“Non leggete i libri, fateveli raccontare” di Luciano Bianciardi

Non leggete i libri, fateveli raccontare, Luciano BianciardiNon leggete i libri, fateveli raccontare
di Luciano Bianciardi
Neri Pozza

«Statistiche alla mano, si sa che escono ogni anno in Italia dodicimila libri, il che fa una media di quaranta al giorno, domeniche escluse. Ci sarebbero poi i libri stranieri, per lo meno quelli nelle tre lingue principali d’Occidente, che non vanno ignorati: il totale cresce a centocinquanta opere giornaliere: non c’è neanche il tempo di leggere i titoli e i risvolti di copertina. Chi si butta nella lettura è destinato ad affogarvicisi; anche se opera una scelta severissima e decide di leggere soltanto, per esempio, i narratori contemporanei (italiani e stranieri, inevitabilmente, perché ormai non esistono più frontiere di nazione e di scuola letteraria) rischia l’indigestione. Perché bisognerà non ignorare il teatro e il cinema, seguire la critica militante, dare un’occhiata alla televisione e un’orecchiata alla radio (mezzi di comunicazione di massa). Chi vuol darsi una formazione culturale ha dinanzi a sé questa prospettiva: morire prima.

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Non leggete i libri,fateveli raccontare
  • Bianciardi, Luciano (Autore)

Il Nostro Giovane Lettore non corre tale rischio. Si convinca subito che quel termine, “formazione culturale”, non significa ormai più nulla. Nessuna persona seria e pratica vuole oggi formarsi: basta informarsi. Si scrivono libri ponderosi sulla teoria, la tecnica, la metodologia dell’informazione. Il Nostro cominci con l’evitare di leggerli. E allo stesso modo si comporti con qualsiasi altro libro. Egli vive, come si è detto, in provincia, circondato da schiere di giovani ingenui e ansiosi che passano le giornate chini sui libri. Ebbene, li frequenti, li veda, li ascolti: avrà a sua disposizione altrettanti segretari diligenti e gratuiti, saprà da loro tutto quel che occorre sapere. Vada al cinema, possibilmente con la ragazza in galleria, poi si faccia raccontare da lei la trama del film, visto che lui sarà occupato altrove.

Giornali e riviste servono, almeno in Italia, un poco meno. Solitamente i critici da noi parlano poco del libro o spettacolo o dipinto che dovrebbero recensire. Più che altro parlano di sé. Ma fuori d’Italia le cose vanno diversamente. I critici inglesi sogliono leggere, e poi spiegare, per filo e per segno, come è fatto il romanzo di cui stanno parlando. Ecco perché conviene abbonarsi: una rivista inglese, magari, tanto per cominciare, al Supplemento Letterario del Times, che costa poco. Certo bisognerà sottoporsi allo studio della lingua inglese, ormai indispensabile a un giovane occidentale del secolo nostro.»

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