Pasternak e Ivinskaja. Il viaggio segreto di Živago, Paolo MancosuProf. Paolo Mancosu, Lei è autore del libro Pasternak e Ivinskaja. Il viaggio segreto di Živago edito da Feltrinelli: perché si può considerare la pubblicazione del Dottor Živago nel 1957 uno degli eventi chiave della storia culturale del ventesimo secolo?
Possiamo citare due ordini di eventi per chiarire il perché la pubblicazione del Dottor Živago è uno degli avvenimenti chiave della storia culturale del Novecento. Il primo è di ordine globale e consiste nel fatto che la pubblicazione del Dottor Živago è il caso politico-letterario più complesso del ventesimo secolo. Non è un’esagerazione. Ci sono stati naturalmente altri casi letterari nel ventesimo secolo che hanno avuto importanti ripercussioni sociali (due esempi tra tutti, il processo dell’Ulisse di Joyce e il processo e la condanna dei lavori di D. H. Lawrence) o addirittura di politica internazionale (pensiamo alle conseguenze della pubblicazione dei Versi Satanici di Salman Rushdie) ma nulla si avvicina per complessità al caso del Dottor Živago.

Intervengono nella vicissitudine della pubblicazione naturalmente l’autore, le persone che portano diverse copie del dattiloscritto in occidente, e gli editori che pubblicarono il testo (che in Unione Sovietica non venne pubblicato fino al 1988). Ma sono coinvolti nella faccenda capi di stato, i servizi segreti delle due nazioni che si dividono il controllo del globo (KGB e CIA), i servizi segreti di altri paesi (quello olandese e probabilmente quello britannico), il Vaticano, la nomenclatura del Partito Comunista Sovietico e quella del Partito Comunista Italiano (sia Chruščëv che Togliatti intervengono negli eventi), gruppi importanti di fuoriusciti antibolscevichi e via dicendo. Quindi direi che a livello globale il caso del Dottor Živago non ammette paragoni. C’è poi un livello più locale, se vogliamo, determinato in maniera spazio-temporale. Il caso del Dottor Živago comincia a diventare un evento internazionale nel momento in cui Pasternak affida a Sergio d’Angelo, che fungeva da scout letterario per la casa editrice Feltrinelli a Mosca, un dattiloscritto del romanzo che ha appena terminato. Siamo nel Maggio 1956. Chruščëv tre mesi prima ha fatto un discorso esplosivo al ventesimo congresso del PCUS dove ha rivelato i retroscena della dittatura staliniana e ha duramente messo in questione il mito di Stalin. Questo discorso crea entusiasmo nelle destre e scompiglio nelle sinistre ma al tempo stesso dà speranza che gli anni bui dello stalinismo possano essere superati e l’Unione Sovietica possa diventare portatrice di ideali di socialismo che rispettino le autonomie nazionali. Questi sogni si infrangono a seguito della dura repressione dei moti ungheresi del novembre 1956. Questi eventi sono legati a doppio filo con la pubblicazione del Dottor Živago.

Giangiacomo Feltrinelli, giovane editore comunista, si schiera a favore degli insorti ungheresi e quando vede repressa nel sangue la rivolta ungherese decide che il momento è arrivato di trovare una via al comunismo che non sia dettata dagli interessi sovietici. La sua decisione di pubblicare il Dottor Živago è un segno di profondo disaccordo politico con l’URSS. Con questa decisione, molto coraggiosa per i tempi, Feltrinelli intese dare, come egli stesso disse, uno schiaffo all’URSS. Mentre la pubblicazione in Occidente del romanzo creò subito interessanti discussioni e polemiche, i sovietici riuscirono a tener nascosto ai loro cittadini il fatto che il romanzo di Pasternak era stato pubblicato in Italia nel novembre 1957. Fu solo dopo l’assegnazione del premio Nobel nell’ottobre 1958 a Pasternak che i sovietici pubblicarono i passaggi dell’opera (ma non l’opera stessa) che essi ritenevano antisovietici. Quindi a livello locale la pubblicazione del Dottor Živago è un’importante aspetto, della guerra fredda culturale. Essa coincide con la scissione delle sinistre rispetto ai cosiddetti fatti d’Ungheria e dà inizio al fenomeno del samizdat, ossia la pubblicazione di testi sovietici vietati in patria che vengono trafugati in Occidente e pubblicati da editori occidentali (in russo e/o in traduzione).

