Note in Viaggio. Reti e strategie per il turismo musicale, Martha FrielDott.ssa Martha Friel, Lei ha curato l’edizione del libro Note in Viaggio. Reti e strategie per il turismo musicale in Italia pubblicato da Marsilio: quanto è vasto il fenomeno del turismo musicale in Italia?
Il turismo musicale è stato spesso considerato un fenomeno di nicchia e quindi trascurato e poco studiato. In realtà oggi rappresenta un segmento interessante per molte destinazioni come ci dimostrano i numeri dei più importanti festival musicali italiani che attirano quote molto ampie di pubblico internazionale dalle aree geografiche più diverse. Penso, per esempio, al Rossini Opera Festival, il cui pubblico è per il 70% straniero e proveniente da diversi continenti, al Verdi Festival (58% di spettatori internazionali) ma anche a festival più piccoli, e di grande pregio, come Omaggio a Palladio a Vicenza (57% di stranieri).

I festival musicali, le stagioni dei grandi teatri d’opera, gli appuntamenti con artisti di eccellenza nelle sale da concerto, i luoghi di vita e di lavoro dei grandi protagonisti della musica costituiscono un patrimonio culturale straordinario che attrae numeri importanti.

Chiaramente non è un fenomeno di oggi: il turismo musicale ha una lunga storia in Italia che risale almeno ai tempi del grand tour. Nel 1770 il compositore e storico musicale inglese Charles Burney percorse in lungo e in largo la Penisola per raccogliere notizie e impressioni per quello che sarebbe diventato poi il volume “Viaggio musicale in Italia”, e molti altri stranieri illustri visitarono l’Italia nel corso dell’800 per scoprirne le meraviglie, lasciando commenti, pensieri e riflessioni sulla vita musicale italiana nei loro diari ed epistolari.

Oggi, per renderci conto di quanto ancora la cultura musicale italiana e i suoi luoghi più iconici continuino ad esercitare fascino e suscitare meraviglia nel pubblico internazionale possiamo invece scorrere i commenti su Tripadvisor.

Quali sono le principali destinazioni del turismo musicale in Italia?
L’Italia è una delle mete preferite e più amate dai turisti musicali di tutto il mondo. Certamente per alcuni degli appuntamenti musicali festivalieri già citati: Rossini Opera Festival, Festival Puccini, Festival Donizetti, Arena Opera Festival, manifestazioni che attraggono spettatori da tutta Europa ma anche dall’extra-UE, Stati Uniti, Russia, Corea del Sud, Giappone, Messico.

Flussi turistici importanti toccano anche i teatri d’opera: La Scala e La Fenice in primis. In alcuni casi, la bellezza di questi teatri storici, e ciò che gira intorno al loro operare, diventa esso stesso attrattivo per il turismo, basti pensare al Museo Teatrale alla Scala che accoglie oltre 250.000 visitatori l’anno e ai Laboratori del Teatro alla Scala, sempre a Milano all’Ansaldo o, ancora, alle visite al teatro La Fenice che con più di 160.000 accessi all’anno posizionano il teatro prima di importanti musei veneziani.

C’è poi l’attrattività – non sempre ben valorizzata – dei luoghi legati ai grandi nomi della classica italiana con itinerari alla scoperta di compositori e interpreti nazionali e di molti grandi musicisti stranieri che hanno visitato l’Italia imprimendovi le loro tracce musicali, da Mozart a Wagner e molti altri. E non va poi sottovalutato anche il turismo legato alla formazione musicale nel nostro paese.

Quali caratteristiche assume la domanda di turismo musicale e quali sono i trend di offerta?
Uno degli obiettivi del volume è stato proprio questo: offrire una panoramica quanto più possibile aggiornata della domanda e dell’offerta di turismo musicale in Italia. Il libro infatti è stato l’occasione per divulgare alcuni dei risultati emersi dal più ampio progetto, molto operativo, “Note in Viaggio. Itinerari formativi esperienziali per valorizzare l’offerta musicale del Veneto”, realizzato da CUOA Business School e attraverso il quale siamo riusciti a mettere a sistema e a interpretare una serie di dati e di informazioni dei diversi partner di progetto. In particolare, grazie alla ricerca condotta con Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura abbiamo potuto tracciare anche un identikit del turista musicale di oggi. Giovane, colto, europeo e spesso donna, un pubblico di appassionato per il quale la musica – nell’ascolto e nella pratica – è parte integrante della quotidianità. Oltre il 70% dei turisti musicali ascolta, infatti, musica tutti i giorni.  Nella gran parte dei casi si tratta poi di persone che fin dall’infanzia sono state abitualmente accompagnate dalla famiglia ad assistere a concerti di classica e opera, e l’80% ha una formazione musicale di qualche tipo. Vi è quindi una marcata abitudine al consumo musicale, indotta soprattutto dalle abitudini familiari.

