Lolita, Vladimir Nabokov, riassunto, trama, recensioneLolita, il libro in assoluto più famoso di Vladimir Nabokov, fu pubblicato nel 1955 da un piccolo editore parigino dopo essere stato rifiutato da una serie di editori americani. Vietato dal governo francese e osannato da scrittori, professori e critici, il libro è ormai diventato un classico, anche grazie alle indubbie doti letterarie di Nabokov. E il termine “lolita” è diventato parte del linguaggio comune: come riporta la Treccani, esso sta a significare “adolescente precoce, che, anche per i suoi atteggiamenti maliziosi, già suscita desideri sessuali, specialmente in uomini maturi”.

Il romanzo è infatti innanzi tutto la storia della preversa relazione tra un uomo di mezza età e una ragazzina appena dodicenne. La trama, in gran parte oscurata dallo scandalo suscitato dal soggetto del libro, prende il via da una prefazione fittizia in cui si spiega che il manoscritto riporta la confessione di Humbert Humbert che morì in prigionia nel 1952, poco prima dell’inizio del suo processo.

Humbert è un professore di letteratura che si trasferisce nella piccola cittadina di Ramsdale in New England, con l’obiettivo di condurvi una vita tranquilla anche grazie a un’eredità ricevuta da un vecchio zio e a una borsa di studio che gli consente di insegnare. Qui prende in affitto una camera presso la giovane vedova Charlotte Haze. La donna ha una figlia, Dolores, di dodici anni, “una miscela di tenera infantilità sognante e inquietante volgarità”, nelle parole di Humbert. Questi infatti è solito provare un’eccitazione insana per le bambine di quell’età, che gli deriva da quando, poco più che dodicenne lui stesso, ha amato una ragazzina fatale di nome Annabel Leigh: “E in verità”, confessa “non ci sarebbe stata forse nessuna Lolita se un’estate, in un principato sul mare, io non avessi amato una certa iniziale fanciulla”. Da allora la sua mente è rimasta pericolosamente invischiata nella passione sconsiderata per le ragazzine molto giovani.

Notai un calzino bianco sul pavimento.” Ecco come entra in scena Dolores (chiamata anche Lo, Lola o Dolly e soprattutto Lolita). “E poi, senza il minimo preavviso, un’azzurra onda marina si gonfiò sotto il mio cuore, e su una stuoia immersa in una polla di sole, seminuda, sdraiata, e poi in ginocchio, e poi voltata sulle ginocchia, ecco la mia innamorata della Costa Azzurra che mi squadrava al di sopra degli occhiali scuri. Era la stessa bambina – le stesse spalle fragili e sfumate di miele, la stessa schiena nuda, serica e flessuosa, gli stessi capelli castani”.

Per restare il più possibile vicino alla ragazza, Humbert ne corteggia la madre e infine la sposa. La donna scopre le intenzioni del professore leggendo il suo diario, ma di lì a poco rimane poi fortuitamente vittima di un incidente e Humbert si ritrova così libero di realizzare i propri sogni con Lolita. L’uomo la costringe a diventare la sua amante e ne limita il più possibile li spostamenti per poterla meglio controllare: anche quando le concede di iscriversi a un collegio, seleziona però una scuola femminile dove i suoi incontri con gli uomini siano i più rari possibile. La relazione tra i due non è tuttavia così semplice da incasellare. Lolita non è la fragile vittima di un uomo depravato, ma anzi è capace di seduzione ed è proprio il contrasto tra la giovane età e questi tratti corrotti del suo carattere che infiammano il desiderio di Humbert.

Per assecondare la passione della ragazza per il teatro, Humbert concede a Dolores di iscriversi a un corso di recitazione tenuto da Quilty, drammaturgo amico della madre. La ragazza intreccia quindi una relazione clandestina con Quilty fino a che, complice un ricovero in ospedale, non riesce a fuggire. Humbert, abbandonato da Lolita e furioso verso il rivale, va alla ricerca della ragazza, senza però ottenere alcun risultato. Soltanto tre anni dopo riceve finalmente una sua lettera, in cui Dolores gli rivela di essere sì fuggita con Quilty, ma di essere poi scappata anche da lui e di essere ora incinta di un terzo uomo che ha in seguito sposato. Humbert, avendo finalmente la certezza che è Quilty il responsabile della fuga della sua amata, lo uccide e sarà per questo processato e condannato.

Molto si è discusso se Lolita sia pornografia o semplicemente una storia d’amore. Nonostante lo scandalo suscitato dal romanzo al momento della pubblicazione, non esistono termini osceni nel libro e nulla, nelle descrizioni e tantomeno nello stile, ricorda nemmeno lontanamente la letteratura erotica a cui siamo stati abituati negli ultimi anni. Innegabilmente Humbert ama Lolita, anche se si tratta di un amore anormale ed eccessivo. Anche quando rivede la ragazza dopo anni, non più dodicenne, male in arnese e in aggiunta incinta, il suo trasporto per lei non diminuisce: “La guardai. La guardai. Ed ebbi la consapevolezza, chiara come quella di dover morire, di amarla più di qualsiasi cosa avessi mai visto o potuto immaginare. Di lei restava soltanto l’eco di foglie morte della ninfetta che avevo conosciuto. Ma io l’amavo, questa Lolita pallida e contaminata, gravida del figlio di un altro. Poteva anche sbiadire e avvizzire, non mi importava. Anche così sarei impazzito di tenerezza alla sola vista del suo caro viso.”

E inoltre, come disse Stanley Kubrick, che dal libro di Nabokov ha tratto il film omonimo di altrettanto successo, la storia “usa come criteri lo shock totale e lo straniamento, che gli amanti, in tutte le grandi storie d’amore del passato, hanno prodotto sulle persone intorno a loro. Se si considerano “Romeo e Giulietta”, “Anna Karenina”, “Madame Bovary”, “Il rosso e il nero”, tutti presentano un aspetto in comune: l’elemento dell’illecito, o almeno ciò che era considerato illecito al loro tempo, in ogni caso un fattore che ha causato la loro completa alienazione dalla società”.

Basta questo a rendere Lolita un romanzo degno di essere letto.

Silvia Maina

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