“Non farti fottere” di Lilli Gruber

Non farti fottere, Lilli GruberNon farti fottere. Come il supermercato del porno online ti ruba fantasia, desiderio e dati personali
di Lilli Gruber
Rizzoli

«Il problema non è tecnologico, ma politico. Il dibattito da affrontare è quello sul tipo di società in cui vogliamo vivere e far crescere le nuove generazioni.

La pornografia, come la prostituzione, è sempre esistita, come pure la violenza e lo sfruttamento del corpo, soprattutto femminile, ma mai nella storia ha raggiunto dimensioni come quelle attuali. Per la prima volta ci troviamo di fronte a un sistema globale – industriale, economico, finanziario – che produce e distribuisce una quantità di materiale sessuale così grande da poter trasformare la percezione collettiva delle relazioni intime.

Il porno digitale di massa si innesta inoltre su un contesto sempre più reazionario, in cui vengono minacciati anche diritti civili che pensavamo acquisiti per sempre. E questo è un elemento del drammatico ritorno al passato che stiamo vivendo, di cui siamo quasi tutti complici: chi tace sul problema, dai media alle istituzioni; chi entra in questo mercato da consumatore inconsapevole; chi lo alimenta in modo malaccorto, fornendo gratuitamente le proprie immagini da mercificare.

L’universo hard, con i suoi oligopoli, la falsa libertà dei professionisti indipendenti, il frequente sfruttamento della vulnerabilità economica dei lavoratori del sesso, è l’espressione perfetta di un capitalismo ultraliberista e senza regole. La rete doveva essere la grande agorà del dibattito collettivo e troppo spesso è invece la cassa di risonanza di manipolazioni e dinamiche di disintegrazione sociale, che sono terreno fertile per i regimi autoritari. Il porno online si trova proprio alla confluenza di questo capitalismo senza limiti etici con le derive totalitarie senza inibizioni.

Quello che incombe è un futuro fatto di molte solitudini individuali. La cui estrema degenerazione è una distopia paradossale in cui la dimensione pubblica è azzerata, ma non esiste una dimensione privata perché tutto è online. In cui si passa la vita chiusi in casa, ma senza privacy. In cui tutto è monetizzato e il gioco dell’erotismo diventa una trappola culturale e di sfruttamento.

È questo il futuro che vogliamo? O lo possiamo scongiurare?»

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