano indietro con occhi che non conoscono più illusioni, rievocando i loro ultimi istanti e i sentimenti più profondi: la rabbia, il dolore, il desiderio, il rimpianto. Ne “L’anarchico”, un giovane ribelle insegue l’utopia di una libertà radicale ma lo fa con una violenza che gli si ritorce contro. Il suo concetto di giustizia è feroce, spietato: «Io volevo solo la vera libertà, e per me questa parola così vuota e senza senso poteva solo avere un significato: giustizia». Eppure, nel suo ultimo monologo, emerge anche la coscienza della perdita, del limite umano, dell’infrangersi di un sogno.
Nel racconto “Il tassidermista”, un misantropo alle prese con la sua avversione per l’umanità trova il peso delle proprie ossessioni insostenibile, mentre “Il bambino” ci trasporta in un’infanzia segnata dall’ingiustizia e dall’inesorabilità della tragedia. Il protagonista avrebbe voluto continuare a vivere, immergersi nel mondo con la semplicità dello sguardo infantile ma la sua esistenza è stata prematuramente stroncata. Il racconto si tinge di malinconia con immagini che evocano una natura amata: «Io avrei voluto continuare a vivere però: passare la mia fanciullezza tra giochi e saltelli; guardare alzarsi le albe dalla finestrella della mia stanzetta tra i boschi e la vallata […]».
Ne “Lo sposo”, un uomo ricco si trova a fare i conti con il proprio passato proprio nel giorno del suo matrimonio, pagando per le sue malefatte mentre ne “Il conte” è la natura stessa a punire l’aristocratico per i soprusi che ha commesso. Infine, “L’antiquario” si muove in un’atmosfera onirica e allucinata, dove il protagonista si confronta con i fantasmi del proprio passato, intrappolato in una condizione di eterna espiazione. Il dolore dell’anima viene cristallizzato in parole che sembrano pietre: «Tutte le parole che avrei voluto dire s’erano congelate nel respiro; tutte le richieste di perdono erano abortite in un rantolo della voce; tutta la contrizione del mio animo s’era fatta una pietra di dolore».
Un elemento ricorrente è il concetto di libertà, o meglio, la sua illusorietà. Alcuni dei personaggi si interrogano su cosa significhi davvero essere liberi. Libertà come giustizia, rivalsa o un sogno infranto. Ma il punto di vista da cui parlano – quello dei morti – suggerisce che la libertà è forse solo un miraggio terreno, una promessa impossibile da mantenere. I protagonisti, privati ormai di qualsiasi possibilità di agire, possono solo riflettere sulle scelte compiute e su quelle che avrebbero potuto compiere. Il rimpianto si fa così filo conduttore dell’intera raccolta, un lamento sospeso tra il desiderio e l’impossibilità. La Piazza della Morte, luogo simbolico che unisce le vicende di questi spiriti inquieti, diventa lo spazio della resa dei conti definitiva. È un punto di convergenza, una sorta di limbo in cui ogni destino si compie e si dissolve. I racconti, pur nella loro autonomia narrativa, formano un insieme coeso, un mosaico di voci che si alternano per lasciare un’ultima traccia di sé nel mondo.
Giorgia Carta
L’Autore
Francesco Paolo Colangelo è nato a Napoli nel 1954. Vive tra Napoli, sua città natale e sua residenza, Arezzo e Milano, dove ha interessi lavorativi e familiari. È ingegnere ed imprenditore. Nel marzo 2020 pubblica il romanzo Mergoglino (Editoriale Scientifica). Ha partecipato a diversi concorsi letterari ricevendone riconoscimenti, tra cui: Premio Residenze Gregoriane 2020: Menzione d’onore con il romanzo “Mergoglino”; Concorso “Carnevale ed altre storie” (Acerbo Edizioni): diploma e pubblicazione del racconto L’anarchico (2022).




