Moneta. Dai buoi di Omero ai Bitcoin, Riccardo De Bonis, Maria Iride VangelistiDott. Riccardo De Bonis e Maria Iride Vangelisti, Voi siete autori del libro Moneta. Dai buoi di Omero ai Bitcoin edito dal Mulino: quando è nata e come si è evoluta sin dalle sue origini la moneta?
La storia della moneta può essere scandita in cinque fasi: la moneta merce; la moneta metallica coniata; la banconota convertibile in metalli preziosi; i depositi bancari; la banconota inconvertibile. Della prima fase, la moneta merce, abbiamo testimonianze in civiltà come la Mesopotamia e la Grecia: oro, argento, orzo, valutati a peso, o buoi, concepiti, come ci racconta Omero nell’Iliade, come unità di misura delle cose.

Intorno al 600 avanti Cristo, nel Mediterraneo orientale, inizia la seconda fase, con l’apparizione delle monete coniate con metalli preziosi: contare delle monete era più comodo che pesare i metalli preziosi originari. Per secoli le monete metalliche hanno dominato il sistema dei pagamenti; sono state fabbricate usando metalli diversi: in Europa soprattutto argento, ma anche oro, bronzo, rame e loro combinazioni. Spesso le monete avevano un contenuto di metallo con un valore inferiore al loro valore nominale. I re, gli imperatori, le città-Stato hanno dovuto gestire un trade-off complicato per garantire la fiducia nella moneta metallica. Da una parte la moneta doveva essere di buona qualità e scarsa, per essere accettata negli scambi ed evitare inflazioni catastrofiche; dall’altra parte la moneta doveva essere abbondante, per assicurare il buon funzionamento dei pagamenti e consentire la crescita economica, evitando cadute drammatiche dei prezzi.

Nel corso del Medioevo mercanti che avevano accumulato monete metalliche iniziano a depositarle presso banchieri, soprattutto per un’esigenza di sicurezza. L’origine della parola banconota deriva dalla nota che il banchiere consegnava a chi costituiva un deposito consegnando monete. La banconota convertibile in metalli preziosi ha rappresentato la terza fase dell’evoluzione della moneta. Per secoli le banconote sono rimaste appannaggio dei ceti più abbienti; le monete metalliche hanno continuato a essere lo strumento di pagamento più diffuso tra il pubblico. La quarta fase della moneta è iniziata con lo sviluppo dei depositi bancari, o moneta bancaria, utilizzabili attraverso l’emissione degli assegni, diffusasi nell’Ottocento. La quinta fase è quella che ha portato, nel corso del Novecento, all’affermazione della banconota inconvertibile, all’abbandono del legame del mezzo di pagamento con i metalli preziosi.

La distinzione tra le cinque fasi dell’evoluzione della moneta non esclude sovrapposizioni: oggi usiamo i depositi bancari insieme alle banconote e alle monete metalliche prive di valore intrinseco. Ma sono cambiate le proporzioni tra gli strumenti. Nel 1861, quando è nata l’Italia, le monete metalliche erano quasi 10 volte le banconote; i depositi in conto corrente erano quasi inesistenti. Alla fine del 2018, le monete metalliche erano meno di 5 miliardi di euro, le banconote erano circa 200 miliardi, mentre i depositi in conto corrente sfioravano i 1.200 miliardi. La moneta odierna è moneta bancaria in misura predominante.

A quando risale la nascita delle banche e delle banche centrali?
Le origini delle banche moderne, basate su un’organizzazione di tipo aziendale, risalgono al XII secolo. Attraverso la raccolta di depositi e l’offerta di credito, le banche hanno contribuito a emancipare l’economia dal dominio delle monete metalliche, spesso insufficienti, date le difficoltà di approvvigionamento dei metalli preziosi. Per secoli le banche hanno emesso le banconote in un regime di concorrenza.

