“Oceano mare” di Alessandro Baricco

Oceano mare, Alessandro Baricco, riassunto, tramaOceano mare
di Alessandro Baricco
Feltrinelli Editore
 

«Oceano mare, edito da Rizzoli nel 1993 e vincitore del premio Viareggio, è il secondo romanzo di Alessandro Baricco dopo il successo di Castelli di rabbia (1991). Si compone di tre libri: La locanda Almayer, in cui vengono presentati gli ospiti della locanda; Il ventre del mare, dove si racconta la storia di un terribile naufragio; I canti del ritorno, suddiviso in otto paragrafi, ognuno dedicato a un personaggio di cui si scioglie la vicenda.

Nell’incipit la descrizione di una spiaggia e del mare conduce il lettore in un «mondo che accade e basta» e che potrebbe essere verità se un uomo non ne turbasse la perfezione. Quell’uomo è un pittore, Plasson; con lui c’è una donna, Ann Deverià. Sono due degli ospiti della locanda. Il narratore ci fa allora conoscere i singoli soggetti, fissati in un sistema di corrispondenze e opposizioni. Ann compare sempre avvolta nel suo mantello viola, simbolo della sua colpa: «Adulterio […]. Io ho tradito mio marito. E mio marito pensa che il clima del mare assopisca le passioni». Diametralmente opposto è il motivo che ha condotto alla locanda la giovane Elisewin, sospesa in un limbo tra la vita e la morte, incapace com’è di vivere le passioni. Con lei Padre Pluche, scrittore di preghiere/poesie incapace di trattenersi: «non diceva mai la cosa che avrebbe dovuto dire. Gliene veniva in mente prima un’altra». A differenza di Padre Pluche, Plasson, il pittore che dipinge il mare con l’acqua di mare, senza colori, non riesce a terminare le frasi che superino le sette o otto parole; trascorre le sue giornate a dipingere tele bianche, immerso nell’acqua, immobile, alla ricerca dell’inizio del mare. Suo personaggio complementare è il professor Ismael Bartleboom giunto alla locanda per terminare il capitolo dedicato al mare della sua Enciclopedia dei limiti; quasi ogni sera scrive una lettera alla sua donna, che ancora non ha conosciuto perché «pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle – Ti aspettavo». L’ultimo ospite arrivato alla locanda è Adams, uomo taciturno e ombroso, con «lo sguardo di un animale in caccia». Vi è poi un personaggio, l’uomo che occupa la settima stanza: nessuno l’ha mai visto, ma tutti sanno che è lì. Nel finale si scoprirà essere uno scrittore alla ricerca di un modo di «dire il mare». I nomi di alcuni personaggi sembrano essere velato omaggio alla narrativa d’avventura: già la locanda Almayer, che in sé non può non ricordare L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, richiama il romanzo di Joseph Conrad La follia di Almayer, protagonista di un intervento di Baricco del 1994 durante il programma televisivo “Pickwick”. Alle opere di Herman Melville sembrano invece alludere i nomi di Bartleboom: il cognome potrebbe essere un travestimento onomastico del protagonista di Bartleby lo scrivano (1853); il nome, Ismaele, rimanda al narratore di Moby Dick (1851): presentandosi come il supplente di Bartleboom, il narratore di Oceano mare si dichiara così a sua volta surrogato del corrispettivo melvilliano.

Il ventre del mare si apre, senza apparente soluzione di continuità con il “libro” con la voce del narratore che introduce la storia del naufragio dell’Alliance; le informazioni fornite permettono di identificare la nave con la fregata Meduse, il cui naufragio ispirò il dipinto Le Radeau de la Méduse di Théodore Géricault. Il libro è interamente debitore del Naufrage de la frégate “La Méduse”, faisant partie de l’expédition du Sénégal en 1816, documento pubblicato nel 1821 da due sopravvissuti all’agonia sulla zattera, Alexandre Corréard e Henri Savigny: tutti gli eventi narrati, dalla morte di Leon agli scontri per la sopravvivenza fino agli atti di cannibalismo, sono reali, così come i personaggi. Baricco lascia condurre la narrazione a Savigny e Thomas, che raccontano la medesima storia da punti di vista diversi. Diverso è anche lo stile narrativo adottato dall’autore per i due personaggi: quello di Savigny è un flusso di pensieri ininterrotto […]; il discorso di Thomas rivela invece fredda razionalità con frasi brevi o monoproposizionali […].

Come Savigny e Thomas, anche gli altri personaggi possiedono un loro modo personale di comunicare, si veda il caso emblematico di Plasson, e lo stesso narratore predilige uno stile molto vicino al parlato colloquiale a eccezione di quei luoghi in cui la narrazione cede il passo alla riflessione, spesso improntata alla filosofia e al misticismo […].

Il vero protagonista del romanzo è quindi il mare, «l’oceano mare [che] è l’essere-nulla trascendente e divino, […] non identificabile con nessun ente in particolare» (ivi, p. 17). Si spiega così la ricerca dello scrittore di “un modo di dire mare”, lo scrittore che abita la settima stanza, il luogo dell’anima deputato da santa Teresa alla conoscenza del divino e all’estasi ineffabile che ne consegue.»

tratto da Il romanzo in Italia. IV. Il secondo Novecento, a cura di Giancarlo Alfano e Francesco de Cristofaro, Carocci editore

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