Quali vicende portano alla pubblicazione del grande capolavoro da parte della casa editrice Feltrinelli?
Come ricordato nella risposta alla domanda precedente, la casa editrice Feltrinelli riceve il dattiloscritto agli inizi di giugno del 1956 da parte di Sergio d’Angelo. Verso la fine di aprile del 1956 Sergio d’Angelo, che lavorava a radio Mosca, lesse in un bollettino interno che Pasternak aveva completato il suo romanzo Il dottor Živago e che la sua pubblicazione era imminente. Incuriosito dalla notizia si mise in contatto con Milano e ricevette istruzioni di cercare di procurarsi le bozze del libro o una copia manoscritta. Fu così che con l’aiuto di un amico d’Angelo andò a visitare Pasternak il 20 maggio 1956 e gli prospettò la pubblicazione del romanzo in Italia con Feltrinelli. Aggiunse anche che non vedeva quali problemi potessero sorgere con le autorità sovietiche dato che Feltrinelli era un editore comunista. Pasternak che aveva abbandonato le speranze di vedere il romanzo pubblicato in patria in quel momento decise di accettare. Se il romanzo non poteva uscire in Unione Sovietica che almeno vedesse la luce all’estero. Consegnò quindi a d’Angelo un dattiloscritto del Dottor Živago che d’Angelo portò a Berlino, dove aveva alcune pratiche da sbrigare per il rinnovo del suo passaporto. Feltrinelli va direttamente a incontrare d’Angelo a Berlino e, ottenuto il dattiloscritto, lo porta a Milano dove chiede ad uno dei nostri migliori slavisti, Pietro Zveteremich, di leggerlo e dargli un parere. Zveteremich non ha dubbi e raccomanda la pubblicazione. Più tardi dirà “Non pubblicare un libro simile costituisce un delitto contro la cultura”.

Tra il giugno 1956 e la pubblicazione in italiano nel novembre 1957 gli eventi si succedono a ritmo veloce. Il KGB informato che il dattiloscritto di Pasternak ha lasciato l’Unione Sovietica informa il Comitato Centrale del PCUS che si adopera perché il dattiloscritto rientri in patria e Feltrinelli rinunci all’idea di pubblicare. Inizialmente i sovietici fanno pressione sul PCI che, attraverso Togliatti ed altri personaggi di spicco della direzione, cerca di convincere Feltrinelli a desistere dal progetto di pubblicazione. Si tenga conto che Feltrinelli sovvenzionava ampiamente il PCI e che quindi c’erano parecchi interessi in gioco. Se inizialmente Feltrinelli cercava una soluzione che potesse andar bene anche ai sovietici, dopo la repressione sovietica in Ungheria nel novembre 1956 matura una linea di decisa avversione nei confronti dei sovietici. Visto l’atteggiamento poco disponibile di Feltrinelli i sovietici cambiano tattica e cercano di prender tempo. Lo fanno facendo firmare a Pasternak, nel gennaio 1957, un contratto per la pubblicazione del Dottor Živago in Unione Sovietica e costringono Pasternak a scrivere un telegramma a Feltrinelli per chiedere che la pubblicazione italiana non avvenga prima di quella russa. Pasternak però capisce gli intenti dei sovietici e chiede a Feltrinelli (non solo nel telegramma “ufficiale” scritto in un italiano dallo stile medievaleggiante ma anche in lettere private portate da corrieri amici) che assolutamente non si rimandi la pubblicazione oltre il primo settembre 1957. In realtà facendo firmare il contratto a Pasternak i sovietici sono finiti intrappolati nella loro stessa rete. Se c’è infatti un contratto in patria, sostiene Feltrinelli, allora nihil obstat ad una traduzione straniera. Fa così riprendere a Zveteremich il lavoro di traduzione a ritmi massacranti perché il romanzo possa uscire subito dopo l’edizione programmata in Unione Sovietica ed assicurarsi dunque il copyright. Ma a Mosca il lavoro editoriale che dovrebbe “edulcorare” il romanzo va a rilento (anche perché Pasternak è ricoverato in ospedale) e giunta l’estate si capisce che il romanzo non uscirà. Feltrinelli aveva già informato i sovietici che lui sarebbe andato avanti nella pubblicazione nel caso che questi ultimi non avessero rispettato la scadenza di settembre. A questo punto i sovietici passano ai modi duri. Pasternak parla di minacce “mortali” e viene costretto ad inviare dei telegrammi in russo a Feltrinelli e alle case editrici straniere, come Gallimard e Collins, a cui Feltrinelli aveva venduto i diritti di traduzione del romanzo, sostenendo che il romanzo aveva bisogno di ritocchi, che non era ancora pronto per la pubblicazione e via dicendo.

