“Partita a tre. Dove va l’economia del mondo” di Paolo Guerrieri

Sen. Prof. Paolo Guerrieri, Lei è autore del libro Partita a tre. Dove va l’economia del mondo edito dal Mulino: qual è il quadro economico-politico internazionale attuale?
Partita a tre. Dove va l'economia del mondo, Paolo GuerrieriL’economia mondiale è da tempo in una fase di transizione, che non è retorico definire epocale. È caratterizzata dal passaggio dall’assetto bipolare del passato (Stati Uniti – Europa) e dall’ordine che lo governava – il cosiddetto sistema di regole e istituzioni multilaterali di Bretton Woods – all’attuale configurazione multipolare dominata da grandi poli e macroaree (Nord America, Europa, Cina e Asia del Pacifico), dove i rapporti di forza nelle relazioni economiche internazionali sono arrivati a contare quanto e più delle regole. Più di recente, la crisi pandemica ha reso oltremodo incerto il futuro dell’economia del mondo, rendendo ancora più complesso il corso degli eventi e aumentando gli interrogativi sui possibili scenari dell’era post-pandemica. Basta guardare a quanto sta avvenendo sul fronte della lotta alla pandemia e alla somministrazione dei vaccini, per una conferma. I grandi paesi si sono mossi in ordine sparso e in una logica particolaristica e nazionalistica.

Il cuore di questa crescente frammentazione del quadro economico internazionale è rappresentato dall’aspro scontro in corso da qualche anno tra Stati Uniti e Cina, inaspritosi nell’era Covid e destinato a continuare anche sotto l’Amministrazione Biden. E non vi è dubbio che esso rappresenti sia oggi che in una prospettiva futura la più seria minaccia all’evoluzione dell’economia mondiale, con possibili conseguenze negative di vasta portata di ordine macroeconomico, tecnologico e commerciale. Il problema chiave è, dunque, come riuscire a scongiurare la degenerazione di tale confronto. A questo riguardo, nel libro vengono proposti alcuni scenari sulla configurazione del sistema economico globale con riferimento agli anni post-pandemia.

L’interrogativo chiave per il futuro non è tra globalizzazione o deglobalizzazione ma su quale nuova configurazione l’economia globale assumerà nei prossimi anni. L’era post-Covid decreterà la fine di quell’impetuosa fase della globalizzazione ‘senza regole’ che ha caratterizzato gli ultimi decenni, per i mutati equilibri globali e per il diffuso malcontento di larghi strati della popolazione, inclusi vasti segmenti del ceto medio, che hanno visto aumentare le disuguaglianze e peggiorare le loro condizioni di vita.

Un primo scenario ipotizzabile contempla un’accelerazione e rafforzamento di dinamiche già in essere ovvero un assetto tripolare dell’economia mondiale caratterizzato da reciprocità e tensioni crescenti nei rapporti tra le maggiori aree e paesi, a seguito del venir meno di vere leadership e di una reale capacità di governo multilaterale. In questa prospettiva, l’aspro confronto tra Stati Uniti e Cina continuerebbe a dominare la scena e diverrebbe un confronto strategico a tutto campo, tra il ‘capitalismo democratico-liberale’ americano e il ‘capitalismo politico-autoritario’ cinese.

Ma questo primo scenario non è affatto scontato. L’economia mondiale resta fortemente interdipendente e l’elenco dei cosiddetti ‘beni pubblici’ globali (lotta alle pandemie, clima e ambiente, sicurezza digitale, stabilità finanziaria, etc.) è lungo e articolato. Quanto sta accadendo dallo scoppio della pandemia potrebbe offrire – in un secondo scenario – l’opportunità di riscoprire e ripensare nuove politiche di cooperazione tra paesi all’insegna di un ‘nuovo multilateralismo’ in grado di tener conto dei nuovi confini dell’economia globale. Alcune direzioni lungo cui muoversi vengono mostrate nel libro. Decisivo, al riguardo, sarebbe il ruolo di una rinnovata alleanza tra Europa e Stati Uniti.

