“MÖBIUS. Apollo” di Carmine Belfiore

MÖBIUS. Apollo, Carmine BelfioreDopo aver esplorato nel primo volume una società distopica segnata dalla crisi ambientale e dal progresso tecnologico, MÖBIUS. Apollo di Carmine Belfiore amplia ulteriormente l’universo narrativo della saga e conduce il lettore in una direzione differente, senza però abbandonare le riflessioni che ne costituiscono il nucleo centrale. Se La fine e l’inizio è ambientato in un futuro in cui la speranza sembra essersi esaurita in un mondo destinato a scomparire, Apollo torna nel passato dove quella speranza non è mai svanita, anzi ha appena iniziato a crescere.

Fisico e matematico brillante, già protagonista del primo capitolo della saga, Tom Sanders ha finalmente compiuto il viaggio che pianificava da tempo. Difatti, questo secondo volume è ambientato nella California del 1960, tra il deserto del Mojave e Pomona. Per Tom, che viene da un mondo radicalmente diverso, ogni dettaglio diventa una scoperta. Belfiore costruisce questo senso di meraviglia attraverso lo sguardo del protagonista che osserva con attenzione tutto quello che si trova attorno. Si accorge subito dell’aria pulita, del cielo terso sopra il deserto, della musica trasmessa alla radio, persino il rumore che sente provenire dal motore assume un valore quasi straordinario. Una delle scene che meglio racchiude questo sentimento è quella in cui, durante il viaggio verso Pomona insieme alla famiglia Spader, in radio ascoltano Only You dei Platters. Tom aveva ascoltato quel brano innumerevoli volte nel corso della sua vita, ma sentirlo proprio nel periodo in cui stava diventando un successo musicale gli dà l’impressione di tornare a vivere in modo più autentico.

Tuttavia, dietro la luce dorata della California degli anni Sessanta si nasconde una tensione costante che accompagna l’intera narrazione. Tom si trova infatti a confrontarsi con il peso delle proprie decisioni e con la consapevolezza che ogni azione può produrre conseguenze imprevedibili. In questo senso, la responsabilità individuale continua ad essere uno dei temi più importanti del libro. Belfiore mostra come nessuna scelta sia mai neutrale e come anche il più piccolo gesto possa generare effetti destinati a propagarsi ben oltre le intenzioni iniziali.

Un altro dei temi fondanti della saga è il rapporto tra scienza e umanità. La scienza viene presentata come uno strumento attraverso cui interrogare la realtà e attribuire un significato a quello che accade. Nel tentativo di interpretare gli eventi che lo circondano, Tom si confronta con diverse ipotesi e modelli teorici, richiamando concetti come la teoria del caos, l’effetto farfalla e la teoria del multiverso. Lungi dall’essere semplici riferimenti inseriti per arricchire il contesto, questi elementi diventano parte integrante della riflessione sviluppata dal romanzo e contribuiscono ad alimentarne il senso di mistero e di possibilità. Dalla lettura, viene fuori il lavoro di ricerca a sostegno della narrazione: le teorie scientifiche sono integrate con naturalezza all’interno della storia, contribuendo a costruire un universo coerente. Belfiore dimostra una solida conoscenza degli argomenti trattati e riesce a renderli accessibili senza semplificarli, mantenendo intatta la complessità delle questioni che pone al centro del racconto.

Il titolo stesso del romanzo assume un valore simbolico poiché Apollo richiama inevitabilmente il programma spaziale statunitense e quel momento storico in cui l’umanità guardava alla Luna come alla prossima frontiera da conquistare. Gli anni Sessanta rappresentano un periodo di straordinaria fiducia nel futuro, di entusiasmo scientifico e di convinzione che il progresso potesse aprire possibilità illimitate. Ma accanto alla speranza convivono anche l’incertezza, il rischio e la consapevolezza che ogni grande conquista porti con sé conseguenze difficili da prevedere.

Dal punto di vista narrativo, Apollo si sviluppa su due linee principali. Accanto alla vicenda di Tom trova infatti spazio quella di Peter Drewborne, personaggio che in questo volume assume una rilevanza ancora maggiore rispetto al precedente. Se Tom cerca di farsi una nuova vita, Peter si ritrova invece a fare i conti con il crollo improvviso di tutte le proprie certezze. Il lavoro, i progetti e i punti di riferimento che avevano fino a quel momento definito la sua esistenza sembrano sgretolarsi uno dopo l’altro, lasciandolo in una condizione di profondo smarrimento. Attraverso il suo percorso, Belfiore affronta temi come la perdita, la solitudine e la ricerca di significato, ma anche la capacità di resistere quando tutto sembra perduto.

Per quanto riguarda lo stile, il linguaggio si conferma lineare e scorrevole, e la struttura dialogica contribuisce a dare dinamicità alla narrazione. A questo si aggiunge una gestione efficace del ritmo. Il romanzo alterna momenti di introspezione e di approfondimento teorico a sequenze caratterizzate da una tensione crescente. Fin dalle prime pagine si percepisce che qualcosa non è del tutto al proprio posto, un senso di inquietudine accompagna il lettore lungo l’intera narrazione, insieme al timore che qualcosa di irreparabile possa accadere. La tensione cresce pagina dopo pagina e contribuisce a mantenere alta l’attenzione, rendendo difficile interrompere la lettura.

MÖBIUS. Apollo prosegue il percorso inaugurato da Belfiore nel primo volume, ampliandone l’universo narrativo e approfondendone le principali tematiche. Attraverso personaggi credibili, una solida base teorica e una narrazione capace di mantenere costante la tensione, Belfiore conferma la volontà di costruire una saga che non si limita alla fantascienza, ma utilizza il genere per esplorare domande universali e profondamente umane.

Giorgia Carta