Quello che i sovietici non sapevano era che Pasternak, nel novembre 1956, aveva fatto recapitare a Feltrinelli un messaggio (che raggiunge Feltrinelli passando per le mani di Hélène Peltier, Franco Venturi e Leo Valiani) dicendo che nella loro comunicazione gli unici messaggi veritieri sarebbero stati quelli in francese; quelli non in francese (ed in particolare in russo) dovevano essere considerati come estorti. E così i vari telegrammi di Pasternak, con grande rabbia dei sovietici, non sortiscono alcun effetto. In ottobre, il mese prima della pubblicazione in Italia, si gioca l’ultima carta. Arriva in Italia Aleksei Surkov, segretario dell’Unione degli Scrittori Sovietici, che si reca a Milano per incontrare Feltrinelli e fargli capire che si deve piegare. L’incontro, descrittomi da Inge Feltrinelli, va avanti per tre ore con urla che rimbombano per i piani di via Andegari dove ha sede la casa editrice. A Surkov, che gli sventola i telegrammi di Pasternak sotto il naso, Feltrinelli risponde che sa benissimo come si ottengono documenti del genere. Surkov, che più tardi Feltrinelli descriverà come una iena cosparsa di sciroppo (C. Feltrinelli, Senior Service, 1999, p.135), è costretto a tornare a Mosca senza aver ottenuto il minimo risultato. Il 15 novembre viene stampata a Milano la prima edizione mondiale del Dottor Živago che arriva in libreria il 22 novembre. Le edizioni della Gallimard e quelle della Collins, in francese e inglese, appaiono a giugno e settembre 1958 rispettivamente.

