Prof.ssa Carmen Belacchi, Lei è autrice del libro Lo sviluppo psicologico. Teorie e interpretazioni edito da Carocci: quando e come nasce il concetto di sviluppo psicologico?
Lo sviluppo psicologico. Teorie e interpretazioni, Carmen BelacchiLo sviluppo psicologico è un aspetto del più ampio concetto di sviluppo che si riferisce al cambiamento nel tempo di ogni tipo di fenomeno che nasca, si trasformi e muoia. Il problema dello sviluppo, in senso lato, è stato posto ed affrontato inizialmente dalla Filosofia che, interrogandosi sui principi, sulle manifestazioni e sul senso del reale, ha individuato i termini fondamentali della questione, ovvero la tensione tra stabilità dell’essere e aleatorietà del divenire. Da concezioni che affermavano un’antitesi irriducibile tra stato e cambiamento (es. Parmenide vs. Eraclito) si è passati, progressivamente, a posizioni di mediazione e integrazione secondo una prospettiva dialettica che ha culminato nel pensiero hegeliano.
Se la Filosofia ha indagato la questione dello sviluppo in termini speculativi, sono le Scienze umane (Sociologia, Antropologia, Psicologia) che l’hanno poi declinata, secondo un approccio empirico, in rapporto al loro specifico oggetto di studio, in seguito all’impulso e all’influenza della concezione dell’evoluzionismo darwiniano. Per quanto riguarda il contributo della Psicologia, dalla fine dell’800, infatti, gli studiosi hanno iniziato a interessarsi all’infanzia come fase non solo di costruzione dell’adulto futuro (“il bambino, padre dell’uomo”) ma come modalità specifica dell’esistenza che richiede di essere conosciuta e valorizzata nella sua specificità. Nel corso di poco più di un secolo la Psicologia dello sviluppo ha esteso i confini del concetto di sviluppo dall’infanzia a tutto il ciclo di vita e attualmente prevale tra gli studiosi una concezione di sviluppo psicologico come serie dei cambiamenti che caratterizzano gli individui, nelle diverse aree della personalità, dal concepimento al termine della vita.

Il volume, che si rivolge non solo a studenti e studiosi di psicologia, ma a tutti coloro che, per motivi personali e/o professionali, sono interessati alla conoscenza dell’uomo, dei suoi bisogni, dei mezzi e dei modi di cui può disporre per soddisfarli, affronta il tema dello sviluppo psicologico in forma interrogativa col supporto di alcuni parametri che consentono di operazionalizzare il costrutto: 1. In che coda consiste; 2. Da quali esigenze sorge e quali scopi soddisfa; 3. Che cosa lo rende possibile; 4. Come si esplica; 5. Quali effetti produce; 6. Come si valuta; 7. Come si promuove.

Quali sono le principali teorie della psicologia dello sviluppo?
Nell’ambito della Psicologia dello sviluppo, pur essendo una disciplina relativamente giovane, sono state elaborate diverse teorie, raggruppabili in due principali filoni di studio focalizzati, rispettivamente, sullo sviluppo della dimensione affettivo-relazionale e di quella cognitivo-esperienziale e che possono essere per lo più ricondotte, la prima alla concezione di Freud, la seconda a quella di Piaget. Tra le teorie affettivo-relazionali, oltre al classico approccio psico-sessuale, troviamo l’approccio psico-sociale di Erikson, la teoria dell’attaccamento di Bowlby e, in senso lato, anche le teorie dell’apprendimento sociale, in quanto prevalentemente centrate sulla ricerca della soddisfazione del bisogno di benessere. Tra le teorie cognitivo-esperienziali, orientate al fine di conoscere il mondo per realizzare la migliore forma di adattamento possibile, oltre all’ Epistemologia genetica di Piaget, si possono collocare la Psicologia culturale (ad es. Vygotskij e Bruner), il Cognitivismo, la teoria ecologica dello sviluppo percettivo di Eleanor Gibson. Recentemente sempre più diffuso l’interesse verso una possibile integrazione di diversi approcci teorici (si veda ad es. il contributo dei cosiddetti neopiagetiani).

