“Orlando furioso”: riassunto

«A partire all’incirca dal 1504, Ludovico Ariosto si dedicò per oltre dieci anni alla composizione della sua opera maggiore, il poema cavalleresco Orlando furioso. La prima edizione a stampa uscì a Ferrara nel 1516, divisa in quaranta canti in ottave. Nel 1521, sempre a Ferrara, uscì una seconda edizione rivista, ancora in quaranta canti ma con l’aggiunta di poche ottave e con un non altissimo numero di correzioni linguistico-stilistiche. L’influsso di Pietro Bembo e delle sue Prose della volgar lingua (1525) fu invece molto importante nell’ultima edizione del poema, quella del 1532: in essa Ariosto, oltre a correggere moltissimi passi sulla base dei precetti linguistici bembiani (pur senza adattarvisi passivamente), aggiunse sei canti, portandone il totale a quarantasei. Non furono mai invece inseriti nel testo i cosiddetti Cinque canti pubblicati postumi nel 1545 e che probabilmente dovevano costituire una continuazione del poema nella forma del 1516-21.

L’Orlando furioso è un romanzo policentrico, in cui si sviluppano numerosissime vicende continuamente intrecciate fra loro, sullo sfondo della lotta tra i Saraceni e i paladini cristiani di Carlo Magno, dei quali il più valoroso, Orlando, impazzisce per amore di Angelica, principessa orientale che non ricambia i suoi sentimenti. Con il suo poema Ariosto si inserì in un filone che aveva ormai alle spalle una lunga tradizione: quella delle chansons de geste (specie con la Chanson de Roland, fine XI secolo) e dei cantari tre-quattrocenteschi, che mettevano in scena Carlo Magno, i suoi paladini e altri cavalieri alle prese con avventure spesso mirabolanti e fantastiche per andare incontro ai gusti del pubblico popolare. Tuttavia il modello di più immediato riferimento era il romanzo cavalleresco rimasto incompiuto di Matteo Maria Boiardo, l’Orlando innamorato (o Inamoramento de Orlando, 1483-95): un’opera che aveva innovato il genere perché univa ai motivi guerreschi ed eroici della tradizione della chanson de geste il gusto per le avventure e gli amori propri del romanzo arturiano o bretone e perché nel racconto quanto mai complesso delle sue varie vicende faceva emergere gli aspetti e le sfumature più diversi della natura umana, ricorrendo anche all’inserzione di novelle, parentesi liriche, episodi mitologici o allegorici. Ariosto si propose con l’Orlando furioso di dare una continuazione all’Innamorato (il poema ariostesco prosegue – non senza spirito di emulazione – più o meno tutte le trame lasciate in sospeso da Boiardo), opera molto cara agli Estensi che in essa venivano celebrati: uno dei suoi filoni, ripreso dal Furioso, è infatti l’innamoramento di Ruggiero, combattente del campo pagano, per la guerriera cristiana Bradamante; dal loro matrimonio (dopo la conversione di Ruggiero), narrato nell’ultimo canto del Furioso, avrà origine la casata d’Este, ovviamente secondo questa nobilitante invenzione letteraria.

Le varie e intricate vicende che compongono l’Orlando furioso sono tenute insieme dal narratore, un alter ego del poeta cui spetta il compito di condurre e commentare l’intera storia, intrecciando le imprese dei personaggi e intervenendo nel corso del racconto. Esse vengono così a costituire una trama ricca di colpi di scena, con una continua ricerca dell’imprevisto che può spingersi addirittura fino all’inverosimile: importante è, nel poema, la componente del fantastico, che poggia anche sulla presenza di personaggi e oggetti legati al mondo della magia come il mago Atlante, la maga Alcina e l’ippogrifo, un cavallo volante. Una materia tanto complessa viene organizzata con raffinata (e, come vedremo, spesso ironica) abilità, segnalata implicitamente o esplicitamente, dallo stesso narratore, che per esempio sottolinea la necessità di passare dalle avventure di un personaggio a quelle di un altro (secondo la tecnica dell’entrelacement, già tipica dei romanzi bretoni): «Ma perché varie fila e varie tele / uopo mi son, che tutte ordire intendo, / lascio Rinaldo e l’agitata prua [della sua nave in mezzo a una tempesta], / e torno a dir di Bradamante sua [sorella]» (II, 30).