In Živago nella tempesta il racconto si ferma alla morte di Pasternak, il 30 maggio 1960: quali interrogativi chiarisce nel Suo nuovo libro?
Il conflitto tra il Partito Comunista Sovietico e Boris Pasternak riguardo al Dottor Živago non finì quando l’autore vinse il premio Nobel (Ottobre 1958) e neanche dopo la sua morte. Dopo il premio Nobel i sovietici lo umiliarono e lo ridussero in miseria. Dopo la sua morte se la presero con Ol’ga Ivinskaja, la sua assistente letteraria, compagna, e la musa per la Lara del romanzo, condannandola, insieme alla figlia, ad otto anni di campo di lavoro per aver accettato le royalty che provenivano dai guadagni dell’autore in Occidente. Questi sono fatti noti ma quello che non si sapeva prima delle mie ricerche negli archivi della casa editrice Feltrinelli erano i retroscena e gli eventi che portarono alla condanna della Ivinskaja e di sua figlia, Irina Emel’janova. Nella seconda parte del mio nuovo libro studio in dettaglio alcuni drammatici episodi che ebbero luogo tra l’inizio della malattia finale di Pasternak (aprile 1960) e l’arresto di Olga Ivinskaja (agosto 1960). Il 15 aprile 1960 Pasternak aveva firmato un ‘testamento’ a favore della Ivinskaja dandole il controllo di tutti i suoi diritti d’autore in Occidente provenienti dalla vendite del Dottor Živago e dell’Autobiografia. Inoltre Pasternak le dava il controllo editoriale di tutte le sue pubblicazioni in Occidente. Questo ‘testamento’ (in realtà una delega) era stato affidato già in aprile ad una coppia di coniugi comunisti, Giuseppe e Mirella Garritano, che avrebbero dovuto consegnarlo a Feltrinelli subito dopo il loro ritorno in Italia previsto nel giugno 1960. Pasternak muore il 30 maggio 1960. Prima di lasciare Mosca, dove Giuseppe Garritano aveva lavorato per l’Unità, i Garritano ricevono, in qualità di giornalisti ‘amici’, un viaggio premio nel Caucaso. Durante il viaggio il ‘testamento’ ed altri preziosi documenti spariscono in circostanze misteriose. A partire da allora le ipotesi più fantasiose sono state proposte riguardo alla natura del ‘testamento’ e alle sue vicissitudini. Usando i materiali inediti provenienti dagli archivi Feltrinelli ed altre fonti d’archivio russe, sono riuscito a ricostruire gli eventi connessi al ‘testamento’ e che fine abbia fatto. L’intero episodio della condanna della Ivinskaja e di sua figlia è di grande interesse in quanto mostra come il regime sovietico cercasse di recuperare alle glorie della letteratura sovietica Boris Pasternak, cercando al tempo stesso di giustificarne gli “errori ideologici”, e specialmente quelli contenuti nel Dottor Živago, come dovuti alla cattiva influenza dell’avventuriera Ivinskaja. La Ivinskaja divenne quindi un capro espiatorio e finì per subire con la figlia la condanna che, per ragioni politiche, i sovietici non erano riusciti ad infliggere a Pasternak.

Tutto questo emerge anche dall’esplorazione, anche questa basata su fonti d’archivio mai utilizzate prima d’ora, della campagna occidentale, protrattasi dal 1960 al 1964, volta a persuadere i sovietici a liberare la Ivinskaja e sua figlia o quanto meno a ridurre la durata della condanna. La campagna che infastidì i sovietici maggiormente fu quella che portarono avanti gli inglesi (usando sia il PEN Club che un comitato segreto, di cui faceva parte Bertrand Russell, che cercava di influenzare direttamente le autorità sovietiche). Questa è una parte interessante della storia perché mostra quali fossero le dinamiche, in un clima di piena guerra fredda, che si cercava di utilizzare per portare a soluzione un problema in cui, per poter avere una minima chance di successo, i personaggi di spicco che facevano pressione sulle autorità sovietiche dovevano essere percepiti dai sovietici stessi come facenti parte del fronte ‘amico’. Nella prima parte del libro mi occupo invece della storia dei dattiloscritti che Pasternak inviò in occidente tra il 1956 ed il 1957 ed il ruolo che essi giocarono nella pubblicazione del Dottor Živago. Ritornerò su questo punto più sotto.