Da un punto di vista di organizzazione del viaggio, invece, il mercato si divide in due grandi tipologie: chi si organizza in autonomia e chi si affida all’esperienza di agenzie, tour operator specializzati oppure associazioni musicali. Il pubblico più giovane tende di più all’auto-organizzazione mentre i turisti più maturi, e anche con maggiore capacità di spesa, si rivolgono ancora molto a operatori specializzati.

Questi sono solo alcuni dei dati, poi naturalmente l’indagine ha analizzato un’ampia gamma di aspetti, anche relativi alla spesa e alle preferenze del turista musicale.

Quali strategie è possibile adottare per la valorizzazione turistica della musica?
In Italia, la tradizione musicale permea il territorio e la cultura della musica è rappresentata in ogni pezzo della filiera, filiera che si dipana lungo tutto lo stivale: dalla formazione dei conservatori e delle prestigiose masterclass alla tradizione liutaia, dall’editoria musicale all’alto artigianato per la realizzazione di costumi e scenografie, a una vastissima offerta lirica e concertistica nei teatri, nelle ville, nei castelli, nelle chiese e negli altri luoghi della cultura.

Volendo partire dalla materia prima, si potrebbero citare anche i “boschi sonori” di abeti rossi che da secoli hanno fornito il legno per strumenti di grandissima eccellenza – dagli Stradivari ai Guarnieri – e che si trovano prevalentemente in Val di Fiemme in Trentino ma anche nei boschi ampezzani.

Le opportunità quindi non mancano si tratta però di fare sistema tra operatori per arrivare a costruire prodotti turistici completi, di rafforzare la capacità di collegare la proposta musicale a percorsi di scoperta del territorio, dei suoi prodotti e dei suoi protagonisti anche in collaborazione con le imprese del territorio, di calendarizzare strategicamente gli eventi in considerazione delle programmazioni dei diversi soggetti e delle esigenze/stagionalità del turismo e dei suoi operatori.

Il libro cerca di offrire alcuni spunti operativi su molti di questi punti.

Quale futuro è auspicabile per il turismo musicale in Italia?
In questi tempi di overtourism in cui molte destinazioni si ritrovano a riflettere sulla quantità e qualità dei flussi che vi si riversano, il turismo musicale è un segmento interessante su cui puntare, interessante in termini sia quantitativi sia qualitativi. Come già detto, infatti, il profilo del turista musicale è quello di un turista di fascia alta, interessato a una fruizione di qualità dei luoghi, che viaggia anche fuori stagione. L’offerta musicale del territorio può inoltre essere un attrattore complementare per turisti con motivazioni di viaggio diverse come il turismo culturale in senso ampio, il turismo enogastronomico o il city tourism.

Ma lo sviluppo di nuovi prodotti ed esperienze tra turismo e musica è una opportunità anche per chi produce e distribuisce musica: dialogare con il turismo può essere di stimolo a individuare nuovi canali distributivi online e offline, a innovare/tradurre la propria offerta per mercati a volte molto lontani anche geograficamente e, al contempo, a pensare la propria proposta come parte di un’offerta più ampia di territorio individuando interventi site specific per valorizzare i luoghi nel processo di produzione artistica. Penso per esempio a esperienze di festival, eventi, stagioni concertistiche o operistiche che fanno rivivere luoghi storici e paesaggi culturali come nel caso di “Tones of the Stones” nelle cave della Val d’Ossola, “I Suoni delle Dolomiti”, “Armonie in Valcerrina”, “Arte e Musica tra Pelmo e Civetta” e molto molto altro.

Martha Friel è ricercatore di Economia e gestione delle imprese all’Università IULM di Milano dove insegna management della cultura e del turismo, e senior fellow di Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura. Le sue aree di ricerca riguardano l’economia e la gestione della cultura, delle industrie culturali e del turismo su cui ha pubblicato estesamente e svolto attività di docenza in diversi atenei. È referente scientifico per i progetti sul turismo di CUOA Business School.