“Nei secoli e per sempre” di Guglielmo Antonello Esposito

Nei secoli e per sempre, Guglielmo Antonello EspositoNei secoli e per sempre è un romanzo polifonico e politematico, non sorprende dunque che il suo autore sia anche attore e regista di una compagnia teatrale. Proprio come a teatro, i paragrafi del libro si alternano in modo simile a cambi di scena e le voci dei protagonisti si amalgamano alla perfezione in un meccanismo costruito senza la minima incongruenza. È difficile incasellare Nei secoli e per sempre in un unico genere letterario, visto che ne raccoglie molti: romanzo storico, romanzo d’avventura, romanzo di formazione. Saltare dalla XII dinastia egizia ai giorni nostri, passando attraverso la campagna napoleonica e il Risorgimento italiano senza incorrere in buchi di trama o incongruenze non deve essere stato semplice, ma il risultato finale è davvero eccellente.

Trama

Antico Egitto, 1820 a.C.
Sithathoriunet, figlia di Re Senousret II e, come tale, principessa dell’Alto e del Basso Egitto, si sta spengendo. Ha consacrato la sua vita alla dea dell’amore, Hathor, da cui l’oasi in cui si trova prende il nome. Le sue ultime volontà prevedono che il culto della dea continui su quell’oasi attraverso la venerazione della sua statua d’oro. Il ciondolo a forma di croce che porta al collo – l’Ankh o croce della vita, scolpito nel miglior avorio nubiano e consegnatole nella città di Dendera sacra ad Hathor – è un potente amuleto; è volontà della principessa che sia ereditato dalla sacerdotessa più meritevole che la sostituirà dopo la sua morte. «Così sia per le prossime generazioni… nei secoli e per sempre» sono queste le ultime parole pronunciate dalla principessa.

Campagna napoleonica in Egitto, 1798
Il capitano della cavalleria napoleonica Etienne Rosseau vaga insieme ai suoi soldati nel deserto, fino a quando non si ritrovano – quasi per miracolo – in un’oasi. Ma le acque dove i soldati si tuffano per trovare refrigerio sono sacre alla dea Hathor e non possono essere profanate. A spiegare questo a Etienne è un sacerdote della dea, che comunica con lui attraverso il pensiero. Etienne si rende subito conto di essere in un luogo mistico, quasi magico; ordina ai suoi soldati di uscire dall’acqua e promette rispetto al sacerdote. Durante la serata i francesi vengono onorati da una splendida cerimonia con balli, canti e cibo, purtroppo tragicamente interrotta dall’arrivo dei terribili soldati ottomani conosciuti come mamelucchi. Tutti vengono uccisi brutalmente; Etienne è sotto shock, ma proprio mentre sente di essere sul punto di morire si ritrova a librare sopra al suo stesso corpo e a osservare l’intera scena dall’alto. Vede i mamelucchi allontanarsi con la statua d’oro della dea, tronfi delle violenze perpetrate, ma all’improvviso un muro di sabbia si innalza di fronte a loro e li inghiotte, assieme alla statua di Hathor. Una volta tornato nel suo corpo, Etienne ritrova il sacerdote, il quale gli spiega che la dea lo ha scelto per compiere la sua volontà, sarà lui a dover riportare il talismano nelle mani della sacerdotessa prescelta e a ritrovare la statua di Hathor. Da quel momento la vita di Etienne prende una piega diversa da quella che si era immaginato: torna in Francia e poi si trasferisce in Italia, a Bergamo, lì si innamora di una ragazza molto giovane, Alessandra, che nel 1810 muore dando alla luce il loro unico figlio. Etienne torna a combattere e muore sul campo di battaglia prima di aver portato a termine la missione affidatagli da Hathor. Ma la dea ha in serbo un asso nella manica: d’improvviso Etienne fa un salto temporale e si ritrova nel 1848; un giovane e coraggioso ragazzo di nome Sandro sta provando a curare le sue ferite, Etienne gli chiede dov’è Domenico (il padre adottivo del giovane, ma perché Etienne lo conosce?), ma il ragazzo gli risponde che purtroppo è stato da poco ucciso dai soldati dell’impero austro-ungarico. Etienne capisce che qualcosa non torna, che qualcuno lo ha trasportato nel futuro affinché donasse il talismano a Sandro. È l’ultima cosa che riesce a fare prima di morire, seppur senza avere il tempo di fornirgli spiegazioni.

Prima guerra d’Indipendenza italiana, sponda sinistra del fiume Adda, 1848
Sandro – Alessandro Esposito – è stato adottato all’età di 12 anni da Domenico, proprietario di una fucina da maniscalco. Sandro ha 38 anni e ha scelto di arruolarsi per combattere con l’esercito piemontese contro l’invasore austriaco per vendicare la morte della sua amatissima moglie Lucia, uccisa a Milano durante i parapiglia che portarono alle Cinque Giornate, e quella del suo adorato padre adottivo Domenico, assassinato dai soldati ungheresi. Sandro è un brav’uomo. Al collo porta un ciondolo in avorio a forma di croce con sopra strane, antichissime incisioni. Gli è stato donato da un soldato francese di nome Etienne di cui non ha molte informazioni, sa solo – secondo sua ammissione – che ha preso parte alla compagna napoleonica in Egitto (ma come può essere vero?!).

