Manuale di psicologia generale dello sport, Laura MandolesiProf.ssa Laura Mandolesi, Lei è autrice del libro Manuale di psicologia generale dello sport edito dal Mulino: di cosa si occupa la psicologia dello sport?
Sì, ho scritto questo Manuale soprattutto per venire incontro alle esigenze formative degli studenti di Scienze Motorie e a tutti coloro che si occupano di sport al fine di promuovere una conoscenza scientifica per quel che concerne i processi cerebrali di base legati all’azione e agli effetti dell’attività fisica sul benessere dell’individuo. Infatti, la psicologia dello sport si focalizza su tutti gli aspetti relativi alla pratica sportiva a tutti i livelli e a tutte le età. È a tutti gli effetti una disciplina scientifica che deriva dalla Psicologia generale e che tiene conto non solo dei meccanismi emozionali, motivazionali e relazionali di chi pratica sport, ma anche dei processi cognitivi e psicofisiologici sottostanti il gesto atletico. Inoltre, uno degli obiettivi della psicologia dello sport è quello di promuovere il benessere, e quindi comportamenti salutari e stili di vita attivi. È per questo che lo psicologo dello sport dovrebbe possedere un bagaglio di conoscenze multidisciplinari e interdisciplinari.

Quali sono i processi cerebrali legati all’attività motoria?
Questa è una domanda che richiede una risposta molto complessa. Iniziamo dal capire cos’è l’attività motoria. Possiamo considerarla come sinonimo di comportamento motorio che come tale chiama in causa complessi processi cerebrali. Questo perché quando eseguiamo un comportamento motorio, dobbiamo pensarlo anche se non ce ne rendiamo conto, dobbiamo decidere se e come metterlo in atto. Pianificazione e decisione sono importanti processi cognitivi. Inoltre, quando eseguiamo un certo comportamento dobbiamo sapere come sta il nostro corpo nello spazio, cosa abbiamo davanti e intorno a noi. Dobbiamo essere motivati a compiere un gesto. Ecco allora che una risposta alla vostra domanda potrebbe essere che quando compiamo qualsiasi tipo di attività motoria si attivano molti circuiti cerebrali che integrano processi cognitivi, emozionali, motivazionali, sensoriali e motori. Nel libro sottolineo molto questo concetto, ossia che oggi non conviene più parlare di singolo sistema cerebrale ma dei sistemi cerebrali che mediano i nostri comportamenti. E quindi invece che riferirsi al sistema motorio, sarebbe bene parlare di sistemi cerebrali che mediano il comportamento motorio.

Come le emozioni influiscono sulla prestazione sportiva?
Le emozioni hanno un peso determinante in qualsiasi attività che svolgiamo. Non a caso il padre dell’evoluzionismo, Charles Darwin, ne ha ricavato un alto valore adattativo. Nello sport è importante saper gestire quello che si definisce il “livello ottimale di attivazione”. Infatti dovremmo far sempre riferimento al significato biologico dell’emozione, ovvero al livello di attivazione del nostro organismo, che a seconda del contesto ambientale deve trovare il suo giusto equilibrio. Se il livello di attivazione risulta troppo alto, si potrebbe andare in tilt, se, viceversa, troppo basso, non si reagirebbe agli stimoli. Ecco allora che termini come ad esempio ansia, paura, collera, rispecchiano uno stato di attivazione. Essere in grado di gestire e modulare il livello di attivazione dell’organismo al contesto, risulta fondamentale per qualsiasi successo nello sport. Nel libro sottolineo che oltre alla gestione delle emozioni con i metodi classici, come ad esempio il self talk, è importante curare e sviluppare alcuni processi cognitivi. Infatti, saper cambiare comportamento in relazione al contesto è un’abilità che dipende non solo dai processi emozionali ma anche e soprattutto da quelli cognitivi. Non dimentichiamoci che i circuiti neuronali tra emozione e cognizione sono anatomo funzionalmente connessi tra loro.

Quanto contano i processi motivazionali nello sport?
Contano moltissimo. Nell’ambito della psicologia dello sport, i processi motivazionali sono molto studiati non solo perché vengono correlati ad una prestazione ottimale, ma anche perché la loro comprensione aiuta a capire cosa spinga una persona ad avvicinarsi e a continuare uno sport oppure ad abbandonarlo o a non intraprenderlo affatto.
Quando si parla di sana motivazione nello sport ci si riferisce alla motivazione intrinseca, quel tipo di spinta interiore che è in relazione all’impegno. Un atleta con forte motivazione intrinseca gareggia per il puro piacere di farlo, mentre se è guidato da un altro tipo di motivazione, detta estrinseca, lo fa per ottenere riconoscimenti come vittoria e fama.

Quali processi attiva l’agonismo?
Forse più che di “processi” che attiva l’agonismo parlerei di “comportamenti correlati all’agonismo” che non sempre, purtroppo, risultano sani. Il discorso è, infatti, molto ampio e delicato. Pensiamo ai giovanissimi che praticano attività sportiva a livello agonistico trascorrendo molte ore del tempo libero ad allenarsi, così come a tutti coloro che si allenano troppo. Un fenomeno chiamato “overtraining” che può determinare anche la messa in atto di scelte comportamentali scorrette, come una riduzione delle ore di sonno o un’alimentazione non bilanciata. Questo non vuol dire che il troppo sport fa male, o che l’agonismo non va d’accordo con un corretto sviluppo psicofisico, ma spinge a riflettere sulla necessità di una formazione multidisciplinare psico-pedagogica che dovrebbero avere tutti gli allenatori e tecnici dello sport.

Che relazione c’è tra sport, attività fisica e benessere?
Uno dei temi principali della psicologia dello sport riguarda la promozione della salute attraverso l’attività fisica. La ricerca in quest’ambito ha dimostrato che uno stile di vita attivo aumenta notevolmente le probabilità di invecchiare in salute e di proteggersi dalle malattie, anche quelle neurodegenerative. Al contrario, comportamenti disfunzionali come l’uso di sostanze dannose per migliorare la prestazione o per raggiungere modelli estetici spesso irrealistici, provocano seri danni sulla salute. Come ho scritto nell’ultimo capitolo, lo sport ci regala il segreto: quello del vivere a lungo e in salute.