Loving Books. Dialoghi di e sui libri” di Nicla Vassallo

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Prof.ssa Nicla Vassallo, Lei ha ideato e promosso il ciclo di eventi dal titolo Loving Books. Dialoghi di e sui libri organizzato dalla Biblioteca Universitaria di Genova e dedicato ai libri e agli spunti e alle riflessioni che la loro lettura suscita. Che ruolo hanno i libri?
I libri svolgono da sempre un ruolo radicale, nel senso che si collocano alle radici della nostra umanità e dei suoi progressi, grazie a due rivoluzioni: il passaggio dalla cultura orale alla cultura scritta, e la stampa a caratteri mobili con Gutenberg: grazie a quest’ultima è stata possibile una vera e propria diffusione “universale” della conoscenza, veicolata attraverso i libri. Stando agli ultimi ritrovamenti archeologici, la scrittura nasce in Mesopotamia, verso la fine del IV millennio. A chi oggi non legge e ignora tutto ciò, consiglio di viaggiare all’indietro nel tempo, fino a 3000 anni a.C. Come si viveva? Atrocità, sopraffazioni e violenze all’ordine del giorno. Con buona pace di Rousseau e il suo buon selvaggio, Ciro il Grande conquista la città di Babilonia nel 539. Successivamente libera gli schiavi, consente a ognuno di professare la propria religione, stabilisce l’uguaglianza tra le “razze”. Il tutto viene inciso su un cilindro di argilla cotta, in lingua accadica, con la scrittura cuneiforme. La scrittura soprattutto grazie a Gutenberg, grazie alla stampa, favorisce la conoscenza, la verità, e da qui seguono i diritti umani e civili. Scritti. Da Leggersi. Da rispettarsi.

Ma ci troviamo in un’epoca di smarrimento e perdita di certezze.
A mio avviso, ci troviamo soprattutto in un’epoca di tradimenti, in cui l’etica della convenienza ha ucciso e uccide l’etica della convinzione, in cui il dolore altrui viene minimizzato, se non ridicolizzato. In cui ognuno pare essere certo di stare dalla parte della ragione. Quali certezze? Si può essere certi di che? Di 2+2=4, e poi? Nel mondo empirico, non credo si dia certezza, si può invece, e si deve dare conoscenza. Non viene affatto rispecchiato dai fatti odierni il “fatti non foste a viver come bruti, ma a seguir virtute e canoscenza”, eppure stiamo celebrando Dante. Smarriti? “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”. Non sono una citazionista: ma come non ricordare, o dimenticare di dimenticare? E come sentirsi smarriti, senza un minimo di conoscenza? Non solo storica, anzi. Abbiamo vinto al lotto nel viver nei primi vent’anni del 2000. Un bel viaggio nel tempo, nel secolo scorso? Solo qualche ricordo: la spagnola, guerra russo-giapponese, terremoto di San Francisco, terremoto di Messina, proclamazione della Repubblica di Cina, guerra italo-turca, affonda il Titanic e muoiono 1518 persone in una manciata di ore, guerre balcaniche, l’arciduca Francesco Ferdinando viene assassinato, Prima guerra mondiale, genocidio assiro, genocidio dei greci del Ponto, genocidio armeno, rivolta araba contro la dominazione ottomana, rivoluzione russa, prima apparizione della Madonna di Fatima, Silent Parade, battaglia di Caporetto, rivoluzione d’Ottobre, Repubblica di Weimar, il fascismo, il nazionalsocialismo. Smarriti oggi di fronte a che? La nostra ignoranza. I libri sono indispensabili per ragionare, per crescere, per progredire. E i film. Così Loving Books si avvia con Fellini guarda il mare, e un magnifico Giuseppe Cederna.

Con maggior precisione quale ruolo ha l’”informazione”, e più in particolare quale ruolo hanno i libri oggi?
I giornali sul tablet, quelli italiani e internazionali, li leggo ogni mattina, parecchi giornali perché, causa la nota limitata libertà italiana di stampa, occorre fare i debiti paragoni: occorre uno spirito vigile e critico. I libri solo in cartaceo. Non è perché sono nata così, bensì perché il cartaceo impone un’attenzione, non richiesta dal digitale. Se non altro solo per il fatto che il gesto di voltare una pagina di carta richiede un tempo maggior che non lo scorrimento di un dito sul tablet. La “lentezza” favorisce riflessione e responsabilità, la velocità le ostacola, con buona pace di Marinetti. Il ruolo dei libri? Coi brutti libri, e vi sono anche brutti libri che scalano le classifiche, si ottiene l’abbruttimento di lettrici e lettori, coi bei libri la nobilitazione, redenzione, riscatto di lettrici e lettori. Così è sempre stato. E la responsabilità non è dei libri in sé, bensì delle nostre scelte.

