“Non è un lavoro per vecchi. Quando una passione diventa business” di Riccardo Pozzoli

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Non è un lavoro per vecchi. Quando una passione diventa business, Riccardo PozzoliNon è un lavoro per vecchi. Quando una passione diventa business
di Riccardo Pozzoli
De Agostini Libri

«Nel linguaggio del marketing, il termine vision è utilizzato per indicare l’idea che l’imprenditore ha della propria azienda ed è alla base di qualunque business plan. In altre parole, è la proiezione di uno scenario futuro che rispecchia i valori e lo spirito di un’impresa, e tutte le decisioni che vengono prese devono essere mirate alla realizzazione di quello scenario e coerenti con esso. Ad esempio, il vision statement di Twitter recita: «Dare a tutti il potere di creare e condividere idee e informazioni istantaneamente e senza barriere»; quello di Google: «Organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e utili»; quello di Instagram: «Catturare e condividere i momenti del mondo».

Quindi la vision è il sogno che ogni imprenditore porta dentro di sé e rappresenta il motivo principale per il quale mette in piedi la sua azienda. Quando si lancia un progetto, è essenziale avere questo sogno ben chiaro. Bisogna iniziare sapendo già dove si vuole arrivare. La vision è il cuore, è la base su cui si fonda la costruzione di ogni azienda.

Per me, però, è un concetto così bello che travalica il linguaggio aziendale e si applica a tutto ciò che una persona immagina per il suo futuro professionale, ai suoi sogni, alle sue aspirazioni. Riuscire ad avere la vision, d’altronde, è una qualità, o meglio uno state of mind, che alcune persone riescono a dimostrare in ogni ambito della loro vita. È un’impostazione mentale che consente di concentrarsi su un tempo che non è il presente, ma ovviamente non vuol dire riuscire a vedere il futuro nella sfera di cristallo! Si tratta di concentrarsi così tanto su un’immagine da riuscire a mantenerla vivida dentro di sé per tutto il tempo necessario a renderla reale.

Ed è questa capacità che rende una persona, tra le altre cose, un imprenditore, perché avere un sogno e riuscire a vederlo concretamente fa sì che ogni azione che si compie, ogni decisione che si prende, dall’inizio fino al punto d’arrivo, vada in quella direzione. Se ciò avviene, quello che prima era un sogno diventerà realtà. Se invece non si riesce a fare questo, ma ci si focalizza su un orizzonte temporale molto breve, magari a tre mesi, bisognerà continuamente riformulare i propri obiettivi. Così si finisce per andare da una parte e dall’altra, in maniera incoerente.

Quando io e Chiara abbiamo fondato The Blonde Salad avevamo una vision molto chiara: nella nostra testa c’era l’immagine di un gruppo di ragazzi cool che girava il mondo raccontando di moda. Non c’era ancora nulla di quello che sarebbe venuto dopo: il nostro era ancora soltanto una specie di sogno a occhi aperti, e noi eravamo solo due ventenni nel soggiorno di casa, ma eravamo così concentrati su quell’immagine che abbiamo lavorato sodo perché prendesse vita nel mondo reale. […]

Perché alcune persone riescono ad avere la vision e altre no? In parte è una questione di carattere, ma direi che dipende soprattutto da un insieme di variabili che devono combinarsi tra loro: l’educazione, il background e le esperienze.

Aiuta avere avuto accanto persone che ci insegnano a sognare, non ci mettono limiti, non ci influenzano con la loro mentalità chiusa. I miei genitori, per me, hanno fatto questo, anche se all’inizio della mia esperienza con The Blonde Salad per loro non era facile capire esattamente cosa stava succedendo, a causa della scarsa dimestichezza che avevano con blog, social media e tutto il resto. Certo, i primi ricavi sono arrivati quando ancora stavo facendo la tesi di laurea e questo ha aiutato me e Chiara a capire – e a far capire alle nostre famiglie – che stavamo andando nella direzione giusta e c’era una possibilità di business, anche se sicuramente era molto più aleatoria di una carriera in banca, che era lo sbocco più immediato per chi, come me, aveva studiato finanza. […]

La capacità di avere la vision, comunque, si può allenare: in questo senso aiuta molto fare tante esperienze, non rimanere sempre chiusi nel proprio guscio e conoscere realtà diverse.

