Prof. Faustino De Gregorio, Lei è autore del libro Lo studio del diritto canonico. Dalla ordinazione culturale alla codificazione autoritativa edito da Giappichelli: che motivo c’è di insegnare una materia come il Diritto canonico nelle Università statali d’Italia?
Lo studio del diritto canonico. Dalla ordinazione culturale alla codificazione autoritativa, Faustino de GregorioOgni anno, ad inizio delle lezioni del corso di Diritto canonico, per tradizione molto partecipato e seguito, pongo questo interrogativo ai ragazzi i quali, smarriti, attendono da me una risposta che prometto di dare, però, solo al termine del corso e sollecitando ognuno di loro ad esprimere o meno il gradimento sui temi trattati durante l’anno.
Questo per dire che la materia del Diritto Canonico avrà motivo di essere insegnata in una università statale fino a quando troverà il gradimento degli studenti a prescindere dai contenuti che la caratterizza.

Cosa si intende per ‘matrimonializzazione’ del diritto canonico?
Lo dico con tutta franchezza: lo studio del Diritto canonico non può essere circoscritto alle tematiche che sottendono il matrimonio. Intendo dire che la materia non può essere liquidata circoscrivendo il raggio d’azione alle cause di nullità matrimoniali, alle norme processuali canoniche e via dicendo. Non nego che lo studio del matrimonio, nel diritto canonico, è tema centrale ma non è il solo mentre sono dell’avviso che si dovrebbe dare spazio anche ad altre tematiche comunque pertinenti alla materia canonistica.

Come si è formato il diritto canonico?
Non può parlarsi di una formazione del diritto canonico se non ancoriamo il nostro pensiero al momento nel quale è venuta a formarsi la Istituzione Chiesa. Più nello specifico, dobbiamo avere presente il percorso svolto dal movimento cristiano che si relazionava, al tempo, con l’Impero romano. Da religio illicita, quella dei cristiani, con il tempo diventa religio dell’Impero. Non potendo dilungarmi oltre dico solo che quando la Chiesa si istituzionalizza comprende che non può più fare a meno di un autonomo apparato normativo

Così come il diritto di emanazione statuale, anche il diritto canonico ha subito nel corso del Novecento un processo di codificazione: quale bilancio darne, a Suo avviso, degli esiti?
Penso che molto opportunamente, il diritto canonico, nel corso del tempo, ha trovato più di un motivo per modellare a se nuove situazioni giuridiche che meritassero attenzione. Chi se ne è occupato non ha avuto difficoltà, su questa direttrice, a ripensarlo nel 1917 e, nuovamente, nel 1983.

Come convivono nel diritto canonico, diritto divino e diritto umano?
Il presupposto dal quale prendere le mosse è che Dio è al vertice del sistema. Dunque è non soltanto il Creatore, ma anche l’Ordinatore del creato, il Legislatore Supremo, il Sommo Giudice dell’intera umanità. Come ebbe a specificare un canonista scomparso qualche tempo fa “L’idea di diritto naturale, che è alla base del diritto canonico, si rifa’ alla concezione della persona umana come essere razionale creato da Dio”.

Nella Chiesa contemporanea, quale ruolo per il diritto canonico?
Con le sue regole, con i suoi principi, con le sue forme, il diritto canonico, nel nostro tempo, abbiamo visto, che ha assunto una importanza sempre maggiore. La Chiesa ha avuto il pregio di non trascurare questo dedicato apparato normativo rendendolo, anzi, più funzionale in alcune specifiche circostanze.

Arricchiscono il Suo lavoro due saggi, uno di Piero Bellini e l’altro di Francesco Zanchini, che offrono un approccio storico-culturale alle tematiche trattate decisamente diverso: quali le tesi dei due eminenti studiosi?
Mi permetta di sorvolare sulla risposta: siamo in presenza di due studiosi ‘fuori dal comune’, che ho il privilegio di conoscere e frequentare quotidianamente. Intere generazioni di studiosi hanno beneficiato dei loro apporti culturali e ogni altra considerazione sarebbe riduttiva.