Quale consolazione può venire dalla lettura?
Lettura di romanzi e saggi. Una consolazione simile a quella descritta ed elaborata da Boezio nel suo De consolatione philosophiae. Ovvero, possibili rimedi alle nostre sventure, accrescimento/superamento dei tormenti mentali, riconoscimento che gli ingiusti debbono essere ridotti all’impotenza, libertà. Considero Boezio del tutto attuale. La filosofia viene incarnata da una donna austera e bella, una donna affascinate e ragionante, le persone giuste soffrono, i malvagi trionfano, questi ultimi affondano e le prime vivono bene. Inoltre, occorre valutare la consolazione di essere di fronte non solo a un libro, ma anche al medesimo libro. Il fatto, in quest’epoca in remoto e “remota”, non può essere sottovalutato. Ho per le mani un libro cartaceo e lo leggo come lo leggi tu, e ho in mano un oggetto “animato”, come lo hai in mano tu. Il domino del virtuale e della distanza vengono minimizzati. A importare, ripeto, è che sia un bel libro, per nulla modaiolo.

I dati Istat evidenziano come oltre il 60% degli italiani non legga. A suo avviso, quali sono le cause?
Si tratta di un problema complesso, a fronte di una spaventosa percentuale di non lettori, e di conseguenza ignoranti, ovvero di stupidi, assai pericolosi, come sosteneva Carlo Cipolla. Rispetto all’Europa, l’Italia si colloca in fondo al ranking della lettura. Tra le cause che non sempre vengono tutte annoverate: analfabetismo, una bassa percentuale di popolazione laureata, una famiglia d’origine irresponsabile (figlie e figli hanno sempre ragione anche quanto sono dei bulli), un’incultura che nasce con gli anni Ottanta e la Milano da bere. Poi mi guardo attorno e debbo tenere in conto le “motivazioni” offerte da vari interpellati: c’è la tv o c’è il calcio in tv (di qualsiasi squadra), l’orgoglio della propria non lettura (anche da parte di ministri vari), il “non ho tempo”, i libri costano troppo (e il tuo ultimo cellulare?), e via dicendo. In Italia si sta giocando a calcio, pallavolo e basket, la stampa dedica giorni e giorni al Festival di Sanremo, sono previsti ristori per bar, ristornati ecc, e l’università viene sempre confinata alla Dad, l’università ove si “allenano” giovani cervelli. Secondo i dati 2019, il 41,6% degli europei tra i 30-34 anni in Ue è in possesso dii una laurea, e l’Italia, con il 27,6% di laureati, sempre tra i 30-34 anni, è penultima in classifica, seguita solo dalla Romania, a quota 25,8%. In Italia, paese non più di poeti e marinai, bensì di divi o supposti tali, la laurea pare essere un semplice pezzo di carta straccia.

Quali a Suo avviso le possibili soluzioni?
Nel 2017 l’Italia ha investito nell’istruzione pubblica il 7,9 per cento della spesa pubblica totale, ovvero, tra gli Stati membri dell’Ue, il Bel Paese è ultimo in graduatoria. E quanto denaro pubblico viene destinato alle scuole private? Un’enormità, nonostante il privato scolastico a qualsiasi livello sia null’altro che un refugium peccatorum, mentre l’Italia non ha soldi neanche per la messa in sicurezza degli edifici scolastici pubblici. Sempre ultimi per istruzione e nell’istruzione? In ogni caso, si vorrebbero genitori più responsabili, non irriverenti, e insegnanti più esigenti. Frustrazione ottimale. Occorre stimolare nei giovani la curiosità e la riflessione: la ribellione rispetto allo status quo, sulle spalle dei giganti, ovvero sulle spalle della lettura dei classici. Occorre comprendere che l’impostazione storicista e nazionalista non funziona: se leggo Platone e/o Aristotele, il punto è la conoscenza, niente affatto i minori dell’epoca, se leggo Pirandello e Svevo, il punto è quello dell’identità personale, della conoscenza di sé e degli altri, un problema della nostra civiltà occidentale da Socrate in avanti, e che, in ogni caso, così come deve essere, è problema ben presente nelle opere, per esempio, di Virginia Woolf, o di James Joyce: il suo Ulysses non interpreta forse l’Ulisse di Omero e quello dantesco del “Fatti non foste a viver come bruti”, e, da poco, non è stato riletto nella performance di Giuseppe Cederna Odisseo il migrante?

