Ligaland. Il mondo di Luciano Ligabue, Vanni CodeluppiProf. Vanni Codeluppi, Lei è autore del libro Ligaland. Il mondo di Luciano Ligabue edito da Mimesis: quali elementi costituiscono il mondo immaginario di Luciano Ligabue, la sua Ligaland?
In trent’anni di carriera Luciano Ligabue ha dato vita a un proprio particolare mondo immaginario accumulando progressivamente diversi elementi. Cosicché oggi il suo è un mondo estremamente ricco e articolato. Vi troviamo dei riferimenti di origine musicale, provenienti soprattutto dal rock americano, ma anche di tipo letterario e cinematografico. Vi sono inoltre diversi riferimenti alla cultura di particolari territori geografici, dall’Emilia-Romagna all’America.

Come si esprime la multimedialità di Ligabue?
Credo che nell’attuale società della comunicazione un personaggio di successo del mondo dello spettacolo non possa fare a meno di utilizzare intensamente numerosi strumenti di comunicazione allo scopo di cercare di trasmettere una propria specifica identità. Luciano Ligabue però è un personaggio che da sempre è molto orientato ad assumere una natura multimediale. Si tratta infatti di un artista che, oltre a creare dei brani musicali, ha sentito spesso il bisogno interiore di esprimersi facendo ricorso a numerosi strumenti e linguaggi. Ha creato perciò anche dei film, dei videoclip, dei racconti, dei romanzi, delle poesie, dei saggi e dei fumetti. Tra tutti questi linguaggi, naturalmente, quello musicale è quello che lo ha fatto conoscere nei primi anni di carriera e che tutt’ora si presenta come il più significativo.

Come è nata e si è sviluppata la carriera artistica del cantautore emiliano?
Ligabue ha cominciato piuttosto tardi la sua attività di cantautore. In precedenza, ha lavorato per circa dieci anni facendo diversi mestieri: l’operaio di una fabbrica di stampi di plastica, il bracciante agricolo, il ragioniere in un’azienda di attrezzi per il giardinaggio, l’organizzatore di concerti. Di notte, però, coltivava la sua grande passione per la musica e così ha cominciato a comporre le prime canzoni e a esibirsi in pubblico. Il suo primo album è stato Ligabue, che è uscito nel maggio del 1990. Ligabue ha scritto da solo le parole e la musica, ma il gruppo ClanDestino, che lo accompagnava, ha collaborato attivamente agli arrangiamenti. L’album della sua definitiva affermazione è stato però Buon compleanno Elvis, che è uscito nei negozi nel 1995. Si trattava di un doppio album, contenente 14 canzoni realizzate con il nuovo gruppo La Banda, che ha venduto oltre un milione di copie. In seguito, c’è stato tutto un susseguirsi di album e concerti di successo, ma anche di film, libri ed eventi spettacolari di diversa natura, come l’innovativo Ligabue Day, trasmesso in diretta in oltre 100 sale cinematografiche italiane, e soprattutto i vari “Campovolo”, ciascuno dei quali ha avuto la presenza di più di 150.000 spettatori.

Quali tratti caratterizzano l’identità e lo stile di Ligabue?
Credo che oltre alle doti fisiche, come l’aspetto e la particolare voce roca, l’identità di Ligabue si caratterizzi soprattutto per la capacità di comunicare all’esterno gioia e ottimismo. In realtà, dietro questa apparenza, c’è una personalità articolata e varia. Una personalità, ad esempio, il cui sviluppo è stato inizialmente condizionato da una forte timidezza, la quale però ha stimolato la nascita di una notevole sensibilità per il mondo interiore e dei sentimenti. Il che gli ha consentito di scrivere delle efficaci canzoni “dalla parte delle donne”. Inoltre, come afferma nella canzone Il giorno dei giorni, Ligabue vuole vivere intensamente la sua vita. Ciò spiega probabilmente il suo attivismo, quell’irrequietezza che lo spinge a cercare di esprimersi in continuazione, anche facendo ricorso a strumenti espressivi molto diversi tra di loro. Tale attivismo forse serve anche a coprire una vena nostalgica e malinconica che a volte emerge all’interno delle sue opere. Non a caso nel mondo di Ligabue si parla anche di morte e di tragedie personali, come nelle canzoni dedicate a persone prematuramente scomparse Il giorno di dolore che uno ha e Lettera a G o come nelle storie raccontate attraverso i film. La tragedia però spesso si fa contagiare dalla sua visione ottimistica della vita. Anzi, la tragedia sembra svolgere in qualche misura la funzione di rendere più realistico e credibile il mondo che Ligabue tenta di esprimere. E di rendere perciò più facile l’attivarsi di un processo di identificazione da parte delle persone.

