Questo libro nasce dal bisogno di riflettere sul concetto di confine nelle sue tante accezioni e di porre al centro dell’attenzione del discorso pubblico e sociologico quanto esso sia cruciale nell’equilibrio di una società, nella vita degli individui, nella cultura e nella costituzione delle abitudini collettive. La riflessione e analisi dei concetti di confine, limite, frontiera, borders potenzialmente riposiziona anche la lettura sociologica della società in quanto sviluppa una prospettiva a partire dalle nuove coordinate che orientano l’agire sociale. Quale rapporto ha la società contemporanea con la definizione del confine, sia esso dell’agire, e dunque della relazione all’altro come confine al me, sia del confine in termini territoriali? Sicuramente è un Giano bifronte: due volti di una realtà in cambiamento l’una che guarda il passato e l’altra che apre ad un futuro ignoto. Indagare la relazione che la società contemporanea ha con il limite offre una chiave di lettura cruciale dei fenomeni sociali, ne svela la relazione con cui si misura lo spazio di azione ma ne svela anche il criterio fondamentale di percezione dell’alterità. La tradizione sociologica sulle questioni del confine è stata presente a fasi alterne, occupandosi sostanzialmente della questione delle frontiere. La questione del confine oggi, sia in termini simbolici che territoriali, sta assumendo implicazioni sociali inedite non trascurabili: con il processo di globalizzazione infatti hanno iniziato a prendere forma in senso attivo con ricadute nel quotidiano, diventando centrali nel disegnare le dinamiche sociali della contemporaneità.Questo libro nasce con l’intento di attraversare le diverse concezioni di confine e di limite, teoriche ed esperienziali, che si insinuano sia nel quotidiano che nella ricerca, per comprendere come una riflessione su questo concetto possa riequilibrare e riposizionare l’analisi e l’interpretazione degli eventi sociali attraverso significati inediti e costituire, così, un processo di conoscenza consapevole delle trasformazioni sociali nel loro farsi, adeguando conseguentemente processi metodologici e forme concettuali, senza per questo stravolgere il processo scientifico nei suoi termini.
Di fatto, se guardiamo gli ultimi avvenimenti su scala mondiale assistiamo a tante “negoziazioni” di confini: Trump vorrebbe allargare i confini degli USA annettendo territori fino ad ora autonomi, Putin sta cercando di farlo da diverso tempo ma concretamente dal febbraio 2022, la scienza cerca di “trans-gredire” le leggi della natura andando incontro al desiderio degli individui di superare il limite: diventare immortali, prolungare la vita e la giovinezza, procreare e tanti altri esempi che sono di estrema attualità. La società digitale e globale, non dimentichiamolo, viene inizialmente glorificata come la società senza confini, borderless, e proprio in questa realtà, però, si verificano lotte fratricide per il confine e si assiste anche al bisogno crescente di definire, di limitare, di ergere muri e confini per circoscrivere mondi, sfere di potere, spazi di inclusione e spazi di esclusione.
La natura innovativa di questo lavoro risiede nel tentativo di attraversare il concetto di limite e confine in maniera trasversale, intaccandolo in termini disciplinari, ma anche in termini geografici, identitari e simbolici, andandone a indagare anche la peculiarità metodologica, che si presenta intrinsecamente qualitativa. Quindi è un concetto che non ha ancora del tutto assunto centralità nell’osservazione sociologica, ma invece dovrebbe in quanto aprirebbe lo scenario d’analisi a prospettive nuove e dunque potenzialmente capaci di rinnovare “l’immaginazione sociologica” intorno a temi centrali della disciplina.
Come si percepiscono e riorganizzano, nella società digitale e globale, le linee di confine?
Osservando nel dettaglio il fenomeno del confine, immaginario o reale, si nota che i classici confini tra paesi sono, nel mondo globalizzato, sfumati in una demagogia di universalità in favore di scambi economici e delle grandi multinazionali, mentre vengono ridefiniti con forza rispetto a soggetti migranti e tradizioni culturali.
I confini geografici rappresentano, in termini politici, sempre una questione di definizione della giurisdizione e del potere di uno Stato. Sono linee invisibili ma reali, talvolta definite da barriere o da discontinuità naturali (quali fiumi, catene montuose, mari) ma anche oggetto di continue negoziazioni di significato. I confini mentali, relazionali e simbolici sono invece il portato di cultura, abitudini di vita, tradizioni: talvolta barriere, talvolta ponti.
Si presentano allora tre ambiti distinti della questione: il primo è la riformulazione delle distinzioni nell’ambito dell’Unione Europea, che ha reso “invisibili” i confini tra gli Stati-nazione della Comunità, per favorire la mobilità di merci e scambi economici, ma ha evidentemente ridisegnato, e tuttora ridisegna, queste aperture e chiusure in maniera mobile, ridefinendo confini ai margini della Comunità stessa incontrando non poche questioni che si scontrano con le culture e le pratiche locali secolari, alle quali si vengono a porre con difficoltà nuove regole calate dall’alto.
