“Non ce lo dicono. Teoria e tecnica dei complotti dagli Illuminati di Baviera al Covid-19” di Errico Buonanno

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Dott. Errico Buonanno, Lei è autore del libro Non ce lo dicono. Teoria e tecnica dei complotti dagli Illuminati di Baviera al Covid-19 edito da UTET: quali elementi comuni caratterizzano ogni narrazione complottista?
Non ce lo dicono. Teoria e tecnica dei complotti dagli Illuminati di Baviera al Covid-19, Errico BuonannoDite bene: narrazione. Il complottismo è in primo luogo un grande romanzo d’appendice, e un modo per raccontare e raccontarsi in maniera semplice, comprensibile e rassicurante tutto ciò che semplice non è, tutto ciò che sfugge al nostro controllo e (proprio per questo) tutto ciò che ci spaventa. Del romanzo d’appendice ogni teoria di complotto ha innanzitutto la figura del nemico. Che non è mai un nemico qualunque, non è mai un semplice avversario: è il Male con la emme maiuscola, il cattivo spietato, ramificato, scaltrissimo (ma che, chissà come, riesce a essere smascherato da qualunque autodidatta chiuso nella sua cameretta davanti al pc e capace di notare quel piccolo particolare sfuggito a chiunque). E intorno alla lotta tra il Bene e il Male girano tutti gli elementi della trama di quart’ordine: futuri apocalittici, documenti top-secret e gole profonde… E in ultimo, come già diceva Popper, ogni complottismo si basa sull’assenza del caso. Tutti sappiamo che la vita è essenzialmente retta dal caos, ma nel complottismo no: non può avvenire un incidente, il Titanic non può essere affondato per un iceberg, Lady Diana non può essere morta in un semplice scontro automobilistico, una pandemia non può essere nata per un semplice virus. Ci deve sempre essere una volontà di fondo, la precisa intenzione di qualcuno. Forse perché credere al Male, credere al Diavolo, è molto più tranquillizzante che affrontare l’idea che sì, chiunque di noi è vittima del destino.

Quali identità hanno assunto, nel corso dei secoli, i cospiratori segreti?
I nemici di questa trama a tinte forti sono cambiati a seconda delle epoche. Nella Roma imperiale i cristiani venivano accusati di compiere sacrifici umani e di bere il sangue dei bambini. L’identica accusa sarebbe stata rivolta dai cristiani agli ebrei, con le Pasque di Sangue, e persino oggi i seguaci di QAnon pensano lo stesso delle oscure élite che governano il mondo: Hillary Clinton è accusata di compiere riti oscuri a sfondo pedopornografico per bere il sangue di bambini innocenti. Nemici possono essere, perciò, le minoranze (ed è una narrazione che spesso può essere utilizzata per conservare il potere: il Terzo Reich sfruttava la teoria del complotto ebraico promossa dai Protocolli dei Savi di Sion non solo per attuare la Shoah, ma per giustificare la dittatura stessa). Ma nemico può essere il potere stesso: l’idea secondo cui un piccolo gruppo di uomini potenti governi ogni evento della Storia era già diffusa nel Seicento, e arriva fino a oggi. Per rendersene conto, basta aprire internet.

Quando e come nasce l’idea del Grande Complotto?
Mi fa piacere che si utilizzi il termine “Grande Complotto”, perché qualcosa va chiarita (e lo ha già fatto in precedenza molto meglio di me Umberto Eco): i complotti esistono, è evidente. Ogni rivoluzione è un complotto realizzato, ogni attentato lo è. Ma i complotti reali sono sempre contingenti, limitati: un gruppo di persone trama in segreto per realizzare qualcosa. Quando parliamo di complottismo ci riferiamo invece, appunto, all’idea del Grande Complotto, ossia alla tendenza a pensare che tutto, ogni evento della Storia, possa nascondere un secondo fine. Si tratta di una tendenza probabilmente connaturata all’uomo, di cui perciò è impossibile trovare un punto di partenza. Potremmo indicarne una qualsiasi: 1614, l’anno in cui escono i Monita Secreta, ovvero una falsa regola dei gesuiti (un documento top-secret, voilà!) in cui si dimostrava che l’Ordine di Sant’Ignazio stava tramando per conquistare il mondo. Si tratta di un passaggio importante perché, come la prima tessera di un domino, questo falso conclamato riuscì a produrre alcune delle teorie di complotto più celebri e deleterie della Storia. Fu proprio perché era convinto che esistesse un complotto gesuitico che Adam Weishaupt, un oscuro insegnante di diritto canonico bavarese, fondò un piccolo ordine para-massonico chiamato Illuminati di Baviera: voleva, a modo suo, contrastare il complotto gesuitico con un contro-complotto. Ma gli Illuminati (quelli veri) vennero sciolti dalle autorità in capo a pochi anni. Peccato che intanto fosse scoppiata la Rivoluzione Francese, e un ex gesuita, padre Barruel, si convinse che fossero stati gli Illuminati a guidare nell’ombra i giacobini, tanto che scrisse un libro complottista di enorme successo. E fu proprio prendendo spunto dal libro di Barruel che vennero compilati i Protocolli dei Savi di Sion, il falso antisemita più agghiacciante di ogni tempo. Un falso che, ahinoi, fu molto apprezzato da Adolf Hitler. Come in un gioco del telefono senza fili, insomma, la stessa trama attraversò le epoche, limitandosi a cambiare l’identità del nemico che tramava nell’ombra: gesuiti, massoni, ebrei… fino ai rettiliani di oggi.

