Prof. Emanuele Zinato, Lei è autore con Romano Luperini del libro Per un dizionario critico della letteratura italiana contemporanea edito da Carocci: quali sono le principali tendenze della letteratura italiana contemporanea?
Per un dizionario critico della letteratura italiana contemporanea, Emanuele Zinato, Romano LuperiniPremetto che il dizionarietto in questione ha due autori, e che le domande andrebbero dunque rivolte anche all’amico e maestro Romano Luperini con cui abbiamo ideato e scritto il libro. Per rispondere, comunque, almeno per quanto mi pertiene, a questa prima domanda, credo vada definito in anteprima l’arco cronologico del “contemporaneo”. Ogni periodizzazione o cesura è il frutto selettivo di un’interpretazione e anche definire la contemporaneità è un’operazione ermeneutica. Da un lato il contemporaneo letterario è dato solo dalla “letteratura circostante” (è il titolo di un libro recente di Gianluigi Simonetti), vale a dire consiste solo di ciò che percepiamo (l’oggi) e che ci sta intorno o che si trova immediatamente alle spalle (gli anni Novanta del Novecento), dall’altro, tradizionalmente, le radici della nostra “contemporaneità” culturale si prolungano indietro, nel moderno, fino alla seconda metà dell’Ottocento (il 1848 in Europa, il compimento dell’unità nazionale in Italia) e si estendono sempre più rapidamente in avanti (nei primi due decenni del Duemila). Mi pare, nel complesso, che oggi non sia più possibile, come è stato fatto negli anni ottanta e novanta, ridurre la contemporaneità a un’epoca postuma (il postmoderno) e che la nozione di “rappresentazione della realtà” – per un tratto di tempo percepita come del tutto desueta – sia tornata a farsi strada con la forza non prescrittiva che le aveva impresso Auerbach in quel capolavoro della critica che è Mimesis

Quindi: se si volessero individuare delle “tendenze”, come voi chiedete, del presente (in un’epoca così priva di movimenti culturali o di gruppi organizzati) occorrerebbe in primo luogo tentare di tracciare uno schema o una mappa dei nessi fra la letteratura “circostante” e la modernità letteraria, fra “l’oggi” e il Novecento intero, fra discontinuità e continuità. Si tratta di un’operazione ardua, avvertita come quasi impossibile, per i tanti cambiamenti intervenuti nell’età più vicina a noi: il regresso delle democrazie e della politica, la globalizzazione, le migrazioni e le culture dei consumi di massa e, infine, le nuove grandi crisi planetarie e i nuovi rapporti fra natura e cultura imposti dall’emergenza ecologica da un lato e dalla pandemia dall’altro.

Nel contesto di queste mutazioni e delle specifiche difficoltà della critica e della didattica letteraria, e pensando a un lettore non specialista, abbiamo allestito un libretto minimo, agile, strutturato come un dizionario alfabetico, limitando le voci per convenzione a un numero “tondo” (cento) e elencando dunque in modo apparentemente irrelato autori, movimenti, temi e problemi. I numerosi rimandi interni segnalati dalle frecce e, soprattutto, lo stile agile e microsaggistico anziché erudito, accademico o enciclopedico delle singole voci (almeno nelle intenzioni) dovrebbero poter dare un’idea di una mappa critica con cui affrontare un primo attraversamento della modernità e dell’ipermodernità italiana, in rapporto a quella europea e occidentale. Per le “tendenze”: nel dizionario si fra spesso riferimento a termini-chiave come Modernismo e Neomodernismo, indicando in tal modo (come già aveva fatto, pur senza utilizzare questa terminologia, un critico del calibro di Giacomo Debenedetti) non solo i nessi tematici e stilistici fra le grandi opere della letteratura europea del primo Novecento (Joyce, Kafka, Virginia Woolf) e quelle italiane della stessa età (Pirandello, Svevo, Tozzi) e l’’intreccio coevo e interdisciplinare fra scritture e arti visive, ma anche le riprese di quella ricerca formale nelle scritture successive (Gadda, Volponi, Malerba, Consolo) fino a oggi (in prosatori robusti come Siti, Lagioia, Pecoraro, Simona Vinci, Helena Janeczek, solo per citarne alcuni fra i molti che il dizionarietto riprende). Parallelamente i generi letterari sono degli indicatori di “linee” durature pur in un orizzonte complesso e sfrangiato, perché soggetti alle sperimentazioni, alle commistioni e alle riprese: a esempio la forma breve del narrare, le ibridazioni fra poesia e pensiero o fra prosa e poesia, il saggismo.

