Parigi-Hammamet, Bettino CraxiNell’anniversario del ventennale dalla scomparsa, Mondadori pubblica un romanzo inedito di Bettino Craxi dal titolo Parigi-Hammamet.

Per quanto egli stesso si sforzi di ripetere, nella storia raccontata dal defunto leader socialista, è difficile non ravvisare elementi di realtà e interrogarsi su quanta verità esso celi: «Gli avvenimenti che sto per narrare sono assai singolari. Incredibili per eccesso di credibilità.» Difficile pure non riconoscere in Ghino lo stesso Craxi, che soleva firmare i suoi editoriali sull’Avanti con lo pseudonimo di Ghino di Tacco.

Ghino, la cui «presenza forte e palpabile fa incazzare o fa innamorare. Ghino appartiene alla categoria del tutto o niente: o lo si ama o lo si odia.»

«Quante volte abbiamo pensato, dopo qualche strano accidente, che l’unica spiegazione possibile fosse quella di un complotto internazionale? E quante volte abbiamo indicato nei servizi segreti americani, israeliani, russi, o altri ancora, gli attori e i registi di tutto ciò che ci cadeva rovinosamente addosso?
Nei momenti di particolare inventiva abbiamo evocato addirittura un super servizio segreto, una centrale mondiale, quasi una casa comune dei pochi padroni del mondo, dalla quale, talvolta, provengono senza ombra di dubbio ordini tremendi contro gli uomini e contro Dio.»

Karim, la voce narrante, poliziotto tunisino, viene chiamato da Ghino, ex presidente del consiglio italiano, a Parigi, dove vive la sorella e dove giunge accompagnato dalla famiglia. Ghino è oggetto di un complotto ordito per eliminarlo, ha paura e vuole essere protetto.

Una messe di omicidi colpiscono l’entourage di Ghino, il quale è egli stesso vittima di un tentativo di omicidio. Chi si nasconde dietro tutti quei feroci omicidi? «Sono gruppi della finanza internazionale, ebrei e non… non c’entrano la razza, la religione, la nazionalità… c’entra il delirio di potenza… Sono loro i cervelli della destabilizzazione europea e mediterranea. […] Debbono semplicemente modellare il mondo secondo le loro esigenze finanziarie e politiche… È una criminalità geniale, che vola alto… vuole scolpire popoli e nazioni come se fossero marmo grezzo» […] Il presidente è troppo ingombrante, ora più di prima… ha dato sempre fastidio a quella gente… E non solo perché si è sempre dimostrato filo-arabo..»

Ed eccoci al cuore del thriller che nasconde in realtà una lucida analisi geopolitica mondiale e ne svela i retroscena più sordidi e segreti: «Ci troviamo di fronte ad un’organizzazione multinazionale che ricorre anche a tecniche terroristico-eversive. La regia è nelle mani di un settore autonomo, non si sa se deviato, di lobbies finanziarie di Wall Street e della City di Londra. Il termine ricorrente “mucchio” è il nome in codice di questa specie di setta. L’equivalente termine in lingua greca antica è la parola koros. […] è accertato che questi gruppi sono in grado di determinare crolli repentini di qualsiasi valuta.
Nessuna banca centrale è in grado di resistere alla forza d’urto, a fini speculativi, rappresentata da miliardi di dollari che possono essere messi tutti insieme, d’improvviso, sul mercato. Non fanno del resto mistero dei loro propositi: parlano di interi popoli, usando termini come “bocconi ghiotti”; annunciano il mercato “globale” e la “globalizzazione” politico-istituzionale dell’intero globo; considerano l’identità e l’unità nazionale come ostacoli al mercato e si comportano come capi di uno Stato sovranazionale. […] La Russia è ancora una grande potenza ma gruppi statunitensi stanno approfittando della transizione per porsi come unici padroni del mondo. Non ci sta bene, e non dovrebbe star bene neppure a voi. Gli americani faticano a governare se stessi. Certo non possiamo affidar loro il governo del mondo.»

I vertici del “Mucchio” possono contare su «un esercito numeroso, ma non quantificabile, che agisce su contratto e che non conosce il retroscena strategico o pensa di combattere per chissà quale ideale. Qui c’è di tutto: mussulmani fondamentalisti, cristiani, ebrei, atei; tutte le nazionalità, insomma, vista l’enorme disponibilità di denaro attraverso il quale tutti possono diventare potenziali contrattisti, dal giornalista al magistrato, dal poliziotto all’agente segreto, dall’uomo politico al dirigente sindacale, dal killer professionista al rivoluzionario di professione. […] Francesi e italiani sono reclutati per lo più non nei servizi segreti, che in quei Paesi non esistono o sono stati distrutti o indeboliti, ma nell’ambito dell’informazione e della giustizia.

