“Memoria di ragazza” di Annie Ernaux

Memoria di ragazza, Annie Ernaux, trama, riassunto, recensioneNel suo romanzo autobiografico Memoria di ragazza (L’Orma editore 2017, trad. it. di Lorenzo Flabbi) Annie Ernaux racconta il percorso doloroso, ma anche ingenuo e inconsapevole, che fra l’adolescenza e l’inizio della post-adolescenza porta alla conquista della propria identità. Un’identità, quella della scrittrice francese vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 2022, che inizia a definirsi con la scoperta dell’Altro e degli Altri, immergendosi nei loro corpi, desideri, volontà e anche nella loro feroce brutalità.

La scoperta di questo irraggiungibile Altro, sempre avanti di una mossa rispetto alla nostra capacità di comprenderlo, nella vita della giovane Anne diviene, infatti, un vero e proprio principio dinamico che la spinge all’azione e ad una sua disperata ricerca, trascinandola senza alcuna cognizione «nel corso sconosciuto delle cose». Del resto, come afferma più volte l’autrice stessa, il presente è opaco e non abbiamo mai piena consapevolezza di ciò che viviamo nel momento in cui lo viviamo.

Memoria di ragazza è quindi una storia intima che cerca di cogliere i desideri, la follia e l’orgoglio di Anne Duchesne (divenuta Ernaux da sposata) nel biennio del ’58-‘60, ma che nel contempo, come evidenzia bene l’indefinitezza del titolo senza alcun articolo, è una rievocazione che vuole essere anche universale provando a raccontare cosa significhi crescere per tante altre ragazze: dal difficile rapporto con il proprio corpo e dall’imitazione di altri modelli del femminile, ai primi contatti con il maschile, dal piacere di sentirsi desiderate, alla vergogna per i propri sentimenti e per le proprie voglie spesso derise, dalla difficoltà di convincere e di far valere il proprio punto di vista di fronte alla prevaricazione maschile, al volersi comunque mescolare con i propri «simili» per sentirsi parte di una comunità, per arrivare, infine, ad una progressiva consapevolezza di sé e alla rivendicazione della propria libertà di soggetto, non più in balia della cupidigia e dello scherno altrui.

La scrittrice, inoltre, in questo tentativo di decostruire la ragazza che è stata, per avvicinarsi il più possibile nella narrazione di sé alla realtà dei fatti e alla propria verità personale, compie un’operazione sul linguaggio, ma anche sulla memoria e sulla scrittura intese come forme di conoscenza.

Offerta
Memoria di ragazza
  • Editore: L'orma
  • Autore: Annie Ernaux , Lorenzo Flabbi
  • Collana: Kreuzville Aleph
  • Formato: Libro in brossura
  • Anno: 2017

Da un lato, infatti, si sdoppia e dissocia «la ragazza del ’58» dal proprio ‘io’ scrivente del 2014 descrivendola in terza persona («lei»), come se fosse un altro a parlare di sé in modo oggettivo, emotivamente distaccato e quasi da un punto di vista storico-sociologico, dall’altro lato, invece, non cerca solo di ricordare quel biennio cruciale per la sua esistenza ma di ‘esserci’, di entrare dentro il proprio sé giovanile. Attraverso la rievocazione e la scrittura, infatti, Annie Ernaux scava nella sua interiorità «per disseppellire cose, magari anche una soltanto», provando a cogliere gli istanti di vita e i pensieri più vicini a quelli della diciottenne-ventenne che è stata, fino quasi a fondersi con lei, divenendo il fantasma che, in una sorta di paradosso, abita il suo essere scomparso.

La speranza dell’autrice è che la scrittura possa rivelare qualcosa di inedito a partire dalle trame della narrazione stessa così da poter comprendere ciò che è davvero accaduto esplorando finalmente «il baratro tra la sconcertante realtà di ciò che accade nel momento in cui accade e la strana irrealtà che, anni dopo, ammanta ciò che è accaduto».

