“Life. La mia storia nella Storia” di Papa Francesco

Life. La mia storia nella Storia, Papa FrancescoLife. La mia storia nella Storia
di Papa Francesco
con Fabio Marchese Ragona
HarperCollins

«Alla prima votazione fui quasi eletto, e a quel punto si avvicinò il cardinale brasiliano Cláudio Hummes e mi disse: «Non aver paura, eh! Così fa lo Spirito Santo!». E poi, alla terza votazione di quel pomeriggio, al settantasettesimo voto, quando il mio nome raggiunse i due terzi delle preferenze, tutti fecero un lungo applauso. Mentre lo scrutinio continuava, Hummes si avvicinò di nuovo, mi baciò e mi disse quella frase che mi è rimasta sempre nel cuore e nella mente: «Non dimenticarti dei poveri…». E lì ho scelto il nome che avrei avuto da Papa: Francesco. In onore di san Francesco d’Assisi. Lo comunicai ufficialmente al cardinale Giovanni Battista Re: il decano, che era il cardinale Angelo Sodano, e il sottodecano, il cardinale Roger Etchegaray, erano fuori dal conclave perché ultraottantenni e quindi, essendo il primo cardinale vescovo elettore in ordine di anzianità, Re, così come previsto dalla normativa, svolgeva in Sistina i compiti del decano. Fu lui a pormi le due domande previste dal rito: «Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?» e «Con quale nome vuoi essere chiamato?».

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Life. La mia storia nella Storia
  • Francesco (Jorge Mario Bergoglio) (Autore)

La mia vita era stata ancora una volta stravolta dai piani di Dio. Il Signore era accanto a me, lo sentivo presente, mi anticipava e mi accompagnava in questo nuovo incarico al servizio della Chiesa e dei fedeli, deciso dai cardinali che agivano mossi dallo Spirito Santo.

Quando arrivò il momento di indossare per la prima volta gli abiti da Pontefice, l’allora maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, monsignor Guido Marini, all’interno della cosiddetta “Stanza del pianto” mi spiegò con grande pazienza tutto ciò che andava fatto e mi mostrò la croce pettorale, le scarpe rosse, la talare bianca in tre taglie e altri paramenti papali, tra cui la mozzetta rossa. Gli dissi: «La ringrazio tanto per il suo lavoro, monsignore, ma sono molto affezionato alle mie cose: indosserò solamente la talare bianca e terrò la mia croce pettorale da arcivescovo e le mie scarpe, che sono ortopediche!». Lui, con grande disponibilità, accettò la mia decisione. Poi dissi ai cerimonieri che, dopo l’Habemus Papam, desideravo avere accanto a me nella loggia centrale della basilica anche il cardinale Cláudio Hummes e l’allora Vicario per la Diocesi di Roma, il cardinale Agostino Vallini. E fui accontentato.»

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