Quale ruolo per l’America di Biden?
La Presidenza Biden rappresenta senza dubbio una grande discontinuità rispetto agli anni di Trump. Joe Biden è un internazionalista convinto e pragmatico. Si sta già impegnando, dopo gli anni di isolamento americano a seguito dell’erratica strategia estera di Trump, a rivalutare il ruolo degli accordi multilaterali e della complessa rete di alleanze degli Stati Uniti, in Europa e Asia. A partire dalle politiche ambientali l’eredità di Trump è stata presto cancellata. L’America è rientrata, già dal primo giorno della nuova Amministrazione, nell’ambito dell’accordo di Parigi del 2015 che continua a rappresentare, con tutti i suoi limiti, il riferimento obbligato nella prospettiva di una decarbonizzazione diffusa a livello globale.

La Presidenza Biden sta aprendo dunque prospettive nuove e incoraggianti a livello economico internazionale. Ma un ritorno agli equilibri del passato non è ipotizzabile. Per la presenza e il ruolo della Cina innanzi tutto. L’Amministrazione Biden ha finora proseguito nella linea dura con Pechino, peraltro sostenuta da entrambi gli schieramenti politici americani. L’approccio di Biden parte dalla consapevolezza dei fallimentari risultati della politica di Trump e vuole dare maggiore enfasi alle alleanze con le democrazie europee e asiatiche. Lo schema progettato è quello di un confronto duro e senza sconti sulle questioni di sicurezza e nella denuncia delle violazioni dei diritti fondamentali da parte della Cina, quali la repressione a Hong Kong e gli abusi nello Xinjiang, come si è visto anche nel recente viaggio di Biden in Europa. Lasciando spazio, comunque, all’eventuale cooperazione con Pechino sui temi di carattere globale, quali il cambiamento climatico, la lotta alla pandemia, la cybersicurezza. Anche se non è affatto chiaro, per ora, come si riuscirà a tenere distinti questi diversi livelli di confronto con la Cina, evitando che interagiscano e spingano per uno scontro a tutto campo.

Sulla competizione tecnologica il confronto resterà duro e senza esclusione di colpi, in quanto la posta in gioco in questo caso è la conquista della leadership strategica globale. Una scelta politica di difficile attuazione continua a essere quella di un ‘decoupling’ tecnologico, perché destinato a generare più costi che benefici, vista l’elevata interdipendenza economica che lega gli Stati Uniti alla Cina.

Va al altresì osservato che se la Cina ha certamente riscosso in questi ultimi anni indubbi successi, domestici e internazionali, è ancora presto per ipotizzare un rapido incontrastato dominio cinese nel mondo. Nel libro si sottolineano le molteplici sfide che la Cina dovrà fronteggiare per salvaguardare e accrescere la prosperità economica raggiunta.

L’altro interrogativo riguarda le capacità di tenuta di un fronte di alleati così eterogeneo quale l’insieme dei paesi democratici nel confronto da sostenere coi sistemi autoritari. Il ‘fronte delle democrazie’ proposto da Biden non convince alcuni paesi, tra cui molti europei, mentre altri potrebbero essere attratti più dalle opportunità di affari con la Cina che dalla difesa di comuni interessi strategici. A questo riguardo, un ruolo davvero importante avrà il successo o meno di una rinnovata alleanza transatlantica, tra Stati Uniti ed Europa.

Per riassumere, nel libro si afferma che i problemi domestici continueranno comunque ad occupare il maggiore spazio dell’Agenda di Biden in questa prima fase, anche in vista dell’elezioni americane di mid-term nel prossimo anno. Sul fronte esterno, è prevedibile che Washington tornerà ad avere un ruolo importante nel rilancio della cooperazione internazionale, senza poter assicurare, tuttavia, una leadership globale come in passato. Molto dipenderà anche dalle scelte e comportamenti degli altri attori, in una economia mondiale che appare sempre più frammentata e multipolare, come si è già osservato.