Orlando, protagonista – almeno secondo il titolo – del poema, compare in scena solo nel canto VIII, e ciò può essere letto come un sintomo del suo ‘spiazzamento’ rispetto all’antico ruolo di eroe. Già Boiardo, abbandonando la dimensione epica della Chanson de Roland, aveva trasformato Orlando, da paladino assoluto della fede e della monarchia, in cavaliere romanzesco perdutamente innamorato della bella Angelica. Ariosto porta alle estreme conseguenze le premesse di Boiardo, facendo conoscere a Orlando l’ultima degradazione, quella della pazzia: il paladino, nella crisi di insania dovuta alla perdita di Angelica, smarrisce la sua umanità, fino a diventare irriconoscibile. È questo un nodo centrale per tutto il poema. La pazzia, nella cultura cinquecentesca, rappresenta una minaccia, ovvero la possibilità per l’uomo di regredire sino allo stadio di bestia priva di ragione: così la pazzia d’amore, tradizionale metafora letteraria, diventa nel Furioso una dolorosa realtà, su cui Ariosto riflette e fa riflettere i suoi lettori. Per far questo recupera molti spunti dalla tradizione letteraria a lui precedente, in particolare da Petrarca, grande interprete della dolorosità del rapporto d’amore, e da Orazio, che lo spinge a rifiutare tutti gli eccessi in quanto forme di pazzia.

Ma il Furioso non diventa un poema rigidamente moralistico: su tutte le vicende domina l’ironia ariostesca, che serve a smorzare i toni potenzialmente più drammatici. Ariosto guarda con distacco ironico ai limiti e alle debolezze della condizione umana ed è capace di farlo capire al lettore proprio mentre tratta argomenti di grande importanza, spesso alludendo ai maggiori poeti antichi e moderni: i momenti tragici vengono interrotti da osservazioni comiche, le citazioni colte diventano spesso parodie. Emblematica di questa seria e nello stesso tempo giocosa interpretazione dei grandi temi trattati è l’impresa del recupero del senno di Orlando, che riacquista così nel finale il proprio equilibrio mentale e la propria identità. Astolfo, per riuscirci, scende prima all’Inferno (il che fra l’altro produce una micro-parodia della Commedia dantesca), poi sale al Paradiso terrestre e di lì, accompagnato da san Giovanni, sino al mondo della Luna, luogo metaforico dove finiscono le cose perdute a causa di pazzeschi eccessi (nel linguaggio del tempo il pazzo veniva chiamato anche «lunatico» perché si riteneva che la sua malattia avesse a che fare con le fasi della Luna). Sulla Luna tutta la realtà umana appare giocosamente ribaltata, in modi fantastici: qui si ritrovano tutti gli scarti della vita umana, tutto ciò che l’uomo, per colpa sua o della fortuna, smarrisce, spreca o consuma. La situazione ricorda quella di varie opere dello scrittore greco Luciano, ma il modello diretto è costituito da un testo in latino scritto alla fine del XV secolo da Leon Battista Alberti, l’intercenale Somnium, ossia ‘Il sogno’. Il testo è trasgressivo e irridente, tanto che si arriva ad affermare che la storia è andata in realtà tutta «al contrario» rispetto a come viene raccontata dai letterati: un paradosso, ma che mira in fondo a far comprendere come si riducono le grandi illusioni, e come verità e menzogna si scambino spesso di posto.