Di quale importanza sono la storia d’amore tra Pasternak e Ol’ga Ivinskaja e il destino della donna per la vicenda editoriale del Dottor Živago?
La storia d’amore tra Pasternak e Ol’ga Ivinskaja è di grande importanza per varie ragioni. La prima, forse la più fondamentale, è il ruolo determinante che la relazione con Ol’ga Ivinskaja gioca nella vita emotiva ed intellettuale di Pasternak. Si erano conosciuti nel 1946 e la relazione continuò fino alla sua morte nonostante Pasternak fosse sposato. Già nel 1949 la Ivinskaja venne arrestata e mandata in un campo di lavoro senza che fosse ben chiaro il capo d’imputazione. Ciò che è chiaro è che negli interrogatori si cercò di farle dichiarare che Pasternak nutriva sentimenti antisovietici e che intratteneva rapporti con dei diplomatici britannici. La Ivinskaja difese Pasternak e fu condannata a quattro anni di campo di lavoro da dove ritornò nel 1953, poco dopo la morte di Stalin. Pasternak, in varie lettere ai suoi corrispondenti, insisteva sul coraggio mostrato dalla Ivinskaja in quel frangente e su come fosse lei l’ispirazione per la Lara del Dottor Živago. In una lettera del 7 maggio 1958 a Renate Schweitzer scriveva: “L’hanno messa in carcere per colpa mia, perché secondo la polizia segreta era lei la persona che più mi era cara; ha subito interrogatori estenuanti, è stata minacciata, e hanno cercato di ottenere da lei dichiarazioni sufficienti a intentare un processo contro di me. Al suo eroismo e alla sua fermezza io devo la vita, ed è stato solo per merito suo se in quegli anni non mi hanno mai toccato.” Nella stessa lettera Pasternak confidava alla signora Schweitzer che Ol’ga era il modello in carne e ossa della Lara nel Dottor Živago (“Sie ist die Lara des Werkes”). Una seconda ragione per cui la Ivinskaja è importante nella storia della pubblicazione del romanzo è che funge anche da assistente di Pasternak e spesso lo rappresenta sia in incontri con importanti politici sovietici sia nelle operazioni clandestine (contatti personali, corrispondenza, emissione di ricevute per denaro ricevuto dall’estero etc.) con vari contatti occidentali (amici, corrieri, editori). Pagherà molto caro questo suo ruolo. La condanna a otto anni (tre per la figlia Irina) fu poi commutata a quattro anni (e ad un anno e mezzo per la figlia Irina).

Ol’ga racconta la sua storia con Pasternak in un avvincente libro di memorie tradotto anche in italiano Prigioniero del tempo. La mia vita con Boris Pasternak (Bompiani 1978). Tuttavia il libro era stato completato a Mosca nel 1975 in piena epoca sovietica e su varie questioni (inclusa la storia del ‘testamento’) la Ivinskaja aveva interesse ad occultare alcuni fatti importanti mentre di altri era lei stessa all’oscuro. Il mio contributo consiste anche in questo lavoro di scavo dentro le memorie della Ivinskaja; lavoro che ho potuto effettuare grazie ad una ricca messe di documenti – in particolare un’estesa corrispondenza, preservata negli archivi della casa editrice Feltrinelli, tra Giangiacomo Feltrinelli, Ol’ga Ivinskaja ed il giornalista tedesco Heinz Schewe che si svolge nel periodo che va dalla morte di Pasternak il 30 maggio fino all’arresto di Ol’ga nell’agosto del 1960.