Quali sono le più diffuse (e infondate) teorie del complotto contemporanee?
Rispondere a questa domanda significherebbe fare un viaggio in ogni campo dello scibile. Vi piace la musica pop, rock? Bene: navigate sul web e troverete siti che vi spiegano come il vostro musicista preferito sia in realtà parte di un progetto della CIA per lavarvi il cervello. Vi piacciono i cartoni animati? Sappiate che esistono teorie sui Puffi, su Paperino, sui Teletubbies o sui Pokemon. Sarete incappati in teorie meteorologiche, con le scie chimiche; sarete incappati in teorie mediche o tecnologiche: il Wi-fi uccide, non lo sapevate? O preferite affrontare lo spazio, tra Terra piatta e falsi allunaggi? Non sono veri gli attentati che avete visto in TV; non sono vere le immagini di cronaca, gli sbarchi a Lampedusa. Non sono mai morti i personaggi famosi che credete passati a miglior vita… Nulla è vero. Ma non ce lo dicono.

Quali dietrologie ha ispirato la pandemia da Covid-19?
Niente che non si fosse già visto in passato, tranquilli. Quando il colera si diffuse in Sicilia nel 1837, si diffuse presto la voce secondo cui si trattava di un morbo creato appositamente dal governo borbonico per controllare i cittadini. E tanto diffusa fu la diceria che l’intera isola fu sconvolta da rivolte contro l’autorità. Quando, nel 1919, la Spagnola si diffuse negli Stati Uniti, nacque invece a San Francisco una Anti-mask League, vero e proprio movimento no-mask contro le restrizioni sanitarie. Contemporaneamente, c’era chi era certo che la Spagnola fosse stata diffusa ad arte dai tedeschi come arma non-convenzionale. Sterminare, controllare: c’è sempre un secondo fine dietro la malattia. Così come c’è sempre un colpevole. In fondo, senza tornare agli untori manzoniani, già durante la Guerra del Peloponneso, gli ateniesi accusarono i nemici di essere i veri responsabili della peste. Di cosa stupirci, perciò, se oggi c’è chi nega il Covid, convinto che sia una montatura per controllarci, mentre, contemporaneamente, qualcun altro giurerebbe che è diffuso tramite il 5G? Le teorie di complotto sono identiche, ripetitive. Ma lasciatemi dire che questo è anche il loro punto debole. Noi non possiamo essere esperti di ogni cosa, per sapere se ciò che leggiamo corrisponde a verità o meno: non possiamo essere virologi, fisici, meteorologi o ingegneri per sapere se le Torri Gemelle potevano effettivamente crollare in quel modo o meno. Ma possiamo conoscere le teorie di complotto del passato, questo sì. In modo tale, almeno, da sentire un campanello d’allarme. E farci sorgere un piccolo dubbio. È già tanto; è già salvifico.

Errico Buonanno, scrittore, traduttore, autore radiofonico e televisivo, collabora con diverse testate. Per il “Corriere della Sera” ha realizzato la webserie I ragazzi degli anni ’90. Ha esordito vincendo il Premio Calvino con Piccola Serenata Notturna (Marsilio, 2003). Tra le sue pubblicazioni Notti magiche. Atlante sentimentale degli anni Novanta (con Luca Mastrantonio, 2017), Falso Natale. Bufale, storie e leggende della festa più importante dell’anno (2018) e Sarà vero. Falsi, sospetti e bufale che hanno fatto la storia (2019), tutti editi da UTET. È ideatore di Falseum, il Museo del Falso e dell’Inganno, di cui è direttore.

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