Prof. Massimo Teodori, Lei è autore del libro Ossessioni americane edito da Marsilio: qual è il lato oscuro degli Stati Uniti?
Ossessioni americane. Storia del lato oscuro degli Stati Uniti, Massimo TeodoriIl “lato oscuro” è un’espressione sintetica buona per una copertina di libro. In effetti, rispetto al lato che normalmente consideriamo degli Stati Uniti, quello di patria delle libertà e dei diritti civili, sono presenti nella storia americana altre tradizioni, del tutto opposte fondate sull’integralismo, sul fondamentalismo religioso specialmente di carattere evangelico, sulla xenofobia e sul razzismo, che periodicamente vengono in superficie e danno i loro frutti avvelenati nella politica in qualche parte del Paese se non nell’intera America. Basterebbe ricordare la caccia agli immigrati cattolici di fine Ottocento nelle grandi metropoli atlantiche dove insidiavano la supremazia dei Wasp, l’antisemitismo diffuso nella gente comune contro banchieri e finanzieri, l’odio nella costa occidentale verso i cinesi che sostituivano nei lavori più umili i neri, la Red Scare degli anni venti contro anarchici e socialisti arrestati in massa, il maccartismo degli anni cinquanta del Novecento, il suprematismo bianco non solo del Ku Klux Kan che si è risvegliato potentemente anche in questo periodo, ad esempio con il conflitto di Charlottesville.

Quali sono stati i movimenti politici e sociali capaci di segnare un risvolto dell’identità nazionale?
Identifico nel libro quattro tendenze, o movimenti, o pulsioni di alcune personalità che hanno avuto una qualche importanza in determinati periodi. I nativisti, un termine usato come sinonimo di “autentico americano” con cui fin dalle origini venivano indicati gli abitanti di discendenza anglosassone e di religione protestante approdati sul nuovo continente dall’Europa nord-occidentale in contrapposizione agli immigrati provenienti dalle aree dell’Europa centrale degli imperi austriaco e russo e meridionale da cui provenivano italiani, greci, turchi, etc. Poi il nativismo ha contrapposto i bianchi agli ebrei, agli asiatici e ai i meticci per non parlare della storia dei neri, ed oggi i veri antagonisti dei nuovi nativisti sono i latinos, il gruppo etnico più numeroso che difficilmente si integrerà nell’American Way of Life. I populisti per i quali il cosiddetto popolo comune in quanto custode dei valori originari dell’America deve controllare il governo, i quali odiano i liberal, gli intellettuali e gli esperti, e disprezzano la democrazia liberale perché vogliono che non vi siano filtri tra la massa e il leader. Gli isolazionisti nel cui retro-pensiero c’è l’idea che l’America è la nazione destinata per volere divino a svolgere la missione del Bene contro il Male per cui non bisogna immischiarsi negli affari degli altri. E gli autoritari d’ogni genere tra i quali non sono mancati in passato e non mancano oggi perfino i filofascisti e nazisti come il comitato America First di fine anni Trenta presieduto dall’aviatore Charles Lindberg con il sostegno del re dell’automobile Henry Ford che non voleva che gli Stati Uniti entrassero in guerra contro la Germania di Hitler.

Qual è stata l’influenza dei movimenti tradizionalisti sul tessuto sociale e politico?
In alcuni periodi della storia americana, penso agli ultimi vent’anni dell’Ottocento, alla stagione dopo la Prima guerra mondiale, agli anni Trenta i tradizionalisti fondamentalisti hanno tenuto banco con una larga influenza su strati della popolazione e su alcune aree del Paese, in particolare nelle regioni del Sud e dell’Ovest, quelle che ancora oggi sono definite come la  profonda America, ben diversa dalle aree sulla costa atlantica e pacifica e degli Stati industriali intorno ai grandi laghi. Non per nulla si suole parlare di un’America “d’Acqua” e di un’America “di Terra” divise tra loro da vere e proprie caratteristiche identitarie.L’esame dei risultati elettorali delle elezioni presidenziali del 2016 che hanno dato la vittoria a Trump offre uno specchio puntuale di dove sono le due Americhe così diverse e così tra loro ostili.

Questi movimenti non sono mai riusciti a portare un loro uomo alla Casa Bianca fino alla vittoria di Trump nel 2016: è un segno che l’America sta cambiando?
L’America cambia in continuazione. Quel che caratterizza la situazione odierna è una profonda divisione tra le due Americhe che è stata sfruttata da Trump con una campagna elettorale che ha puntualmente ripercorso tutte le parole d’ordine dei nativisti, populisti e isolazionisti-protezionisti del passato. Così come tutte le iniziative della presidenza durante i primi mesi di presidenza non sono altro che atti volti a ribadire la propria appartenenza a queste correnti che trovano rispondenza in una parte della società americana. Tutto ciò è avvenuto perché la crisi del 2008, pur essendo stata superata in termini di ciclo macroeconomico, ha lasciato un Paese disorientato con l’aggravamento delle diseguaglianza tra ricchi e poveri e il disfacimento della classe media che ha sempre rappresentato la spina dorsale della nazione. I Giovani d’oggi non sperano in un futuro migliore come hanno fatto tutte le generazioni precedenti.

L’America rischia derive autoritarie?
A me pare che il sistema politico-istituzionale americano possegga sufficienti antidoti (i cosiddetti cheks and balances, e il federalismo) per reagire agli abusi di potere e agli strappi in termine di libertà e diritti civili. Così è stato in passato e probabilmente così sarà anche oggi nel caso in cui la presidenza dovesse commettere anomalie di questo genere.