La storia della giovane Anne Duchesne inizia nell’estate del ’58 quando arriva nella colonia di S nell’Orne per fare l’educatrice. È figlia unica, attentamente sorvegliata (soprattutto dalla madre), non ha ancora compiuto diciotto anni e fino a quel momento non si è mai allontanata da casa conducendo un’esistenza divisa fra il bar-drogheria dei suoi genitori e il collegio Saint-Michel di Yvetot gestito dalle suore. Di conseguenza, Anne non ha mai frequentato un altro ambiente al di fuori di quello popolare, cattolico e di origine contadina da cui proviene e conosce il mondo solo indirettamente attraverso i tanti libri e le riviste che legge con avidità: non ha mai partecipato a un «party», non sa nuotare, non sa telefonare e non si è mai veramente confrontata con il genere maschile avendo dato il suo primo bacio solo pochi mesi prima. E questa inesperienza sociale che comporta l’incapacità di leggere le situazioni e di capire cosa si può dire e cosa invece è meglio tacere, sarà purtroppo cruciale per l’ingenua Anne nel momento dell’incontro con l’altro sesso, con il suo corpo e le sue insicurezze.

«La ragazza del ’58», chiamata anche «la ragazza di S», è tutta desiderio e attesa: non vede l’ora di immergersi nei suoi simili, fare nuove esperienze e soprattutto vivere una storia d’amore. Anne, però, è anche piena di fierezza e di orgoglio che le derivano dalla consapevolezza della propria diversità. È dotata, infatti, di una fervida intelligenza e proprio per questo sa di essere l’eccezione rispetto al contesto socioculturale in cui vive, quel mondo contadino e operaio in cui è per tutti la ragazza ‘speciale’, quella portata per lo studio «con il dono di imparare» e si compiace della sua riconosciuta diversità, comportandosi «con l’orgoglio di una regina».

La giovane Anne arriva, dunque, nella colonia di S piena di sogni e aspettative, ma anche con una certa sicurezza: non sa ancora che dopo soli tre giorni avrebbe vissuto una delle notti più importanti e cariche di significato della propria vita che l’avrebbe iniziata agli uomini, al sesso, al desiderio e alla violenza, verbale e fisica, altrui. Non sa ancora che quella sarebbe stata l’ultima notte in cui avrebbe avuto il suo corpo, come dichiara la scrittrice stessa, e che ne avrebbe ripreso piena coscienza, controllo e proprietà solo diversi anni dopo.

Al suo primo «party» Anne viene infatti notata da H, il capo educatore più grande di qualche anno, che durante un ballo la bacia con prepotenza, guidandola, poi, in camera sua. La ragazza lo segue, lusingata e soggiogata dall’ostinazione del suo desiderio, ma anche turbata da quell’improvviso contatto fisico, dalla foga selvaggia di H e dalla nudità in cui presto i due si ritrovano. Il capo educatore tenterà, invano, di possederla e lei non si opporrà: «Non è a lui che si sottomette, ma a una legge indiscutibile, universale, quella di una ferocia maschile che un giorno o l’altro avrebbe comunque dovuto subire.»

Da questo momento inizia per la giovane Anne quella che l’autrice stessa chiama «la disperazione della pelle», un desiderio immenso e non formulabile di H che lei chiama tra sé e sé «l’Arcangelo».

Il bisogno di lasciare il suo corpo in balia di H, unico padrone della situazione, e di ricevere da lui un gesto nei suoi confronti la conducono durante il resto della vita in colonia a trovare sollievo anche in corpi sostitutivi e a subire, proprio per questo, il disprezzo sociale e le continue offese del ‘branco’ degli educatori che la chiama ‘puttana’ e che mette perfino in discussione le sue capacità intellettuali. Nonostante ciò, prevale comunque in Anne, priva di ogni dignità e amor proprio, «l’ebrezza comunitaria» e la necessità di far parte di quello stesso gruppo che la umilia senza alcuna remora.

