“Mitologia etrusca” di Andrea Verdecchia

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Mitologia etrusca, Andrea VerdecchiaMitologia etrusca
di Andrea Verdecchia
Effigi Edizioni

«Il popolo etrusco è stato da sempre avvolto da un alone di mistero. Un popolo così sensuale, così seducente, dalle origini controverse… Un popolo amante della vita e ossessionato dalla profezia, che parlava una lingua incomprensibile e astrusa… Un popolo ricco e tormentato, che ci ha lasciato tombe sontuosissime, in cui possiamo scorgere le gioie della vita che continua dopo la morte… […]

Già gli antichi percepivano gli Etruschi come un ethnos singolare, in quanto a lingua, religione e costumi, rispetto alle altre genti che abitavano l’Occidente. I Greci, non potendo spiegarsi la presenza di una civiltà così avanzata, isolata in mezzo a popoli che consideravano barbarici e arretrati, credevano che gli Etruschi provenissero dall’Anatolia, culla di civiltà più antiche della loro.

Il fascino di questa civiltà, che ci parla solo per immagini, giacché la sua letteratura è andata perduta, diede vita a una vera e propria “etruscomania” a partire dal Rinascimento […].

L’opulenza degli Etruschi, dovuta alla fertilità della loro terra, alla presenza di metalli nei loro territori e al commercio, era diventata proverbiale nel mondo antico. La libertà di cui godevano le donne, che partecipavano al simposio sdraiate accanto ai propri mariti, destava scandalo presso Greci e Romani. La loro religione, regolata da libri sacri e da una ritualità molto complessa, e la disciplina della divinazione, nella quale essi eccellevano, li rendevano un popolo davvero unico nel panorama etnico dell’evo antico.

Gli Etruschi erano venuti presto a contatto coi Greci, ne avevano assorbito alcuni elementi culturali e li avevano rielaborati secondo il loro gusto, ma avevano mantenuto una forte coscienza di identità etnica. Inoltre avevano influenzato pesantemente la cultura latina che stava alle origini della civiltà romana.

Negli ultimi trecento anni sono stati scritti moltissimi libri sugli Etruschi. La maggior parte di questi testi espone la civiltà degli Etruschi in modo complessivo, vista la relativa scarsità delle fonti in nostro possesso, o al massimo si concentra sull’arte, che è l’aspetto meglio conservato della cultura etrusca. Dunque non mi dilungherò qui sugli aspetti generali della civiltà etrusca, rimandando il lettore ai più importanti saggi di etruscologia, ma mi concentrerò in quella che è la materia di questo libro: la mitologia.

Il mito è la colonna portante di ogni cultura. […] E questo sembra vero soprattutto nel caso degli Etruschi, popolo che i Romani definivano religiosissimus. […]

Per gli antichi, che percepivano il sacro molto più di noi moderni, una delle attività fondamentali dell’esistenza era quella di mantenere un sano equilibrio tra mondo terreno e mondo spirituale, tra il mondo degli uomini e quello degli dèi. Questo equilibrio poteva essere perpetuato soltanto con i riti e i miti ad essi associati, che potevano essere miti cosmogonici o di fondazione di popoli o città, collocati nell’illud tempus, il tempo indefinito delle origini. […]

Bisogna anche ricordare che per gli antichi i confini tra mito e storia erano abbastanza labili. Per gli uomini del mondo classico far risalire le proprie origini ad antenati divini, vissuti nel tempo mitico in cui dèi ed eroi interagivano fra loro, non era un’eresia, era anzi un onore! Nell’antichità nessuno dubitava della reale esistenza di personaggi come Eracle, Odisseo, Achille, Agamennone, Ettore, Paride. […]