Non è solo Orlando a lasciarsi dominare dagli istinti: un po’ tutte le donne e i cavalieri dei quali il poeta, nella prima ottava dell’opera, dice di voler cantare gli amori e le avventure sono vittime di travisamenti della ragione. A spingere l’azione di tutti i personaggi principali del Furioso è il desiderio, che genera la ricerca (o ‘inchiesta’, nei romanzi bretoni quête) della persona amata o dell’oggetto bramato e le avventure che continuamente vanno a intersecarsi l’una con l’altra. Ecco dunque i vari personaggi, in preda ai loro desideri, perdersi negli intricati sentieri di una selva, luogo tradizionalmente deputato all’avventura fin dal tempo dei romanzi cavallereschi medievali, oppure nei magici meandri del palazzo del mago Atlante, metafora di un mondo in cui ciascuno insegue, con intelletto ottenebrato, il proprio desiderio o la propria illusione. La grandezza di Ariosto non consiste tanto nel mostrare come uomini e donne nel mondo siano in genere dominati da istinti e illusioni, ma nel comprendere e far comprendere che tali istinti e illusioni sono spesso ciò che dà senso all’esistenza: cos’è infatti un cavaliere senza la sua ricerca dell’avventura o dell’amore? Cos’è una bella donna senza le sue voluttà e le sue passioni? Insomma, si può concludere che dietro il turbinio delle vicende si nasconde una moralità ironica – e quindi assolutamente non rigida – e nello stesso tempo pensosa, proposta come si è detto soprattutto dal narratore.

L’attenzione che Ariosto accorda al tema della follia e a quello del desiderio lo avvicina idealmente a un autore come Erasmo da Rotterdam, che con il suo Elogio della follia aveva mostrato come spesso sia proprio ciò che potremmo chiamare follia a muovere le sorti del mondo. Per questo, secondo numerosi interpreti, l’Orlando furioso può mostrare come persino nel culmine del Rinascimento, apparentemente armonioso e sereno, si colga una crisi dell’uomo, o quanto meno della razionalità dei comportamenti umani. Di certo, lungi dall’essere un poema solo fantastico, quello ariostesco si confronta con la realtà storica: numerosi sono i passi che riguardano eventi politici o culturali contemporanei, spesso per esaltare – talora forse ironicamente – la casa d’Este, oppure per affrontare temi di notevole impatto, come quello delle nuove armi da guerra o quello delle scoperte geografiche. L’Orlando furioso insomma viene oggi interpretato come il frutto di un eccezionale equilibrio tra più aspetti: tra forma armonica, grazie anche alla progressiva ‘classicizzazione’ del testo, sino alla versione del 1532, e materia disarmonica e addirittura inquietante, ovvero la pazzia che riporta l’uomo al livello delle bestie; tra eccezionale capacità di riscrittura – quasi tutti gli episodi del poema sono costituiti appunto da riscritture di testi precedenti – e originalità degli intrecci; tra gioco, nella forma elegante e intellettualmente vivace tipica della cultura del primo Cinquecento, e serietà, che introduce gli elementi del docere, dell’insegnamento di tipo etico che un buon testo letterario doveva contenere, secondo i suggerimenti della poetica di Orazio.»

(tratto dal Manuale di letteratura italiana medievale e moderna di Alberto Casadei e Marco Santagata, Laterza)

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Orlando furioso
  • Ariosto, Ludovico (Autore)

Riassunto

Canto I
L’azione ha inizio a Parigi alla vigilia della battaglia tra Mori e cristiani. Angelica, principessa del Catai giunta dall’Oriente al seguito di Orlando, è stata affidata al vecchio duca Namo di Baveria da Carlo Magno, che, per evitare la contesa tra Orlando e Rinaldo innamorati di lei, l’ha promessa al più valoroso dei due. Angelica approfitta della rotta dei cristiani e fugge. Incontra prima Rinaldo, che cerca il proprio cavallo Baiardo e la insegue, poi il saraceno Ferraù. All’arrivo di Rinaldo i due cavalieri si scontrano per il possesso di Angelica, che fugge di nuovo. Essi la inseguono e giunti ad un bivio si separano. Angelica incontra il pagano Sacripante al quale chiede protezione. Il cavallo di Sacripante viene abbattuto da un misterioso cavaliere, che è in realtà l’eroina cristiana Bradamante. Arriva Baiardo, che Angelica riesce ad avvicinare, e su di lui la fanciulla e Sacripante si allontanano.