È possibile educare alla lettura? Se sì, come?
Stimolando la curiosità, senza cui degradiamo la nostra umanità. Abolendo non solo lo storicismo, ma anche il relativismo, il tutto è interpretabile, il tutto è linguaggio, il tutto è filologia. Oggi l’Italia è paese in cui vigono mode e incompetenze, paese del sotto il vestito niente. È triste ammetterlo, ma riconoscendolo possiamo ripartire. E ripeto insistendo e investendo sulla curiosità. Un esempio di pochi giorni fa. Pur costretta a insegnare in Dad, non rinuncio a metodi e discipline internazionali, quali, per esempio, la Film philosophy: studentesse e studenti debbono ragionare filosoficamente sui film, considerando non tanto il plot, quando i dettagli. È che, vista l’ignoranza dilagante, e quest’Italia sempre ultima in fatto di conoscenza, non ritengo affatto superfluo ragionare sui film, nonché sui diritti umani e civili. Non propongo in prima battuta “Indovinate chi viene a cena?”, perché, nonostante le varie mistificazioni, il tasso dei razzisti in Italia oscilla più o meno tra il 10 e il 14 per cento, ovvero viviamo in un paese tollerante. Dato che, invece, quanto a omofobia, secondo i dati di ILGA-Europe, ci attestiamo al 35º posto su un totale di 49 Paesi, ovvero l’Italia si classifica ultimo tra i grandi Paesi occidentali, propongo Il Vizietto e a seguire Io e lei. Il vizietto “sinonimo” di omosessualità o di eterosessualità? E allora perché non leggere Roland Barthes? Inoltre, tra gli innumerevoli dettagli, in Io e lei vi è il libro che legge Federica (Margherita Buy): Troppa felicità di Alice Munro. Leggere, e da qui, non solo leggere, ma anche sollecitare parecchie domande filosofiche, demolendo pregiudizi e stereotipi. Un altro film? Orlando, tratto all’omonimo romanzo di Virginia Woolf e diretto da Sally Potter: vi si azzera la categoria del gender, a partire dal romanzo. E Tilda Swinton nei panni di Orlando (Orlando, ovvero Vita Sackville-West) e Quentin Crisp nei panni di Elisabetta I. Da anni ormai l’intellettualità più internazionale evoluta argomenta a favore dell’abolizione della categoria gender, mentre qui in Italia la si esalta in ogni modo e a tutti i modi. Una raccomandazione: per le case editrici la traduzione dei bei libri, per scrittrici/scrittori “al passo coi tempi”, per lettrici e lettori “le apparenze ingannano”.

Da poco è giunto il “responsum” della Congregazione per la Dottrina della Fede circa la benedizione ad amori tra le persone del medesimo sesso.
Molto rumore per nulla. La necessità di conoscenza, coniugata ai diritti umani e civili rimane intatta, nel rispetto di chi sposa la fede cattolica e vi aderisce con coerenza. La conoscenza etica rimane tra le più problematiche, ma si tratta pur sempre di filosofia, una guida oggettiva per società e religioni. Così trovo ridicolo quel filosofare che si piega al canto delle sirene di una certa sociologia e delle sue varie declinazioni.