Quali peripezie affrontarono i sette dattiloscritti che Pasternak inviò in Occidente nella speranza che almeno uno trovasse la via della pubblicazione?
Živago nella Tempesta (Feltrinelli, 2015) è la traduzione del mio Inside the Zhivago Storm pubblicato negli Annali della Fondazione Feltrinelli nel 2013. È stato dunque nel 2013 che ho pubblicato per la prima volta la totalità dei documenti Pasternakiani (fino alla morte di Pasternak nel maggio 1960) preservati negli archivi della casa editrice Feltrinelli. Inoltre, nella seconda parte del libro, dimostravo, utilizzando altri materiali da archivi statunitensi (ma non della CIA) che tutte le edizioni occidentali del testo in russo del Dottor Živago pubblicate tra il 1958 ed il 1964 si originavano da una pubblicazione pirata in russo del Dottor Živago preparata dalla CIA e mettevo in luce, sulla base dei documenti, il ruolo attivo giocato da quest’ultima nella vicenda. La mia teoria monogenetica delle edizioni in russo occidentali confutava le teorie plurigenetiche che invece dominavano la letteratura fino a quell momento. Questo lavoro investigativo mi è valso un bel riconoscimento da parte della New York Review of Books che descriveva il libro come un “tour de force of literary detection worthy of a scholarly Sherlock Holmes.” Nel 2014, quindi successivamente alla pubblicazione del mio libro, la CIA, che mai aveva ammesso la sua partecipazione nel caso Živago, desecretizzava ben 99 documenti che documentavano ampiamente il suo ruolo nella pubblicazione della cosiddetta edizione Mouton del testo russo del Dottor Živago – testo che venne distribuito clandestinamente alla fiera universale di Bruxelles nel settembre 1958. I documenti desecretizzati dalla CIA sono purtroppo censurati (i nomi di persona sono omessi così come lo sono altre informazioni importanti) e quindi ci lasciano all’oscuro di parecchi fatti. Nel mio libro Zhivago’s Secret Journey: from typescript to book (Hoover Press, Stanford, 2016), che costituisce la prima parte del mio nuovo libro in italiano, affrontavo il problema di determinare quale dei tanti dattiloscritti mandati in occidente da Pasternak fosse arrivato nelle mani della CIA e chi lo avesse fornito alla CIA. Boris Pasternak finì di scrivere il Dottor Živago nel 1955. Tra il maggio 1956 e il settembre 1957 mandò sette dattiloscritti in occidente attraverso delle persone fidate. Ma prima di cominciare la mia ricerca in realtà si ignorava quanti fossero i dattiloscritti che Pasternak aveva mandato in occidente, come vi fossero arrivati, quale fosse stato il loro ruolo nella pubblicazione del Dottor Živago (ad eccezione del dattiloscritto che arrivò a Feltrinelli) e che fine avessero fatto i dattiloscritti. Per aggirare la censura dei documenti desecretizzati dalla CIA mi proposi di ritrovare i dattiloscritti ed attraverso un’analisi filologica di determinare quale dei dattiloscritti fosse la fonte dell’edizione Mouton. Poi una volta individuato il dattiloscritto avrei potuto procedere all’individuazione di chi potesse averlo verosimilmente passato alla CIA.

La difficoltà consisteva prima di tutto nel rintracciare il ruolo ed il destino dei dattiloscritti attraverso la corrispondenza intrattenuta dagli attori protagonisti della vicenda e dalle poche testimonianze che si potevano ancora evincere da coloro che erano ancora in vita e potevano ancora fornire elementi preziosi. Si trattava inoltre di determinare l’esatta locazione e fotografare ogni dattiloscritto prima di poter effettuare l’analisi comparativa. Tutto questo comportava una sfida non indifferente ed una probabilità di insuccesso altissima. Attraverso viaggi negli USA, in Francia, in Polonia, in Inghilterra ed in Italia sono riuscito fortunatamente a localizzare i dattiloscritti, alcuni dei quali non si sapeva neanche esistessero perché il ricevente si guardava bene dal rivelare che possedeva un documento così scottante. Come ho detto i dattiloscritti furono sette: uno arrivò in Italia da Feltrinelli e sta ancora a Milano; due arrivarono a Oxford in Gran Bretagna; due in Francia, uno in Polonia ed uno negli Stati Uniti. Rintracciare i dattiloscritti e ricostruire la storia di come arrivarono in occidente, chi li lesse, che uso ne fu fatto, e che fine avessero fatto, ha richiesto la consultazione di documenti in otto lingue in più di venti archivi tra Stati Uniti, Russia, Polonia, Germania, Italia, Francia, e Gran Bretagna. Il risultato dell’analisi filologica ha dimostrato che il dattiloscritto che arrivò alla CIA era uno dei due dattiloscritti di Oxford (che sono identici) e la ricostruzione storica degli eventi ha permesso di individuare in George Katkov colui che quasi sicuramente inviò alla CIA il dattiloscritto che servì per l’edizione pirata. Katkov, fuoriuscito russo e docente alla Università di Oxford, possedeva uno dei due dattiloscritti che stavano ad Oxford e della cui esistenza non si sapeva niente fino a quando non ebbi la fortuna di rintracciarlo – il manoscritto, non lui che era morto già da molto – a casa della figlia nel 2014.