Come si articola lo sviluppo affettivo-relazionale?
Per sviluppo affettivo-relazionale si intende la serie di cambiamenti che caratterizzano l’essere umano nel tentativo di colmare un costitutivo stato di bisogno e dipendenza dal mondo esterno e dagli altri per la costruzione di una sicurezza affettiva ed esistenziale. Secondo il modello freudiano lo sviluppo affettivo-relazionale è secondario alla soddisfazione delle pulsioni sessuali (orale, anale, fallica e genitale) ovvero alla riduzione delle tensioni dolorose ad esse connesse. Una soddisfazione adeguata o meno (carente o eccessiva) di tali bisogni produrrà degli effetti sullo sviluppo psicologico dell’individuo nel senso che si struttureranno tratti psichici caratterizzanti la sua personalità futura, secondo un processo dinamico tra componenti consce ed inconsce della psiche. Mentre secondo il padre della psicoanalisi il processo di sviluppo psicologico è determinato soprattutto da fattori biologico-maturativi, Erickson evidenza il ruolo, altrettanto importante, che svolge il contesto socio-culturale nell’insorgenza e risoluzione del conflitto tra bisogni individuali e attese ambientali, lungo l’intero arco dell’esistenza. La teoria dell’attaccamento di Bowlby assume come primaria, ai fini dello sviluppo del legame di attaccamento affettivo, la ricerca di vicinanza e protezione del piccolo da parte di una figura adulta che funga da caregiver. Nel percorso di crescita è cruciale il passaggio da una interazione esperienzialmente fondata in un concreto rapporto con una figura di accudimento (in genere la madre) all’internalizzazione del legame di attaccamento che da un certo periodo in poi (3 anni circa) funge da modello interno a successive interazioni-relazioni con altri individui. Le diverse teorie dell’apprendimento, che aderiscono all’approccio comportamentista, pur con le rispettive specificità, sostengono il ruolo determinante svolto dall’ambiente, (attraverso stimoli e/o i rinforzi e/o modelli sociali) ai fini del cambiamento nei comportamenti dell’individuo.

Con quali modalità avviene lo sviluppo cognitivo-esperienziale?
Lo sviluppo cognitivo-esperienziale nasce, in generale, dall’esigenza di adattarsi alla realtà esterna ai fini della sopravvivenza. Le diverse teorie che rientrano in questo approccio diversamente enfatizzano il ruolo dell’individuo e del contesto sia naturale sia socio-culturale nella realizzazione di un equilibrio tra risorse individuali e stimoli/opportunità dell’ambiente.

La teoria piagetiana considera lo sviluppo dell’intelligenza, che consente la comprensione del mondo, come il mezzo più adeguato ed elettivamente umano di adattamento alla realtà. L’intelligenza, secondo la concezione di Piaget, assume diverse forme nel corso dello sviluppo, attraverso specifici stadi: da concreta ed esperienziale, basata su strutture senso-motorie che consentono al bambino un’esplorazione attiva dell’ambiente e del proprio corpo, ad astratta e logico-formale al termine del percorso evolutivo (circa nel periodo adolescenziale). In questa concezione, l’individuo è il protagonista centrale dello sviluppo cognitivo, a cui l’ambiente concorre offrendo le occasioni e gli oggetti su cui esercitare le proprie innate capacità per la costruzione di rappresentazioni sempre più corrispondenti alla verità.  Secondo la psicologia culturale, che fa capo a Vygotskij, il modello è costituito dallo sviluppo nel contesto: l’individuo e l’ambiente sociale agiscono da co-protagonisti concorrendo alla realizzazione del cambiamento psicologico. Grazie agli strumenti materiali e simbolici che la cultura fornisce e grazie ai quali le funzioni psichiche si trasformano da inferiori a superiori, il bambino diventa membro attivo e creativo del gruppo culturale di appartenenza, contribuendo a propria volta al progresso culturale. L’approccio cognitivista o teoria dell’Human Information Processing (HIP) studia, in particolare, il sistema cognitivo dell’essere umano sul modello del computer, ovvero come struttura neuroanatomica e funzionale che supporta i processi di gestione delle informazioni, nelle diverse fasi della loro elaborazione, per mezzo di strategie spontanee e/o apprese al fine di economizzare le limitate risorse disponibili. Secondo questo modello teorico lo sviluppo psichico consiste, da un lato, in una progressiva maturazione biologica del sistema cognitivo, dall’altro, in una disponibilità sempre più ampia di strategie cognitive che, in maniera sinergica, consentono un’automatizzazione delle diverse operazioni mentali implicate nell’efficienza del sistema. La teoria ecologica dello sviluppo percettivo di E. Gibson attribuisce all’interazione sincronizzata e ad una reciproca selezione tra risorse individuali e opportunità offerta dall’ambiente la funzione di costruire la migliore forma di adattamento possibile al fine della sopravvivenza biologica e del benessere psichico.