Una seconda questione è il concetto di confine in termini planetari, ovvero come le società globali percepiscono e riorganizzano le linee di confine che, sebbene meno presenti tra Stato e Stato in termini economici, sono per. saldamente ribadite e materializzate tra linee di confine lungo il Nord e il Sud del mondo.
Terza questione, la percezione mutevole dei confini nei termini di una ridefinizione dei contorni dell’agire, delle appartenenze sociali ed etniche, ma anche culturali e di genere nella società contemporanea. Le sfide digitali, le intelligenze artificiali e i processi di elaborazione degli impatti sociali della tecnica sul sociale hanno, infatti, dei paradigmi nuovi di analisi, che vanno a ri-delimitare i discorsi collettivi in universi di significato talvolta più ristretti e specializzati, talvolta più genericamente e astrattamente “universaleggianti”.
Inoltre, proprio in queste zone (anche simboliche) si definiscono pratiche ibride innovative e afferenti a logiche altre apparentemente dissonanti, che oggi più che in altre epoche definiscono le logiche dominanti. Realtà che si collocano con importanza nella realtà sociale collettiva odierna e alle quali si è spesso fatto riferimento tramite concetti come, ad esempio, il noto “eterotopie” utilizzato da Foucault per indicare tutti quei luoghi nei quali c’è al lavoro un continuo senso di rielaborazione delle relazioni interne tra di loro e in rapporto con il potere centrale, con le regole del gioco centralizzate, in modo da forzare i contorni dei concetti stessi.
In quale modo i border studies possono contribuire a un allargamento della visuale sulle realtà di confine?
I border studies sono studi specifici multidisciplinari sulle realtà di confine e l’apporto che questi studi possono dare all’analisi sociologica riguarda proprio il recupero da parte di questa disciplina dei suoi limiti rarefatti, ovvero la capacità di dialogare e far dialogare diverse prospettive di analisi sulla realtà sociale ricordando che i fenomeni sociali assumono significato se letti nella loro complessità sociale. Dunque i border studies contribuiscono alla prospettiva sociologica con la loro multidisciplinarietà, ma in qualche modo la richiamano fortemente, perché solo la prospettiva di una logica sociale sottostante può effettivamente valorizzare le risultanze e le narrazioni sviluppate da questi studi multidisciplinari per definizione “di confine, riportandoli alla loro più ampia dinamica sociale. Il confine è di per sé un processo naturale di delimitazione di oggetti, territori, culture e relazioni al fine di comporne il criterio e il significato di esistenza stesso. Quindi la questione del confine è fortemente correlata anche alla questione della sicurezza, della dominanza, ma anche del significato attribuibile alle dinamiche in corso, che se viste da prospettive diverse, al di qua o al di là del confine, anche immaginario, possono radicalmente raccontare altre storie, quindi porsi all’interno dell’ordine dominante ma anche generare delle resistenze. Ed è per questo che molti studi sulle realtà di confine, come realtà complesse, vengono sviluppati attraverso metodi di indagine innovativi, come la sociologia dell’arte qualitativa i cosiddetti “art-based approaches”.
Ad esempio, di fronte a una trasformazione, o estensione, delle logiche di confine, anche le categorie di analisi degli spostamenti migratori richiedono una rielaborazione sia per le cause che le generano, che per le soluzioni adottate, quindi oggi questo tipo di analisi sono assolutamente centrali nelle società dei grandi flussi migratori, riportando alla centralità anche quelle forme d’indagine considerate marginali.
Su quali basi è dunque possibile sviluppare un’ipotesi teorica del confine nella società contemporanea?
L’ipotesi teorica del confine si fonda sull’analisi e comprensione della trasformazione del concetto di confine nelle società contemporanee. Da luogo della marginalità e della staticità che definisce un punto di non ritorno, ovvero i confini del territorio, i più lontani dal centro e dal potere in certo senso, sono oggi invece un luogo che definisce le dinamiche interne al territorio definendone le politiche, dunque in qualche modo diventa luogo cruciale in continuo movimento e ridefinizione della società globalizzata. Il confine è oggi un luogo in cui è costantemente in atto un processo di circolazione e scambio, diventando il luogo per eccellenza di produzione dello stesso spazio politico e sociale. Il confine come luogo del mero rispecchiarsi dell’ordinamento dall’alto di comunità, città o Stati, diviene oggi il luogo di negoziazione principale delle politiche e delle trasformazioni e negoziazioni dell’identità dei popoli.
Ilaria Riccioni è Professoressa Associata di Sociologia generale alla Libera Università di Bolzano, ultima allieva di Franco Ferrarotti con il quale ha lavorato fino all’ultimo soprattutto sui temi delle avanguardie e dell’anticipazione sociale. Laureata in Sociologia e Dottorato in “Teoria e ricerca sociale” in Roma “Sapienza”. Si occupa di fenomeni sociali radicali, arte, confine, multicuturalismo, teoria sociale critica, e ricerca qualitativa. Tra le monografie: Teatro e società: il caso dello Stabile di Bolzano (Carocci); Futurism, Anticipating Postmodernism. Essay on Avant-garde and Society (Mimesis); Elites e partecipazione politica. Saggio su Vilfredo Pareto (Carocci).