A quali fonti si è rivolto per il Suo studio?
Le fonti per un lavoro di questo genere sono di due tipi. Anzitutto le fonti pubblicate attinenti a Pasternak ed al caso Pasternak. Queste comprendono le biografie e gli studi su Pasternak, le sue opere complete (inclusa la corrispondenza), i libri di memorie di Ol’ga Ivinskaja e della figlia Irina Emel’janova, ed i ricordi e gli scambi epistolari pubblicati dai colleghi russi e dagli amici occidentali. Ma si possono poi aggiungere a questi testi quelli in cui il caso Pasternak appare tra le righe, come i resoconti di Daniele Ponchiroli sulle riunioni editoriali della casa editrice Einaudi nel 1956-7 recentemente pubblicati in La parabola dello Sputnik. Diario 1956-58 (Scuola Normale Superiore, Pisa, 2018). Ovviamente ci sono poi le fonti utili per la ricostruzione del periodo della guerra fredda, sia di storia della letteratura che di storia del ventesimo secolo (il disgelo, la guerra fredda culturale, i moti insurrezionali in Polonia ed Ungheria etc.). Tutta questa letteratura secondaria, che include naturalmente anche moltissimi articoli dalle riviste dell’epoca ed altri testi, corrisponde al patrimonio già acquisito (ma che va ben studiato e rivalutato costantemente alla luce delle nuove ricerche). Le altre fonti sono quelle d’archivio non pubblicate ed in molti casi mai esaminate prima da altri studiosi. La fortuna ha voluto che Carlo Feltrinelli mi abbia dato accesso esclusivo alle carte Pasternakiane custodite negli archivi della Casa Editrice Feltrinelli, che si sono rivelate un incredibile tesoro, ma molti degli altri archivi che ho consultato per la mia ricerca erano in mani private e non si sapeva esistessero prima che andassi a stanare la preda. Un caso fra tutti l’archivio di George Katkov custodito dalla figlia in uno scatolone nel garage di casa sua a Oxford. Di Katkov non si conosceva nè l’importante ruolo che ebbe a giocare nel caso Pasternak, nè che ci fosse un suo lascito in mani private, nè che avesse posseduto una copia dattiloscritta del romanzo inviatagli dallo stesso Pasternak. E questo caso non è unico. A queste fonti vanno poi aggiunti i miei scambi epistolari e le conversazioni personali con alcuni protagonisti del caso Pasternak come Sergio d’Angelo, Elena Vladimirovna Pasternak, Irina Emel’janova, Georges Nivat e Jacqueline de Proyart.

Quale attualità mantiene il Dottor Živago?
La critica letteraria è sempre stata divisa sulla qualità artistica del Dottor Živago. Penso che questa discussione continuerà e non si pacificherà. Ma l’importanza del romanzo come testimonianza storica di una voce che è riuscita a mantenere una sua integrità, in un momento storico in cui pensare con la propria testa aveva conseguenze spesso mortali, non tramonterà mai. Il romanzo rimane un classico che nuove generazioni sapranno far loro e leggere alla luce delle proprie circostanze perché i temi in esso affrontati sono universali e senza tempo.

Paolo Mancosu è Willis S. and Marion Slusser Professor of Philosophy all’Università della California a Berkeley. È l’autore di numerosi saggi e libri di logica e di filosofia della logica e della matematica. È inoltre l’autore di quattro libri in inglese sulla storia della pubblicazione del Dottor Živago. In italiano sono apparsi Živago nella tempesta (Feltrinelli, 2015) e Pasternak e Ivinskaja. Il viaggio segreto di Živago (Feltrinelli 2020). Durante la sua carriera ha insegnato alle università di Stanford, Oxford e Yale. Nel 2018 ha ricevuto il premio alla carriera (Humboldt Preis) dell’Alexander von Humboldt Stiftung ed è stato insignito del Prix Jean Cavaillès.

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