“Metamorfosi” di Ovidio

Le Metamorfosi (Metamorfosi, «trasformazioni») è un poema latino in stile epico, che consta di quindici libri di esametri, scritto da Ovidio, del quale è l’opera più lunga e l’unica conservata in questo metro (è più lunga anche dell’Eneide di Virgilio). Il poema consiste in una raccolta di storie tratte dalla mitologia classica e da quella del Vicino Oriente, e benché si proponga di raccontare le trasformazioni miracolose subite da personaggi attinti in massima parte al mito e a leggende greche e romane, talvolta la trasformazione gioca un ruolo secondario nel racconto. Spesso si cercano nelle Metamorfosi un significato più profondo e un criterio unificante più significativo del desiderio, da parte del poeta, d’intrattenere il suo pubblico, ma nessun tentativo in questo senso ha ottenuto il consenso generale.

Le storie sono collegate fra loro, spesso in modo tenue e inverosimile, per associazione e contrasto. È osservata una certa progressione cronologica: l’opera comincia con la trasformazione del Caos nell’universo ordinato, e dopo una serie di storie su dei ed eroi tratte dalla mitologia greca, si passa a soggetti ritenuti storici; Enea e Didone, Numa ed Egeria, le dottrine di Pitagora, fino all’epoca contemporanea a Ovidio con, in conclusione, la morte e divinizzazione di Giulio Cesare. Il racconto orientale degli innamorati babilonesi, Piramo e Tisbe, supera l’ambito della mitologia classica.

Il poema è composto con grande cura e costituisce l’opera alla quale Ovidio affidò le sue speranze di fama immortale. Esso sembra scritto a partire dal 2 d. C., e non aveva avuto la revisione definitiva quando il poeta fu mandato in esilio, nell’8 d. C. Modello di questo genere di composizione erano in qualche misura Le cause di Callimaco, in cui però le storie non sono collegate fra loro. L’opera rivela grande inventiva, fascino e originalità. Fra i racconti generalmente ritenuti migliori figurano: Fetonte che guida il carro del sole (libro II); Eco e Narciso (III); Piramo e Tisbe, Perseo e Andromeda (IV); il ratto di Proserpina (V); Pallade Atena e Aracne (VI); Giasone e Medea, Cefalo e Procri (VII); il volo di Dedalo, Filemone e Bauci (VIII); Orfeo ed Euridice, Venere e Adone (X); Mida, Ceice e Alcione (XI); Polifemo e Galatea (XIII).

tratto da Dizionario delle letterature classiche, diretto da Margaret C. Howatson, edizione italiana a cura di Maurizio Bettini, traduzione di Giovanna Aquaro, Einaudi editore

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