Maria Maddalena. Equivoci, storie, rappresentazioni, Adriana ValerioProf.ssa Adriana Valerio, Lei è autrice del libro Maria Maddalena. Equivoci, storie, rappresentazioni edito da Il Mulino: innanzitutto, cosa sappiamo della Maddalena?
La Maddalena è senza dubbio, insieme a Maria, la madre di Gesù, la figura femminile più conosciuta dei vangeli, e, soprattutto, è la discepola più importante, citata sempre per prima nella lista degli altri nomi femminili presenti negli elenchi forniti dagli evangelisti che la presentano come colei che, insieme «ad alcune donne» lo ha seguito nella predicazione itinerante. Come ricorda l’evangelista Luca, «Maria, chiamata la Magdalena» è stata «liberata da sette demoni», espressione che indica forse una guarigione, da un male profondo o da una grave condizione di sofferenza, che l’ha spinta a mettersi al seguito di Gesù attraverso nuove modalità relazionali che comportavano condivisione e partecipazione alla vita del gruppo dei discepoli. È lei, insieme ad altre donne che seguono il Maestro di Nazaret, ad essere testimone della crocifissione di Gesù, della sua sepoltura e, vicina al sepolcro vuoto, prima destinataria e annunciatrice della resurrezione. Per questo nel vangelo di Giovanni la Maddalena rappresenta il tipo ideale di discepolo che vede, riconosce, testimonia e annuncia. Nell’incontro di fede con il Risorto, diventa «apostola di Cristo», perché da lui inviata ai discepoli, compreso Pietro, per annunciare l’evento pasquale del quale si fa testimone e garante. Ci troviamo in presenza di un vero e proprio mandato apostolico che le fa guadagnare il titolo di «apostola degli apostoli», presso i Padri della Chiesa. Purtroppo la sua figura subisce un radicale ridimensionamento: Paolo non la menziona tra i testimoni della risurrezione; nelle comunità che si iniziano a strutturare la funzione di apostolo diventa prerogativa maschile, l’esercizio autorevole dell’impegno missionario non viene riconosciuto né alle donne né alla Maddalena, la cui identità prenderà altre caratteristiche più consone ai modelli femminili di subalternità da proporre alle credenti.

Quali informazioni sulla Maddalena forniscono gli scritti gnostici?
Forse proprio a motivo dell’esclusione crescente delle donne dalle funzioni di guida, molte donne trovano accoglienza in quelle comunità che hanno recepito l’importanza della figura della Maddalena come destinataria della rivelazione del Cristo Risorto. Infatti, in un quadro di esperienze divergenti, quanto mai variegate e complesse, a partire dal II secolo si diffonde il movimento gnostico al quale molti gruppi cristiani si collegano desiderosi di percorrere le vie della conoscenza (gnosis) e della sapienza (sophia) e le donne sono le indiscusse protagoniste di queste comunità che hanno conservato una memoria di Maria Maddalena. La sua figura presente negli scritti gnostici – molti dei quali raccolgono tradizioni risalenti all’epoca dei testi canonici del Nuovo Testamento – emerge come simbolo autorevole di conoscenza, nella misura in cui lei, «discepola» e «compagna» di Gesù, ne rivela la Sapienza nascosta. Lei è in grado di vedere la Luce e di accoglierla, al contrario degli uomini che rimangono nelle tenebre ed è la sua capacità di ascolto e di comprensione che la fa essere leader e autorità spirituale.

Come si è evoluta l’immagine e la figura di Maria di Magdala nei secoli?
È stato papa Gregorio Magno a generare un fatale equivoco interpretativo che ha portato la Chiesa d’Occidente a costruire un personaggio travisato e leggendario.

Mentre nella tradizione orientale l’immagine della Maddalena si era consolidata intorno al suo essere testimone della resurrezione, in quella occidentale si segnalavano già dal III secolo alcune confusioni di identità tra lei e altre donne presenti nei vangeli. Lentamente, ma progressivamente, si inizia a ridimensionare il suo ruolo di apostola imponendo l’immagine della peccatrice pentita. Sotto lo stesso nome di Maria Maddalena, infatti, forse per la necessità di armonizzare racconti simili, sono state unificate donne diverse: la Maddalena, liberata dai sette demoni, interpretati questi, però, come segno di vita dissoluta (Mc 16,9; Lc 8,2); l’anonima prostituta che bagna di lacrime i piedi di Gesù cospargendoli di profumo (Lc 7,36-50); Maria di Betania descritta nel vangelo di Giovanni come colei che unge i piedi del Nazareno con costosa essenza di nardo asciugandoli con i suoi capelli (Gv 12,1-8); l’anonima donna che, nella casa di Simone il lebbroso, versa sul capo di Gesù «un profumo molto prezioso» (cfr. Mt 26,6-13; Mc 14,3-9). Gregorio Magno non ha dubbi: fonde queste figure con la Maddalena e, con il peso della sua autorità, avvia quel processo di costruzione d’identità che nei secoli successivi la vedrà non più come l’apostola, ma come la peccatrice per antonomasia.