Le banche centrali sono istituzioni molto più recenti. La Banca nazionale di Svezia, fondata nel 1668, è considerata la più antica banca centrale al mondo. La Banca d’Inghilterra è stata istituita nel 1694, la banca centrale italiana nel 1893, la Federal Reserve americana solo nel 1913. Nella gran parte dei casi le banche centrali sono state create per assicurare la stabilità finanziaria e un funzionamento corretto del sistema dei pagamenti, attraverso l’introduzione del monopolio dell’emissione delle banconote, la gestione accentrata delle riserve bancarie, la soluzione delle crisi con l’offerta di liquidità agli intermediari in difficoltà. Con traiettorie nazionali specifiche, lo Stato ha concesso alla banca centrale il monopolio dell’emissione delle banconote, prima convertibili, poi inconvertibili. Le banche centrali si sono evolute per offrire fiducia nella banconota, consentendo la perdita del suo legame con i metalli preziosi. Per favorirne la circolazione, lo Stato ha affermato che banconote e monete metalliche sono moneta legale: devono essere accettate in pagamento di beni e servizi e liberano immediatamente dai debiti. I cittadini accettano le banconote perché sanno che tutti lo faranno. La banca centrale persegue l’obiettivo della stabilità dei prezzi, perché anche se le banconote sono moneta legale non sarebbero accettate in cambio di beni se l’inflazione fosse fuori controllo.

Come funziona il sistema dei pagamenti?
Dare e ricevere denaro è alla base dei rapporti economici all’interno della comunità in cui viviamo. I pagamenti fanno parte della nostra vita: possono essere gesti abitudinari, come comprare il quotidiano all’edicola, o rappresentare transazioni occasionali ma importanti, come acquistare una casa. Ogni gesto che ha a che fare con il denaro presuppone il corretto funzionamento di meccanismi che coinvolgono l’economia, il diritto, la tecnologia, la politica economica. L’insieme di questi meccanismi è il sistema dei pagamenti. Il suo funzionamento è complesso; ogni transazione segue percorsi diversi; l’obiettivo finale è trasferire il denaro in modo definitivo e irrevocabile, rendendo più ricco il soggetto beneficiario del pagamento. Un sistema dei pagamenti efficiente e sicuro favorisce gli scambi dei beni e dei servizi e sostiene lo sviluppo economico. Il trasferimento della moneta bancaria richiede accordi tra gli intermediari per lo scambio di informazioni, la compensazione e il regolamento delle reciproche ragioni di debito e di credito.

Il sistema dei pagamenti è spesso assimilato alle condutture per la circolazione dell’acqua: come i tubi fanno fluire l’acqua da un punto all’altro di una città, così il sistema dei pagamenti consente il passaggio della moneta da un soggetto all’altro, da un conto all’altro. Le operazioni di importo contenuto vengono per lo più trattate all’interno dei sistemi di compensazione e regolamento al “dettaglio”; le transazioni di importo elevato attraverso i sistemi “all’ingrosso” che movimentano le riserve detenute dalle banche presso la banca centrale. Come la rete acquifera è fatta dal collegamento fra tubi diversi, allacciamenti, passaggi e filtri, così il sistema dei pagamenti unisce intermediari e soggetti diversi, procedure interne ed esterne al sistema bancario, infrastrutture e reti. Il colloquio fra tutti gli elementi avviene seguendo protocolli e messaggi standardizzati che mettono in connessione i clienti con gli intermediari e gli intermediari tra loro. Alla base di ogni trasferimento di denaro ci sono procedure informatiche e regole per il trattamento, la compensazione e/o il regolamento delle operazioni. Anche se non ce ne accorgiamo, ogni pagamento presuppone attività che coinvolgono tanti operatori e ne avviano altre: tutte devono svolgersi correttamente affinché il trasferimento del denaro vada a buon fine.

La banca centrale emette banconote sicure e di alta qualità, difficili da contraffare; sorveglia il sistema dei pagamenti, controllando che le sue infrastrutture funzionino in modo efficace e siano dotate dei presidi tecnologici e legali necessari per assicurare le regolarità dei trasferimenti, tutelando la stabilità sistemica.