Per quanto mi riguarda, una delle cose che hanno plasmato di più il mio modo di ragionare è stato fare tanti traslochi. So che, detta così, può sembrare una follia, ma in realtà la casa è una delle cose più importanti nella nostra mente e nella piramide delle necessità umane è al secondo posto dopo il cibo. È il simbolo delle nostre radici, delle nostre sicurezze. E a trentun anni a me è già capitato di cambiare casa almeno una quindicina di volte. Questo mi ha abituato a pensare che non è così impossibile cambiare le cose, perché se ogni volta sono riuscito ad abbandonare quello che simbolicamente viene percepito come il nucleo di ciascuno di noi e a ripartire, allora il cambiamento è sempre possibile.

Ed è una cosa che vale a livello personale, chiaramente, ma anche a livello lavorativo. È sempre possibile ripartire intraprendendo una strada nuova, un nuovo progetto. Per farlo non si deve avere paura di cambiare, di rischiare e di sognare. E bisogna anche avere il coraggio di mettere l’ostacolo abbastanza lontano, perché se lo si mette troppo vicino magari lo si raggiunge con troppa facilità e poi diventa un problema identificare e preparare tutti i passi successivi.

Allo stesso tempo però bisogna anche avere pazienza, perché, come dicevo, avere la vision significa vedere qualcosa che non esiste, che è spostato nel tempo. Ovviamente la lunghezza del lasso temporale dipende da tante cose, prima tra tutte il tipo di progetto […]. E a quel punto ci vuole anche perseveranza, per non mollare prima di aver raggiunto l’obiettivo. Le varie frasette motivazionali che ci vengono propinate dappertutto hanno finito per diventare ridondanti e noiose, ma è davvero essenziale non mollare mai, perché se si ha la vision tutto è possibile. […]

La vision ti permette di rendere l’idea un’azienda. Ma ciò che permette di arrivare a un’idea sono la sensibilità, la curiosità, l’apertura mentale e sì, anche il contesto. Vivere in un contesto stimolante, che ti spinge a esercitare la tua creatività e a essere sempre curioso, è un vantaggio innegabile, ma naturalmente bisogna avere le giuste peculiarità caratteriali per essere in grado di cogliere e far fruttare questi stimoli. […]

Quando ho pensato a The Blonde Salad, avevo una fidanzata che amava fotografare i propri look e postarli online. Io capivo il senso di quello che faceva e, come ho già detto, in quel periodo il mio lavoro consisteva nell’analizzare tutti i giorni blog specialistici e nell’occuparmi di comunicazione sul web. […] Ero già proiettato su quelle realtà e quindi, al momento giusto, ho visto tutte le trame che s’incastravano perfettamente, ho visto i puntini che si univano.

Secondo me i «puntini» te li danno il background e le esperienze di vita, e queste sono cose che ci si può procurare, perché, se si vuole, la possibilità di esplorare ce l’hanno quasi tutti. Sono consapevole del fatto che le condizioni economiche di partenza abbiano un certo peso, ma penso che oggi ne abbiano meno rispetto a una volta: oggi c’è internet, ci si può informare, si può leggere e anche i viaggi sono diventati più accessibili. […]

Per arrivare all’idea, però, bisogna mettersi nel giusto atteggiamento mentale: prima di tutto, non si può sapere in anticipo se si è portati ad averla o meno, quindi non ha senso dire a priori: «Non sono abbastanza creativo». Bisogna mettersi nelle condizioni di esserlo: viaggiare, aprire la mente, leggere, informarsi, sperimentare, vivere.»

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