I testi medievali documentano una rappresentazione variegata e per nulla unitaria della Maddalena recepita nella sua complessità che si articola sostanzialmente nelle tre modalità espresse dalla sintesi patristica: lei è peccatrice, penitente e apostola. La Maddalena penitente diventa modello di ascesi e di fuga dal mondo, ed è una delle sante più popolari per il credente desideroso di ravvedimento e di redenzione.

La sua figura è ripetutamente richiamata anche dalle mistiche italiane che trovano nella presenza fedele della Maddalena il modello più alto da seguire nel percorso di fede, dal momento che lei, a differenza degli uomini impauriti e fuggitivi, rimane discepola salda e appassionata. La conversione che chiama a penitenza, la pietà dolente e fedele ai piedi del crocifisso, l’amore appassionato che non abbandona, ma soprattutto l’annuncio della resurrezione del Signore ne fanno l’emblema della nuova soggettività femminile perché, discepola e apostola, penitente ed evangelizzatrice, rappresenta la straordinaria fusione di vita attiva e di vita contemplativa.

La predicazione, la letteratura, l’iconografia, la musica e, oggi, il cinema continuano a consegnarci in maniera prepotente la storia di una donna segnata dalla passione amorosa che rinuncia a tutto per Gesù rimanendogli vicina tutta la vita, fin sotto la croce.

Argomento ben più provocatorio e complesso è stato posto negli ultimi anni da un filone letterario che presenta la Maddalena, erroneamente e provocatoriamente, come la compagna o la sposa di Gesù, aprendo la scabrosa questione della vita sessuale del Messia e della possibilità di un suo coinvolgimento amoroso con la discepola prediletta.

Quali equivoci e manipolazioni si sono addensati su di essa?
Le immagini di peccatrice e di penitente hanno preso il sopravvento sulla memoria dell’apostola ridimensionandone il ruolo ecclesiale. Per questo è stata ritratta sia in chiave sensuale e trasgressiva, sia nella dimensione della donna pentita che, nell’incontro con Gesù, si è convertita, mortificando il corpo e conducendo una vita ritirata. La Maddalena è stata legata alla falsa immagine della prostituta, di colei che si fa perdonare nella misura in cui trascende la propria sensualità e il proprio erotismo seducente attraverso un percorso di penitenza e di espiazione. Per tanti è ancora oggi colei che ha avuto una vita sessuale sregolata per poi pentirsi: emblema dell’umanità schiava del peccato e pertanto richiamo potente all’altra donna, Eva, causa dell’ingresso del male nel mondo.

Ci può essere un archetipo femminile più equivoco e più forte della peccatrice che, a contatto con il Signore, si ravvede rinnegando il proprio corpo e la propria sensualità tentatrice, divenendo paradigma di mortificazione e riscatto?

In che modo riflettere sul «caso Maddalena» significa ritrovare, nel cuore del cristianesimo, ruoli che alle donne sono ancora negati nella Chiesa cattolica?
Il «caso Maddalena» va inserito nella più ampia analisi della presenza delle donne nella storia del cristianesimo in vista di una ricostruzione di modelli relazionali più consoni a una Chiesa inclusiva che sia in accordo con la prassi liberatrice che Gesù ha messo in atto anche nei confronti delle donne. Per questo occorrerebbe ripensare i tradizionali modelli ecclesiologici secondo il principio di «corresponsabilità battesimale e apostolica» più adeguato alla nostra odierna sensibilità attenta alla dignità e alla rappresentanza femminile. La donna non può essere più esclusa dai maggiori organi di governo della chiesa.

La storia esegetica della Maddalena è dunque un ulteriore tassello da aggiungere nel processo di decostruzione dei modelli organizzativi e patriarcali della Chiesa antica da sottoporre ad analisi critica in ogni suo elemento, in quanto soggetto a modifiche e adattamenti. Per questi motivi, occorre interrogarsi sulla comprensione della Bibbia e sulle sue errate interpretazioni, sul peso della Tradizione nell’elaborazione della visione antropologica, sul tabù sessuale legato alle dinamiche di genere, sull’esclusione delle donne dalla successione apostolica e dai ruoli di potere nella Chiesa, sull’identità della stessa comunità di fede alla luce del messaggio evangelico e delle recenti acquisizioni circa la dignità e l’uguaglianza della persona umana, maschio e femmina. Per questo la Maddalena è diventata la paladina di una riforma della Chiesa che deve mettere al centro il messaggio evangelico e l’affermazione di un «discepolato di eguali» per valorizzare il ruolo di ogni battezzato riconoscendo alle donne la capacità di essere guide autorevoli.

Adriana Valerio ha insegnato Storia del cristianesimo e delle chiese nell’Università Federico II di Napoli. Tra le sue ultime pubblicazioni: Le ribelli di Dio (Feltrinelli, 2014), Donne e Chiesa (Carocci, 2016), Il potere delle donne nella Chiesa (Laterza, 2017) e Maria di Nazaret (il Mulino, 2017).

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