Canto II
Sacripante duella con Rinaldo e Angelica ne approfitta per fuggire. Incontra un vecchio eremita, che con un incantesimo manda Rinaldo a Parigi. Qui Carlo Magno lo invia in Inghilterra in cerca di aiuti. Intanto Bradamante incontra Pinabello di Maganza e da lui apprende che l’amato Ruggiero è tenuto prigioniero nell’inaccessibile castello del mago Atlante sui Pirenei, per sottrarlo al destino di una morte prematura. Durante il viaggio verso il castello Pinabello scopre che Bradamante appartiene alla casata dei Chiaramonte nemica dei Maganza e getta la fanciulla in una scoscesa caverna.

Canto III
Dalla caverna Bradamante è tratta in salvo dalla maga Melissa, che la conduce alla tomba del mago Merlino, dove Bradamante conosce la sua futura discendenza, la casa d’Este. Melissa, prima di allontanarsi, le suggerisce di impossessarsi dell’anello magico di Angelica ora in possesso del saraceno Brunello.

Canto IV
Bradamante incontra Brunello, inviato da Agramante a liberare Ruggiero, e gli toglie l’anello. Grazie all’anello che la rende invisibile Bradamante riesce a vincere Atlante, che combatte a cavallo dell’ippogrifo, mostro alato per metà cavallo e per metà grifone, e ha uno scudo magico che tramortisce. Ruggiero viene liberato, ma Atlante lo fa salire sull’ippogrifo che lo porta lontano. Frattanto Rinaldo giunge in Scozia dove Ginevra, la figlia del re, sta per essere giustiziata per un’accusa mossale da Polinesso. Rinaldo si offre di aiutarla. In cammino verso la corte egli incontra una fanciulla.

Canto V
Dalinda, la fanciulla, gli racconta la storia di Ginevra, che ha respinto Polinesso per amore di Ariodante. Polinesso con l’aiuto di Dalinda ha accusato di infedeltà Ginevra e Ariodante per il dolore si è gettato in mare. Il fratello di lui Lurcanio ha ritenuto Ginevra colpevole. Rinaldo smaschera Polinesso e lo uccide in duello, mentre un cavaliere misterioso si scontra con Lurcanio.

Canto VI
Il cavaliere è Ariodante tornato per salvare Ginevra. Il re commosso gli concede allora la mano della figlia. Ruggiero intanto in groppa all’ippogrifo giunge nella lontana isola della maga Alcina. Qui viene messo in guardia da Astolfo, che la maga ha trasformato in mirto.

Canto VII
Superati orribili mostri e la maga Erifilla, sedotto dalle arti di Alcina, Ruggiero dimentica Bradamante e resta prigioniero nell’isola. Viene liberato da Melissa, che lo raggiunge e con l’anello magico gli mostra gli incantesimi di Alcina e il suo reale aspetto di vecchia e brutta megera.

Canto VIII
Liberati tutti gli altri prigionieri di Alcina tra cui Astolfo, Ruggiero e Melissa raggiungono la rocca di Logistilla, sorella di Alcina, e mettono in rotta le armate della maga. Nel frattempo Rinaldo ottiene aiuti dai re d’Inghilterra e di Scozia. Angelica durante la fuga è catturata dagli abitanti dell’isola di Ebuda e offerta come pasto ad un’orca marina. Orlando è indotto da un sogno a lasciare Parigi per cercare Angelica, seguito dal fedele amico Brandimarte. Fiordiligi, la sposa di Brandimarte, parte dopo un mese alla ricerca dell’amato.

Canto IX
Orlando in viaggio verso Ebuda viene deviato da una tempesta alle foci della Schelda. Incontra Olimpia e l’aiuta a liberare il promesso sposo Bireno dagli intrighi di Cimosco re di Frisia, che nessuno vuole sfidare, perché in possesso del temibile archibugio. Orlando dopo aver ucciso Cimosco e gettato in mare l’archibugio parte per Ebuda.

Canto X
Bireno s’innamora della figlia di Cimosco sua prigioniera e abbandona la fedele Olimpia su una spiaggia deserta. Ruggiero intanto ha appreso da Logistilla come cavalcare l’ippogrifo e vola rapido verso Ebuda. Salva Angelica dall’orca e resta affascinato dalla sua bellezza. In groppa all’ippogrifo i due vanno in Bretagna.