Quali sono e come si sono evoluti gli strumenti di pagamento?
Gli strumenti di pagamento consentono di trasferire denaro. Gli strumenti più antichi, come banconote e assegni, sono di carta: hanno scritto in chiaro il valore da trasferire. Altri strumenti, come le carte, sono di plastica; non hanno un valore in sé, ma servono per avviare pagamenti di importi diversi. Altri strumenti sono immateriali, come un bonifico, che rappresenta un ordine elettronico di trasferimento di fondi. Astraendo da banconote e assegni, gli strumenti di pagamento sono classificabili in tre grandi categorie: bonifici e addebiti; carte di credito; carte di debito e prepagate. Gli strumenti sfruttano i fondi disponibili sui depositi in conto corrente, sui conti di pagamento e di moneta elettronica.

La diffusione della moneta bancaria, usata sempre più in alternativa alle banconote, ha consentito lo sviluppo da parte degli intermediari di strumenti di pagamento più versatili, in linea con i cambiamenti della vita quotidiana e le mutevoli esigenze dei cittadini. L’evoluzione degli strumenti di pagamento è la storia di una continua corsa degli operatori nell’immaginare soluzioni che meglio rispondano alle esigenze degli individui. Compito delle autorità, dei regolatori e delle banche centrali, è definire un quadro di norme, regole e buone prassi per assicurare che il trasferimento della moneta avvenga in modo sicuro, contrastando l’utilizzo illecito dei mezzi di pagamento e facendo in modo che tutti possano beneficiare di una rete aperta ed efficiente.

La tecnologia detta le caratteristiche possibili degli strumenti e influenza il loro disegno. È stato vero quando le banconote, più leggere e facilmente trasportabili, hanno sostituito le monete; è vero oggi che l’innovazione tecnologica consente l’offerta di pagamenti contactless, che si avviano semplicemente avvicinando la propria carta o il proprio telefono cellulare al terminale del negozio. Oltre alla facilità d’uso, anche la velocità del trasferimento del denaro è un elemento discriminante nello sviluppo degli strumenti. Negli anni Novanta intercorrevano in media 7-8 giorni dal momento in cui un ordine di pagamento veniva dato fino all’accredito delle somme. Oggi il tempo massimo è di un giorno, ma sempre più si diffondono soluzioni istantanee che permettono un trasferimento immediato di denaro, in pochi secondi, da un conto all’altro.

Quali costi e rischi comporta il sistema dei pagamenti?
L’evoluzione degli strumenti di pagamento è legata al progresso tecnologico e segnata dalla ricerca, da parte di operatori e autorità, del miglior bilanciamento possibile tra efficienza e sicurezza.

Per quanto riguarda l’efficienza, l’offerta degli strumenti è caratterizzata da costi espliciti, in particolare da tariffe applicate ai singoli servizi. Esistono anche rilevanti costi impliciti, come i costi di gestione del contante, difficili da percepire ma in grado di influenzare il costo complessivo sopportato dalla collettività. Il sistema dei pagamenti è una rete, contraddistinta da alti costi fissi di impianto dell’infrastruttura e da costi di utilizzo variabili e contenuti. Non è facile per le autorità trovare i giusti incentivi per assicurare un continuo aggiornamento del sistema, lo sviluppo di soluzioni di pagamento innovative, ma al tempo stesso economiche. Il tema dei costi è centrale, perché alti costi fissi portano verso soluzioni di monopolio. Un’offerta di servizi a prezzi troppo elevati potrebbe inoltre non sostenere la diffusione delle soluzioni di pagamento di volta in volta più funzionali, mantenendo il legame del pubblico con le soluzioni tradizionali, meno versatili ed efficienti.

Per quanto attiene alla sicurezza, le infrastrutture, i sistemi e gli strumenti che consentono il trasferimento del denaro sono esposti a una serie di rischi, che vanno dal rischio di credito a quello di liquidità, al rischio cyber. Eventuali malfunzionamenti possono avere conseguenze gravi, mettendo a repentaglio la fiducia nella moneta e la stabilità finanziaria. Anche a livello individuale la fiducia è fondamentale: nessuno comprerebbe un servizio di pagamento se non fosse ragionevolmente sicuro di poter trasferire senza problemi il proprio denaro alla persona che lo deve ricevere. La banca centrale svolge un ruolo essenziale a tutela della sicurezza dei pagamenti: detiene i conti delle banche dove si regolano i pagamenti, sorveglia strumenti, infrastrutture e sistemi preposti al trasferimento del denaro, fissa e controlla i requisiti di sicurezza che devono essere rispettati nell’offerta dei servizi.