Quando il suo comandante viene ferito, Sandro non si tira indietro ed esce allo scoperto per aiutarlo, ma lo scoppio di una granata lo scaraventa a terra.

Sponda sinistra del fiume Adda, agosto 2022
Sandro riapre gli occhi, è sorpreso di essere ancora vivo dopo lo scoppio della granata, la sua divisa è ridotta a brandelli. C’è qualcosa che non quadra: dove sono finiti i suoi compagni? Che cos’è il boato prodotto dagli oggetti volanti sopra la sua testa? E quella strana bibita in lattina nel fiume? Sandro non ha tempo per farsi troppe domande: due uomini lo approcciano in malo modo accusandolo di essere un tossico, un ladro, uno ‘straniero’ (“perché tutta questa prepotenza e diffidenza verso gli altri esseri umani?” si chiede Sandro), ma ecco comparire due giovani jogger, Jessica e Mario. I due ragazzi avvicinano Sandro e si rendono conto che è molto impaurito. Lei, studentessa di storia antica, nota subito il suo Ankh e resta senza parole: deve essere antichissimo!

Sandro è totalmente disorientato, ha capito di aver fatto un salto nel tempo proprio come era successo a Etienne ma non sa perché. Sa soltanto che vuole tornare a casa e che la sua unica forma di protezione è il talismano. Quella Jessica, però… c’è qualcosa nel suo sguardo che gli tocca l’anima…

Deciso a tornare a casa, Sandro si incammina verso il luogo in cui un tempo sorgeva la sua fucina, ma una volta lì scopre che non è rimasto nient’altro che un rudere dove si vanno a rifugiare i tossicodipendenti. Mentre ripensa con dolore a Domenico e a quale sarà la sua sorte, si accorge di essere seduto sopra a un coperchio: lo sposta e dentro trova una lettera di Domenico; leggendola, finalmente, scopre tutta la verità sulla sua famiglia. Il soldato venuto dal passato che gli ha donato il talismano è suo padre e Domenico in realtà è suo zio!

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Nei secoli e per sempre
  • Antonello Esposito, Guglielmo (Autore)

Non fa in tempo a metabolizzare tutte queste notizie che sente la polizia urlare e intimargli di alzare le mani. Lo hanno scambiato per il camorrista che la sera prima ha ucciso un ragazzo proprio lì. Uno sparo, e negli occhi di Sandro torna il buio.

Da questo momento in poi i quattro quadri temporali torneranno a intrecciarsi più volte tra loro, fino poi a dipanarsi e a rimettere ognuno al proprio posto tra grandi scoperte e colpi di scena. L’Ankh è la chiave che lega i destini di tutti i protagonisti: Sandro, Lucia, Etienne, Domenico, Jessica; a prescindere dall’epoca in cui sono nati o in cui si ritrovano catapultati. Quale sorte li lega? Come mai la dea Hathor li ha fatti incontrare? Jessica e Sandro riusciranno a capire che cosa vuole la dea da loro? Che cosa, alla fine, durerà «nei secoli e per sempre»?

Recensione

Nei secoli e per sempre è un libro che richiede un po’ di pazienza, soprattutto all’inizio, quando non si riesce a capire qual è il raccordo che lega le vicende narrate. Ma quando tutto inizia a prendere forma, è impossibile fermarsi. Esposito ha creato un ingranaggio perfetto, non solo dal punto di vista della trama, ma anche da quello dei generi letterari.

Tutta la vicenda legata alla vita della principessa Sithathoriunet nell’antico Egitto ricorda le fiabe delle Mille e una notte; in un attimo il lettore è catapultato nelle atmosfere mistiche dei faraoni e viaggia anche lui nel tempo come i protagonisti del romanzo, facendo un salto all’indietro di quasi 4000 anni.

La parte storica, invece, richiama alla mente il più grande romanzo storico e di formazione dell’Ottocento: I promessi sposi di Alessandro Manzoni, ma con un tocco di leggerezza e maggiore fruibilità. Il caro Sandro, a cui ci si affeziona fin da subito, ricorda molto il Renzo di Manzoni, non a caso anche lui ha una Lucia e anche lui, come Renzo, si muove tra le strade di una Milano scossa dai tumulti.

La parte ambientata nel presente, invece, cambia totalmente registro e intreccia la trama con riflessioni importanti sul mondo di oggi: dall’immigrazione all’inquinamento, dall’avvento della tecnologia alla solitudine di una società avanzata ma isolata, chiusa in se stessa.

Lo stile è asciutto e godibile e lo scioglimento degli eventi è organizzato secondo un climax ascendente perfetto, che tiene alta l’attenzione del lettore fino alla fine.

Esposito non rinuncia al lieto fine e il libro termina proprio come una fiaba, nello stesso modo in cui era iniziato. L’autore sceglie così di concedere una speranza al presente attraverso il passato, da cui si spera che il futuro possa recuperare i valori che oggi sembrano persi e di cui Sandro sente tanto la mancanza: solidarietà, amore e fiducia.

Valentina Fedi

L’Autore

Guglielmo Antonello Esposito nasce a Bergamo nel 1959 e vive tuttora da pensionato in quella provincia. Da sempre il grande interesse e la passione per la storia e la letteratura hanno fatto di lui uno scrittore autodidatta. Per diletto, autore teatrale iscritto alla SIAE nonché attore e regista della compagnia teatrale del proprio paese.

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