Canto XI
Angelica, servendosi dell’anello magico, fugge. Fugge anche l’ippogrifo. Ruggiero resta a piedi. Orlando intanto giunge all’isola di Ebuda e salva Olimpia che sta per essere data in pasto all’orca. Il mostro marino viene ucciso dal paladino e Olimpia liberata. Di lei s’innamora il re d’Irlanda Oberto.

Canto XII
Proseguendo nella ricerca dell’amata Orlando resta prigioniero nel palazzo incantato di Atlante, dove si trovano anche Ruggiero, Gradasso, Ferraù, Brandimarte. Tutti, ingannati da Atlante, si aggirano senza riconoscersi nel palazzo all’inseguimento delle vane immagini del loro desiderio. Al palazzo arriva Angelica che con l’aiuto dell’anello rompe il sortilegio e libera Sacripante per farsi proteggere. Anche Orlando e Ferraù la seguono. Mentre questi combattono Angelica fugge portando con sé l’elmo di Orlando, che poi abbandona in un prato e Ferraù raccoglie. Orlando riprende la sua ricerca, fa strage di nemici e trova in una grotta la fanciulla Isabella e la vecchia Gabrina.

Canto XIII
Mentre Orlando libera Isabella, innamorata del cristiano Zerbino e imprigionata dai briganti nella spelonca, Bradamante resta prigioniera nel castello di Atlante, dov°era giunta in cerca di Ruggiero.

Canto XIV
I Mori intanto si preparano all’assalto. Agramante passa in rassegna le truppe, mentre Mandricardo parte alla ricerca del cavaliere (Orlando) che ha fatto strage di soldati saraceni. Incontrata Doralice Mandricardo se ne innamora e la rapisce. Nell’assalto a Parigi il re saraceno Rodomonte compie imprese straordinarie e penetra nella città.

Canto XV
Intanto Astolfo, liberatosi dagli incanti di Alcina, giunge in Egitto. Qui si scontra col gigante Caligorante e poi uccide Orrilo,un mostro che si ricompone ogni volta che viene tagliato a pezzi. Con Grifone e Aquilante, figli di Oliviero, va in Palestina. Si unisce al gruppo Sansonetto. Grifone parte invece alla ricerca dell’amata Origille, che l’ha lasciato per un altro.

Canto XVI
Origille convince Grifone che l’uomo che è con lei è il fratello Martano. A Parigi Rodomonte combatte fieramente.

Canto XVII
Rodomonte da solo continua a opporre una strenua resistenza al contrattacco dei cristiani. Intanto Grifone gabbato da Martano e abbandonato da Origille uccide chiunque incontra.

Canto XVIII
Rodomonte stretto da ogni parte si salva gettandosi nel fiume. A Damasco in Siria, dopo diverse peripezie si riuniscono Astolfo, Grifone, Aquilante, Sansonetto. Ad essi si aggiunge la guerriera saracena Marfisa. Tutti insieme partono per la Francia. A Parigi nel frattempo è giunto Rinaldo con le truppe inglesi e scozzesi e con l’aiuto dell’arcangelo Michele uccide il re Dardinello. Nella notte due fedeli del re pagano, Cloridano e Medoro, tornano nel campo di battaglia per dare sepoltura al loro signore.

Canto XIX
Sorpresi dai cristiani, Cloridano è ucciso, Medoro ferito viene curato da Angelica che se ne innamora. Rimasti qualche tempo ospiti di un pastore, Angelica e Medoro si sposano e partono per il Catai.

Canto XX
Astolfo e compagni raggiungono l’isola delle femmine omicide. Vi trovano Guidon Selvaggio che riparte con loro. A Marsiglia la vergine Marfisa si allontana dal gruppo e salva la vecchia Gabrina da Pinabello affidandola a Zerbino.

Canto XXI
Avventure di Gabrina.

Canto XXII
Astolfo giunto in Francia, grazie a un libretto ricevuto da Logistilla che gli insegna come difendersi dalle arti magiche, entra nel palazzo di Atlante, lo distrugge e s’impossessa dell’ippogrifo. Ruggiero e Bradamante cessato l’incantesimo si riconoscono e insieme si avviano al monastero di Vallombrosa, dove il saraceno vuol farsi battezzare. S’imbattono in Aquilante, Grifone, Sansonetto e Guidon Selvaggio prigionieri di Pinabello. Nello scontro Bradamante uccide Pinabello ma si smarrisce e non ritrova più Ruggiero.