A quali modelli si ispira Luciano Ligabue?
I modelli di Ligabue sono diversi, perché anche i personaggi di successo del mondo dello spettacolo, per poter funzionare al meglio, devono necessariamente rifarsi a vari modelli che li hanno preceduti sul piano storico. Nel libro Ligaland ne ho individuati tre che a mio avviso sono particolarmente significativi in relazione a Ligabue ed ho cercato pertanto di analizzarli. Sono Elvis Presley, Bruce Springsteen e Vasco Rossi. Il primo è importante perché è stato il primo personaggio musicale a diventare un fenomeno di massa che vendeva milioni di dischi ed era realmente intermediale, ma è stato anche il primo divo musicale a sentire profondamente sulla sua pelle il peso della celebrità, sino all’autodistruzione. E in Ligabue, non a caso, compare spesso il tema dell’identità e delle difficoltà che i personaggi di successo devono affrontare per convivere con la loro immagine pubblica. Springsteen, invece, è cresciuto come Ligabue all’interno di una piccola cittadina di provincia e di una famiglia dal modesto livello di reddito. Perciò, ha cercato costantemente di comunicare che è una specie di “operaio del rock”, un “anti-divo” che è sempre costretto a lavorare duramente. Vasco Rossi, infine, è stato negli ultimi anni in Italia, insieme a Ligabue, uno dei “cantanti da stadio” per eccellenza. Entrambi hanno preso come riferimento il mondo culturale del rock anglosassone, ma hanno anche cercato di percorrere, come Springsteen, la via dell’autenticità in musica. Forse perché, come lui, sono figli della provincia minore e di famiglie non benestanti. Rossi e Ligabue, però, hanno espresso nelle loro canzoni dei significati e dei valori profondamente differenti. Il secondo ha cercato di dare un’immagine di sé decisamente lontana dalle trasgressioni praticate dal primo. Dentro il suo mondo c’è l’invito al divertimento, ma anche a quello all’altruismo e all’impegno sociale.

Qual è la fenomenologia dei concerti di Ligabue?
Per Ligabue un concerto deve esprimere pienamente quella concezione spettacolare che è sempre stata sviluppata da parte della tradizione della musica rock. Deve cioè lasciare spazio soprattutto al bisogno di comunicare la vitalità dei corpi in azione dei musicisti. Insomma, per Ligabue i concerti devono essere molto coinvolgenti e pieni di energia. Forse per questo vive da sempre il concerto come uno strumento d’espressione particolarmente importante. Sembrerebbe aspirare a essere sempre sul palco con i suoi musicisti e non a caso i tour di presentazione dei suoi nuovi album hanno di solito una lunga durata temporale.

In che modo l’Emilia fa da sfondo all’immaginario del Liga?
Molti personaggi quanto ottengono successo vanno a vivere nelle grandi città. Ligabue invece non ha voluto andarsene da Correggio, il paese dove è nato. Forse restare a Correggio gli ha consentito di mantenere nelle sue canzoni quella semplicità e quell’autenticità che sono proprie dei rapporti tra le persone che vivono in provincia. E che gli consentono anche di essere universalmente compreso. Ligabue affronta infatti solitamente dei temi che sono semplici, ma anche classici e universali. Come il rimpianto per la giovinezza che fugge, per i sogni dell’adolescenza che le difficoltà della vita non consentono di realizzare, tema esplorato in profondità nei due film Radiofreccia e Da zero a dieci. O come quella voglia romantica di vivere la vita sino in fondo di cui ha parlato nel testo della canzone Certe notti. Ma l’Emilia-Romagna è anche un territorio geografico. Un territorio che ha molto in comune con quello americano, dove è nata molta della musica rock più importante, Infatti, la piatta pianura tipica dell’Emilia-Romagna sembra non avere fine e può quindi far pensare agli sconfinati spazi del territorio americano. L’ambiente geografico di Correggio dunque, in qualche misura, assomiglia all’America. Del resto, anche il grande fiume Po è in grado di fare pensare al maestoso Mississippi americano. Cioè a quella che è stata la vera culla del blues, l’ambito musicale da cui sono nati il rock’n’roll e molti degli innumerevoli linguaggi musicali giovanili che si sono sviluppati in seguito. Insomma, si può dire che per Ligabue l’America sia qui.

Cosa c’è dietro il duraturo successo di un personaggio del mondo dello spettacolo come Luciano Ligabue?
Questo era proprio il principale obiettivo che mi ero posto quando ho deciso di scrivere il libro Ligaland: cercare di capire quello che si nasconde dietro un successo che dura da trent’anni. E credo che il libro abbia evidenziato che se un vasto pubblico s’identifica in maniera continuativa in un personaggio come Ligabue è perché questi ha saputo costruire un mondo particolarmente ricco di riferimenti musicali e culturali. Una “Ligaland” del tutto immaginaria, ma in grado comunque di essere estremamente efficace dal punto di vista comunicativo e per quanto riguarda la capacità di coinvolgere emotivamente grandi quantità di persone.

Vanni Codeluppi è professore ordinario di Sociologia dei media all’Università IULM di Milano. Le sue ricerche riguardano gli studi sui media, sulla cultura di massa e sui consumi. I suoi più recenti volumi comprendono L’era dello schermo (FrancoAngeli, 2013), Storia della pubblicità italiana (Carocci, 2013), Metropoli e luoghi del consumo (Mimesis, 2014), I media siamo noi (FrancoAngeli, 2014), Mi metto in vetrina (Mimesis, 2015), Il divismo. Cinema, televisione, web (Carocci, 2017), Il tramonto della realtà (Carocci, 2018).

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