Manuale di neurolinguistica, Andrea MariniProf. Andrea Marini, Lei è autore del libro Manuale di neurolinguistica pubblicato da Carocci: di cosa si occupa la neurolinguistica?
La Neurolinguistica è una disciplina relativamente recente che, nell’alveo delle Neuroscienze Cognitive, indaga i rapporti tra cervello (neuro-) e linguaggio (-linguistica), ovvero le basi neuro-anatomiche del linguaggio da vari punti di vista. Da un punto di vista clinico si occupa di contribuire allo sviluppo di strumenti e tecniche per valutare, interpretare e riabilitare i disturbi del linguaggio osservabili in pazienti in età evolutiva o adulta che in seguito a disturbi dello sviluppo o a lesioni cerebrali acquisite non siano in grado di sviluppare o usare in modo appropriato le abilità linguistiche (in questo caso si parla di Neurolinguistica Clinica o Neuropsicologia del Linguaggio). Da un punto di vista sperimentale, invece, la Neurolinguistica si occupa di indagare i correlati anatomo-funzionali del linguaggio in persone sane o con lesioni/alterazioni cerebrali mediante l’uso di tecniche di neuroimaging strutturale e funzionale (Neurolinguistica Sperimentale) con la recente possibilità di contribuire addirittura al dibattito sull’evoluzione filogenetica del linguaggio nella specie umana.

Quando nasce e come si sviluppa la neurolinguistica?
Il termine Neurolinguistica è stato introdotto nel corso degli anni ‘60 da Henry Hécaen e utilizzato a stretto giro da Alexandr Romanovich Luria in Russia. Da quel momento in poi si è assistito ad un fiorire di studi volti ad esplorare in modo sistematico i rapporti tra lesioni cerebrali e disturbi del linguaggio. Sarà però solo a partire dalla seconda metà degli anni ’80 che finalmente, anche grazie allo sviluppo delle tecniche di neuroimaging come ad esempio la tomografia a emissione di positroni e la risonanza magnetica funzionale, è diventato possibile estendere le osservazioni anche al funzionamento di cervelli sani in persone impegnate nella esecuzione di compiti cognitivi. Questa possibilità ha enormemente ampliato le nostre conoscenze sui complessi rapporti tra prodotti della mente (come il linguaggio, appunto) e strutture del cervello.

Quali sono le strutture del linguaggio?
Nel corso del XX secolo i linguisti hanno compreso che le lingue sono analizzabili come strutture dotate di una organizzazione interna di cui possono essere identificati i singoli componenti, definiti “livelli di analisi”. Questi livelli sono (almeno) nove: il livello di analisi fonetica studia la natura articolatoria, fisica e uditiva dei suoni del linguaggio, definiti “foni”; il livello di analisi fonologica valuta come i foni vengano organizzati in  classi funzionali astratte, i “fonemi”; segue il livello di analisi morfofonologica che indaga il modo in cui foni e fonemi vengano organizzati in unità ritmiche di base, le sillabe; il livello di analisi morfologica studia il modo in cui le sillabe si organizzino in unità minime dotate di significato all’interno delle parole, i morfemi; il livello di analisi morfosintattica si occupa di determinare il contesto grammaticale richiesto dalle parole; il livello di analisi sintattica determina il modo in cui queste strutture si organizzino in sintagmi e questi ultimi in frasi; il livello di analisi semantica indaga la natura del significato letterale di singole parole e di intere frasi; il livello di analisi pragmatica valuta il modo in cui i significati letterali delle parole o delle frasi vengano contestualizzati; il livello di analisi testuale/discorsiva, infine, si occupa di determinare come le frasi o gli enunciati prodotti in un determinato contesto vengano organizzati in modo da formare unità concettuali complesse definite “testi”.