Cosa cambia e cosa rimane costante nello sviluppo psicologico e perché?
Sviluppo, in generale, rinvia a cambiamento, che, in quanto tale, comporta sia continuità, permanenze sia discontinuità, rotture. Per quanto riguarda lo sviluppo piscologico, in particolare, a seconda del tipo di teoria e, più concretamente, a seconda delle aree di sviluppo che ciascuna teoria considera, sono differenti gli elementi che si ritiene rimangano costanti o subiscano più o meno profonde trasformazioni. Per fare alcuni esempi, secondo il modello psicoanalitico, costante è la ricerca di attenuazione della tensione pulsionale, per il raggiungimento di una omeostasi energetica, mentre variabili nelle diverse fasi dello sviluppo sono le stesse pulsioni che di volta in volta si attivano, oltre alle relative modalità concrete che ne consentono il soddisfacimento, in particolare il rapporto con l’oggetto della pulsione. Secondo la teoria piagetiana costante è la ricerca di adattamento alla realtà la cui migliore forma è rappresentata dall’intelligenza nelle diverse strutture in cui si manifesta. Proprio tali diverse strutture di intelligenza (da quelle concrete ed esperienziali a quelle più astratte e formali sono gli elementi che variano nel corso dello sviluppo psicologico). Secondo la teoria dell’attaccamento, costante è la ricerca di una sicurezza esistenziale e di un benessere psichico attraverso l’instaurazione di un contatto con altre figure. Cambia la modalità del rapporto: da un’interazione concreta con figure reali (nelle prime fasi dello sviluppo) ad una relazione internalizzata di rappresentazioni del legame tra sé e l’altro (dopo i 3 anni circa) che funge da prototipo per ulteriori relazioni future.

In senso lato, il perché del cambiamento può essere individuato nella condizione di squilibrio e di non autosufficienza dell’essere umano che, proprio per tale stato di carenza costitutiva, costantemente cerca livelli di equilibrio maggiori. Nel corso dello sviluppo tali livelli di maggiore equilibrio possono essere attinti solo parzialmente e temporaneamente, per cui il percorso del cambiamento si può considerare infinito, non tanto in rapporto alla durata della vita del singolo individuo (termina sempre prima che si possa raggiungere l’equilibrio auspicato), quanto ai cicli di vita di tutte le generazioni che si susseguono.

Quali sono i principali fattori dello sviluppo?
I fattori dello sviluppo possono essere sintetizzati in fattori innati e acquisiti, interni ed esterni, in altre parole nella contrapposizione natura vs. cultura. Tradizionalmente tali fattori sono stati contrapposti l’uno all’altro quasi in una sorta di dicotomia irriducibile. Nelle principali teorie della psicologia dello sviluppo possiamo certamente individuare la prevalenza attribuita ad un fattore rispetto all’altro, benché tutte le teorie considerino anche il ruolo del fattore ritenuto meno rilevante o meno oggetto di studio da parte di un particolare modello teorico. Attualmente sta sempre più affermandosi un approccio integrato al fenomeno dello sviluppo psicologico sia nel senso che si cerca di considerare congiuntamente, per quanto è possibile, l’evoluzione dei diversi aspetti che costituiscono la personalità dell’individuo (cognizione, affettività, relazioni…) sia l’integrazione tra i fattori biologico-maturativi e quelli ambientali. Sta diffondendosi, infatti, il modello di sviluppo cosiddetto epigenetico o emergentista che considera cruciale non tanto e non solo il patrimonio genetico, che costituisce la risorsa di base da cui muove lo sviluppo, anche quello psicologico, ma l’azione dell’ambiente che agisce come catalizzatore della possibilità di manifestazione ed azione delle disposizioni naturali di cui è dotato l’individuo. In altre parole il comportamento, sarebbe la risultante di disposizioni naturali la cui espressività sarebbe regolata dall’ambiente. L’approccio epigenetico, sorto nella biologia, è ancora relativamente nuovo nella sua estensione alla psicologia dello sviluppo, ma promette di essere particolarmente euristico.

In che modo è possibile promuovere lo sviluppo?
Certamente la conoscenza di un fenomeno costituisce, in generale, il punto di partenza per ogni possibilità di promuoverne e potenziarne, in qualche modo, lo sviluppo. Nel caso della psicologia dello sviluppo, in particolare, è cruciale la diversa concezione di uomo che le differenti teorie implicitamente propongono, ovvero quale ideale di uomo sottendono o ritengono raggiungibile: un individuo felice, oppure intelligente, oppure socievole, oppure moralmente responsabile o altro ancora.

Nell’ottica della promozione di un progetto di individuo secondo ideali più o meno esplicitati, Psicologia dello sviluppo e Psicologia dell’educazione, due ambiti disciplinari strettamente interconnessi ed interdipendenti, possono e debbono complementarmente e coerentemente collaborare al raggiungimento dell’obiettivo finale del processo evolutivo.
Questo vale per quanto riguarda sia lo sviluppo tipico, che caratterizza la maggior parte degli individui, sia nel caso dello sviluppo atipico, definito sulla base di diversi tipi di discostamento dalle norme (ideale, statica, funzionale).

Circa la possibilità di percorsi atipici, la diagnosi precoce è la modalità più corretta per affrontare eventuali problematiche e difficoltà che insorgano; grazie ad una valutazione specialistica tempestiva, attenta e mirata si possono mettere in atto programmi di intervento e riabilitazione specifici che proprio per la plasmabilità dell’individuo nelle fasi precoci della sua crescita e per l’ottica epigenetica di integrazione tra risorse e fattori di rischio interni ed esterni possono rivelarsi efficaci.

Carmen Belacchi è Professore associato di Psicologia dello sviluppo e psicologia dell’educazione presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo