Nausicaa e Ulisse
«Siamo nel libro di Nausicaa, la figlia del re dei Feaci. Libro breve, il più breve del poema, ma carico di momenti felici. Tutto un altro mondo. Dalla disillusione di una dea rifiutata ci spostiamo nella mente di una ragazzina che si apre a freschi pensieri d’amore. Stavolta di lei decide di servirsi Atena, mai paga di ingegnarsi per salvare Ulisse. Bisogna, infatti, portarlo a corte, perché solo lì potrà ottenere i mezzi per tornare in patria.La dea appare in sogno alla giovane donna nell’aspetto di una cara amica e, ricordandole che presto dovrà pensare al matrimonio, la esorta a lavare i panni del corredo. Nausicaa, subito dopo il risveglio, corre dal padre e gli strappa il permesso di recarsi al fiume. Quindi, con i carri ben carichi di vesti, accompagnata dalle ancelle, parte. Non può certo immaginare che razza d’incontro l’aspetti.
Questa apparizione di Ulisse è assai più spettacolare della prima, che abbiamo visto nel libro di Calipso. Lì era piangente e solitario. Qui sbuca dalle frasche nudo e inselvatichito al cospetto di un gruppo di vergini. Non prendiamola, la nudità, solo per un’imbarazzante necessità delle circostanze. Come sempre nella grande letteratura, il dato realistico è sia letterale sia metaforico. Ulisse è nudo perché è neonato. E, come qualunque neonato, ha bisogno d’aiuto. S’inchina alla principessa e la prega, riepilogando i suoi casi. Non gli sfugge la bellezza quasi divina di lei. La paragona – sentite che meraviglia – a un giovane virgulto di palma. […]
Nausicaa capisce di avere davanti un uomo di valore. Gli promette aiuto e richiama le ancelle spaventate, perché lo portino a lavarsi e gli diano vesti e olio con cui ungersi. Il resto lo fa Atena, aggiungendo bellezza e ringiovanimento, dopo che Ulisse si è ripulito per bene della salsedine. Effetto assicurato: la ragazza, appena lo rivede, si augura di andare in sposa a un uomo simile.
Arriva anche il pranzo. Ulisse, che ha inghiottito acqua salata per giorni, finalmente può nutrirsi di vero cibo. Quindi si avvia con Nausicaa. Lei, padronissima della situazione, stabilisce che arrivino separatamente in città, affinché la gente non cominci a malignare. Lui vada dritto al palazzo e lì implori subito la protezione della regina. Se ottiene la benevolenza di questa, non avrà più nulla da temere.
Il libro si chiude con una breve preghiera, un po’ corrucciata, di Ulisse ad Atena. Lei lo sente, ma non gli viene accanto, perché non vuole far torto a zio Posidone. Sa bene che il salvataggio di Ulisse lui non l’ha digerito, pur non avendolo contrastato. Acuto questo gesto di riguardo! Ci dà, per quanto sottile, una dimostrazione dell’intelligenza con cui Omero osserva le psicologie – individuali e sociali – e i rapporti di forza, e valuta le varie modalità e le varie conseguenze di un affronto. Quando stai vincendo, perché irritare l’avversario con inutili provocazioni?»
tratto da Il più bel romanzo del mondo. L’Odissea raccontata da Nicola Gardini, Garzanti editore




