Prof. Lucio Russo, Lei è autore del libro Perché la cultura classica. La risposta di un non classicista, edito da Mondadori: in che modo lo sguardo di un non classicista può contribuire a dirimere l’annoso conflitto tra cultura umanistica e scientifica?
Perché la cultura classica. La risposta di un non classicista, Lucio RussoNel mondo classico, e in particolare in quello greco, non esisteva l’attuale contrapposizione tra settori “umanistici” e “scientifici”. Tutti i settori della cultura erano legati tra loro da mille nessi: ad esempio, la retorica, da cui era derivata la logica, era connessa al metodo dimostrativo in matematica e l’ottica (che era essenzialmente ottica fisiologica) era correlata sia all’anatomia sia alla pittura. Per un intellettuale era normale occuparsi di tutto lo scibile. Non penso solo a esponenti della cultura della Grecia classica, come Aristotele, ma anche a intellettuali di epoca ellenistica come Eratostene, creatore della filologia e della cronologia scientifica, matematico, geografo, poeta, filosofo e storico della letteratura. La profonda unitarietà di quella cultura, insieme all’enorme debito nei suoi confronti della moderna cultura occidentale, avevano posto per secoli la cultura classica alla base della cultura generale. Nell’ultimo secolo il diffondersi dello specialismo ha investito anche gli studi classici, i cui cultori, nella quasi totalità dei casi, si sono occupati solo degli aspetti giudicati “umanistici” di quella cultura, soprattutto letterari, estraniandosi dalla cultura scientifica (e il più delle volte trascurando anche altri aspetti, come, ad esempio, quelli giuridici o musicali). Se si identifica la cultura classica con la visione che ne hanno gli attuali classicisti, il suo ruolo di base unitaria di tutta la cultura viene necessariamente meno. Per ricostruirla credo sia importante la convergenza di studiosi che, partendo da interessi lontani da quelli letterari, ne riscoprono le origini classiche.

Qual è il debito della nostra cultura nei confronti della cultura classica?
Direi che si tratta di un debito totale. La moderna cultura occidentale deve le sue caratteristiche all’assiduo studio dei classici greci e latini compiuto dagli studiosi europei dal XII al XIX secolo. La migliore testimonianza dell’entità di questo debito credo sia fornito dal lessico colto delle lingue europee, tratto quasi interamente dal greco e dal latino, nonostante molte di tali lingue non discendano dal latino e nessuna (tranne il greco moderno) discenda dal greco.

Nel Suo libro Lei ripercorre i vari ambiti dell’influenza che la civiltà classica ha avuto nella storia, evidenziando come il suo apporto sia stato spesso dimenticato: in quali casi ciò è avvenuto?
Ad esempio, l’età moderna si fa iniziare con la scoperta dell’America nel 1492, ma pochi associano le grandi scoperte geografiche di quell’epoca al recupero di conoscenze antiche. Eppure fu proprio il ritrovamento della Geografia di Claudio Tolomeo che, diffondendo in Europa antichi concetti come quelli di latitudine e longitudine, permise di tracciare rotte che tenessero conto della curvatura terrestre e ripropose l’idea (testimoniata già da Strabone) di raggiungere l’Asia navigando verso ovest. Un altro esempio notevole mi sembra il contributo alla rivoluzione industriale dato dallo studio di antiche opere come quelle di Erone di Alessandria e di Filone di Bisanzio. Tra le tante idee tecnologiche recuperate da quegli antichi trattati si può ricordare quella dello sfruttamento della forza del vapore. La prima macchina a vapore di uso industriale è quella di Newcomen del 1705, ma raramente si ricorda che la macchina di Newcomen fu preceduta, lungo tutto il Seicento, da macchine a vapore chiaramente ispirate da Erone. Anche nel caso delle arti figurative, nel quale l’influenza dell’arte classica può apparire scontata, credo che l’ovvia dipendenza da modelli antichi degli artisti neoclassici abbia mascherato altre influenze: ad esempio quella della pittura “compendiaria” sull’impressionismo.
Si potrebbero fare molti altri esempi. Termino ricordando che la moderna teoria dei numeri reali, elaborata nel 1872 da Weierstrass e Dedekind ed essenziale per il successivo sviluppo dell’analisi matematica, consiste essenzialmente in una riscrittura nel linguaggio moderno di idee presenti in un testo ellenistico: il quinto libro degli Elementi di Euclide.

Come si è consumato lo strappo con la cultura classica?
È avvenuto dopo la frattura provocata dalla prima guerra mondiale e si è aggravato con la perdita di peso dell’Europa nel contesto mondiale e con il complesso di colpa collettivo generato negli europei dalla consapevolezza dei danni prodotti alle altre culture dal colonialismo.

Qual è il nesso profondo tra cultura classica e cultura scientifica?
È semplice: il metodo scientifico è uno dei principali prodotti della cultura classica. Coloro che fanno risalire la scienza alla “rivoluzione scientifica” del Seicento dimenticano che gli scienziati di quell’epoca studiavano con cura testi greci (spesso in traduzione latina), attingendone idee essenziali. La matematica moderna ha recuperato dall’antichità non solo elementi metodologici (come le idee di teorema, postulato, dimostrazione…), ma anche contenuti specifici: l’analisi matematica, in particolare, è nata dallo studio delle opere di Euclide e di Archimede. Risalgono al pensiero greco anche idee scientifiche essenziali come quelle di atomo e molecola, l’eliocentrismo, l’idea di un universo illimitato, la nozione di gravitazione come forza attrattiva tra tutti i corpi, … ; potrei fare molti altri esempi. In molti casi – questo mi sembra un punto essenziale – ignorare l’antica origine di idee scientifiche non permette di motivarle adeguatamente, menomando gravemente la didattica scientifica.

Quale ruolo potrà a Suo avviso svolgere, in futuro, lo studio della civiltà classica?
Credo che la cultura classica potrà svolgere un ruolo essenziale nel futuro se verrà ricostruita nella sua unità e, soprattutto, se le sue influenze sulla cultura moderna saranno finalmente messe in luce esplicitamente e non occultate. Oggi rischiamo infatti di continuare a vivere di residui della cultura classica assorbiti di terza o quarta mano, verso i quali non abbiamo la possibilità di critica riservata a chi conosce direttamente le fonti.