Daria Bignardi, conduttrice televisiva, giornalista e scrittrice, propone nel suo ultimo romanzo Oggi faccio azzurro, edito da Mondadori, una storia al femminile, d’amore e di dolore.

Galla, la protagonista, è un’ex modella e sarebbe ancora bellissima – fisico sottile, abbigliamento curato e ricercato, una specie di Charlotte Gainsbourg di eleganza e grazia – se non fosse per la talassemia da cui è affetta e per la sofferenza che traspare dal suo colorito pallido. Galla soffre perché Doug, l’uomo con cui conviveva da vent’anni, il fotografo che aveva conosciuto alle prime armi e che aveva contribuito a far diventare famoso, l’ha lasciata senza troppe spiegazioni: “un’amputazione violenta e senza anestesia”, la definisce.

Da quel giorno la donna non riesce a riprendersi, si nutre a yogurt e ciondola sul divano di casa fissando la magnolia in giardino e progettando di togliersi la vita gettandosi dal balcone. A ben poco sembrano servire le sedute dalla psicanalista, la Dottoressa Anna Fante, più che altro propensa a sciorinare massime di buon senso (“Col tempo saprà trasformare questo dolore”, “Le serve tempo, ma ce la farà”, “Gli ansiolitici portano l’ansia, ma l’alcol porta l’inferno”) che ad aiutarle la paziente a uscire dal vortice di dolore e senso di colpa in cui si trova.

Per non trascorrere le vacanze da sola e per evitare i luoghi in cui è stata con il marito, Galla segue il consiglio della psichiatra e si reca a Monaco a trovare l’amica Alessandra. L’idea è quella di trascorrere un po’ di tempo lontano dalla quotidianità, ogni aspetto della quale non fa altro che ricordarle Doug, e riallacciare i fili dell’amicizia con Alessandra, una delle poche persone a cui Galla si sente legata e con la quale ha in comune tanti dolci ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza. Ma poco dopo l’arrivo di Galla in Germania, Alessandra è costretta a tornare in Italia per un malore improvviso della madre e l’amica rimane a Monaco da sola.

In una di quelle lunghe giornate di solitudine, per sfuggire al caldo insopportabile della città, Galla si infila nel museo Lenbachhaus dove sono esposte le opere di Gabriele Münter, una pittrice nota soprattutto per essere stata per diversi anni compagna del più celebre Kandinskij. I quadri esposti la ipnotizzano e la intrigano, e la donna inizia ad interessarsi alla pittrice, alle sue opere e alla sua biografia. Si reca così a visitare la casa della pittrice, situata a una settantina di chilometri da Monaco, ed è qui che sente per la prima volta quella che definirà “la Voce”, una voce che la accompagnerà, a tratti ironica a tratti brusca, nelle giornate a venire: «Mi chiamo Gabriele, come l’arcangelo» aveva detto, «ma qui in Germania è un nome da donna. Il tuo invece che razza di nome è?».

La Voce sembra capirla bene: anche la storia d’amore di Gabriele con Kandinskij è stata intensa e travagliata, anche lei è stata infine abbandonata dall’amato che era tornato da Nina, la moglie russa. Anche lei è stata accanto all’artista mentre lui si dedicava alle sue opere più famose: “Con me Kandinskij è diventato Kandinskij!”, ricorda la Voce a Galla.

La Voce accompagna le giornate di Galla e le dice quello che lei probabilmente sa ma che non osa dirsi. Prende Doug, “l’uomo giusto, razionale, integro e saggio”, e lo smonta a poco a poco, impietosamente, aiutando così Galla a vederlo per quello che realmente era. “Quelli sono dei narcisi. Ti amano fino a che li fai sentire importanti, ma se li metti in discussione, li critichi e oltretutto invecchi, imbruttisci, magari ti ammali o hai dei problemi, stai tranquilla che ti lasciano. È solo questione di tempo. Altro che invecchiare insieme, condividere i ricordi… Quelli sanno amare solo se stessi e ti amano fino a che ti considerano utile e decorativa”.

Ed è proprio così che è andata la storia: quell’uomo apparentemente innamorato e solido ha abbandonato Galla senza preavviso, proprio nel momento in cui lei era più fragile.

