“Paolo e i quattro mostri” di Gabriele Plumari

Trama

Paolo e i quattro mostri, Gabriele PlumariLa storia di Paolo non è una favola né una fiaba. Nonostante il titolo possa trarre in inganno, Paolo e i quattro mostri, non si tratta di un libro per bambini. Anzi, tutta la vicenda sembra essere un messaggio chiaro e inequivocabile del suo autore, Gabriele Plumari, agli adulti: avere cura dell’infanzia è una grande responsabilità, che spetta alla società civile, e in primis ai genitori di oggi. Paolo, infatti, affronta da solo i mostri che gli si presentano davanti: abuso sessuale, violenza fisica e torture, bullismo, dipendenza dal cibo. E non sono incubi notturni, sintomo inconscio di qualcosa di latente. Rappresentano invece problematiche reali, tangibili e difficilissime da superare, anche col supporto di una persona cara o di uno specialista; figuriamoci per un ragazzo non curato dai suoi stessi genitori.

«Paolo aveva vissuto i primi anni della sua vita fino alla prima adolescenza tra abusi, bullismo, percosse e derisioni. Era stato privato della sua dignità. Negli anni successivi aveva interiorizzato questa sorta di “insegnamento” quasi come la regola da seguire, come se fosse la cosa giusta da fare. Di conseguenza, durante la seconda fase della sua adolescenza, ha ripetuto il comportamento che aveva appreso, togliendo anche la dignità agli altri.»

Sebbene abbia un tetto sotto cui dormire e una famiglia nella quale crescere, Paolo viene tradito prima di tutto dalla madre, che non ha compassione né empatia, incapace com’è di sapersi relazionare con un bambino fragile. Ed è nel rapporto problematico fra madre e figlio che sta il fulcro di tutto il libro: l’incapacità di Paolo di sapersi relazionare con gli altri, con se stesso e il proprio corpo, con il cibo, rimanda al rifiuto di una mamma che non sa accettare lo specchio della propria fragilità che è il figlio, e quindi usa con lui la violenza di chi non sa comprendere il dolore dell’altro perché incapace di risolvere il proprio.

«La situazione precipitò di giorno in giorno. Paolo, ogni giorno che passava, ne combinava sempre una. La cosa peggiore era che ora era passato dall’altra parte; il bullo era diventato lui, con gli stessi atteggiamenti di sua madre. Non era un cattivo che tormentava le persone innocue, anzi, difendeva i più deboli, ma questo non era il modo giusto e lui non se ne rendeva conto; era dentro un vortice che era più veloce di lui. Stava finendo o, meglio, era finito il buon senso, svanito l’abbassare il capo… A testa alta voleva camminare.»

Paolo e i quattro mostri
  • Gabriele, Plumari (Autore)

Recensione

Paolo è un giovane che si è perso, come molti suoi coetanei di oggi. Il suo disagio sta nel non essere in grado di gestire le proprie emozioni: l’affetto, la rabbia, il dolore. Questa incapacità gli viene tramandata dalla madre, una donna che esprime con aggressività le proprie frustrazioni, anche lei portata istintivamente a coprire la fragilità e la debolezza con la forza di azioni e parole estreme. Un film come Inside out lo ha mostrato con chiarezza, nonostante si tratti di un cartone animato (genere spesso considerato come puro intrattenimento per bambini): i sentimenti sono fondamentali nella vita di un essere umano. Essi regolano il nostro rapporto con gli altri e ci tengono in equilibrio con noi stessi. Se anche uno solo è più debole degli altri, e se nessuno interviene a riequilibrare il quieto vivere interiore, il disagio non può che crescere, fino a superare i limiti della salute mentale. Lo scrive anche Gabriele Plumari nel raccontare del suo Paolo: «L’esplosione emotiva restava dietro l’angolo. La strada intrapresa era come una bomba a orologeria, una volta esplosa, tutto ciò che aveva era distrutto, era raso al suolo.»

In Paolo e i quattro mostri la disfunzione emotiva trasforma ogni evento della giovinezza in qualcosa di problematico, vissuto fino a estremizzarne i comportamenti e le reazioni: il rapporto con la famiglia, la vita scolastica, la relazione con i coetanei. Che sia rabbia incontrollabile oppure ossessione per il cibo non importa: tutto sembra ormai compromesso per lui e il tempo nel suo futuro da adulto.

«Ricordo che mio padre mi diceva sempre, per evitarmi di fare qualcosa che potenzialmente poteva essere pericoloso: “Lascia stare il cane che dorme!” Già, ma tanto il cane non può dormire in eterno: prima o poi si sveglierà e il rischio è che, quando si svegli, è bello riposato e quindi potenzialmente più energico.»

Elisa Scaringi

L’Autore

Mi chiamo Gabriele Plumari, sono nato a Somma Lombardo il 26 agosto 1981 e sono il padre di due meravigliosi figli: Marika e Giulio Romeo. Ho dedicato la mia carriera a lavorare a stretto contatto con le persone, ascoltando e raccogliendo le loro storie. Ho dimostrato una profonda capacità di empatia e attenzione verso bambini e adolescenti, impegnandomi a valorizzare ogni individuo. Questo libro nasce dall’obiettivo di sensibilizzare le persone sulla necessità di rispettare e valorizzare tutti i bambini e i ragazzi del mondo, mostrando quanto sia fondamentale che possano vivere in serenità e felicità. Dopotutto, saranno loro a costruire un futuro migliore.

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