A fine settembre del 1958, una volta conclusa l’esperienza in colonia, Anne si iscrive al liceo Jeanne-D’Arc ad indirizzo filosofico, risiedendo in una «mini-stanza» nello studentato femminile del convento di Ernemont a Rouen: sarà l’inizio del «disastro» e di due anni piuttosto infelici in cui la ragazza non è quasi più padrona di sé stessa.

Al liceo, infatti, quella che ormai è «la ragazza di Ernemont» non ritrova l’ambiente licenzioso della colonia in cui, nonostante tutto, si sentiva parte di una comunità, ma è inibita dalla superiore condizione sociale delle sue compagne e anche dall’alta preparazione dei suoi professori. Non è più la studentessa brillante che era stata a Yvetot e, inspiegabilmente, non ha nemmeno più il ciclo mestruale (e non lo avrà per due anni).

Anne continua, inoltre, a sognare H e il suo sogno, prima un passivo desiderio di incontrarlo per caso per le strade di Rouen, diviene poi attivo quando sperando di rivederlo nuovamente in colonia l’estate successiva si prefigge «un programma di perfezione» per potersi trasformare in una persona fisicamente, socialmente ed intellettualmente diversa, finalmente degna del suo amore. Divenendo bionda, più magra e socialmente disinvolta Anne vuole somigliare alla capo educatrice della colonia, un modello di femminile pin-up, che era stata sua rivale proprio nel letto di H.

Questo maniacale controllo di sé la porterà fin dentro al baratro della bulimia, alternando i digiuni (o i semi-digiuni) alle abbuffate, «preda della passione più triste che ci sia, quella del cibo, oggetto di un desiderio incessante e rimosso che non può realizzarsi altrimenti che nell’eccesso e nella vergogna.».

Tutta rivolta all’imitazione e al disperato inseguimento degli Altri, padroni del suo corpo e dei suoi sogni, e, nel contempo, scoraggiata dalla differenza socioculturale che sente nei confronti delle sue compagne, nel febbraio del 1959 Anne decide di iscriversi all’esame per entrare alla Scuola normale di magistero di Rouen, per poi dedicarsi all’insegnamento dei bambini. La ragazza rinuncia, quindi, ad un percorso universitario ambizioso che sarebbe stato del tutto in linea con le sue capacità, ma che in quel momento vede solo come un lungo ostacolo alla sua indipendenza, soprattutto economica.

Una scelta che si rileverà del tutto sbagliata: dopo soli 5 mesi dall’ammissione, infatti, nel febbraio 1960 Anne, sentendosi smarrita in un mestiere per cui non sente e non ha la vocazione, decide di lasciare la Scuola normale insieme all’amica R. Le due ragazze andranno così a Londra dove, fra abbuffate e piccoli furti non senza conseguenze, lavoreranno come ragazze alla pari. Alla fine del periodo londinese, il lungo e faticoso inseguimento dell’Altro e degli Altri avrà per Anne un lieto fine facendola approdare prima «al porto della scrittura» e poi nell’autunno del 1960 all’università di Lettere di Rouen dove troverà la sua dimensione, liberatasi dall’ossessione per il cibo e riappropriatasi del proprio corpo.

Per concludere, Memoria di ragazza, è un romanzo che racconta, quindi, di come anche il corpo abbia una sua memoria ed elabori continuamente ciò che proviamo e che ci succede. Se i ricordi

cognitivi sono immagini impalpabili mediate ed addolcite dal trascorrere del tempo, i segni del nostro passato impressi nella memoria corporea, invece, si manifestano con effetti non solo più visibili, ma anche diretti e violenti, ricordandoci di come i nostri sogni, desideri, bisogni, paure e mancanze siano inevitabilmente connessi al nostro corpo.

Gaia Di Giacomo

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