Rimasta senza lavoro e incapace di uscire dalla spirale di pensieri negativi in cui l’addio di Doug l’ha gettata, Galla trova l’unico conforto nel cantare in un coro che alcuni volontari hanno organizzato presso il carcere cittadino. Qui, cantando sotto la finestra a mezzaluna impolverata e con le sbarre, la donna sembra provare quel senso di serenità e libertà che nel resto delle sua vita le sono precluse.

Nel coro cantano detenuti stranieri e italiani, per la maggior parte finiti in carcere per reati connessi alla droga. Ci sono Daniele, ormai sessantenne, che si è rovinato a causa della cocaina e Fabrizio detto Il Conte che a causa della cocaina ha dato una coltellata alla sua compagna; ci sono Tommy, arrestato per spaccio, che parla poco ma suona benissimo, e Ferdi che fuori dal carcere faceva l’illustratore. “Quando io e le altre volontarie usciamo, con molti detenuti ci baciamo sulle guance o ci stringiamo la mano, e c’è sempre un momento di tristezza. Noi usciamo, loro restano dentro. Alle otto li rinchiudono in cella e inizia la loro notte infinita. «Ecco, vedi di ricordartelo» dice la Voce quando torno a casa. «C’è chi sta molto peggio di te.»”.

Alla voce narrante di Galla e agli interventi pungenti della Voce si intervallano le parole di altri due personaggi, il “Prima” e il “Dopo”, come la donna li ha soprannominati. Si tratta di altri due pazienti della Dottoressa Fante, che Galla incrocia quando si reca agli appuntamenti: Nicola, che dopo essere stato lasciato dalla moglie è diventato un seduttore compulsivo vittima di attacchi di panico, e Bianca, un’adolescente depressa che non riesce più a interessarsi a nulla, né alla scuola né alla chitarra o alla pallavolo. Quando la dottoressa Del Fante viene colta da un malore improvviso, i tre pazienti si incontrano, si scrutano, si interessano l’uno alla vita degli altri e da quel momento iniziano a frequentarsi, incrociando le rispettive storie e fornendosi quell’aiuto di cui ciascuno di loro aveva bisogno. “Tra la mia seduta e le nostre chiacchiere resto lontana dal divano anche mezza giornata: la piazza del baretto è diventata un posto dove sto bene, come il carcere.”. Questa nuova interazione con il mondo reale permette a Galla di allontanarsi anche un poco dalla Voce: “la Voce non ci viene [al baretto]. Anche se mi sono affezionata a lei, sentirla mi fa male, perché parla sempre di Vasilij e di Doug.” Con i due nuovi amici Galla parla infatti più di arte e dei viaggi che ha fatto quando era una modella che dell’ex marito o delle sedute dalla psicanalista, e anche Bianca e Nicola evitano i discorsi sulle ciò che li ha fatti soffrire e si concentrano su ciò che amano o hanno amato. Nicola racconta della sua gatta e delle missioni in Africa e ad Haiti a cui ha partecipato; Bianca condivide la sua passione per il rapper XXXTentacion e per le sue canzoni dolorose e potenti.

In particolare tra Galla e Bianca sembra nascere un livello più profondo di confidenza, tanto che la ragazzina inizia poco per volta a recuperare interesse per la vita e si convince a partecipare al coro del carcere suonando la chitarra.

Arriva infine il momento del concerto di Natale che Galla e Bianca, così come tutti i volontari del coro e i detenuti, hanno atteso con trepidazione.

Tutto sembra procedere per il meglio quando all’improvviso, nel corso dell’esibizione, un’interruzione inaspettata da parte della moglie di uno dei detenuti sembra essere sul punto di scatenare una grave crisi. Fortunatamente la prontezza di reazione di Galla salva la situazione e il concerto si conclude sulle note di Redemption Song. Una sorta di augurio per tutti i personaggi, in prossimità del Natale che si avvicina.

Con Oggi faccio azzurro la Bignardi ci consegna una storia rapida e frizzante, in cui il dolore è presente ma è sempre stemperato dall’ironia.

Silvia Maina

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