Dott. Loris Campetti, Lei è autore del libro Ma come fanno gli operai. Precarietà, solitudine, sfruttamento – Reportage da una classe fantasma edito da Manni: si può ancora parlare di classe operaia?
Ma come fanno gli operai. Precarietà, solitudine, sfruttamento - Reportage da una classe fantasma, Loris CampettiNon è sufficiente condividere la stessa condizione di lavoro subordinato per definirsi classe operaia: è necessaria la consapevolezza della propria condizione, e dunque la volontà di modificarla attraverso un impegno collettivo. Ma in questa fase storica a esser venuta meno è la convinzione che la realtà possa essere cambiata lottando insieme, e dunque l’individualismo, la difesa del proprio microcosmo, rischia di prendere il posto della solidarietà.

Come sta cambiando la classe operaia?
L’innovazione tecnologica riduce la quantità di lavoro necessaria per unità di prodotto. Contemporaneamente il neoliberismo ha aumentato le diseguaglianze e lo sfruttamento dei lavoratori che vengono messi in competizione tra di loro, trasformando la lotta di classe verticale (dal basso verso l’alto) in conflitto orizzontale, che con più semplicità possiamo chiamare lotta tra poveri.

Tra i problemi che aggravano la condizione operaia vi è anche la crisi della solidarietà tra lavoratori: come si manifesta?
Un esempio può rispondere nel modo più comprensibile a questa domanda: a Monfalcone, storico presidio del movimento operaio e della sinistra, quando un operaio del Bangladesh dipendente di una ditta d’appalto ai cantieri navali è salito sul pullman che raccoglie gli operai dai paesi della cintura e li porta al lavoro, i dipendenti locali della Fincantieri hanno costretto l’autista a fermarsi per far scendere il “corpo estraneo”. È l’insicurezza sociale e lavorativa, la precarizzazione di massa, il dumping sociale a spingere chi lavora a prendersela con chi sta un po’ peggio di lui, e non più con i suoi capi. Se si parla di immigrazione anche in fabbrica rischia di affermarsi una cultura di destra, antisolidale.

Cosa vota oggi la classe operaia?
Le fabbriche così come la logistica non sono mondi a parte e rispecchiano le contraddizioni della realtà che le circonda. Quel che si può dire è che è cresciuta la distanza dalla politica (“sono tutti ladri”) a partire dalla delusione di chi aveva sempre votato per la sinistra e il centrosinistra, ritenuti responsabili dell’attacco ai diritti di chi lavora, allo Statuto di lavoratori, e dell’allungamento dell’età lavorativa. La tendenza è in parte a trasferire il voto dal Pd al Movimento 5 Stelle, ma soprattutto a disertare le urne cosicché la destra e l’M5S vincono non perché prendono più voti che in passato ma perché crollano i voti al centrosinistra. Il lavoro è stato di fatto espulso dalle agende della politica e lo stesso partito di Renzi ha modificato i suoi interlocutori sociali. Non per caso ottiene risultati migliori nei centri storici, tra i ceti medi e i benestanti che non tra i soggetti più colpiti dalla crisi.

Come sono i rapporti col sindacato?
Intanto va detto che come conseguenza della precarizzazione e dell’esternalizzazione e, insieme, con la crescita del peso della logistica, il sindacato rappresenta fasce decrescenti di lavoratori. E la compresenza di forme contrattuali diverse negli stessi posti di lavoro riduce numericamente e politicamente la presenza di figure operaie tradizionali – dipendenti diretti a tempo pieno e a tempo indeterminato – che sono quelle storicamente rappresentate dai sindacati.

Nel Suo libro parla anche dei nuovi operai, come i ragazzi di Foodora che ci portano la cena a casa, arruolati con un sms e pagati a cottimo: come è cambiato e come cambierà, a Suo avviso, il lavoro?
I lavoratori della Foodora così come i facchini che consentono l’immagazzinamento e il trasferimento delle merci just in time sono i nuovi schiavi, privi di rappresentanza sindacale e di tutela giuridica. Il cambiamento del lavoro dipenderà, oltre che dalle nuove forme di produzione e organizzazione, dalla possibilità e dalla capacità di chi lavora di ricostruire una propria soggettività, una rappresentanza sindacale e politica, riscoprendo obiettivi comuni e solidarietà. La crisi economica ha prodotto molti guasti, non ultimo l’abbassamento delle difese di chi lavora: la paura spinge ad accettare condizioni lavorative peggiori e a competere con gli altri lavoratori. È fondamentale che la politica torni a occuparsi di chi per vivere è costretto a lavorare. Sarebbe fondamentale costruire una nuova sinistra all’altezza dello scontro globale in atto che scelga di schierarsi dalla parte degli ultimi (Gramsci parlava di condivisione sentimentale) e non dei privilegiati.

Quale futuro per gli operai nel nostro Paese?
Il futuro degli operai, di conseguenza, dipende tanto dai lavoratori che devono uscire dalla condizione di solitudine in cui sono costretti, quanto dai sindacati che devono rifondarsi per sperare di avere, essi stessi, un futuro. Della politica abbiamo già detto.