Quali processi determinano il linguaggio?
Come le ho accennato, il linguaggio è il prodotto di una complessa serie di elaborazioni che, nel loro complesso, non possono essere considerate indipendenti dal resto del sistema cognitivo. In effetti, sappiamo che il linguaggio intreccia importanti rapporti con molte altre abilità cognitive sia per il suo sviluppo nel bambino che per il suo funzionamento nell’adulto. Ad esempio, il linguaggio non potrebbe svilupparsi in assenza di adeguate abilità di percezione uditiva. Al contempo, in assenza dei sistemi di memoria sensoriale, di lavoro e a lungo termine non sarebbe possibile elaborarlo. Inoltre, il linguaggio è anche movimento (pensi alla complessa organizzazione dei movimenti dell’apparato fono-articolatorio mentre parliamo). Infine, consideri l’importante ruolo svolto da quella famiglia di abilità cognitive che vanno sotto il nome di attenzione e funzioni esecutive e che si manifestano nella capacità di mantenere l’attenzione durante la produzione/comprensione di un evento comunicativo, pianificare un discorso, monitorarne l’andamento e eventualmente inibire l’emissione di enunciati ridondanti, non pertinenti o comunque inadatti al contesto.

Quali sono i principali metodi di indagine in neurolinguistica?
Per indagare i rapporti tra linguaggio e cervello la neurolinguistica si avvale di numerose tecniche. L’osservazione neuropsicologica, basata sulla somministrazione di test, è solo una di queste. L’elettroencefalogramma, ad esempio, è un valido strumento per ottenere informazioni sulle dinamiche temporali della elaborazione linguistica. Al contempo, altre tecniche come la risonanza magnetica funzionale permettono di avere preziose informazioni sulle aree cerebrali coinvolte nella elaborazione dei vari aspetti del linguaggio. La sempre migliore comprensione di queste dinamiche temporali e spaziali permette inoltre l’ideazione di innovative procedure per potenziare gli effetti positivi della riabilitazione in pazienti con lesioni cerebrali. In effetti, alcune recenti ricerche condotte anche dal sottoscritto hanno permesso di identificare uno degli epicentri di un possibile network neurale coinvolto nella capacità umana di scegliere parole adatte ad un dato contesto durante la produzione di discorsi narrativi. In una serie di esperimenti condotti presso la Fondazione “Santa Lucia” di Roma grazie alla collaborazione con la prof.ssa Paola Marangolo siamo riusciti a dimostrare un effetto positivo della stimolazione di questo epicentro per il potenziamento della capacità di produrre parole informative in pazienti afasici non più in grado di parlare in modo fluente.

Quali sono i principali disturbi linguistici e comunicativi?
I disturbi della sfera linguistica e comunicativa possono essere di molti tipi diversi. Innanzitutto possiamo distinguere tra disturbi evolutivi e acquisiti. I primi sono osservabili in bambini che non sviluppino in modo adeguato le proprie abilità linguistiche o perché hanno ritardo mentale o perché hanno problemi cognitivi di altra natura che condizionano negativamente lo sviluppo delle abilità linguistiche o, infine, perché hanno difficoltà relativamente specifiche nello sviluppo linguistico (in questi ultimi casi si parla, in modo relativamente improprio, di Disturbi Specifici del Linguaggio). I disturbi acquisiti si osservano invece in bambini, adolescenti o adulti che, a causa di una lesione cerebrale, non siano più in grado di elaborare il linguaggio in modo adeguato (si pensi alle afasie).

Cosa sono i correlati anatomo-funzionali del linguaggio?
Come abbiamo visto, il linguaggio è il prodotto di una complessa funzione cognitiva. È ormai assodato che una simile complessità non possa essere gestita da una singola area del cervello. In altri termini, non ha più senso parlare di un’area della produzione o della comprensione del linguaggio. In effetti, le abilità linguistiche sono implementate in una complessa rete neurale, distribuita nei due emisferi cerebrali ma anche in strutture sotto la corteccia (ad esempio i gangli della base o il talamo) e perfino nel cervelletto, con epicentri particolarmente importanti per l’elaborazione dei veri aspetti del linguaggio. Questo è il motivo per cui lesioni cerebrali differenti possono colpire anche in modo relativamente selettivo aspetti diversi del linguaggio (ad esempio abilità fonologiche, lessicali, grammaticali, semantiche, pragmatiche o discorsive).