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Partita a tre. Dove va l'economia del mondo
  • Editore: Il Mulino
  • Autore: Paolo Guerrieri
  • Collana: Contemporanea
  • Formato: Libro in brossura
  • Anno: 2021

Quale ruolo potrebbe avere l’Europa per il futuro dell’economia mondiale?
Il ruolo che l’UE potrebbe giocare nei prossimi anni potrebbe essere assai rilevante – come si afferma nella terza parte del volume – dopo la svolta storica avvenuta in risposta alla crisi pandemica. Sempre che l’Europa sappia fronteggiare nei prossimi due o tre anni le nuove sfide poste al suo interno e in campo internazionale dal nuovo contesto globale, mantenendo e rafforzando la coesione tra i paesi membri.

Per l’Europa il decennio che ha fatto seguito alla grande crisi economico finanziaria del 2008-2009 è stato denso di crisi e difficoltà. Nel libro vengono ricordate e ricostruite la crisi dell’euro, gestita in maniera maldestra, gli afflussi migratori, la Brexit, l’avanzata delle forze populiste ed euroscettiche un po’ ovunque nell’area europea e poi i ripetuti scontri con l’Amministrazione americana guidata da Donald Trump. Tutti fronti che hanno stravolto assetti e alleanze internazionali su cui si era saldamente poggiata la costruzione dell’Europa negli ultimi decenni.

Più di recente, la crisi pandemica ha offerto all’UE l’occasione di una svolta davvero epocale. Fin dai primi mesi dell’anno scorso, l’UE si è mossa con tempestività, a differenza dei ritardi e degli errori con cui aveva gestito la crisi dell’euro negli anni 2009-2012, e ha dispiegato misure e interventi senza precedenti e in grado di mobilitare un grande ammontare di risorse, tra cui il programma Next Generation EU (RRF) che potrebbe davvero cambiare il volto dell’economia europea.

Si è parlato di un ‘momento hamiltoniano’ dell’Europa, con riferimento all’innovativo programma varato e alla scelta di aver aperto le porte a un debito comune europeo. È in realtà troppo presto per parlare di una irreversibile svolta federale. Le identità nazionali restano molto forti e potranno tornare, come in passato, a giocare un ruolo di freno, a partire dalla Germania. Per scongiurare tale rischio, restano numerosi problemi da affrontare e risolvere nel prossimo futuro. A partire dalla consapevolezza che la crisi pandemica ha messo a nudo tutti i limiti del processo di integrazione economica e politica dell’Europa, che è rimasto a metà e va completato sotto molti aspetti, affrontando e vincendo alcuni passaggi decisivi come nei casi della riforma del Patto di stabilità e crescita (PSC), del completamento dell’Unione bancaria e della costruzione di una capacità fiscale comune.

Nell’era post Covid le due sfide più importanti e strettamente intrecciate sono l’una a livello domestico, ovvero il rilancio di una crescita sostenibile all’insegna del Green Deal, della digitalizzazione e dell’inclusione sociale; l’altra è a livello esterno, ovvero la ridefinizione della posizione e presenza dell’Ue nel nuovo sistema globale. Al riguardo, un ruolo fondamentale, come si afferma nel libro, potranno avere la definizione di una nuova autonomia strategica dell’Europa, a partire da una strategia comune verso la Cina, e una rinnovata alleanza transatlantica con l’America di Biden. Per contro, le divisioni tra paesi membri all’interno dell’Ue, che hanno fortemente indebolito in passato la formulazione di una politica internazionale europea, continueranno a porsi come il maggiore ostacolo.