Nell’era digitale, quale futuro per i libri e le biblioteche?
I libri come le biblioteche rappresentano, o dovrebbero rappresentare, luoghi d’incontro, di discussione, di riflessione, il digitale è una condizione poco sociale, parecchio soggettivistica. Di questi tempi, mi sovviene spesso alla mente Giacomo Leopardi nella casa natale, nella biblioteca del padre, il nobile erudito Conte Monaldo. Leopardi vi trascorre “sette anni di studio matto e disperatissimo”, mine vaganti per la sua salute fisica, e mine solide per la sua approfondita formazione letteraria e scientifica. Oggi siamo più fortunate/i: biblioteche pubbliche per la “salute mentale” e jogging, nuoto, sci, tennis per la salute fisica. Senza dimenticare che la sala della biblioteca preferita da Leopardi era quella che conteneva, tra l’altro, Encyclopedie di Diderot e d’Alembert. Loving Books e la Biblioteca universitaria di Genova? Perché, nonostante il nome, è una biblioteca nazionale, nient’affatto locale, e poi, anche, ma non solo, perché si tratta dell’ex Hotel Columbia, attori e attrici, e molto altro, la libertà trasgressiva, non omologata. A differenza dell’oggi, ove la “moda” ha intaccato tutto, così vanno di moda pure le superficialità sulla violenza contro le donne e l’omofobia, e ci si scrivono libri sopra. Poi la moda passa, e che accade? I libri dovrebbero incarnare i Miti d’oggi, non le “croste”.

Quali provvedimenti andrebbero a Suo avviso adottati per favorire la diffusione dei libri e della lettura?
Siamo animali. Per sopravvivere dobbiamo mimetizzarci. Siamo animali umani a causa della cultura. Proviamo a mimetizzarci nella cultura, a partire dai libri, libri colti, all’avanguardia, e a seguire a partire da cinema e teatro – tra l’altro, alla radice di questi ultimi vi è un testo. Se la politica non ci aiuta, con investimenti adeguati e all’altezza, nel pubblico proviamo a indignarci: è sempre una questione di conoscenza. Parallelamente, coltiviamo le nostre amicizie, e se leggiamo bene, non possiamo che amare amiche e amici che leggono bene: i libri sono un punto di partenza individuale e comune, per affetti e dialoghi proficui. Arricchendo la nostra conoscenza, arricchiamo la nostra identità personale in bei rapporti interpersonali. Forse si riesce così a raggiungere una qualche serenità. Felicità? Non saprei. La serenità è un traguardo importante. Insieme alla verità. Verità, una parola grossa? Non scherziamo.

Professoressa, rispetto al futuro come si pone?
Professoressa, professore? Direttrice, direttore? Quante inutili, sciocche, maldestre polemiche. All’Italietta, replico con Professor. Rispetto al futuro, confido nelle persone, nel loro aspirare alla conoscenza, altrimenti non sarebbero persone. E vorrei che bambine e bambini, ragazze e ragazzi di oggi potessero diventare non donne o uomini, bensì persone, esseri umani. Punto e basta.

Perché ha dedicato Loving Books a Rossella Panarese?
Rossella era e rimane, permane persona, non tanto donna, né tanto uomo, persona, appunto che credeva e crede nella scienza, nella conoscenza. Persona che studiava, che studia. Un’intellettuale pura al dì là di ogni “etica” della convenienza, moda, stereotipo. Una voce radiofonica eccellente, superba, e ben più che una voce. Con lei proseguo col condividere molto, tra cui amati libri, insieme alla convinzione che il “distrarsi un po’” rappresenta sempre un piccolo, efferato crimine, anche ma non solo coniugale.

Nicla Vassallo (https://niclavassallo.net/), specializzatasi al King’s College London, è accademica e filosofa di fama, Professore Ordinario di Filosofia Teoretica dal 2005 (giovanissima per l’ambiente italiano), Associato Isem-Cnr, autorità nel campo della filosofia della conoscenza e dei gender studies. La sua figura d’intellettuale si distingue per l’eleganza, il rigore e la consapevolezza della propria funzione pubblica. In proposito, basti ricordare due suoi recenti video: sull’omofobia con Lella Costa (https://www.youtube.com/watch?v=2h2ZqzusOCk) e sulle violenze contro le donne con Carla Signoris (https://www.youtube.com/watch?v=sBIi_-3IfJk), nonché le sue battaglie a fianco di Stefano Rodotà. Nicla Vassallo fa parte di consigli direttivi e comitati scientifici d’importanti riviste, oltre che di associazioni e fondazioni. Annovera numerosi saggi, oltre centocinquanta, tra volumi e articoli scientifici, in italiano e inglese. Ha vinto il premio Filosofia a Siracusa. Scrive di cultura e filosofia su blog, quotidiani, riviste. Il suo ultimo volume in italiano è Non annegare. Meditazioni sulla conoscenza e sull’ignoranza. A breve in libreria, i suoi Pandemia amorosa dolorosa e Fatti non foste a viver come bruti.

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