“Perché non mangiare gli animali” di Porfirio

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Perché non mangiare gli animali, PorfirioPerché non mangiare gli animali
di Porfirio
traduzione di Angelo Raffaele Sodano
Bompiani

Il volume, tratto dall’opera Sull’astinenza dagli animali di Porfirio, nativo di Tiro, in Fenicia, vissuto tra il 233-234 e il 305 d.C. e allievo prediletto di Plotino, ci conferma che «il vegetarianismo esiste da sempre». Certo, le argomentazioni addotte dal filosofo greco sono, agli occhi di noi moderni, forse risibili (come le argomentazioni a sfavore dei sacrifici animali perché «dapprincipio […] i sacrifici agli dèi si fecero con i frutti» e questi sono in realtà loro più graditi), ma evidenziano una sensibilità non scontata per l’epoca. Come scrive nella sua breve introduzione Annalisa Ambrosio, se consideriamo «che – almeno in Italia – la legge contro il reato di uccisione e maltrattamento degli animali è del 2004, e che da Porfirio ci separano qualcosa come millesettecento anni.»

Assolutamente moderna è però la consapevolezza che gli animali sono dotati di sensibilità, possiedono «un’anima razionale» e «non mancano di intelligenza»; e anche se «non siamo in grado di penetrare nel loro ragionamento, ciò non pertanto li accuseremo per questa ragione di essere privi di ragione.»

Argomenta Porfirio riguardo gli animali: «Un solo vizio non hanno, il tradimento di chi gli dimostra benevolenza, ma un affetto totale è sempre in loro: e a tal punto hanno fiducia in chi gli è benevolo che lo seguono dovunque egli li conduca, anche all’uccisione e a un pericolo manifesto; e, benché l’uomo li nutra non per loro, ma per sé, dimostrano benevolenza per chi li possiede.»

E conclude con un riflessione sulla violenza quanto mai profonda e sempre attualissima: «Chi si astiene da ogni essere vivente, anche se questi non entrano con lui in società, molto di più si asterrà dal danneggiare l’essere che è del suo stesso genere. Ché colui il quale ama il genere non odierà la specie, ma piuttosto quanto più amerà il genere degli animali, tanto più osserverà la giustizia nei riguardi della parte e di ciò che gli appartiene.»

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