Come vengono regolati i pagamenti internazionali?
Eseguire un pagamento verso uno Stato estero, che ha una valuta diversa, è più complesso e costoso che trasferire somme di denaro all’interno di uno stesso paese o dell’area dell’euro. A livello internazionale non esiste un’unica banca centrale; non esistono infrastrutture e sistemi che collegano tutti gli intermediari. Pagare con una carta di credito in Messico o versare un assegno emesso negli Stati Uniti su un conto italiano possono sembrare operazioni simili a usare una carta di pagamento Bancomat nel negozio sotto casa o consegnare alla banca l’assegno che abbiamo ricevuto dall’azienda del gas per il rimborso di una bolletta. In realtà i nostri gesti sono simili, ma le procedure che permettono l’esecuzione delle transazioni sono più complicate. Gli intermediari incaricati dell’operazione devono non solo occuparsi della conversione delle valute, ma anche affidarsi a una rete di soggetti, sistemi e infrastrutture, caratterizzate da standard e procedure diverse, che attraverso il loro colloquio permettono il trasferimento del denaro oltre frontiera.

I conti correnti di corrispondenza tra banche sono il fulcro su cui si basano i pagamenti internazionali, che rimangono più costosi e più lenti di quelli nazionali. Da più parti è stata segnalata la necessità di rendere i pagamenti internazionali, soprattutto quelli di basso importo, meno costosi e più veloci. Le iniziative di standardizzazione sono cruciali, ma fino a oggi non sono state risolutive. Nel mercato internazionale hanno iniziato a operare aziende Fintech, proponendo modelli parzialmente nuovi, in grado di migliorare la trasparenza del servizio, senza però innovare i modelli di regolamento tradizionali basati sui servizi bancari; altre soluzioni poggiano sui sistemi chiusi (closed loop), scollegati dai conti correnti di corrispondenza bancari, che sollevano problemi di contendibilità e di frammentazione del mercato.

La rimessa degli emigrati è una forma particolare di pagamento internazionale che ha attirato l’attenzione delle autorità per la sua valenza sociale: è utilizzata in prevalenza da persone che, pur non possedendo necessariamente un conto corrente, desiderano inviare denaro alla famiglia di origine, tipicamente residente in una nazione economicamente meno sviluppata. Nel 2009 i Governi del G8 prima, e del G20 dopo, hanno concordato sull’obiettivo di ridurre il costo delle rimesse dal 10 al 5% in 5 anni. L’obiettivo non è stato raggiunto ma sono stati conseguiti dei progressi. Nel 2018 in Italia il costo medio delle rimesse era del 6%.

Più di altri, il settore dei pagamenti è soggetto a continue e repentine innovazioni: dai pagamenti istantanei a quelli su Internet e con smartphone, dalla diffusione di Bitcoin e di altre criptoattività, come Libra, all’ipotesi della moneta digitale offerta dalle banche centrali: cosa ci riserva il futuro?
Anche se nell’area dell’euro il contante rimane la forma principale di pagamento nei punti di vendita, da molti anni le carte di credito, di debito e prepagate stanno crescendo di numero. Sono aumentati i pagamenti istantanei, effettuati con telefonini o con computer, e le transazioni su Internet. Imprese Fintech sono spesso protagoniste di tali innovazioni. In Europa alcune innovazioni poggiano sull’utilizzo di strumenti come le carte; altre consentono di movimentare direttamente i conti di pagamento dei clienti.

Al mondo esistono oltre 2.000 criptoattività, di cui Bitcoin è la principale, con una quota di mercato di circa il 50 per cento. Bitcoin può essere trasferita, utilizzando computer, da una persona a un’altra con operazioni online ed essere usata per acquistare prodotti. Bitcoin non è una passività della banca centrale, come le banconote. Non è una passività delle banche, come i depositi. Non è moneta legale, né bancaria. Per Bitcoin non esistono controlli o garanzie da parte di una banca centrale: è accettata su base volontaria, utilizzando procedure sulle quali non esiste una sorveglianza pubblica. Dalla sua introduzione, Bitcoin è stata caratterizzata da forti oscillazioni di prezzo. L’elevata variabilità non la rende appetibile né come unità di conto né come mezzo di scambio, due delle classiche caratteristiche della moneta. Bitcoin non svolge bene neanche la funzione di riserva di valore, perché la volatilità elevata comporta rischi, diversamente dalla moneta legale e dai depositi bancari, il cui potere d’acquisto è stabile.