Canto XXIII
Bradamante incontra Astolfo che prima di partire con l’ippogrifo le affida le armi e il cavallo Rabicano. L’eroina giunge poi a Montalbano presso il fratello Alardo e manda l’ancella Ippalca con il cavallo Frontino a Vallombrosa in cerca di Ruggiero. Ippalca è fermata da Rodomonte. Gabrina ruba dal cadavere di Pinabello un cinto e se ne serve come prova per accusare Zerbino dell’assassinio. Zerbino è catturato e mentre viene condotto a morte arriva Orlando con Isabella e lo salva. Sopraggiunge Mandricardo e si batte con Orlando fino a quando il suo cavallo lo trascina via. Orlando inseguendolo s’inoltra in una selva e capita là dove Angelica e Medoro s’erano amati e avevano inciso ovunque i loro nomi. Dal pastore che li aveva ospitati
apprende del loro amore e per il dolore diviene pazzo.

Canto XXIV
Orlando trasformatosi in un essere bestiale compie folli gesta distruttive. Zerbino e Isabella incontrano Odorico il Biscaglino al quale affidano Gabrina nel frattempo sopraggiunta. Più tardi Zerbino giunto con Isabella nel luogo della follia d’ Orlando, per difendere le armi che il paladino aveva disperso, si batte con Mandricardo arrivato lì con Doralice. Ferito a morte, Zerbino muore tra le braccia di Isabella. Mandricardo s’imbatte in Rodomonte e i due si scontrano per il possesso di Doralice. interrompono però il duello per raggiungere Parigi dove intanto infuria la battaglia.

Canto XXV
Ruggiero salva il fratello di Bradamante Ricciardetto e insieme a lui e Aldigieri parte per liberare i fratelli di quest’ultimo, Malagigi e Viviano, da Lanfusa madre di Ferraù.

Canto XXVI
Si unisce a loro Marfisa con la quale compiono l’impresa. Ruggiero, Aldigieri, Malagigi, Viviano e Marfisa riprendono il viaggio e incontrano Ippalca. Ruggiero parte in cerca del cavallo Frontino. Si ritrovano poi tutti e scoppia una rissa, placata dall’intervento di Malagigi che con un sortilegio fa fuggire il cavallo di Doralice che Rodomonte e Mandricardo inseguono.

Canto XXVII – Nell’inseguire Doralice i due arrivano a Parigi dove i cristiani, privi di Rinaldo e Orlando, sono di nuovo sconfitti. L’arcangelo Michele manda Discordia ad accendere rivalità nel campo di Agramante. Rodomonte apprende che Doralice gli ha preferito Mandricardo e folle per il dolore abbandona il campo gridando il suo disprezzo per le donne.

Canto XXVIII
Incontra Isabella che con un monaco accompagna la salma di Zerbino. La fanciulla vuole ritirarsi in convento, ma Rodomonte sensibile al suo fascino allontana il monaco e corteggia Isabella.

Canto XXIX – Isabella per rimanere fedele alla memoria di Zerbino e sottrarsi alle voglie del pagano con un inganno si fa uccidere da lui mentre è ubriaco. Rodomonte allora costruisce per Isabella un mausoleo e sfida a duello chiunque attraversi un ponte ad esso vicino. Giunge il folle Orlando e i due s’azzuffano. Cadono nel fiume. Orlando a nuoto raggiunge la riva.

Canto XXX – Sempre fuori di senno Orlando passa a nuoto in Africa. Ruggiero ha intanto duellato con Mandricardo e rimasto ferito non ha potuto raggiungere Vallombrosa.

Canto XXXI
A Parigi arriva Rinaldo con molti cavalieri per aiutare Carlo Magno. I saraceni vengono sconfitti e sono costretti a ripiegare nel sud della Francia ad Arles.