Quali scenari si aprono per il nostro Paese?
Il nostro Paese ha ricevuto – come si osserva nell’ultima parte del libro – un’importante apertura di credito da parte dell’UE, ottenendo sulla carta più risorse di tutti nei programmi del NGEU e del RRF. Ed è questa una grande occasione per rilanciare la nostra economia, non c’è dubbio. Ma proprio perché tra i paesi maggiormente beneficiari delle risorse europee sull’Italia grava una particolare responsabilità.

Nel nostro caso nulla è scontato. Tutto dipenderà dalla nostra capacità di tornare a crescere stabilmente dopo oltre due decenni di ristagno. Una crescita socialmente e ambientalmente sostenibile, per aumentare dopo molti anni il benessere dei cittadini italiani. Ma anche per riuscire a gestire il grande macigno del nostro stock di debito pubblico, che è fortemente aumentato per fronteggiare la pandemia.

Il PNRR presentato a Bruxelles può rappresentare una importante bussola per orientare le politiche e misure da implementare, anche se esso va inserito in una strategia più complessiva, come osservato nel libro. Bisogna altresì essere consapevoli che il rispetto di modalità e tempi previsti per l’implementazione di investimenti e interventi inclusi nel Piano rappresenterà certamente un ostacolo da superare, di non poco conto. Ma le maggiori difficoltà deriveranno in realtà dall’attuazione delle riforme prospettate (pubblica amministrazione, giustizia, fisco, concorrenza). Quelle che non abbiamo saputo o voluto affrontare da svariati decenni. Mancando occasioni storiche altrettanto importanti. Saranno i modi in cui riusciremo a realizzare queste riforme di sistema che determineranno l’impatto delle risorse spese e, di qui, la possibilità o meno di raggiungere l’obiettivo per noi fondamentale che è quello di aumentare produttività e ritmi di crescita della nostra economia nei prossimi anni.

Per questa azione di rilancio non vi è dubbio che il contesto europeo e mondiale, che vi farà da cornice, giocherà un ruolo assai importante. Da tempo il nostro paese non è riuscito ad esprimere, se non per brevi tratti, una efficace politica complessiva di sostegno e promozione della nostra presenza economica in campo internazionale. Nel libro si afferma che in questa fase è assai importante connettere il rilancio dell’economia italiana al progetto geopolitico complessivo del nostro paese. Quanto alla nostra collocazione internazionale, se appare scontato un rinnovato e solido posizionamento nel campo europeista e atlantista, ciò non deve certo impedire di valorizzare pienamente il nostro ruolo centrale nell’area del Mediterraneo quale perno della presenza europea in questo fondamentale teatro.

Scelte fondamentali si pongono dunque oggi per il futuro del nostro paese. Un nostro fallimento vorrebbe dire non solo sprecare una opportunità unica per arrestare e invertire la tendenza al nostro declino, ma potrebbe compromettere il successo dell’intero programma europeo e, di qui, rimettere seriamente in discussione lo stesso processo di integrazione della UE. Il NGEU se realizzato con successo potrebbe avere un seguito e segnare così un vero e proprio cambio di paradigma nel processo di integrazione, conferendo all’Ue maggiori poteri e dotarla di risorse finanziarie più adeguate. Viceversa, esso potrebbe ridursi solo a un esperimento sfortunato e temporaneo dettato dall’emergenza, lasciando l’UE nell’incapacità di affrontare problemi economici e politici di cruciale importanza. La posta in gioco, dunque, è davvero molto alta.

Paolo Guerrieri è visiting professor presso la PSIA di SciencesPo (Parigi) e l’Università di San Diego, Business School, California (USA). Già Senatore nella XVII legislatura. Presidente del Consiglio Scientifico del CER e della Rivista Economia Italiana, Responsabile dell’Osservatorio di Politica Economica dell’AREL, Consigliere Scientifico dello IAI. È stato Visiting Professor all’University of California, Berkeley, ULB (Bruxelles), College of Europe (Bruges), Complutense (Madrid). Autore di numerosi volumi e articoli in materia dii economia internazionale, integrazione economica europea.

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