L’aspetto di maggior interesse di Bitcoin è la tecnologia sottesa, la blockchain, un sistema distribuito di memorizzazione delle transazioni, basato sulla crittografia. La distributed ledger technology (DLT) consente di condividere tra più individui informazioni come il trasferimento di un prodotto o di un’attività finanziaria. La blockchain, dove le informazioni sono archiviate in “catene di blocchi”, è la più famosa delle DLT. La distributed ledger technology” si presta ad applicazioni in campi diversi, dagli archivi notarili alla gestione dei supermercati, dai catasti pubblici alla sanità, dalla logistica alla sicurezza. L’uso della blockchain in questi e altri campi potrebbe prevalere rispetto alle applicazioni che tentano di fare concorrenza a moneta legale e moneta bancaria.

Per reagire alla volatilità di Bitcoin, e sfruttando le potenzialità della DLT, il mercato sta sviluppando le stable coins. Diversamente da Bitcoin, le stable coins sono emesse da soggetti identificati, di natura finanziaria o non, che puntano a stabilizzare il valore delle monete attraverso garanzie o per mezzo di algoritmi che ne regolano l’offerta. Alla categoria delle stable coins appartiene Libra. La moneta annunciata nel 2019 da Facebook, utilizzabile per effettuare pagamenti internazionali attraverso l’uso di telefonini, sarebbe basata su una blockchain; sarebbe garantita da riserve costituite da depositi bancari e titoli pubblici, la cui gestione avrebbe l’obiettivo di preservare il valore della moneta nel tempo. Le stable coins globali potrebbero essere all’origine di molti rischi: possibilità di utilizzo per riciclaggio e finanziamento del terrorismo; possibile manifestarsi di movimenti di capitale destabilizzanti tra paesi; assenza di interoperabilità con le reti interbancarie e costituzione di monopoli difficilmente contendibili da parte di altri intermediari; instabilità legata alla disintermediazione bancaria derivante dalla trasformazione di depositi nelle nuove valute digitali. Le autorità dei paesi del G7 hanno sottolineato la necessità di delineare il quadro legale delle stable coins e di regolamentarne l’operatività, per evitare rischi sistemici.

Da più parti si sostiene l’opportunità che le banche centrali emettano una moneta digitale, reagendo alla crescita delle cripto-attività private. La moneta digitale della banca centrale rappresenterebbe una passività di un’istituzione pubblica, alla quale corrisponderebbero le attività detenute in bilancio, in buona parte rappresentate da titoli pubblici e finanziamenti alle banche. La moneta digitale di banca centrale avrebbe quindi un valore stabile, come le banconote, dato l’obiettivo di perseguire la stabilità dei prezzi dell’istituto emittente. Il dibattito è molto intenso e le banche centrali stanno conducendo approfondimenti; pochissime hanno comunque progetti concreti per l’emissione di una valuta digitale nel breve periodo.

I nostri nonni non conoscevano le carte di credito e quelle prepagate; i nostri figli avranno a disposizione strumenti del tutto nuovi, che non riusciamo neppure a immaginare con le nostre conoscenze attuali. Ma quando, come nei film di fantascienza, basterà un ordine dato dal nostro cervello per effettuare un trasferimento di denaro, ci sarà comunque bisogno di fiducia nella moneta e di regole del sistema dei pagamenti.

Riccardo De Bonis è vice-capo del Servizio analisi statistiche nel Dipartimento di Economia e Statistica della Banca d’Italia. Ha curato, con Alberto Pozzolo, The Financial Systems of Industrial Countries. Evidence from Financial Accounts (Springer, 2012). Maria Iride Vangelisti è responsabile della divisione Strumenti e servizi di pagamento nel Dipartimento Mercati e sistemi di pagamento della Banca d’Italia.

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