“Miti, simboli e linguaggi del franchismo” di Irene Arbusti

Miti, simboli e linguaggi del franchismo, Irene ArbustiMiti, simboli e linguaggi del franchismo
di Irene Arbusti
Solfanelli

«Inevitabilmente, qualsiasi tentativo di raccontare chi è stato Francisco Franco assume un tono solenne, inevitabilmente la figura del dittatore oscura, almeno in parte, la realtà dell’uomo. Molti autori sono concordi nel non riconoscergli alcuna capacità o qualità propria del leader carismatico: il suo rapporto con le masse e la memoria storica era ed è molto diverso da quello che altri dittatori, come Mussolini, vi esercitarono. Questo suo tratto è sempre stato sottolineato con due parole: freddezza (ben noto è l’aneddoto secondo cui era solito firmare le condanne a morte bevendo caffè), e soprattutto mediocrità. Nonostante questo, si può ben dire che fosse intimamente convinto di possedere numerosi talenti, come intellettuale, stratega e persino come sceneggiatore di cinema.

I suoi discorsi, il cui linguaggio deriva da una stretta compenetrazione tra la tradizione religiosa e lo spirito militare, rivelano un animo votato alla restituzione della Spagna all’antico splendore. È necessario quindi estirpare las malas hierbas, la massoneria ed il comunismo su tutte, che minacciano la tradizione profondamente cattolica del paese.

La costruzione della sua immagine di strumento della provvidenza, votato alla difesa di Dio, della patria e della famiglia, conviverà sempre con il ritratto di un omuncolo grigio e crudele. […]

La longevità del potere di Franco fu dovuta, in parte, alla sua maestria nel rimanere al timone mantenendo ben unite le forze politiche che gli gravitarono intorno e che spesso divergevano profondamente. In questo, due sue particolari qualità politiche giocarono un ruolo fondamentale: la prudenza nella risposta, verbale o fattuale, e la diffidenza come sistema di relazione. Molti critici hanno collegato queste due qualità con il talante gallego, una natura d’animo distintiva: «Un gallego es ese señor que cuando te lo encuentras en una escalera nunca se sabe si baja o sube» (Vázquez Montalbán, 2004). […]

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Il primo ottobre del 1936 Franco ricevette l’investitura dei poteri nella sala del trono della generalità di Burgos, di fronte a diplomatici tedeschi, italiani e portoghesi. L’anniversario di quel giorno sarà da quel momento in poi celebrato, per quasi quarant’anni, come “il giorno del Caudillo”. Nell’agosto del 1939 fu nominato capo del Governo e dello Stato, comandante supremo delle Forze Armate, capo della Falange Española Tradicionalista y de las Jons e, Caudillo de España por la Gracia de Dios. […]

La base del nuovo regime che si viene formando e che inizia a fungere da collante di tutte le forze politiche e sociali franchiste, è indubbiamente il Nacionalcatolicismo. «Con ello Franco no hacía sino continuar una vieja tradición española» (Pérez-Agote, 2003): si tratta, cioè, di un uso politico della religione, di una «tradicional confusión española entre derecha y catolicismo» che ricorre spesso nella storia spagnola.

Nel 1936, poco dopo l’inizio della Guerra Civile, la Chiesa riafferma tale uso politico della religione per legittimare il colpo di stato, riconoscendolo come una Cruzada. […]

La Chiesa monopolizzò quindi la vita degli spagnoli, nei programmi di educazione, nel controllo dei costumi e della moralità, nella cultura e nella comunicazione, tuttavia, la compenetrazione tra la sfera militare, quella politica e quella religiosa non arrivò mai a produrre un vero e proprio regime di massa. Ciò che ha contribuito ad alimentare il paragone tra questo regime reazionario e quello di stampo fascista fu il culto alla personalità di Francisco Franco, che lo accompagnò fino all’ultimo dei suoi giorni. Ma questa figura tozza, che pronuncia discorsi monocordi è lontana da quella del grande leader carismatico, lontana da quel Mussolini dalle tante vite e dai tanti volti che creava un contatto mistico con la folla in ascolto.

Il culto dei caduti sarà uno dei pilastri del regime franchista. Uno dei suoi più grandi simboli è El Valle de los Caídos, il monumento ideato da Franco per la sepoltura di José Antonio Primo de Rivera, fondatore della Falange, e per la commemorazione di tutti i combattenti caduti in nome della Cruzada

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