Normalmente il mito è veicolato dalla letteratura. La maggior parte dei libri di mitologia usa come fonti primarie gli scritti degli autori antichi […]. Nel caso degli Etruschi, però, non possiamo procedere in questo modo perché sfortunatamente non ci è pervenuto quasi nulla della letteratura etrusca: i più corposi e significativi documenti in lingua etrusca giunti fino a noi sono le bende di lino della Mummia di Zagabria e le incisioni epigrafiche della Tegola di Capua, del Piombo di Magliano, del Fegato di Piacenza e delle Lamine di Pyrgi, tutti testi di contenuto religioso-rituale, ma troppo brevi e frammentari per permettere una ricostruzione affidabile della complessa teologia e della grande varietà di miti che gli Etruschi certamente avevano, come si può immaginare osservando le enigmatiche rappresentazioni sul retro degli specchi, sulle ceramiche, sulle urne, sui sarcofagi e su molti altri reperti archeologici. Tra l’altro, anche se negli ultimi anni sono stati fatti notevoli passi in avanti per la comprensione della lingua etrusca, questa non ha goduto di una tradizione continua, come nel caso del latino e del greco, essendo scomparsa già alla fine dell’evo antico. L’unico testo bilingue utile è quello inciso sulle Lamine di Pyrgi, in etrusco e fenicio, che comunque non è sufficiente a fornirci un vocabolario e una grammatica esaurienti.

Punto di partenza per lo studio dei miti etruschi è quindi l’archeologia che, coordinata con le fonti letterarie indirette (principalmente latine e greche), ci può restituire i pochi frammenti dei miti della più evoluta e complessa civiltà dell’Italia antica. Purtroppo queste fonti non sono sufficienti per ricostruire in modo preciso e organico l’intero corpus dei miti etruschi: le fonti iconografiche sono suscettibili di varie interpretazioni, quindi le nostre conoscenze in merito si fermano al livello delle supposizioni; ma sono comunque sufficienti a dimostrare che il popolo etrusco dovette avere una sua mitologia, che purtroppo è naufragata assieme all’intero corpus delle testimonianze letterarie.

Inoltre l’Etruria, come tutto il resto dell’Italia, subì già in età arcaica il fascino della mitologia greca, dal momento che gli scambi tra il mondo ellenico e quello etrusco furono precoci. Quando leggiamo la storia di Lucumone (che a Roma avrebbe assunto il nome di Tarquinio Prisco), figlio di Demarato, ricco mercante di Corinto che si insedia a Tarquinia al tempo dei re di Roma, è il mito stesso a ricordarci il fatto storico, comprovato dall’archeologia, che nel VII secolo a.C. sulle coste d’Etruria vi erano insediamenti greci. Non c’è da meravigliarsi dunque se già in epoca arcaica gli Etruschi accolsero nella loro cultura la variegata ed esuberante mitologia greca e la integrarono nel loro sistema mitologico, adattando alcuni miti greci a leggende locali. Infatti in numerosissimi reperti archeologici vediamo rappresentate scene delle più svariate e articolate epopee greche, quali le imprese di Eracle, la saga dei Sette contro Tebe, il ciclo troiano e numerosi altri miti greci autonomi. Ma notiamo anche sorprendenti variazioni dei miti che conosciamo dalla tradizione letteraria o scene in cui i protagonisti di noti miti greci sono accompagnati da personaggi etruschi del tutto ignoti alla tradizione ellenica.

Gli Etruschi non subirono soltanto l’influenza della cultura greca. Anche i loro vicini italici ebbero un peso rilevante sulla loro religione e quindi sulla loro mitologia. Evidenti e numerosi sono i prestiti di teonimi dalle altre civiltà dell’Italia antica, Latini in primis, ma anche Umbri e Sabini. È sufficiente ricordare dèi quali Uni, Menerva, Nethuns, Selvans, teonimi quasi identici ai corrispettivi latini Iuno, Minerva, Neptunus, Silvanus, per capire quanto intensi e proficui fossero gli scambi culturali nell’Italia antica.

Individuare un nucleo di miti etruschi autentici all’interno del grande corpus della mitologia classica e della storiografia romana, che certamente inglobò e rivisitò gran parte del patrimonio epico etrusco, è cosa difficile ma remunerativa. Andando a scavare tra le testimonianze indirette di quegli autori che tramandarono nella loro lingua brevi parti dei testi sacri degli Etruschi, possiamo ricomporre, almeno in parte, alcuni frammenti di autentici miti etruschi che, sebbene filtrati e trasformati da millenni di elaborazioni, ci restituiscono tutto ciò che resta della loro storia sacra.»

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