Canto XXXII
Bradamante disperata perché crede che Ruggiero l’abbia abbandonata si mette in viaggio per Parigi. Lungo il cammino sosta nella rocca di Tristano dove mago Merlino ha dipinto la storia futura dei Francesi.

Canto XXXIII
Astolfo intanto a cavallo dell’ippogrifo vaga per varie regioni. In Etiopia libera il re Senapo dalle Arpie.

Canto XXXIV
Astolfo visita poi l’inferno e il paradiso terrestre. Di qui con l’aiuto di san Giovanni sale sulla luna dove recupera il senno di Orlando, finito là insieme a tutte le cose che si perdono sulla terra.

Canto XXXV
Bradamante raggiunge il campo saraceno di Arles e sfida i pagani per punire Ruggiero che crede le abbia mancato di fede con Marfisa.

Canto XXXVI
Si scatena una vera battaglia e nell’infuriare degli scontri Bradamante e Ruggiero si ritrovano. Insieme si allontanano in un boschetto. Giunge anche Marfisa. L’ombra di Atlante, morto di dolore per i tentativi di salvare Ruggiero dalla sua sorte, svela che Marfisa è sorella di Ruggiero e che entrambi sono figli di un guerriero cristiano. Torna la pace.

Canto XXXVII
Bradamante, Marfisa e Ruggiero uccidono Marganorre. Poi Ruggiero raggiunge il re Agramante ad Arles. Bradamante e Marfisa vanno invece al campo cristiano.

Canto XXXVIII
Intanto Astolfo tornato dalla luna risale sull’ippogrifo e va in Africa a compiere prodigiose imprese.

Canto XXXIX
Astolfo a capo di una magica flotta attende di poter salpare, quando giungono su una nave i prigionieri di Rodomonte. Astolfo libera tutti e tra questi Brandimarte. Arrivano anche Orlando e Fiordiligi che può finalmente riunirsi all’amato. Orlando annusando l’ampolla recuperata da Astolfo che contiene il suo senno rinsavisce. Insieme Orlando e Astolfo stringono d’assedio Biserta, capitale del regno di Agramante.

Canto XL
Biserta è messa a ferro e fuoco. Agramante, sconfitto anche in Francia, fugge a Lipadusa, dove avviene il duello decisivo. Agramante, Gradasso e Sorbino sfidano Orlando, Oliviero e Brandimarte.

Canto XLI
Il duello è durissimo e Brandimarte viene mortalmente ferito.

Canto XLII
Orlando a sua volta uccide Agramante e Gradasso. Rinaldo, che continua a soffrire d’amore per Angelica, beve alla fonte dell’odio nelle Ardenne e si libera così della sua passione. Poi parte per raggiungere Lipadusa dove spera di partecipare al duello. In viaggio sosta presso varie corti padane e ha modo di fare un’inchiesta sulla fedeltà delle donne.

Canto XLIII
A Lipadusa Fiordiligi si fa costruire una cella accanto al sepolcro di Brandimarte dove trascorrere il resto della vita. Raggiunto Orlando, Rinaldo porta con lui Oliviero ferito da un eremita per farlo curare. Qui trovano Ruggiero che, giuntovi naufrago, è stato battezzato.

Canto XLIV
Rinaldo promette la sorella Bradamante in sposa a Ruggiero e tutti partono verso la Francia. Il matrimonio è però ritardato da una complicazione: i genitori di Bradamante l’hanno promessa a Leone, figlio dell’imperatore di Bisanzio, perché ai loro occhi Ruggiero è troppo povero. Ruggiero allora combatte i Greci al fianco dei Bulgari.

Canto XLV
Tra Leone e Ruggiero avviene una nobile gara.

Canto XLVI
Alla fine Leone cede a Ruggiero ogni diritto su Bradamante, che Ruggiero può così sposare. Egli inoltre grazie alle sue imprese ha ottenuto il regno dei Bulgari. Mentre alla corte di Carlo si svolge la cerimonia di nozze giunge Rodomonte e sfida Ruggiero accusandolo di avere tradito il suo re. Nel duello tra i due campioni Rodomonte viene ucciso. Si pone così definitivamente fine alla guerra.

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