Non c’è alcun rapporto ufficiale con gli Stati, ma non è escluso un coinvolgimento di settori istituzionali degli Stati Uniti e della Germania unificata. […] La Germania odierna ha, di fatto, invaso di nuovo con la sua potenza economico-finanziaria Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria, Bulgaria, Romania, Ucraina, Polonia, Turchia, lambendo pericolosamente anche i territori asiatici dell’ex Unione Sovietica. Ad ovest, le basterà, magari sotto forma di alleanza, annettersi la Francia e il piano di Hitler sarà del tutto attuato, cinquant’anni dopo, senza bisogno dei panzer o di armi segrete. Da segnalare la responsabilità diretta del governo di Bonn, almeno per quanto riguarda la fase iniziale della tragedia, nelle guerre etnico-religiose nella ex Jugoslavia. […] Il Mucchio non tollera governabilità, stabilità e orgoglio nazionale, al quale contrappone separatismi, regionalismi, sovversivismo. Con ciò evita il pericolo di uno stabile e fruttuoso incontro tra Paesi europei e popoli nordafricani e medio-orientali, un nesso mortale per chi specula sulle tensioni religiose, culturali, politiche di questa parte del mondo.

Ghino è nel mirino sin dal caso di Abu Abbas. Non hanno dimenticato il suo comportamento. Il suo “no” secco alle richieste di consegnare Abbas, l’amicizia con Arafat, il sostegno alla causa palestinese. In certi ambienti di Washington, già qualche anno fa, sono risuonate minacce contro il presidente, minacce registrate dal mio servizio segreto.
Una di queste – “Gliela faremo pagare cara” – rende perfettamente l’idea.
Sarebbe la logica dell’occhio per occhio, dente per dente, aggravata dal fatto che il presidente costituiva un ostacolo autorevole al predominio incontrollato delle “grandi famiglie” italiane, agli affiliati alla “trilateral”, ai potentati collegati ai gruppi avventuristici della finanza internazionale.»

Ma c’è dell’altro: «L’ideologia troppo patriottica e pericolosamente orientata verso un’Europa dall’Atlantico agli Urali, una sorta di neogaullismo di sinistra che voleva un’Europa tendenzialmente amica del mondo arabo. Ghino considera la Tunisia come la sua seconda patria. Anche questo disturba. Anche questo è considerato un segnale. […] I documenti venuti per accidente in nostro possesso dimostrano che lo vogliono morto, per tre ordini di motivi:
– Ritengono che possa rivelare qualcosa sui membri italiani di Koros.
– Presumono un potere e relazioni forse superiori alla realtà attuale, specie con i Paesi arabi e del Terzo Mondo.
– Vogliono, comunque, spazzar via qualsiasi ombra che possa turbare od ostacolare le prospettive in atto e a medio termine in Italia e nella regione mediterranea.

Non c’è ombra di dubbio sul fatto che Koros stia appoggiando il fondamentalismo mussulmano per creare un grande disordine. In seguito, si agirà per distruggerlo con il consenso e la complicità delle restanti nazioni. Ciò, a costo di mettere a repentaglio la stessa esistenza dello Stato d’Israele, che, ai loro occhi, ha fallito come potenza imperiale capace di rendere inoffensivo il mondo arabo. […] sembrava fantapolitica, ma era la realtà.»

Come proteggere dunque Ghino? «Ghino non doveva tornare in Italia né rimanere in Francia.» Ecco allora la destinazione perfetta: la Tunisia. «Lì è la salvezza. Lì, la rigenerazione». Dalla trincea di Hammamet, Ghino avrebbe portato «avanti il suo discorso, sparando scomode verità in diverse direzioni.»

Ancora rivelazioni sui rapporti tra Ghino – alias Craxi – e l’URSS: «Ai russi non sarebbe dispiaciuta la leadership di Ghino, come a quest’ultimo non dispiaceva il bipolarismo, con l’Unione Sovietica a controbilanciare gli Stati Uniti. Fatto è che si attraevano e respingevano con uguale forza. Ghino non poteva passare sopra i diritti umani e le libertà negate nel Paese dei sovietici; il Cremlino non poteva perdonare il sostegno di Ghino ai dissidenti. Quel matrimonio, dunque, non fu celebrato.
Come capita agli amori abortiti, quando le affinità elettive tra un uomo e una donna si disperdono e le persone si allontanano, un marito da una parte e una moglie dall’altra, care, carissime palle al piede a cui si vuole bene, a cui si vuole bene da lontano, per abitudine.
I dirigenti sovietici avevano a carico la loro vecchia, stagionata ed esosa consorte, il Pci, Ghino le tradizionali fidanzate occidentali, egoiste ed infedeli, senza possibilità di divorzio.»

La personalità del leader socialista emerge nei suoi dettagli più intimi, umani: «Come sempre aveva perso l’accendino e aspettava noi per fumare una di quelle surreali sigarette al mentolo, l’unica cosa ipocrita di quest’uomo. Al mondo non c’è nessuno capace come lui di perdere carte, libri, accendini, pacchetti di sigarette, chiavi. Se vuoi distruggere una prova, un documento compromettente, una lettera d’amore, basta affidarli alle sue mani. In poco tempo diverranno introvabili, per sempre.»

O la passione per le donne: «Ghino ha il carattere di un orso. Può sciogliersi clamorosamente solo in un caso, quando è vicino ad una donna affascinante che sembra inarrivabile, anche se lui è convinto che non lo sia.»

Un libro sorprendente e inatteso, che merita davvero di esser letto.

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