In che modo, attraverso la scelta di sole 100 voci, il libro propone un approccio critico alla letteratura italiana contemporanea?
Il primo riferimento o se vogliamo il modello di questo volumetto è Franco Fortini: non tanto il critico saggista o il poeta quanto l’autore di brevi voci di dizionario, militanti e microsaggistiche. Penso in particolare a Ventiquattro voci per un dizionario di lettere che aveva come sottotitolo Breve guida a un nuovo uso dell’alfabeto (Il Saggiatore, 1968) e a Non solo oggi. Cinquantanove voci (Editori riuniti, 1991). Specie nel primo, il modo “divulgativo” di organizzare i brevi lemmi relativi a autori italiani e europei (da Apollinaire a Eluard), a opere, a generi letterari e a termini chiave della critica, proviene dall’eredità pedagogica della rivista “Il Politecnico” a cui Fortini partecipò incontrando Vittorini dal 1943, nel bel mezzo della catastrofe della guerra. La differenza fra il nostro contesto odierno e quel “clima di resurrezione e riscatto” è stellare, tuttavia vi sono anche dei tratti comuni: l’emergenza, la crisi di civiltà, la condizione di allarme che impongono di pensare a dei destinatari a cui serve solo l’essenziale. L’altro modello è dato dal lavoro pluridecennale, di tipo gramsciano, che Romano Luperini ha compiuto nel gettare dei ponti fra critica letteraria e didattica della letteratura e al ripensamento della forma-saggio che ne è derivata. Luperini è un maestro di stile democratico, vale a dire quella conversazione civile che va da De Sanctis a Gramsci, da Debenedetti a Timpanaro e che esige semplicità ma non banalizzazione, concisione, impegno a esser capiti e ad argomentare in un clima sempre più involgarito e ostile alla civile conversazione. Penso a esempio al leggendario manuale La scrittura e l’interpretazione che (come Il materiale e l’immaginario diretto da Remo Ceserani) ha contribuito a innovare a fondo la didattica della letteratura a scuola e, in tempi più recenti, a un blog come La letteratura e noi, (https://www.laletteraturaenoi.it) che riflette sulla didattica e sulla critica, ponendo le opere “in situazione” e smantellando pazientemente i tic del “pedagogese” e i luoghi comuni egemoni su scuola, università e letteratura.

Quali sono i temi più ricorrenti e caratterizzanti della produzione letteraria italiana contemporanea e quali gli autori più significativi?
Per tentare di dare una risposta più praticabile a una domanda così complessa, mi limito alla definizione di “contemporaneo” come letteratura circostante. In Per un dizionario della letteratura contemporanea vi sono numerose brevi voci che prolungano i generi e i temi del moderno al presente “duemillesco”. In particolare le voci relative ad alcuni poeti e la voce complessiva sulla narrativa italiana del nuovo secolo.

Tra i temi della narrativa del Duemila, è forse il conflitto la costante tematica più generica o più frequente. Scritture di tipo realistico sono tornate al centro della ricerca letteraria e al fenomeno è stato dato il nome controverso di “ritorno alla realtà”: e, va detto, non si tratta di un fenomeno solo virtuoso. I temi sociali, infatti, al di là della sincerità di chi li affronta, non sempre sono messi in forma in modo originale, fanno «audience» e solo la promozione dell’attualità a tema e dello scrittore a personaggio sembrano consentire una qualche forma talvolta posticcia di “impegno”. Da ciò il proliferare editoriale di motivi come le migrazioni, le guerre, il crimine, la precarietà, il terrorismo. Tuttavia, sul piano del trattamento dei temi è possibile distinguere i pochi libri importanti, che tendono a mettere in forma il nesso tra le storie private e il flusso del tempo collettivo. Insomma, al di là della retorica delle ‘storie vere’, vi sono in Italia alcune scritture che tentano di situarsi nel solco della tradizione moderna: quella che va da Flaubert in poi, e che in narratori come Roth, Yehoshua, Coetzee, Cunningham, McCarthy ha trovato in occidente dei grandi continuatori. La letteratura italiana migliore prova a battere una strada analoga nel trattare l’incrocio fra vita interiore e conflitti del mondo. Lo attesta non solo l’insieme dei temi “conflittuali” presenti in questi libri (a esempio, il trauma degli anni di piombo in Il tempo materiale di Giorgio Vasta, la metamorfosi della società e del lavoro in Ipotesi di una sconfitta di Giorgio Falco, in Works di Vitaliano Trevisan e in Lo stradone di Francesco Pecoraro, l’ipnosi degli anni Ottanta in Riportando tutto a casa di Nicola Lagioia, la colonizzazione televisiva in Troppi paradisi di Walter Siti, la mutazione ecologica in Violazione di Alessandra Sarchi o in Sirene di Laura Pugno), ma anche l’ incrocio fra i temi e le scelte formali.

Insomma: se la maggior parte dei libri “oggi” è mediocre, ciò non toglie che vi siano delle eccezioni. Come, a esempio, La valle dei ladri (2014) di Ermanno Cavazzoni, A perdifiato. Il ciclo delle stelle (2018) di Mauro Covacich, Riportando tutto a casa (2009) di Nicola Lagioia, La ragazza con la Leica (2017) di Helena Janeczek, Leggenda privata (2017) di Michele Mari, La gemella H (2014) di Giorgio Falco, Sirene (2007) di Laura Pugno, Il tempo materiale (2008) di Giorgio Vasta, Violazione (2012) e Il dono di Antonia (2020) di Alessandra Sarchi, Works (2016) di Vitaliano Trevisan, La prima verità (2016) di Simona Vinci, Troppi paradisi (2006) di Siti, La vita al tempo di pace (2013) e Lo stradone (2018) di Francesco Pecoraro, Milano è una selva oscura (2010) di Laura Pariani, Le vite potenziali (2018) di Francesco Targhetta, Il cuore non si vede (2019) di Chiara Valerio o Sommersione (2020) di Sandro Frizziero. Si possono dunque intravvedere, nelle opere di valore, alcune interessanti linee di continuità con i modelli del Novecento quanto a temi, lingua, tecniche narrative, costruzione delle voci narranti e gestione della temporalità. Uno degli intenti del volume è appunto segnalare, al di là dell’elenco dei lemmi, questi snodi e questi incroci in una mappa potenziale, in un lavoro da compiere, affidato ai lettori: non a caso il titolo è Per un dizionario… (e quella preposizione allude a un progetto necessariamente incompiuto).

Emanuele Zinato insegna Letteratura contemporanea all’Università di Padova

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